Caos terremoto: sgomberi e rinvii tra dubbi, proteste e scarsa trasparenza


Non basta il rinvio dell’inizio dell’anno scolastico, i genitori chiedono chiarezza, con la pubblicazione di tutti gli atti relativi alle verifiche ma anche le certificazione anti sismiche delle scuole cittadine. Stessa richiesta in un’interrogazione del consigliere Ameli che propone l’invio ai cittadini del piano di emergenza comunale

Alla fine, come richiesto a gran voce da un gran numero di genitori, l’inizio dell’anno scolastico è slittato. Ma l’auspicata chiarezza sulla situazione delle scuole cittadine ancora non c’è, se non solo parzialmente. E la situazione resta abbastanza caotica e non solo per quanto riguarda gli edifici scolastici. In ogni caso questa mattina la prima campanella non è suonata in nessun istituto cittadino. Se ne riparlerà lunedì 19 settembre.

Così ha deciso il sindaco Castelli, non senza polemiche nei confronti della Regione (nella persona dell’assessore Bravi) e del ministro Giannini che, secondo il primo cittadino, avrebbe fatto pressioni per non far slittare la riapertura dell’anno scolastico. In realtà la mail (e il successivo comunicato stampa) con il quale l’assessore comunicava la decisione è vero che ribadiva l’avvio della scuola il 15 settembre nelle Marche, lasciando però ai sindaci la possibilità di decidere autonomamente in caso di problemi o della necessità di completare gli interventi per la messa in sicurezza delle scuole (facendo anche riferimento alla normativa nazionale che consente, in caso di necessità, di derogare al limite minimo ammissibile di 200 giorni). Evidentemente, però, in questo periodo non è proprio così semplice leggere e riuscire anche a comprendere il significato di una mail (Di Maio docet…).

In ogni caso il comportamento della Regione è sembrato più che corretto e condivisibile, visto che non si poteva certo pensare di rinviare l’avvio dell’anno scolastico in tutto il territorio regionale, in buona parte non particolarmente colpito dal sisma. Giusto, quindi, delegare la decisione ai sindaci, cioè coloro che meglio di ogni altro hanno il quadro della situazione nel proprio territorio e, di conseguenza, possono sapere se è opportuno ritardare di qualche giorno o meno. Certo così la responsabilità della scelta ricade sui sindaci stessi, ma se un primo cittadino non ha il coraggio o la volontà di assumersi una simile responsabilità allora farebbe meglio a fare altro.

Quasi superfluo, poi, ricordare che il ministro Giannini in realtà non ha fatto alcuna pressione, se non per le zone del cosiddetto “cratere”, dove l’avvio della scuola rappresenta sicuramente un momento importante per cercare di tornare a quella quotidianità, stravolta dalle scosse del 24 agosto scorso. Se, però, da una parte il primo cittadino ha finito per accontentare le richieste di tanti genitori circa il rinvio dell’inizio dell’anno scolastico, dall’altra la situazione resta molto confusa e, soprattutto, poco chiara. E non solo riguardo la situazione degli edifici scolastici.

A distanza di 20 giorni si susseguono ordinanze di sgombero, messa in sicurezza e transennamenti che, per giunta, riguardano praticamente tutte le zone cittadine e le frazioni. Senza dimenticare i tanti edifici pubblici chiusi perché dichiarati inagibili (anche un paio di sedi di uffici comunali) o nei quali si è intervenuto o sono ancora in corso gli interventi. Insomma si è passati dall’incauto annuncio trionfale del sindaco il 28 agosto scorso (“Il terremoto non ha prodotto effetti significativi sul sistema cittadino, la città ha risposto bene”), ad una situazione assai problematica e sempre più confusa.

Ed è inevitabile che cresca il desiderio dei cittadini di chiarezza, finalmente bene interpretato da un’’interrogazione molto dettagliata presentata dal consigliere comunale del Pd Francesco Ameli nella quale si chiede massima trasparenza su tutti gli aspetti relativi al terremoto e si promuovono anche un paio di suggerimenti importanti da tenere in considerazione.

