“Revenge porn” e “Sexting”, quando la rete può anche uccidere


La tragica vicenda della 31enne napoletana Tiziana Cantone riporta al centro dell’attenzione le distorsioni e le deviazioni provocate dal fenomeno del “Sexting”. Che, secondo i dati del Moige, coinvolge ben 6 adolescenti su 10. E che proprio nelle Marche è apparso per la prima volta, con i casi di Ancona e di Ascoli

Si chiama”Revenge porn”, la porno vendetta. È il termine con cui vengono definiti quei video porno che finiscono in rete e con i quali meschini fidanzati in cerca di rivalsa, umiliano e sputtanano letteralmente le proprie ex compagne. Video osè, a volte anche piuttosto spinti, che riprendono giochi erotici di una coppia, girati nel momento in cui la complicità tra i due partner  è ai massimi livelli e quel gioco, a volte anche molto spinto e magari condito da quello che viene generalmente definito “turpiloquio”, viene visto come qualcosa che contribuisce a cementificare quel rapporto, come qualcosa da condividere tra i due.

Come si sa, però, i rapporti si logorano, l’amore finisce, succede anche che uno dei due tradisce, che l’amore si trasforma in rabbia nei confronti dell’ex partner. Ed allora ecco che quel video, prima segno della massima complicità tra i due, diventa, nelle mani di una persona vigliacca e meschina, una terribile arma di vendetta per umiliare e distruggere la vita dell’ex partner. Il video finisce in rete e, in breve tempo, diventa un fenomeno virale “a luci rosse” diffuso a macchia d’olio. E per la “protagonista” di quel video inizia un vero e proprio umiliante inferno.

Spesso vittime e carnefici di questo gioco perverso e pericoloso sono giovani, adolescenti, con il “Revenge porn” che  si intreccia di frequente con l’altro fenomeno in allarmante crescita tra  i ragazzi, il Sexting (lo scambio in rete di foto e video hot tramite l’uso di chat e smartphone). Questa volta, però, la vittima è una donna di 31 anni, Tiziana Cantone. E la storia è finita in tragedia, con la 31enne napoletana che, sopraffatta dalla vergogna e dall’umiliazione, ieri pomeriggio ha deciso di farla finita, impiccandosi con un foulard nella cantina della sua casa di Mugnano.

Aveva provato a fuggire dalla vergogna, rifugiandosi in Toscana. Aveva addirittura chiesto di poter cambiar nome per non essere più riconosciuta ed identificata.  Non è servito nulla, la sua vita è stata spezzata da un’ignobile ripicca di un balordo con il quale Tiziana aveva condiviso quel gioco hot. Che, però, è finito in rete ed è diventato subito virale, con centinaia di migliaia di contatti e di “mi piace”, commenti sempre più pesanti ed addirittura una delle frasi pronunciate dalla povera Tiziana è diventato un vero tormentone, stampato addirittura su una T-shirt.

Non bisogna certo essere un veggente per immaginare il genere di commenti che inevitabilmente vengono generati da una simile storia tra “quelli che ben pensano”, sui “facili costumi” di quella povera ragazza, sulla sua colpevole ingenuità nel seguire la moda tanto cool del momento e tutto quanto ne consegue. Bando alle ipocrisie, certi giochi, certe situazioni ci sono sempre state, sono sempre esistite (chi non ricorda cosa accadeva in quelle feste da adolescenti che si era soliti fare ogni fine settimana ai “nostri tempi”) e se superficialità c’è stata nel seguire la moda del Sexting, questo non cambia la sostanza delle cose.

Che deve far riflettere sul grande teatro globale che è diventato internet e, ancora di più, i social network, dove tutto è possibile ma dove tutto non può essere lecito, dove la dignità di qualsiasi persona, anche di chi magari ha commesso qualche leggerezza, qualche superficialità, può essere violentemente calpestata e distrutta dalla sempre più nutrita schiera di quelli che una volta venivano definiti “guardoni” (oggi è più di moda e di classe definirli vouyers).

Naturalmente la rete non è la causa ma funge da enorme cassa di risonanza, ciò che accade non è altro che la conseguenza delle azioni dei singoli, del fatto che si siano spostati sempre più in là i limiti del rispetto della privacy, di come sia sempre difficile per troppe persone accettare il rifiuto, il tradimento, la delusione in amore e che, di conseguenza, ogni forma di vendetta sembra lecita. La rete è solo l’evoluzione dei tempi ma, purtroppo, è anche un mezzo terribilmente più efficace per umiliare di fronte ad una platea sempre più vasta, di cui poi è impossibile controllare le reazioni, anche le più estreme, la vittima.

Una volta, infatti, poteva capitare che il partner tradito, lasciato o anche solo respinto per “vendetta” “parlava male”, metteva in giro voci spesso non veritiere sulla “moralità” della ragazza in questione. Un pessimo comportamento comunque ma che almeno rimaneva circoscritto alle conoscenze più vicine. Oggi, invece, c’è la rete dove basta diffondere un video, delle foto ed ecco che la “reputazione” della vittima è rovinata non solo tra i conoscenti, ma in una platea terribilmente più vasta.

Naturalmente collegato a ciò c’è proprio questa moda sempre più diffusa del Sexting che coinvolge un numero crescente di adulti ma che, soprattutto, è incredibilmente e pericolosamente largamente diffusa anche e soprattutto tra i più giovani. Ed è per questo che la drammatica storia di Tiziana, al di là di tante altre considerazioni, deve indurci a riflettere. A maggior ragione per il fatto che nella nostra regione il fenomeno del Sexting è largamente diffuso tra i ragazzi, come dimostrano le cronache degli ultimi mesi.

