Referendum, istruzioni per una scelta consapevole


Cosa prevede e cosa cambia la riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo il prossimo 4 dicembre, le motivazioni dei comitati del si e di quelli del no, “depurati” dalle bufale e dagli slogan demagogici ma privi di fondamento

Chiariamo  subito un concetto. Non andremo a votare per la riduzione delle bollette di luce e gas o per evitare che nel paese si scateni un’ondata di violenza senza precedenti o su altre stupidaggini simili. Nonostante i due schieramenti stiano facendo di tutto (riuscendoci pienamente) per confondere le acque  , il 4 dicembre si andrà a votare per approvare o respingere la legge di riforma costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016.

E’ importante ricordarlo e sottolinearlo con forza perché da mesi ormai è in atto tra le due parti uno scontro a “chi la spara più grossa”, senza minimamente preoccuparsi di cercare di entrare nel merito dei temi e delle novità proposte dalla riforma, sulle ragioni per cui si ritiene opportuno votare a favore oppure contro. Scontro che non coinvolge solo le parti politiche ma anche i mezzi di informazione.

Che continuano a comportarsi esattamente come i peggiori ultras delle due fazioni, cioè non cercando di argomentare le ragioni del si o del no ma con l’uso ripetitivo di slogan ad effetto (“chi vota no è contro il cambiamento”, “se vince il si la democrazia è in pericolo”) o cercando di screditare la parte avversa (“la riforma è stata votata da un parlamento illegittimo”, “contro il no c’è un’armata Brancaleone che va dai leghisti all’estrema sinistra e l’estrema destra”). Allora prima di entrare nel merito chiariamo subito che tali argomentazioni sono delle idiozie prive di fondamento.

Perché si può votare in un modo o nell’altro per svariate ragione ma è ridicolo pensare che chiunque voterà no lo fa perché è contrario ad ogni genere di cambiamento.  Magari, molto più semplicemente, vorrebbe che il cambiamento avvenisse in forma differente rispetto a previsto dalla riforma. E allo stesso modo se vince il si non ci saranno conseguenze di nessun tipo per la democrazia che continuerà a correre gli stessi rischi che correrebbe se vincesse il no.

Detto che non meritano neppure di essere prese in considerazione le altre tesi (il Parlamento attuale è pienamente legittimo, l’ha ribadito più volte la Corte Costituzionale, è offensivo definire in quel modo lo schieramento che è contro il no che è trasversale), nella gara delle “panzane” l’oscar va sicuramente a Diego Fusaro che, cercando di far passare come una sua clamorosa scoperta ciò che in realtà alcuni siti di estrema sinistra proponevano già dalla primavera 2015, ha sostenuto che la riforma della costituzione è voluta dalla nota e potente società finanziaria di New York JP Morgan.

Alla base di quella che è un’evidente farneticazione (per voler essere magnanimi), ci sarebbe un documento del maggio 2013, 16 pagine nelle quali si evidenziano quelle che, a detta della JP Morgan, sarebbero i limiti delle costituzioni dei Paesi europei. “Spero che non via siano dubbi – scrive in un delirante articolo sul Fatto Quotidiano Fusaro – questa riforma è voluta dal capitale finanziario ed è l’ennesimo attentato al mondo del lavoro e dei diritti, alla democrazia e al sistema parlamentare”.

Sarebbe curioso capire come la riforma del Senato, la fine del bicameralismo perfetto, le modifiche al titolo V della Costituzione possano rappresentare “un attentato al mondo dei lavoro e dei diritti”. Farneticazioni a parte, appare importante cercare di capire come si svolgerà il referendum del prossimo 4 dicembre e, soprattutto, su cosa andremo a votare. Partiamo, innanzitutto, da una considerazione importante.

Trattandosi di un referendum confermativo, non è necessario raggiungere il quorum del 50% per essere valido. Una precisazione importante perché capita spesso di leggere sui social i commenti di chi invita a non andare a votare per boicottare il referendum. Un errore clamoroso perché il referendum sarà comunque valido quale che sia la percentuale di elettori che si recheranno alle urne.

Sulla scheda che ci verrà consegnata troveremo questo quesito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II seconda della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”. Chi intende approvare la riforma costituzionale dovrà votare si, chi vuole respingerla dovrà votare no.

In un clima di scontro esasperato tra le due parti, anche la pubblicazione del testo che troveremo nella scheda elettorale ha provocato violente polemiche, con i sostenitori del no che sostengono che il quesito è stato formulato in modo da avvantaggiare il si perché dipinge in toni favorevoli il contenuto della riforma. Polemica inutile e pretestuosa perché, se è vero che a scrivere il quesito è stato il governo, è altrettanto innegabile che l’esecutivo l’ha fatto rispettando in pieno le disposizioni che regolano i referendum (legge n. 352 del 25 maggio del 1970).

