Tutti contro tutti, Ascoli sull’orlo di una crisi di nervi


Uniti nelle critiche al sindaco Castelli per i ritardi nei lavori per la tribuna est e per la disastrosa situazione della curva sud, gli ultras e Bellini sono ai “ferri corti” per le dichiarazioni del patron bianconero su cori razzisti e multe

Sono passati poco più di 2 anni ma sembrano trascorsi secoli. Era il 7 febbraio del 2014 quando, dopo le 16, il giudice Raffaele Agostini annunciava che l’ex Ascoli calcio era ufficialmente di proprietà di Francesco Bellini (sua l’unica offerta di 860 mila euro). Ad accompagnare il nuovo presidente bianconero il sindaco Castelli, con tanto di sciarpa bianconera al collo, e fuori dal tribunale una folla di circa mille tifosi festanti, con fumogeni e bandiere che acclamavano quello che ai loro occhi era una sorta di salvatore, dopo gli anni dell’ultimo periodo di Benigni. La sera, poi, la festa in piazza Arringo, con oltre 3 mila tifosi presenti, segnava definitivamente l’inizio di quella che tutti credevano potesse diventare una nuova lunga favola, un po’ come quella vissuta all’epoca di Costantino Rozzi (certo i tempi sono completamente cambiati e il calcio è distante “anni luce” rispetto ad allora).

Quella favola, però, sembra già alla fine e il giocattolo, se non è già completamente rotto, è molto vicino alla rottura. E lo è ancora di più dopo la difficile giornata di ieri, probabilmente la più cupa della storia bianconera da quanto Bellini è alla guida. Prima la diffusione di un’intervista del presidente rilasciata ad un periodico canadese, poi la partita pomeridiana con il Cesena (per altro una delle più brutte gare viste al Del Duca negli ultimi anni…) durante la quale, tra un tempo e l’altro, sono stati ritirati gli striscioni Infine in serata il comunicato con il quale gli ultras spiegano le ragioni della loro protesta,  con spunti particolarmente polemici nei confronti di tutti.

E’ sin troppo chiaro che i rapporti tra le tre parti (società, rappresentata da Bellini, Comune, rappresentato dal sindaco, e tifosi), che in quel 7 febbraio di 2 anni e mezzo fa sembravano destinati a marciare a lungo insieme, sono ai minimi termini, in qualche caso di malcelato conflitto.

Non è, infatti, un mistero che tra Bellini e il sindaco Castelli i rapporti non siano mai stati, se non nella primissima parte, idilliaci, così come è noto che anche una buona parte della tifoseria più calda ha sempre guardato con diffidenza il primo cittadino per le sue chiacchierate passioni calcistiche giovanili (in molti sostengono che il sindaco in gioventù era tifoso della Samb e non vedeva certo di buon occhio l’Ascoli).

Discorso differente per quanto riguarda il rapporto tra Bellini e gli ultras, dopo una lunga luna di miele sono sorti i primi attriti  ed ora il rapporto si è decisamente raffreddato. Ma cerchiamo, innanzitutto, di capire cosa in concreto è accaduto ieri. In mattinata è stata rilanciata da alcuni quotidiani locali l’intervista che il  numero uno bianconero ha rilasciato al caporedattore del “Cittadino Canadese”, il settimanale di lingua italiana di Montreal.

Un lungo colloquio incentrato sul calcio e sulla situazione dell’Ascoli nel quale Bellini non ha certo risparmiato parole dure e taglianti nei confronti del sindaco Castelli, parlando anche nel dettaglio della situazione dello stadio e del suo rapporto con i tifosi. “Il sindaco Castelli vive sulle nuvole – ha detto Bellini al giornalista che gli chiedeva dei suoi dissidi con il primo cittadino – se io dico una cosa, è quella: non c’è bisogno di firmare nulla. Se prometto una cosa, la faccio, anche se ci devo rimettere. In questo momento non c’è un buon rapporto”.