E’ dei giorni scorsi, ad esempio, la notizia della denuncia di un ragazzo di 18 anni  nel Pesarese che avrebbe prima minacciato poi diffuso alcuni video “a luci rosse” della propria giovane fidanzatina di 15 anni, dopo che lei aveva deciso di lasciarlo. E sempre di alcuni giorni fa è la notizia della denuncia nei confronti di 7 ragazzini dell’entroterra maceratese, che dovranno comparire davanti al tribunale per i minori di Ancona per aver filmato durante una festa due ragazzine (minorenni) mentre compiono atti sessuali ed aver, poi, diffuso il video tramite Whatsapp e Bluetooth.

Ma per certi versi potremmo addirittura sostenere che il territorio marchigiano è stato il precursore, almeno nel nostro paese, del fenomeno del Sexting e delle sue conseguenze più deleterie. Infatti era l’estate del 2007 quando ad Ancona esplose il caso degli abusi sessuali ai danni di una ragazzini tredicenne, ad opera di un gruppo di 13 ragazzini. Anche in quel caso tutto era iniziato come un gioco, poi, sotto la minaccia di rendere pubblici i video, la ragazzina era stata costretta a prestazioni sessuali  video filmate con ben 13 ragazzini. Che poi avevano diffuso le immagini di quanto avveniva nel parco pubblico di Torrette via mms e via internet ad un pubblico di decine e decine di altri minori.

E’, invece,  di 4 anni fa la vicenda che scosse la tranquillità del capoluogo piceno e che vide protagonista una ragazzina all’epoca appena 13enne. La ragazzina si era fatta riprendere nel corso di atti sessuali con un paio di ragazzi un po’ più grandi che, però, un po’ per gioco o un po’ per bullismo, in breve avevano fatto girare quel video in rete, al punto che in pochissimo tempo gran parte degli adolescenti ascolani avevano visto quel video e avevano riconosciuto la giovanissima protagonista. Che, poi, ha duramente pagato le conseguenze di quella grave ingenuità. Allora sembravano episodi singoli, casi rarissimi, oggi i dati diffusi prima dal Moige (Movimento italiano dei genitori) e poi da un’indagine dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza e Skuola.net evidenziano come il fenomeno del Sexting sia sempre più diffuso tra i ragazzi.

Secondo la ricerca effettuata dal Moige 6 minori su 10 ammettono di divertirsi a scambiare foto e video hot in rete. I mittenti sono per lo più amici (38,6% dei casi), mentre gli sconosciuti sono il 22,7%. Secondo gli esperti del Moige il sexting è indiscutibilmente associato al dilagare del cyber bullismo, il bullismo in rete. Infatti 6 adolescenti su 10 hanno dichiarato di aver utilizzato foto e video osè per prendere in giro qualche compagno o compagna.

Dall’indagine realizzata (su un campione di 7 mila ragazzi tra i 13 e i 18 anni) dall’Osservatorio Nazionale e Adolescenza e Skuola.net  emerge, invece, che quasi il 10% degli intervistati dichiara di aver subito la minaccia o la messa in atto vera e propria del “revenge porn”, con la pubblicazione e la divulgazione di tutto il materiale hot in possesso dal partner. Un dato impressionante perché si tratta di quasi 700 casi, su 7 mila ragazzi intervistati, che rendono l’idea della vastità e delle proporzioni del fenomeno.

Alla base di tutto c’è la concezione e l’utilizzo della rete da parte degli adolescenti, il ruolo spesso troppo marginale o assente degli agenti sociali come la famiglia e gli educatori e la mancanza di norme chiare e conosciute, finalizzate a delineare le effettive responsabilità da parte di chi pubblica e diffonde quel materiale in rete. Troppo spesso, infatti, si è portati a ritenerla una goliardata, un atto che non produce chissà quali conseguenze. Invece è tutto il contrario.

E’ , quindi, necessario affiancare i più giovani nell’uso della rete, spiegare, descrivere, anticipare per riuscire a far comprendere il confine ben preciso che esiste tra la sessualità come forma di espressione personale a la pornografia massiva, tra necessità di condividere e intimità personale, tra reale e surreale, tra opportuno e inopportuno. Certo non è cosa semplice, spesso nella società moderna non è facile neppure per un adulto, come insegna la tragica storia di Tiziana, figuriamoci quanto complesso e difficile può esserlo farlo capire ad un ragazzo, ad un adolescente. Serve naturalmente anche il supporto concreto e fattivo delle istituzioni, non solo nazionali e internazionali che in qualche modo si stanno muovendo.

La Commissione europea dal 2014 ha istituito il “Safer Internet Day”, la giornata per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani, il ministro dell’istruzione insieme alle principali realtà italiane che si occupano di questi argomenti ha lanciato lo scorso anno la campagna una campagna dagli stessi contenuti denominata “Se mi posti ti cancello”. E’ fondamentale che ora si muovano anche le istituzioni locali, Comuni, Province, Regione ma anche e soprattutto la scuola.

Perché se è vero, come ha detto qualcuno, che in questa epoca social ormai il buco della serratura è ormai grande come la porta, è altrettanto innegabile che non possiamo e non dobbiamo arrenderci al fatto che ormai, qualunque cosa succederà nel mondo reale, avverrà anche in rete e tutti la verranno velocemente a sapere.

Soprattutto quando si parla di gesti e azioni che dovrebbero riguardare la sfera dell’intimità

 

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