Alcol e ipocrisia, attrazione fatale


Mentre non diminuiscono le resistenze contro ogni forma di legalizzazione delle droghe leggere e diventa sempre più incessante la campagna contro il tabagismo, in Italia continua ad esserci un incomprensibile lassismo verso i problemi connessi all’alcolismo. Che, pure, provoca oltre 30 mila morti l’anno e coinvolge milioni di adolescenti e giovani

Mi ha particolarmente colpito il post pubblicato ieri (martedì 4 ottobre) su facebook dal collega sambenedettese Remo Croci. “Oggi sono uscito dal ristorante di un mio amico nella mia città – scrive il noto inviato Mediaset – quando ho visto arrivare dal lato opposto due ragazzi che avranno avuto l’età di mio figlio. Non più di 15 anni Avevano una bottiglia grande di birra, a turno se la passavano alla bocca. Già ubriachi. Una scena che mi ha ferito sia come uomo che come genitore. Ho chiesto loro l’età, non riuscivo a capire chi avesse venduto ai due ragazzi l’alcol. I due mi hanno risposto con una bugia e mi hanno mandato a quel paese.

In quel momento ho pensato ai loro genitori e mi sono avvicinato per cercare di capire perché a questa età si ubriacano. E soprattutto capire chi avesse venduto la bottiglia di birra. Mi hanno mostrato il dito medio e sono fuggiti. Li ho inseguiti ma poi mio figlio mi ha fermato. Aveva paura che i due avessero un coltello. Mi sono fermato ma ho provato tristezza per quei due ragazzi. E ho provato rabbia per chi ha venduto a due minorenni la birra. È inaudito vedere due ragazzini ubriachi sballati con l’alcol. Servono provvedimenti esemplari a chi vende alcolici ai ragazzi”.

Un racconto che offre diversi spunti di riflessione, a partire dalla visione distorta e eccessivamente permissiva che la nostra società ha nei confronti del consumo (e abuso) di alcol. E’ innegabile che tra le sostanze che provocano dipendenza (droga, tabacco, alcol)  e gravi danni alla salute ci sia una differente attenzione nei confronti delle prime due, oggetto di campagne,  divieti, limitazioni, restrizioni e provvedimenti anche molto forti che non si riscontrano, invece, per quanto riguarda l’alcol. Detto del dibattito che è tuttora in corso nel nostro paese sulla possibilità o meno di legalizzare e regolamentare l’uso delle droghe leggere (che comunque incontra fortissime resistenze), sono sotto gli occhi di tutti le imponenti campagne e i nuovi continui limiti posti all’utilizzo del tabacco.

Seguendo quanto avviene da sempre negli Stati Uniti, pian piano nel nostro paese (e in gran parte dell’Europa) si sono ristretti gli spazi e i luoghi dove è possibile fumare. Non più, ad esempio, nei locali pubblici ma nuove norme per limitare il fumo anche in determinati luoghi all’aperto sono stati proposti o, addirittura, sono già allo studio. Dal novembre 2013, grazie ad un provvedimento voluto dal ministro Lorenzin, è in vigore il divieto totale di fumare nelle scuole (anche nei cortili), mentre da un paio di anni ci sono i casi di alcune spiagge italiane che nel loro regolamento hanno inserito il divieto di fumo.

Da diversi mesi, poi, si sta discutendo sulle proposte che arrivano da diversi settori di ampliare il divieto di fumo anche agli stadi e nei giardini pubblici. Negli ultimi anni, inoltre, sono state inasprite le sanzioni nei confronti di chi vende sigarette ai minori (per comprarle nelle macchine automatiche è comunque necessario inserire un documento, quindi automaticamente off limits per i minori), mentre, seguendo la strategia fornita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il ministero della salute sta studiando (e in parte sta già mettendo in atto) la possibilità di aumentare costantemente il prezzo dei prodotti a base di tabacco tramite accise progressive. Nei mesi scorsi, poi, è entrato in vigore il decreto che vieta la vendita dei pacchetti da 10 sigarette e impone l’obbligo di inserire, nei pacchetti stessi, immagini e frasi shock sulla dannosità delle sigarette.