Che, all’art. 16, afferma che sulla scheda deve essere presente l’elenco degli articoli che sono stati modificati o il nome della legge. E la legge di riforma costituzionale che va a referendum si chiama esattamente nel modo in cui è stato indicato nella scheda referendaria. Chiarito questo punto, vediamo nel dettaglio cosa prevede la riforma costituzionale sottoposta al giudizio degli elettori.

Riforma del Senato e fine del bicameralismo perfetto. Uno dei punti qualificanti la riforma è il superamento del bicameralismo perfetto (paritario) che caratterizza l’assetto istituzionale italiano. In concreto questo significa che, mentre attualmente le leggi ordinarie e costituzionali devono essere approvate da entrambe le Camere, con la riforma solamente la Camera manterrà la funzione legislativa, quella di indirizzo politico e di controllo dell’operato del Governo. In poche parole questo significa che la Camera diventa l’unica assemblea che dovrà approvare le leggi, ordinarie e di bilancio, e accordare la fiducia al governo.

Il nuovo Senato manterrà la funzione legislativa (insieme alla Camera) sui rapporti tra Stato, Unione europea e enti territoriali, inoltre mantiene tale funzione anche: per le leggi di revisione della Costituzione, le altre leggi costituzionali, per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, per le leggi sui referendum popolari, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni.

Il Senato potrà decidere – su richiesta di un terzo dei Senatori – di proporre modifiche su una legge approvata dalla Camera. Solo nel caso di leggi che riguardano le competenze regionali, il voto del Senato è obbligatorio. In tutti gli altri casi, se il Senato non agisce entro il termine di 10 o 15 giorni (a seconda delle materie), le leggi entrano in vigore. La Camera potrà ignorare le modifiche approvate dal Senato, riapprovando la legge così com’è, o accettare le modifiche. Al Senato restano i poteri sulle nomine di competenza del Governo.

Composizione del Senato ed elezione dei senatori. Il Senato diventa un organo rappresentativo delle autonomie regionali (si chiamerà Senato delle regioni) e passa dagli attuali 315 a 100 senatori. Sarà composto da 21 sindaci (1 per regione, 2 per il Trentino Alto Adige) e da 74 consiglieri regionali (minimo 2 per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti).

Saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli regionali, ad indicare i consiglieri che diventeranno poi senatori. I Consigli regionali saranno, comunque, chiamati a ratificare quanto scelto dai cittadini. I 95 senatori resteranno in carica per la durata del loro mandato di amministratori locali. A questi, si aggiungeranno cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica che rimarranno in carica 7 anni. Non saranno più nominati quindi dei senatori a vita, carica che resta valida solo per gli ex presidenti della repubblica. I cinque senatori a vita attuali (Giorgio Napolitano, Mario Monti, Carlo Rubbia, Renzo Piano ed Elena Cattaneo) restano in carica ma non saranno sostituiti.

Stipendi e immunità dei senatori. I senatori non sono più pagati dal Senato, ma continueranno a percepire solo lo stipendio da amministratori. Non cambia nulla, invece, per quanto riguarda l’immunità, i nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati. Questo significa che, come ora, potranno essere arrestati o sottoposti ad intercettazione solo dopo l’autorizzazione dell’aula del Senato.

Federalismo e decreti. Tornano allo Stato diverse competenze (energia, infrastrutture strategiche, sistema nazionale protezione civile) attualmente alle Regioni. Nel complesso si tratta di una ventina di materie (titolo V della Costituzione) . Novità anche per i decreti, con i regolamenti parlamentari che dovranno indicare tempi certi per l’esame dei disegni di legge presentati dal governo, con nuovi limiti allo strumento del decreto a disposizione del governo stesso.

Elezione del Presidente della Repubblica e giudici costituzionali. Con il Senato che diventa un organo rappresentativo delle autonomie regionali, all’elezione del Presidente della Repubblica non parteciperanno più i delegati regionali ma solo i 630 deputati e i 100 senatori. Per i primi 3 scrutini occorrono i due terzi dei componenti per l’elezione del Presidente, dal quarto si scende a tre quinti, dal settimo la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Rispetto ad ora, quindi, il quorum viene alzato, visto che attualmente dalla quarta votazione basta la maggioranza assoluta degli aventi diritto.

Per quanto riguarda i giudici costituzionali (15) attualmente 5 sono scelti dal Presidente della Repubblica, 5 dai magistrati e 5 dal Parlamento in seduta comune. Con la riforma 3 saranno eletti dalla Camera e 2 dal Senato.