Non solo, anche quando è stato affrontato il discorso stadio non sono mancate frecciate velenose al sindaco. “La Federazione ha invitato il sindaco a coprire i cantieri dello stadio con i teli ma non è stato fatto nulla – ha aggiunto Bellini, soffermandosi poi sulla curva sud e sulla proposta, fatta di Faraotti, di una concessione comunale di 20 anni – è una possibilità ma prima finiamo la Tribuna Est. Della Curva Sud per adesso possiamo fare a meno. Gli abbonati sono solo 3.400, se fossero 10 mila allora ci penserei. Purtroppo Ascoli versa in una situazione economica difficilissima: credo che la gente non sia in grado di pagare 150 euro per l’abbonamento annuale. Quindi per ora non se ne parla, ma in futuro sono pronto ad intervenire anche per la curva”.

Chiusura sul suo rapporto con gli ultras. “Ho un buon rapporto con loro, sono loro che non hanno un buon rapporto con le autorità sportive. Il problema è che quando esplodono fumogeni, insultano l’arbitro o le altre squadre con frasi razziste siamo noi a pagare le multe”. Inevitabile che l’intervista abbia fatto scalpore, anche se in realtà non c’è nulla di nuovo.

Non è infatti una novità che Bellini non abbia una grande opinione del sindaco e che tra i due non corra buon sangue (basti pensare che la convenzione per la gestione del Del Duca quest’anno è stata firmata, e con molto fatica, solo al fotofinish, un paio di giorni prima del termine ultimo per iscrivere l’Ascoli al campionato), così come non è certo la prima volta che il numero uno bianconero critica in maniera così palese e dura il primo cittadino.

I rapporti, ormai ai minimi termini, si sono definitivamente deteriorati a causa della lunga e interminabile telenovela sui lavori allo stadio per il rifacimento della tribuna est (vedi articolo “Telenovela stadio, la storia infinita”). Difficile, in quest’ottica, non comprendere e non condividere la posizione di Bellini, i ripetuti proclami e le promesse del sindaco sulla fine dei lavori, puntualmente non rispettati, hanno finito per esasperare il numero uno bianconero. Al quale prima era stato promesso che i lavori sarebbero terminati entro l’inizio del campionato 2015/2016, poi a dicembre 2015, poi ancora a giugno 2016.

Il sindaco Castelli – si legge in un duro comunicato stampa della società bianconera dopo l’incontro tra Bellini e Castelli del 12 giugno 2015 ha comunicato, smentendo quanto affermato due settimane fa, che non potrà rispettare la data inizialmente indicata, non essendo ancora stato perfezionato il mutuo e che l’ultimazione dei lavori riguardanti la Tribuna est probabilmente slitterà a giugno 2016”. La storia recente ci racconta che, poi, neppure quella data è stata rispettata ed ora la nuova scadenza è fissata a fine 2016.

E’ chiaro che per un imprenditore dello stampo di Bellini, che come ha ribadito lui stesso, quando promette una cosa, lo fa perché è sicuro di poter mantenere la parola,  tutte queste promesse non rispettate sono viste come una grave mancanza di rispetto nei suoi confronti e nei confronti dell’Ascoli. Tra l’altro il primo cittadino non si è mai preoccupato di spiegare a lui, ma anche ai tifosi ascolani, le ragioni di questi continui rinvii. Ogni volta, come se niente fosse e come se la data della precedente promessa non fosse mai esistita, si limita a riproporre una nuova data, per giunta con toni trionfalistici sinceramente fuori luogo, soprattutto quando si sta parlando di un intervento che, a dar credito alle prime esternazioni di Castelli, doveva essere terminato almeno da un anno.

Comprensibili e condivisibili anche le perplessità di Bellini nei confronti dei tifosi più caldi. Anzi, semmai sarebbe da stupirsi che qualcuno possa non condividere la sua opinione in merito a certi comportamenti dei tifosi stessi che, oltre ad essere inqualificabili e ingiustificabili, producono gravi danni all’immagine ma anche alle finanze della società.

Dichiarazioni che, però, non sono per nulla piaciute alla tifoseria organizzata che ieri sera, attraverso un lungo comunicato degli Ultras, di fatto ha risposto al presidente. In realtà il comunicato spiegava nel dettaglio le ragioni della protesta  messa in atto durante la partita di ieri sera con il Cesena.