Misura quest’ultima che, per altro, in maniera assai singolare viene definita da alcuni molto efficace e da altri assolutamente inutile. Secondo uno studio recentemente pubblicato da Jama (Journal of the American Medical Association), sulla base di una ricerca effettuata dall’University of North Carolina, le immagini shock spingono di più i fumatori a tentare di smettere. Di avviso opposto i membri del comitato scientifico della Fondazione Brf – Istituto per la ricerca in psichiatria e neuroscienze secondo i quali  “far vedere immagini di persone con tumori, buchi alla gola, ictus, mentre si fanno soldi con le sigarette è solo un esercizio di grande ipocrisia che produce ansia senza sortire effetti deterrenti. I dati ci dicono che il tabagismo aumenta del 5% annuo tra le nuove generazioni. Vedere quelle immagini su pacchetti che producono soldi significa pensare che sia un messaggio ipocrita, messo lì giusto per evitare contenziosi .L’unico effetto è che tanti tabagisti non smettono di fumare ma accumulano patofobie”.

Al di là delle differenti valutazioni su questo genere di campagna, resta il fatto che molto si è fatto e molto si sta facendo per contrastare il problema del tabagismo. Giustissimo, per carità, i dati in materia parlano chiaro. Secondo l’Oms il fumo uccide ogni anno circa 5 milioni di persone nel mondo, mentre si aggirano tra i 70 e gli 80 mila i decessi annui nel nostro paese. Inoltre è stato appurato che oltre il 50% dei fumatori  muore in media 14 anni prima. Potremmo continuare con dati simili, il concetto è chiaro, il tabagismo è un reale e concreto problema ed è giusto affrontarlo e contrastarlo usando mezzi adeguati.

Stesso discorso, però, dovrebbe essere fatto per quanto riguarda l’alcol e l’alcolismo nei confronti dei quali, invece, continua ad esserci una minore attenzione e un incomprensibile lassismo. Eppure i numeri e i dati a riguardo non sono certo meno allarmanti. Secondo la relazione su alcol e salute nel mondo 2014 dell’Oms si calcola che ogni anno nel mondo 3,3 milioni di persone (il 5,9% delle morti totali)  muoiono per l’abuso di alcol. Emblematici anche i dati sul consumo che evidenziano come ogni persona sopra i 15 anni beve in media 6,2 litri di alcol puro all’anno. Ma considerando che quasi il 40% della popolazione è astemia, significa che chi beve consuma in media 17 litri di alcol puro all’anno.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo i dati Istat 2015 l’abuso di alcol ha provocato oltre 30 mila morti (in pratica 82 al giorno), mentre il 65% degli italiani sopra gli 11 anni ha bevuto alcolici almeno una volta nel corso dell’ultimo anno. Quasi un italiano su quattro (il 23%) è un bevitore quotidiano, in forte crescita (soprattutto tra i giovani) i bevitori occasionali (in particolare del fine settimana), ben il 41%. Resta una sostanziale differenzia tra uomini e donne, con tre su quattro dei primi che beve alcolici almeno una volta nel corso dell’anno, anche se il consumo e l’abuso di alcol è in costante e preoccupante aumento tra le donne. Sempre gli uomini (il 55% tra i i 18 e i 65 anni) consumano altri alcolici oltre vino e birra, mentre tra le donne è nettamente prevalente la percentuale di chi non beve altri alcolici. Discorso a parte, come vedremo più avanti, riguardo i giovani.

Complessivamente nel nostro paese sono quasi 8 milioni e mezzo le persone che nell’ultimo anno hanno superato i limiti del consumo abituale oltre i quali si rischia di incorrere in problemi di salute (secondo i nuovi “Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti” del ministero della salute). E si tratta sia di chi fa un consumo abituale in eccesso, sia di episodi di ubriacatura concentrati in singoli eventi. Oltre 8 milioni di persone esposti a diversi problemi, non solo di salute.