Referendum abrogativo e leggi di iniziative popolari. Resta il quorum del 50% più uno per rendere valido un referendum abrogativo. Ma se le firme dei cittadini che propongono la consultazione sono 800 mila, il quorum viene ridotto. Basterà, infatti, che vada a votare il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche. Aumentano, invece, le firme necessarie per proporre una legge di iniziativa popolare, da 50 a 150 mila (che, però, rispetto a quanto avviene ora il Parlamento sarà obbligato a porre in discussione).

Abolizione del Cnel e abolizione Province. La riforma cancella il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro, un organo ausiliario che ha funzione consultiva sulle leggi per economia e lavoro che ormai da anni non funzionava più era diventato un parcheggi per i dirigenti di associazioni di lavoratori e imprenditori. Scompare, infine, anche la parola “Province”.

Dal momento dell’approvazione in Parlamento della legge di riforma costituzionale, in vista del referendum confermativo (chiesto dal governo), si sono subito formati i comitati per il no e per il si e sono scesi in campo anche costituzionalisti e professori. Sono complessivamente 56 i costituzionalisti che hanno firmato il documento per il no, mentre 184 tra costituzionalisti e professori hanno firmato il manifesto per il si. Vediamo, in sintesi, le motivazioni dei due comitati.

Le ragioni dei sostenitori del no (comitato referendum costituzionale)

Non supera il bicameralismo e crea confusione. Secondo i comitati per il no la nuova riforma non supera il bicameralismo, perché crea conflitti tra Stato e Regioni e tra Camera e Senato, e non produce semplificazione perché moltiplica fino a 10 i procedimenti legislativi.

Non diminuisce i costi della politica e non innova. I costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e, sostengono i comitati per il no, se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?  Non innova perché conferma e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari

Non amplia la partecipazione diretta dei cittadini e non garantisce la sovranità popolare. Non amplia la partecipazione dei cittadini perché aumenta le firme per le leggi di iniziativa popolare da 50 a 150 mila. Con la nuova legge elettorale già approvata, espropria la sovranità al popolo e la consegna ad una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri.

Riforma poco chiara e non frutto della volontà del Parlamento. E’ una riforma scritta in modo non comprensibile (l’esempio su tutti il famoso art. 70) ed è stata scritta sotto dettatura del governo.

Non garantisce l’equilibrio dei poteri. Non garantisce l’equilibrio dei poteri perché mette gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano ad una falsa maggioranza prodotta dal premio.

 Le ragioni dei sostenitori del si (Comitato bastaunsi)

Supera il bicameralismo paritario. Con la riforma l’Italia cessa di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere uguali, con gli stessi poteri. Questo produrrà una riduzione del costo degli apparati politici e renderà l’attività del Parlamento più rapida ed efficace

Leggi in tempi più rapidi. Se vincerà il Si finalmente le proposte di legge non dovranno più pendolare tra Camera e Senato. Tranne che per alcune limitate materie, di norma la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile

Maggiore partecipazione dei cittadini. Con la riforma la nostra democrazia diventerà autenticamente partecipativa. Il Parlamento avrà l’obbligo (e non più la facoltà) di deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150 mila elettori. Vengono introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo e si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi

Maggiore chiarezza sulle competenze di Stato e Regioni. La riforma semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni, con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative. Sarà un modo per promuovere le Regioni più virtuose.

Aumenta la rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa. Il nuovo Senato diventerà finalmente il luogo della rappresentanza delle Regioni e dei Comuni che potranno così intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte. In più il nuovo Senato dei sindaci e dei consiglieri sarà investito di una funzione molto importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori.

La riforma costituzionale produce risparmi per oltre mezzo miliardo l’anno. Questa è la cifra che, secondo i sostenitori del si, si risparmierà con la riforma. Circa 80 milioni di risparmi verranno dalla riduzione del 33% delle indennità parlamentari dovuta al minor numero di senatori, altri 70 milioni verranno dalla riduzione dei rimborsi ai gruppi al Senato, dal minor lavoro delle commissioni di Palazzo Madama e dal ruolo unico del personale di Camera e Senato. A questi vanno poi aggiunti altri 320 per effetto dei risparmi sul personale politico delle Province più altri 20 milioni dall’abolizione del Cnel.

Per chi vuole approfondire, questo il sito (www.camera.it/leg17/465?tema=riforme_costituzionali_ed_elettorali) dove sono riportati i lavori parlamentari  e il testo integrale della riforma costituzionale. Il consiglio è quello di leggere attentamente  il testo in maniera di crearsi un’opinione autonoma sulla materia, senza il filtro di esponenti politici, partiti e comitati di una o dell’altra parte. L’unico modo per arrivare ad una scelta consapevole, senza condizionamenti preconcetti.

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