Ascoli – Perugia, la farsa infinita


Dopo San Benedetto, salta anche Pescara e alla fine la partita si giocherà domenica 20 al Del Duca, non si sa ancora se a porte chiuse o con il pubblico. Si chiude così (almeno si spera…) una vicenda dove tutti, Questura, Comuni e le frange più calde della tifoseria hanno messo in mostra il proprio lato peggiore

Abbiamo invano sperato, da ieri pomeriggio (giovedì 17 novembre), di vedere il cartello o di sentire fuori campo la voce che ci annunciava di essere su “Scherzi a parte”.  Ora l’ultima speranza che ci è rimasta è quella che presto ci sveglieremo e ci renderemo conto che quello che stiamo vivendo è stato solo un brutto sogno. Purtroppo, però, pian piano sta prendendo piede la convinzione che è tutto vero, che l’incredibile e inqualificabile farsa che si sta sviluppando intorno alla vicenda dello stadio Del Duca e allo spostamento della partita Ascoli-Perugia è pura realtà. Chiariamo subito una cosa, prima che qualcuno possa sollevare una simile obiezione.

In un momento come questo, con l’emergenza terremoto che ha stravolto la vita di tanti e che sta provocando problemi di ogni genere, una partita di calcio non è certo la priorità e non è di sicuro la cosa più importante. Ma ciò non toglie che quando sta accadendo intorno a questa partita, dall’accertamento della situazione dello stadio alla gestione dello spostamento della gara, è a dir poco allucinante. E, oltretutto, proprio la situazione di assoluta emergenza che il territorio ascolano (e non solo) sta vivendo avrebbe chiesto un atteggiamento più serio, disponibile e matura da parte di tutti.

Ma se neppure le istituzioni preposte (dai vari Comuni alla Questura, passando per il Gruppo operativo di sicurezza) sono riuscite in una simile circostanza a dimostrare serietà e maturità, come si può pretendere che siano poi i tifosi a farlo? Naturalmente questo non vuol dire cercare di giustificare certi beceri atteggiamenti della parte della tifoseria, ma è innegabile che in questa incredibile situazione le principali responsabilità per la farsa che sta andando in scena non sono certo dei tifosi che, pure, hanno fatto la loro parte.

Cerchiamo di ricostruire quanto accaduto e quanto sta avvenendo, in una sorta di cronaca che sembra più una storia di fantascienza (ma purtroppo è cruda realtà). Come ormai è ampiamente noto il Del Duca, in seguito alle nuove scosse di terremoto del 26 e del 30 ottobre, è stato chiuso e le verifiche per l’agibilità (le famose prove di carico) sono state avviate decisamente in ritardo solo mercoledì scorso (e non si concluderanno prima di questa sera). In un simile contesto inevitabilmente si è reso necessario spostare la partita Ascoli-Perugia, in programma sabato 19 novembre. Così mercoledì pomeriggio l’amministratore unico dell’Ascoli, Cardinaletti, lanciava la suggestiva proposta di far disputare la partita al Riviera delle Palme di San Benedetto.

Sarebbe stato un bel segnale, una bella prova di maturità da parte delle due tifoserie che, invece, almeno nella parte più calda di entrambe hanno mostrato ancora una volta il lato peggiore. Il tutto nel silenzio più assoluto dei due sindaci, Castelli e Piunti, che, invece di provare a spingere e promuovere questa prova di maturità, hanno preferito trincerarsi dietro un più prudente silenzio. Così l’ipotesi San Benedetto è subito caduta e, alla fine, non è rimasto che spostare la partita a Pescara (l’alternativa, Cesena, era ovviamente troppo distante).

Decisione definitiva, almeno così sembrava, arrivata giovedì 17 novembre all’ora di pranzo, tanto che qualche ora dopo, a metà pomeriggio, è arrivata la comunicazione ufficiale della Questura di Pescara, riportata sul profilo facebook dell’Ascoli Picchio, per regolamentare l’accesso dei tifosi bianconeri allo stadio Adriatico. Una comunicazione che ha subito suscitato non poche perplessità. “La Questura di Pescara con riferimento alla gara Ascoli-Perugia, informa che l’unica uscita per i tifosi bianconeri è l’ A14 Pescara Sud entro le ore 12:30. Per i tifosi del Perugia l’ unica uscita è L’ A 14 Pescara Ovest sempre entro le ore 12:30”.

In pratica, almeno secondo la lingua italiana, i tifosi bianconeri che vogliono assistere alla partita devono tassativamente essere entro le 12:30 all’uscita Pescara Sud dell’A14. Semplice, se non fosse per un piccolo trascurabile particolare. Il sabato c’è tanta gente che lavora (tutti quelli che hanno o lavorano in attività commerciali ma non solo), c’è regolarmente scuola, quindi per chi lavora e chi va a scuola (insegnanti e studenti) di fatto la partita è “off limits”, visto che è impossibile essere all’uscita Pescara Sud entro le 12:30 come pretende la Questura.

“Cornuti e mazziati”, così si sono sentiti i tifosi ascolani, costretti già ad “emigrare” per vedere una partita casalinga della propria squadra e ora, addirittura, con la concreta possibilità di non poter neppure assistere alla partita, visti gli orari proibitivi imposti dalla Questura di Pescara. Immediate le polemiche e le proteste dei tifosi bianconeri, con diversi commenti “al vetriolo” già sotto la comunicazione della Questura riportata dal profilo facebook dell’Ascoli. Una polemica che, però, non ha avuto neppure il tempo di “montare” che già nuovi e imbarazzanti sviluppi hanno reso la situazione ancora più sconfortante.