Occorre, infatti, ricordare che l’alcol, oltre ad incidenti in macchina e domestici, può essere alla base di uno scarso rendimento al lavoro o nello studio, è provato che aumenta la probabilità di commettere crimini violenti (anche in persone solitamente non violente), senza considerare che abbassa sensibilmente la capacità di giudizio (oltre che i freni inibitori), con conseguenti possibili scelte e comportamenti che poi si rivelano dannosi. Naturalmente, però, ancora più rilevanti sono i problemi legati alla salute.

Il consumo di alcol provoca, infatti, disturbi epatici (fino a causare epatite alcolica e cirrosi epatica) ma anche disturbi digestivi che possono sfociare in gastriti, senza dimenticare che bere troppo provoca non pochi problemi anche al pancreas. Noti e particolarmente gravi i problemi cardiaci, con pressione alta e rischio di insufficienza cardiaca e ictus. Detto che ovviamente l’alcol può provocare complicazioni del diabete, importanti conseguenze possono emergere anche nella sfera sessuale, con l’abuso di alcol che può causare disfunzione erettile e interrompere il ciclo mestruale.

Possibili problemi anche agli occhi (paralisi dei muscoli oculari) e alle ossa (osteoporosi), particolarmente rilevanti sono le possibili complicazioni neurologiche (intorpidimento delle estremità, disturbi mentali, demenza, perdita della memoria a breve termine). L’alcol, infine, provoca un aumento del rischio di cancro, con l’abuso cronico che è stato connesso a un aumento del rischio di diversi tumori, tra cui quelli della bocca, della gola, del fegato, del colon e del seno. Ce ne sarebbe a sufficienza per spingere a muoversi come avviene con il tabagismo, con interventi, massicce campagne di informazione, provvedimenti limitativi.

Qualcuno, addirittura, ha proposto anche di usare la stessa campagna shock usata per il tabagismo, inserendo immagini e frasi dello stesso tenore sulle bottiglie di alcolici. Probabilmente un’esagerazione, ma resta il dato indiscutibile e inconfutabile che nei confronti dei problemi correlati all’alcolismo c’è un atteggiamento completamente differente. Gli unici provvedimenti concreti e restrittivi in materia sono quelli che sono stati adottati in merito alla guida, con limiti finalmente stringenti (e tolleranza zero per i più giovani e i neo patenti). Per il resto, invece, nulla viene fatto, anzi.

Siamo gli unici che in Europa consideriamo l’alcol un finto problema” affermava Milena Gabanelli qualche anno fa nel corso di una puntata di Report dedicata, appunto, al problema dell’alcolismo. Emblematico, a tal proposito, quanto accaduto alcuni anni fa in Parlamento. Dopo che uno studio dell’Oms aveva evidenziato lo stretto nesso tra consumo di alcol e aumento degli incidenti stradali, tra i provvedimenti inseriti dal governo nella Finanziaria c’era anche il divieto di somministrare bevande alcoliche non solo ai minorenni ma anche agli adulti nelle aree autostradali.

Nel corso della discussione in Parlamento, a seguito di diversi interventi di parlamentari delle varie aree politiche, il provvedimento era stato stralciato, sostenendo che un argomento così importante meritava una discussione apposita e non inserita all’interno di quella relativa alla finanziaria. Quasi superfluo aggiungere che quel provvedimento non è più tornato in Parlamento per l’approvazione o anche solo per la discussione.

In tanti sottolineano come l’industria dell’alcol nel nostro paese sia troppo forte e importante per poter consentire campagne e interventi concreti come per il tabagismo. E la dimostrazione sarebbe anche data dal fatto che nei media italiani è tranquillamente consentita la pubblicità di vino e di tutte le bevande alcoliche. Il tutto trincerandosi dietro l’ipocrisia del bere moderato “del tutto compatibile con la vita personale e sociale delle persone”.

Tutte le definizioni che tipicamente cercano di definire il bere moderato, sociale, controllato, accettabile – si legge in un articolo della rivista scientifica inglese Lancet – servono di fatto alla sua difesa. Il consiglio di bere moderatamente non ha alcun significato poiché il cosiddetto “bere moderato” non è scientificamente definito e non può essere descritto né in base alla frequenza né in base alla quantità. Va da sé che ognuno considera il proprio bere come moderato”. Pochi mesi fa, inoltre, la rivista scientifica “Neuroscience” ha pubblicato i risultati di uno studio effettuato dalla Rutgers University che dimostrerebbe come anche il cosiddetto “bere moderato” risulta dannoso. In particolare il cervello risulterebbe danneggiato nella produzione di cellule (ridotta del 40%).