E’ doveroso – spiega Ameli – rendere dotta la cittadinanza della situazione di tutti gli edifici e le infrastrutture di Ascoli. Non è allarmismo, è precauzione ed informazione trasparente. I cittadini hanno il diritto di essere adeguatamente informati sullo stato effettivo degli edifici pubblici e privati. Tutto ciò deve essere fatto con atti ufficiali e non con dichiarazioni tv. Le stesse dichiarazioni che hanno portato ad una sovraesposizione mediatica negativa della nostra città, tanto che i turisti non si recano più ad Ascoli”. Nel dettaglio l’interrogazione chiede “quale sia la situazione statica ed impiantistica degli edifici scolastici pubblici e privati e quali siano eventualmente le azioni e i tempi di manutenzione in questione da intraprendere o già intraprese; quali sia la situazione statica ed impiantistica delle strutture (ponti, strade, scarpate) visto il crollo di molte di esse nei comuni del cratere sismico a seguito del terremoto del 24 agosto; se sono stati fatti tutti gli accertamenti relativi alle vie di fuga su edifici pubblici e privati di pubblica utilità e sulle infrastrutture; se si intende pubblicare tali risultati sui canali di comunicazione istituzionale del Comune”.

Da parte sua, però, il sindaco Castelli, dopo un periodo di cautela, ha ripreso con la “cantilena” del “tutto va bene”, “non ci sono problemi, ma” che tanto indispettisce i cittadini ascolani che vorrebbero semplicemente sapere nel dettaglio come stanno le cose. “Abbiamo verificato che le nostre scuole sono sicure – ha affermato annunciando la decisione del rinvio dell’avvio dell’anno scolastico – abbiamo comunque rilevato una serie di esigenze di manutenzione dei nostri edifici che sono sicuri ma che, per effetto del sisma, hanno registrato problematiche riguardanti elementi non strutturali come cartongessi, tramezzi ed altro. Abbiamo, quindi, aperto in somma urgenza decine di cantieri anche per questi aspetti di dettaglio”. Tradotto in parole un po’ più chiare, le scuole cittadine non sono a rischio crollo (o meglio, tutte tranne la primaria e dell’infanzia di San Domenico), però qualche situazione di pericolo in realtà ci sarebbe (se cadono intonaci e calcinacci o qualsiasi altra cosa mentre ci sono studenti e professori non sarebbe un problema di poco conto…) e di conseguenza si sono resi necessari alcuni interventi urgenti.

Emblematiche del clima che si vive in città, e che queste dichiarazioni non contribuiscono certo a rasserenare, sono le reazioni all’intervento del sindaco che si leggono sul profilo facebook. Infatti se è vero che ci sono diversi cittadini che comunque approvano quanto dichiarato dal sindaco, fioccano le proteste e le contestazioni anche dure.

Bravo sindaco, ma il terremoto dell’Aquila c’è stato ben 7 anni fa, potevate provvedere anche allora invece di aspettare l’ennesima catastrofe. Allora a scuola ci andavo e l’unica cosa che fu fatta furono un paio di esercitazioni di emergenza” afferma Gloria. “Ma con 2 giorni in più che sicurezza date se non avete messo in sicurezza negli anni passati? Mi sembra solo un rinvio per pulirvi la coscienza” aggiunge Gioia. “Credo che non serva proprio a niente, 4 giorni non fanno la differenza per nessuno. Una settimana in più poteva anche darsi. Ma dal 15 al 19 la considero una presa per  i fondelli” sostiene Gemma. “Con 4 giorni in più non si puliscono neanche le ragnatele, non diciamo baggianate” rincara Antonio.

Durissimo l’intervento di Lorella “Caro sindaco dalle sue parole si evince un quadro completamente diverso dalla realtà. Le scuole ascolane sono tutte fatiscenti e non certo da oggi, bensì da anni. Così come lo sono tutte le palestre. Questo quadretto alla libro Cuore non ci convince. Le strutture comunque sono simili a quelle descritte da De Amicis”.

Critiche eccessive? Forse ma a giudicare da quanto emerge dal sito del ministero per l’istruzione “Scuole in chiaro” , dove è possibile esaminare le schede relative a tutte le scuole italiane, le parole di Lorella non sembrano essere tanto lontane dalla realtà. Al di là della scuola San Domenico, ci sono le scuole San Serafino-Galiè (elementari), Rodari (elementari) e D’Azeglio (medie) che secondo quel sito necessitano di manutenzione per le strutture portanti e per le murature, oltre che di altri interventi di manutenzione. Che sono richiesti anche per altre scuole cittadine. E quei dati sono stati presi prima del terremoto.

