Psicosi gender, l’inutile crociata contro un nemico inesistente


Sono bastate le parole pronunciate da Papa Francesco di ritorno da Baku per ridare voce alla “crociata” degli ultrà cattolici contro il pericolo gender che minaccerebbe la scuola italiana. Petizioni, convegni, incontri, manifestazioni per combattere una teoria che in realtà non esiste

Sono bastate poche parole pronunciate da Papa Francesco, all’interno di un discorso più ampio, per ridare fiato ad una polemica che negli ultimi mesi si era affievolita ma mai completamente sopita. . Stiamo parlando della presunta “teoria gender” che, secondo l’universo degli ultra cattolici e la parte più “militarizzata” del popolo del Family Day, minaccia la scuola italiana, nell’ambito di una più complessiva “guerra culturale che ha l’obiettivo di aggredire e annientare i principi fondamentali della cultura cattolica e imporre i diktat della nuova lobby dei gay e delle lesbiche”.

Prima di addentrarci nella discussione di un tema ovviamente molto delicato, vediamo in sintesi cosa avrebbe detto il Papa. Che, nella tradizionale conferenza stampa tenuta sull’aereo di ritorno da Baku, nell’ambito di una discussione più generale sui temi della famiglia, ad una domanda sulla “teoria gender” ha risposto in maniera molto lunga ed articolata, parlando fondamentalmente di accettazione, accoglienza e accompagnamento delle cosiddette diversità.

Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa ho accompagnato persone con tendenza e con pratica omosessuali – ha detto Bergoglio – li ho accompagnati e avvicinati al Signore, alcuni non possono… Ma le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: “Vattene via che sei omosessuale!”. Quello di cui ho parlato è la cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola stava parlando con i figli e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “Tu che cosa voi fare da grande?”. “La ragazza!”.E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza o questa opzione, o anche chi cambia il sesso. Un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”.

Papa Francesco ha poi raccontato la lettera di un spagnolo che gli ha raccontato la sua lunga storia, da ragazzina che ha sofferto tanto perché si sentiva un ragazzo, all’intervento chirurgico, alla sua nuova vita da sposato. Alla fine della lettera quel ragazzo aveva manifestato il desiderio di incontrare il Papa che lo ha ricevuto insieme alla moglie. “La vita è la vita – ha concluso il Papa – e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a dire che tutto è lo stesso: ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. È un problema umano, di morale. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, ma sempre col cuore aperto”.

Parole molto profonde e per certi versi rivoluzionarie, al di là delle considerazioni, comunque condivisibili, su quella vicenda francese. Ma sono bastate quelle poche parole sulla presunta “teoria gender” per ridare fiato, nel nostro paese, a quella immotivata “psicosi” che già all’inizio dello scorso anno scolastico aveva costretto il Ministero della pubblica istruzione ad intervenire per sottolineare e ripetere che in alcun modo la riforma sulla scuola (la buona scuola) promuoveva la teoria gender (la presunta teoria-ideologia che negherebbe l’esistenza delle differenze sessuali, sostenendo che maschio e femmina non sono altro che “costruzioni sociali”). Motivo del contendere e della strumentalizzazione delle associazioni e dei movimenti oltranzisti cattolici il comma 16 dell’art1 della legge 107/2015.

I maggiori dubbi dei genitori – si legge nella circolare ministeriale del 15 settembre 2015 – scaturiscono da una non corretta interpretazione del comma 16 della legge 107/2015 di riforma su “La Buona Scuola” che recita testualmente: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni genere e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’art. 5 comma 2, del decreto legge 14 agosto 2013 n.93 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013 n.119”

La previsione di tale disposizione risponde all’esigenza di dare puntuale attuazione ai principi costituzionali di pari dignità e non discriminazione di cui agli articoli 3, 4, 29, 37, 51. La finalità del suddetto articolo non è, dunque, quello di promuovere pensieri o azioni ispirate ad ideologie di qualsivoglia natura bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro le quali rientrano la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000”.