Eppure questo concetto del “bere moderato” ispira anche alcune campagne rivolte ai più giovani. Nei confronti dei quali, invece, sarebbe opportuno ben altro atteggiamento. Tra i tanti dati Istat sul problema alcolismo mi hanno molto colpito quelli relativi alla fascia di età dei giovanissimi, non solo per la loro entità ma anche e soprattutto per il modo in cui sono stati riportati da alcuni organi di informazione, emblematica testimonianza di questa colossale ipocrisia di fondo che c’è in questa materia. Quei dati dicono che consuma alcolici il 20% dei ragazzi compresi tra gli 11 e i 17 anni. Un numero che dovrebbe far riflettere e che, invece, alcuni organi di informazione hanno presentato parlando di “appena il 20%”. Quella percentuale corrisponde a circa 1,1 milioni di adolescenti, davvero quello può essere considerato un numero di poco conto?

Ci sembra scontato di no, anche e soprattutto in considerazione del fatto che fino ai 21 anni il metabolismo non è molto preparato ad assorbire alcol, per nulla fino ai 16 anni. Infatti l’enzima che permette la metabolizzazione dell’alcol in circolo nell’organismo, l’ADH (alcol deidrogenasi), nei ragazzi sotto i 16 anni funziona quasi per niente, mentre fino ai 21 anni la sua funzionalità è comunque inferiore rispetto a quella di un adulto. Per questo i ragazzi sono più sensibili degli adulti agli effetti dell’alcol e possono riportare danni più gravi, soprattutto a livello neuronale e a livello del fegato. Ci sarebbe, poi, anche il fatto che in Italia la vendita e la somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni sarebbe vietata.

La storia che ha raccontato sul suo profilo facebook Remo Croci conferma che si tratta di una norma ben poco rispettata. Conferma perché non è certo un mistero che ad Ascoli come a San Benedetto la maggior parte di adolescenti conosce bene bar e locali che non si fanno scrupoli di somministrare alcolici ai minori. Gli altri dati Istat che riguardano i più giovani sono quelli sul consumo di alcolici diversi e sul cosiddetto consumo occasionale.

Tra i 18 e i 24 anni è la fascia di età in cui si ha il picco del consumo di alcolici diversi oltre vino e birra (aperitivi, amari, superalcolici, cocktails). E sempre in quella fascia di età si ha la percentuale maggiore (quasi il 60%) di consumatori occasionali, con particolare riferimento al consumo nel fine settimana. Nulla di sorprendente, basta fare un giro in centro e nei locali cittadini il venerdì o il sabato sera per vedere un numero sempre maggiore di giovani che trascorrono la serata consumando ripetutamente alcolici di vario tipo. Una prassi ormai considerata normale e che quasi non colpisce più nessuno.

Ma provate ad immaginare cosa accadrebbe, come cambierebbe drasticamente il giudizio se nel fine settimana, invece che dediti a bere alcolici, quel numero sempre crescente di ragazzi si ritrovasse per fumare hashish e marijuana? Certo, il consumo di quelle sostanze è tuttora illegale in Italia ma le conseguenze per la salute non sono molto differenti, anzi, probabilmente potrebbe essere più dannoso il consumo eccessivo di alcolici (soprattutto se si tratta di superalcolici e cocktails).

Con questo non vogliamo certo promuovere il “proibizionismo”, anzi. Personalmente sono convinto che “proibire” non è mai la strada giusta (naturalmente il discorso è un po’ differente per quanto riguarda i minori) ma bisognerebbe, invece, sforzarsi e impegnarsi concretamente ad “educare”. Però credo che sia arrivato il momento di fare un passo avanti, cercando soprattutto di mettere fine alla ricorrente ipocrisia dietro al quale ci si trincera per difendere e non affrontare adeguatamente il problema del consumo e dell’abuso di alcol.

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