Senza troppi giri di parole, sarebbe quindi ora di finirla con dichiarazioni di facciata rassicuranti, ma è davvero arrivato il momento di fare chiarezza e trasparenza, rendendo pubblici tutti i risultati delle ispezioni effettuate nelle scuole , gli interventi messi in cantiere ma anche tutti i dati degli edifici scolastici stessi. Cosa, ad esempio, fatta, sia pure parzialmente, dalla Provincia che in un comunicato stampa ha spiegato nel dettaglio gli interventi fatti o in corso di realizzazione sugli istituti scolastici di propria competenza (le scuole superiori).

Entrando nel merito, sono in corso interventi per la messa in sicurezza dei solai nell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Umberto I”, nel Liceo Classico “Stabili” e al Liceo Scientifico “Orsini” – si legge nel comunicato – si tratta di opere di manutenzione straordinaria già programmate prima del sisma del 24 agosto a seguito del monitoraggio sulle scuole superiori del territorio finanziato con decreto Ministeriale nell’ambito della partecipazione della Provincia di Ascoli al bando la “Buona Scuola”. Sempre al Liceo Scientifico sono in corso lavori di riparazione dei danni causati dal sisma in alcune porzioni della scuola e dovranno essere effettuati lavori di ripristino anche allo “Stabili”. Attività di riparazione danni e messa in sicurezza si stanno effettuando all’Ipsia Sacconi nelle sedi di via Angelini e in quella di via Faleria e all’Ipsia  di via Cagliari. Tecnici ed operai sono al lavoro anche all’Istituto Tecnico Industriale “Fermi” per la messa in sicurezza della canna fumaria della centrale termica ed altre attività di manutenzione e miglioria.   Per quanto riguarda l’Istituto d’Arte “Osvaldo Licini” che aveva subito i danni maggiori, sebbene i lavori di ripristino prevedono tempi stimati in almeno 30 giorni, non sarà necessario trasferire gli studenti in quanto potranno essere utilizzati i laboratori già esistenti. Resterà invece chiuso per le lesioni subite il Liceo Psicopedagogico “Trebbiani” che ospita anche la scuola primaria e dell’infanzia “San Domenico”. Per questo plesso scolastico verrà redatto un progetto specifico di recupero insieme al Comune di Ascoli. Nel frattempo gli allievi verranno trasferiti in quote parti all’Ipsia “Ceci” di via Faleria, al Liceo Classico “Stabili” e all'”Iti Fermi”. Sono inoltre in fase di attuazione lavori di miglioramento all’Istituto Tecnico Agrario “Ulpiani” per consentire al convitto della scuola di far fronte alle numerose richieste post sisma e per recuperare ulteriori spazi al servizio della stessa scuola”.

Difficile comprendere per quale ragione una cosa del genere non può essere fatta anche dal Comune per quanto concerne le scuole di propria competenza, ancora più difficile capire perché non si possono rendere noti i dati sulla sicurezza sismica di tutte le scuole cittadine, come invocato da giorni da un sempre maggior numero di genitori. Che, attraverso i social, continuano a minacciare di non mandare i propri figli a scuola fino a quando non si sarà fatta completa chiarezza. Che, in realtà, andrebbe fatta anche sulla situazione cittadina, visto che le 32 ordinanze di sgombero e messa in sicurezza emanate dal sindaco in pochi giorni e i tanti interventi su strutture pubbliche hanno definitivamente spazzato via l’idea, fatta passare dal primo cittadino nell’immediato post terremoto, che il capoluogo piceno non abbia risentito in maniera particolare delle forti scosse.

Per questo è più che giustificata la richiesta di Ameli che, sempre in quell’interrogazione, chiede all’amministrazione comunale massima chiarezza anche sulla situazione di tutte le strutture pubbliche e private, anche riguardo le certificazioni antisismiche. Sempre nell’interrogazione si chiede “quali azioni si intende porre in atto ed entro quali tempi per favorire una maggiore cultura della prevenzione sismica tra cittadine e cittadini di Ascoli Piceno” e viene lanciata una proposta assolutamente da sottoscrivere.

Riteniamo necessario – scrive Ameli  – inviare a tutti i cittadini ascolani una copia del piano di emergenza protezione civile del comune di Ascoli Piceno, anziché l’invio del periodico Arengo News come da ODG presentato”. Un piano che il Comune ha (vedi articolo “Aggrappati a Sant’Emidio”) e, almeno sulla carta, anche ben dettagliato.

Certo così l’amministrazione comunale dovrebbe rinunciare, almeno per un numero, alla solita propaganda stile “Istituto Luce”. Ma, almeno per una volta, i cittadini ascolani saprebbero che i propri soldi sono stati spesi per qualcosa di utile…

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