Ascoli al Riviera delle Palme, occasione persa


Vince la parte peggiore delle due tifoserie, Ascoli – Perugia non si giocherà a San Benedetto ma all’Adriatico di Pescara. La proposta dell’amministratore unico bianconero bocciata dalla maggioranza delle due tifoserie e volutamente ignorata dai due sindaci

Una grande occasione persa. Proprio in questi minuti è arrivata l’ufficialità ma già da ieri sera si era capito come sarebbe andata a finita. Ascoli – Perugia non si giocherà e non si sarebbe mai potuta giocare a San Benedetto (al Riviera delle Palme) ma si disputerà all’Adriatico di Pescara.  La clamorosa proposta lanciata nel corso della conferenza stampa di mercoledì 16 novembre dall’amministratore unico dell’Ascoli è rimasta in piedi poco meno di 24 ore ma, di fatto, è tramontata già dopo pochissime ore. “Giocare al Riviera delle Palme – aveva detto Cardinaletti – potrebbe essere occasione per rompere ogni tabù”. Una proposta coraggiosa, per la quale, senza troppi giri di parole, l’Ascoli Picchio e l’amministratore unico meritano un grandissimo plauso.

Poteva essere una dimostrazione di grande maturità per tutto il territorio e, ancora di più, per la parte più calda delle due tifoserie. Quale occasione migliore di una situazione di assoluta e oggettiva emergenza determinata da un terremoto che da agosto sta sconvolgendo la vita di tutto il territorio provinciale, che rende difficile tornare alla quotidianità, che ci mette di fronte a sfide e situazioni fino a qualche mese fa impensabili. E non si trattava certo di mettere da parte la storica rivalità, semplicemente di prendere atto della situazione che si sta vivendo e di dimostrare una volta per tutte al mondo intero che anche nel mondo del tifo più estremo ci sono valori imprescindibili, che vanno oltre ogni logica di appartenenza.

Sarebbe stata una giornata storica per tutto il Piceno ma, non è certo un’esagerazione, per tutto il calcio e per lo sport italiano. Ne avrebbero sicuramente parlato tutti i media dello straordinario esempio dato dalle tifoserie di Ascoli e Samb, lo stadio della squadra rossoblu che ospita, in una situazione di assoluta e irripetibile (almeno si spera) emergenza, gli “odiati” rivali. E, nel pieno rispetto di una acerrima rivalità che può e deve rimanere, ma che non può continuare a trasformarsi in una sorta di “guerra santa”, sarebbe stato comunque bellissimo vedere magari i tifosi della Samb in curva a tifare con i tifosi perugini contro i cugini bianconeri assiepati nell’altra curva, questa volta sarebbe stato ancora più piacevole il consueto scambio di sfottò, il tutto senza andare oltre, con la consapevolezza che non ci sarebbero stati  magari sollecitato e promosso dalle due amministrazione comunali, dai due sindaci (che, per altro, sono della stessa parte politica).

Capisco perfettamente che per molti questa è da considerare una sorta di utopia proposta da un “pazzo visionario”. Ma considerarla tale, pensare che una possibile dimostrazione di buon senso e di grande maturità sia, appunto, una semplice utopia vuole dire emettere una sorta di sentenza senza possibilità di appello nei confronti degli ultras e del loro mondo, ovviamente di entrambe le parti. Un mondo “malato” e inaccettabile se davvero neppure in una situazione come quella che sta vivendo il nostro territorio si riesce a mettere un sentimento di avversione verso l’altra parte che, evidentemente, non può più essere considerato di accesa rivalità ma di inaccettabile odio.

D’altra parte, però, sono bastati pochi minuti per capire che aria tirasse. Come i siti e i quotidiani on line hanno riportato la proposta dell’amministratore unico bianconero, sono iniziati i primi commenti negativi, da una parte e dall’altra, infarciti dalle solite “idiozie” dei tifosi più beceri , tra scambi di accuse, insulti e ogni genere di schifezza simile. Certo, non sono mancate aperture e qualche commento più illuminato, ma la stragrande maggioranza dei tifosi più caldi di una parte e dell’altra ha subito bocciato la proposta. E se la parte “peggiore” della tifoseria bianconera e rossoblu ha mostrato ancora una volta il proprio volto, ha colpito in questa circostanza, ma non ha certo stupito più di tanto, l’atteggiamento tenuto dai due sindaci che, per una volta, avrebbero potuto dimostrare coraggio e intraprendenza.

Invece nessuno dei due ha avuto il coraggio di sbilanciarsi e di provare quanto meno a sostenere e promuovere la proposta dell’amministratore unico bianconero. Il sindaco di Ascoli Castelli, addirittura, non si è neppure espresso. Chiuso nel suo mondo ultimamente popolato da nemici “immaginari” di ogni genere, si è ben guardato dal prendere posizione, rischiando di inimicarsi ulteriormente la parte più calda della tifoseria bianconera che già non ha certo una particolare simpatia nei confronti del primo cittadino. Il suo collega sambenedettese Piunti, invece, da buon “democristiano” è rimasto molto prudente, limitandosi a dichiarare (ieri sera) che non era arrivata alcuna richiesta e che “al momento era stata fatta solo un’ipotesi”.

Anche a lui, che in passato è stato vice presidente della Provincia, è mancato il coraggio per prendere una posizione netta, per provare a scuotere l’ambiente sambenedettese magari lanciando un appello alla città, alla tifoseria. Sono prevalsi i soliti calcoli politici, il rischio che un atteggiamento di apertura e condivisione gli avrebbe attirato addosso gli “strali” della parte più calda dei tifosi. Così alla fine ci si è dovuti arrendere alla constatazione dei terribili limiti di questo territorio, ha prevalso la parte peggiore delle due città, delle due tifoserie che hanno perso un’occasione storica ed irripetibile.

Un peccato perché almeno avremmo potuto parlare di una bella conclusione per una storia, quella dello stadio Del Duca, davvero imbarazzante, tra i ritardi nell’effettuazione delle prove di carico sullo stadio (perché non sono state fatte nei giorni successivi al terremoto del 30 ottobre) e i “misteri” sulle condizioni reali del Del Duca stesso. Che, occorre ricordare, già diversi anni fa era al centro delle attenzioni dei tifosi per il degrado e la situazione precaria di alcuni settori.”Stadio fatiscente, curva pericolante. Basta giocare sulla pelle della gente” recitava uno striscione esposto il 15 ottobre 2012 dai tifosi sul ponte di fronte allo stadio.

C’era ancora il presidente Benigni alla guida della società bianconera, c’era già il sindaco Castelli alla guida della città. Ora è Bellini il nuovo numero uno bianconero, mentre il sindaco è rimasto lo stesso. Come identici sono rimasti i problemi dello stadio, anzi, rispetto ad allora sono decisamente peggiorati (anche a causa del terremoto), al punto che ora la curva sud è stata definitivamente chiusa (almeno per questa stagione), mentre si spera che non arrivino brutte sorprese (dalla prova di carico) per la tribuna coperta, perché in quel caso significherebbe che l’intero stadio sarebbe chiuso per il resto della stagione. Curva sud e tribuna coperta, già nel 2012 ma anche prima erano considerati i settori più in degrado.

Poi è arrivata la famosa analisi strutturale che individuato nella tribuna est il settore messo peggio e sul quale intervenire, con la conseguente telenovela che non ha ancora visto la sua fine. Insomma un pasticcio dietro l’altro sui quali, una volta passata la fase dell’emergenza, sarà giusto discutere a fondo, stabilendo anche se e di chi sono le responsabilità.

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