Un intervento chiarificatore che avrebbe dovuto chiudere definitivamente ogni discussione ma che, invece, non ha per nulla rassicurato l’universo cattolico più oltranzista. Che si è lanciato in una vera e propria “crociata” contro la presunta “teoria gender”, non troppo convinto dalla chiarificazione del Ministero e comunque certoche il rischio gender nelle scuole fosse ugualmente concreto. In prima fila le associazioni “Famiglia domani”, che ha addirittura creato una newsletter denominata “Osservatorio gender”, “Generazione Famiglia”, che organizza i raduni delle Sentinelle in piedi, e gli organizzatori del Family Day. Ma insieme a loro tante altre associazioni, “Giuristi per la Vita”, il “Moige” (Movimento italiano genitori), l’associazione genitori cattolici, il Comitato articolo 26 e tanti altri come i Neocatecuminali, il “Rinnovamento nello Spirito Santo, l’associazione “Papa Giovanni XXIII”.

Con uno sponsor di eccellenza, il presidente della Cei Angelo Bagnasco. Che, nel marzo scorso, al Consiglio permanente dei vescovi ha affermato che “il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza ma in realtà pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un “transumano” in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità”.  E, sulla base di questi postulati, è  partita una campagna senza precedenti, basata su concetti semplicistici e molto diretti: si tratta di uno scontro culturale, un’aggressione ai principi fondamentali della nostra civiltà, lotta alla lobby gay che ormai ha invaso ogni settore, guerra all’omosessualità intesa come scandalo contro natura.

Continua ed imponente la loro attività, tra convegni, raduni, incontri, pubblicazioni, campagne di comunicazione su stampa e social network. Non poteva mancare una petizione propositiva al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, siglata da oltre una trentina di associazioni, per chiedere che “i nostri figli possano trovare nella scuola non ideologie stabilizzanti, come l’ideologia gender, ma progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana” “Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa – prosegue la petizione – in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’affettività e della sessualità. Molti hanno reagito contro la subdola introduzione della teoria gender nelle scuole di ogni ordine e grado”.

Un vero e proprio delirio, visto che, come ribadito dal ministero, in Italia nessuno si sogna o si è mai sognato di introdurre nelle scuole la teoria gender (ammesso che questa davvero esista). Ma non basta, nel documento viene anche sottolineato come spesso “i progetti educativi in questo ambito vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di lottare contro la discriminazione”. Invece il concetto generico di non discriminazione “nasconde molto spesso la negazione della naturale differenza sessuale e la sua riduzione ad un fenomeno culturale che si presume obsoleto, la libertà di identificarsi in qualsiasi genere indipendentemente  dal proprio sesso, l’equiparazione di ogni forma di unione e di famiglia”.

Un’ossessione che pian piano si trasforma in un’autentica paranoia al punto che si organizzano corsi di formazione per genitori e insegnanti, addirittura viene stilato un decalogo di comportamenti da tenere quando si ha il sospetto che si possa essere in presenza di un tentativo di diffondere le teorie gender. “Se la scuola organizza lezioni o interventi sul gender per gli studenti date l’allarme, sentite i genitori, convocate immediate una riunione informale, informate le associazioni del genitori del territorio e, soprattutto, boicottate le iniziative” si legge nel decalogo.

Una vera e propria “caccia alle streghe” che ha finito, lo scorso anno scolastico, per provocare incidenti “diplomatici” e creare casi, puntualmente finiti in una “bolla di sapone”, in alcune circostanze tra il comico e paradossale. E situazioni del genere si sono verificate anche nella nostra regione.

Come l’imbarazzante protesta messa in atto da una mamma nella biblioteca di San Benedetto nel corso dell’iniziativa “Nati per leggere”. E’ bastata una semplice favola dal titolo un po’ particolare, “Una bambola per Alberto”, e la conseguente protesta preconcetta di quella mamma per far scoppiare il putiferio, con tanto di titoli, nei giorni successivi, su presunte fiabe gender. Assolutamente e completamente fuori luogo, visto che quella letta in biblioteca altro non era che una favola sul tema della genitorialità e che mira anche ad evidenziare come la cura, la dimostrazione dell’affetto non sono qualità esclusivamente femminili.

A spiegarlo sono gli esperti del settore e tutti i siti internet (anche quelli di chiara matrice cattolica) che si occupano di libri e di fiabe per bambini. Poi si è scoperto che il fraintendimento nasceva dal fatto che quella fiaba faceva parte dei 49 libri messi al bando, senza alcun criterio concreto, dal sindaco di Venezia Brugnaro. Un’iniziativa folkloristica e frutto di una completa ignoranza in materia, come dimostra la clamorosa “cantonata” presa con quella fiaba.  Che è stata scritta da una scrittrice americana  Charlotte Zolotow, negli Stati Uniti considerata una delle migliori scrittrici contemporanee di libri per i più piccoli. Al punto che la School of Education dell’Università del Wisconsin (uno degli stati americani con la più alta percentuale di cattolici) dal 1998 le ha dedicato un premio, lo “Charlotte Zolotow Award”, che ogni anno viene assegnato al miglior testo illustrato per bambini e che ha, fra gli altri promotori e finanziatori, numerose associazioni cattoliche del Wisconsin stesso.