Abbiamo deciso di piegare gli striscioni ed abbandonare la nostra curva  – si legge nella nota – per una serie di situazioni che si protraggono da tempo e non ci permettono più di vivere lo stadio e sostenere la squadra come piacerebbe a noi. Mentre ci viene permesso di entrare in una curva palesemente inagibile passando proprio nella zona a rischio crolli , si continua da mesi a mantenere la massima fiscalità ed intransigenza su questioni irrilevanti come: ingresso dei palloncini per le vittime del terremoto; impossibilità di fare entrare megafoni e tamburi nonostante non abbiamo mai arrecato problemi di sorta; ingresso vietato a chi dimentica il segnaposto pur se provvisto di tessera ed abbonamento; lunghissime e avvilenti trafile burocratiche sul materiale usato e assurde certificazioni per coreografie e simili. A questa situazione ha contribuito anche una società che, da quando è subentrata, continua ostinata a criminalizzare gli ultras sulla stampa, attraverso continue e costanti interviste e dichiarazioni” .

Detto che saremmo davvero curiosi di sapere chi è il gran genio che  ha ideato questa “pagliacciata” del segnaposto (manco fossimo ad un pranzo di matrimonio…), mentre forse è meglio non sapere chi ha avuto la “splendida” idea di non far entrare i palloncini per le vittime del terremoto (è risaputo che è più pericoloso un palloncino di qualsiasi altro corpo contundente…), ci sono 2 passaggi particolarmente significativi in quel comunicato.

Il primo è quello che riguarda la situazione della curva sud, le cui condizioni non rassicurano affatto i tifosi, irritati anche per tutto il balletto sulla momentanea chiusura subito dopo il terremoto e per le dichiarazioni del sindaco in proposito. Difficile dargli torto, anche perché non è facile comprendere che senso abbia chiudere una parte della curva, evidentemente perché ritenuta pericolosa, ma poi permettere tranquillamente che i tifosi transitino proprio lì, nella zona a rischio.

Tra l’altro non è certo una novità che da anni il tifo organizzato chiede che si intervenga sulla curva sud (invece anni fa si è intervenuti su quella nord…) , tanto che fino ad inizio 2015 quello doveva essere l’intervento prioritario del Comune, prima che le analisi strutturali sullo stadio evidenziassero l’inagibilità della tribuna est. Per giunta i tempi lunghi e i soldi spesi dal Comune proprio per la tribuna, così come le dichiarazioni di Bellini, hanno ampiamente fatto capire che per ora è da escludere un intervento sulla curva. Quanto al rapporto con la società abbiamo già sottolineato come certi comportamenti non possano essere tollerati e giustificati.

Però sarebbe un errore pensare che la distanza che si è creata dipenda solo da questo, è indiscutibile che, dopo l’innamoramento iniziale, i tifosi non sentono più la società e il presidente così vicini, così partecipi. Si ha quasi la sensazione che la passione iniziale si sia affievolita e anche alcune scelte e alcuni errori non hanno certo contribuito a migliorare la situazione. Così come non ha contribuito all’immagine della società la chiusura nei confronti del Monticelli a cui era stato assicurato l’utilizzo, per le partite casalinghe, del Del Duca che, invece, è stato negato nelle prime due uscite in casa, con motivazioni risibili.

Al tempo stesso, però, va ricordato che la tifoseria organizzata bianconera non di rado ha atteggiamenti a dir poco discutibili. Come non ricordare, ad esempio, quando l’Ascoli guidato da Benigni fu promosso in serie A, con i tifosi in piazza a festeggiare e l’allora presidente bianconero chiuso in casa perché già pesantemente contestato e, addirittura, minacciato con due bombe carta fatte esplodere sotto casa sua. Certo tra Bellini e Benigni c’è una differenza notevole, ma il rischio che la situazioni precipiti definitivamente è concreta.

Forse è arrivato il momento di cercare di chiarire le tante incomprensioni e i tanti problemi che ci sono tra le parti, per cercare di proseguire con un minimo di serenità in più

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