Prima dell’ora di cena è, infatti, arrivato un allucinante (impossibile definirlo in altro modo) comunicato dei Rangers di Pescara (la parte più calda della tifoseria abruzzese) che, di fatto, sollecitava l’intervento del sindaco e degli assessori comunali. “Non siamo ospiti a casa nostra” si legge in un comunicato nel quale i Rangers minacciavano di disertare la trasferta a Torino per un motivo “nobile” e profondo. Infatti con la decisione di far disputare Ascoli-Perugia allo stadio Adriatico, con le conseguenti limitazioni per il traffico, gli ultras biancoazzurri non avrebbero potuto parcheggiare le proprie auto, per poi partire in autobus per Torino, di fronte allo stadio.

E questo “insormontabile” problema per i Rangers è sufficiente per opporsi con decisione alla disputa della partita Ascoli-Perugia nel “loro” stadio. Davvero superfluo ogni commento, sarebbe meglio evitare aggiungere altro se non fosse per il fatto che, poco dopo, sulla vicenda è intervenuto l’assessore allo sport del Comune di Pescara, Giuliano Diodati, che, di fatto, ha subito sposato e in qualche modo fatto propria la posizione degli ultras. “La nostra posizione sarebbe quella di non giocare il match a Pescara o al massimo di disputarlo a porte chiuse” ha sostenuto l’assessore, riaprendo così una partita che sembrava chiusa e che, a quel punto, era destinata a concludersi come poi si è conclusa.

Lo spostamento alle 12 di oggi della riunione del Gos (Gruppo Operativo di sicurezza) di fatto anticipava l’esito e la decisione che poi è arrivata poco prima delle 14. Anche Pescara ha detto no alla disputa della partita Ascoli-Perugia, le motivazioni della decisione vengono riportate in un lungo comunicato stampa, firmato dal vicesindaco Alessandrini e dall’assessore Diodati, che francamente si potrebbe pure fare a meno di leggere. Vengono citati problemi di parcheggi, lo svolgimento di alcune attività nella zona organizzate da alcune attività commerciali ma, chissà perché, la sensazione che quella sarebbe stata la scelta finale si era già avuta da ieri sera, da dopo il comunicato stampa dei Rangers.

Punto e a capo, si riparte e, proprio pochi minuti fa, è il presidente del Perugia Santopadre, attraverso i microfoni di Umbria Tv, a svelare che, in accordo con Cardinaletti, si è deciso di giocare domenica pomeriggio allo stadio Del Duca, a porte chiuse o a porte aperte (ma con una capienza limitata) nel caso la Commissione di Vigilanza (che si riunirà nel pomeriggio) dovesse dare il via libera. Significativo ed esemplificativo il commento del presidente umbro.

 Purtroppo San Benedetto del Tronto ha detto no alla disputa del match nella giornata di domani – ha detto Santopadre – e così anche Pescara, per bocca del suo sindaco, ha detto no, nonostante ieri alcuni amministratori della città abruzzese avessero dato una disponibilità di massima. Evidentemente è stata anche presa in considerazione la rivalità tra la tifoseria bianconera e quella biancazzurra”.

Così , in una sorta di gioco dell’oca, si torna da dove si era partiti, al Del Duca dove da mercoledì sono finalmente in corso le verifiche ed il collaudo ex novo. Con estremo ritardo come è  evidente per tutto e come evidenzia il calendario che ha scandito il succedersi degli eventi, nonostante il sindaco Castelli provi a far credere il contrario, con un comunicato stampa (arrivato sempre nel tragicomico pomeriggio di giovedì), dal titolo che è già tutto un programma “Castelli: sicurezza prioritaria, nessuna perdita di tempo”.

Era il 26 ottobre quando, nel pomeriggio, ci sono state le due nuove forti scosse di terremoto che hanno riaperto la ferita non ancora rimarginatasi dal 24 agosto scorso, poi il 30 ottobre è arrivata la scossa di magnitudo 6.5 ad aggravare la situazione. Eppure, secondo la ricostruzione del sindaco, solo l’8 novembre l’amministrazione comunale ha provveduto ad affidare al professor Davì dell’Università Politecnica delle Marche l’incarico per il collaudo ex novo dello stadio. Che, per giunta, era stato richiesto dalla Commissione di vigilanza il 4 novembre (ma non si capisce perché il Comune ha dovuto aspettare l’intervento della Commissione…).

Un impegno complesso che i tecnici comunali hanno dovuto affrontare in condizioni difficilissime, ovvero mentre si susseguivano le inagibilità, le evacuazioni e le messe in sicurezza degli edifici scolastici” spiega ancora il primo cittadino nel comunicato stampa. Certo una situazione difficile quella vissuta in quei giorni, però non si capisce che cosa c’entrano i tecnici comunali e i loro molteplici impegni con il collaudo del Del Duca, visto che non spetta a loro farlo ma ad una struttura esterna.

Così come non ci capisce per quale ragione, in una situazione di oggettiva emergenza, lo staff del professor Davì, nominato l’8 novembre, sia giunto ad Ascoli solo 6 giorni dopo ed abbia avviato le verifiche solo mercoledì 16 novembre, ben 8 giorni dopo la sua nomina. Ma è inutile porsi tanti interrogativi di fronte ad una vicenda che, grazie alla compartecipazione di tanti attori, si è trasformata in una inqualificabile farsa il cui finale deve ancora essere scritto

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