Ancora più imbarazzante quanto accaduto a Jesi dove, in un asilo cittadino, una famiglia del luogo ha chiesto che venisse ritirata  la fiaba “Piccolo Uovo”, affidandosi addirittura ad un legale, che affronta il tema delle diversità. In questo caso  a fare scudo contro l’immotivata richiesta sono stati tutti gli altri genitori e tutte le maestre dell’asilo, al fianco delle quali si è schierato l’assessore alle politiche educative Marisa Campanelli.

Quanto accaduto – ha commentato l’assessore – è il chiaro segno delle conseguenze di una campagna infondata e assolutamente demagogica. Qualche genitore, dopo aver letto una delle tante bufale che circolano in rete, addirittura mi è venuto a chiedere se nei nostri nidi si insegna la masturbazione reciproca o se si spiega come cambiare sesso. Non sarebbe neppure necessario sottolinearlo ma, vista la situazione, mi preme ribadire che nulla di tutto ciò viene fatto e verrà mai fatto”.

Nulla da fare, di fronte alle speculazioni ideologiche e alle strumentalizzazioni  non serve a nulla che docenti ed esperti della scuola sottolineino come questa improbabile crociata sia del tutto pretestuosa e basata sul nulla. Al punto che anche quest’anno, all’avvio del nuovo anno scolastico,  è ripartita la crociata.

Sabato 30 settembre una delegazione del comitato “Difendiamo i nostri figli”, guidata da Massimo Gandolfini, ha manifestato davanti al Quirinale chiedendo di essere ricevuta dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, per esprimergli “le preoccupazioni delle famiglie italiane riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, al fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini” . Manifestazioni simili sono andate in scena in altre 15 città, davanti agli uffici scolastici. E dopo le parole del Papa, sui media e sui siti internet legati a questo universo cattolico è ripartito il tam tam e la chiamata alle armi per mobilitarsi con maggiore intensità.

Il tutto per combattere un nemico che non c’è. Perché, al netto di qualche iniziativa singola provocatoria (che sicuramente ci può essere), non esiste alcun pericolo gender nelle scuole italiane. Anzi, diciamolo una volta per tutte, non esiste proprio alcuna teoria gender. “Non esiste alcuna teoria gender – scrive su facebook il sottosegretario all’istruzione Faraone – non esiste nella buona scuola. Ma vi dirò di più, non esiste proprio”. Sulla stessa linea l’Associazione Italiana Sociologi e l’Associazione Italiana Psicologi.

L’Aip – si legge in un documento dell’Associazione Psicologi – ritiene opportuno intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia gender”. Esistono, al contrario, studi scientifici di genere meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito  in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e sull’orientamento sessuale”.

La dicitura “teoria del gender” è nata, infatti, da un’arbitraria fusione delle definizioni “gender studies” (studi di genere) e “queer theory” (studi sugli orientamenti sessuali), due argomenti complementari ma diversi, che sono stati reinterpretati come una teoria a sé stante. “Non ha alcun senso parlare di teoria del gender e men che meno di ideologia del gender – aggiunge la prof.ssa Laura Scarmoncin della South Florida University – è un’arma retorica per strumentalizzare i gender studies che, nati a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, affondano le loro radici nella cultura femminista che ha portato il sapere creato dai movimenti sociali all’interno dell’accademia. Così sono nati  (nel mondo anglosassone) i dipartimenti dedicati agli studi di genere, poi ai gay, lesbian e queer studies”.

E’ importante sottolineare che, a differenza di quanto si cerca di far credere, gli studi di genere non negano l’esistenza di un sesso biologico assegnato alla nascita, né che in quanto tale influenzi gran parte della nostra vita. Sottolineano però che il sesso da solo non basta a definire quello che siamo. La nostra identità, infatti, è una realtà complessa e dinamica, una sorta di mosaico composto dalle categorie di sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere. Il sesso è determinato biologicamente, il genere invece è un costrutto socio culturale.

In altre parole, tanto rumore per nulla,

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.