Caos scuola, necessario il posticipo della prima campanella


La Regione ancora non ha deciso ma la situazione ancora caotica consiglia un rinvio. Anche perché la situazione degli istituti scolastici, tra sopralluoghi ancora da fare, verità non dette, scuole dichiarate inagibili e interventi da effettuare in decine di edifici, è più critica di quanto  previsto

Esattamente tra 8 giorni, giovedì 15 settembre, nelle scuole marchigiane dovrebbe suonare la prima campanella che darà il via al nuovo anno scolastico. Il condizionale è quanto mai d’obbligo in questo caso visto che la situazione che si è creata dopo il terremoto, con diverse scuole inagibili, molte altre che necessitano interventi e diversi sopralluoghi ancora da effettuare, fanno pensare alla possibilità di un rinvio, almeno nelle province più colpite dal sisma (Ascoli, Fermo, Macerata). Anzi, sgombriamo subito il campo da possibili equivoci, sarebbe davvero sconcertante se in queste zone la scuola ripartisse, come se nulla fosse, davvero il 15 settembre. E, in tutta sincerità, stupisce il fatto che ancora i nostri amministratori, regionali, provinciali e comunali, non abbiano già fatto passi concreti per chiedere quel rinvio invocato (sui social ma non solo) da un sempre maggior numero di genitori e imposto dalla logica, vista la difficile situazione che sta vivendo il territorio.

D’altra parte se addirittura in provincia di Teramo si è deciso di rinviare di una settimana l’apertura dell’anno scolastico, sarebbe quanto meno sorprendete se non ci fosse alcun rinvio in zone che sono state colpite molto più pesantemente del Teramano. “In questo momento la cosa più importante è mandare a scuola i nostri figli in una situazione di ragionevole sicurezza, fino a che queste condizioni non ci sono non aprirò le scuole” ha dichiarato il sindaco di Sulmona Annamaria Casini facendo proprie le richieste del neocomitato “Scuole sicure” composto da ben 400 famiglie.

Una simile presa di posizione sarebbe auspicabile anche da parte dei sindaci del nostro territorio (e dai presidenti di Provincia) per spingere il presidente della Regione Ceriscioli a fare da subito, senza dover attendere chissà cosa, i passi necessari per chiedere il posticipo. In questa direzione, in realtà, si starebbe già muovendo il sindaco di Macerata Carancini che, va sottolineato, nell’occasione ha avuto un comportamento da prendere da esempio.

Dopo le prime violente scosse si è subito mosso per chiedere i necessari interventi di verifica ad opera della protezione civile (insieme ai tecnici comunali), invitando i cittadini ad attendere i risultati finali e assicurando che, al termine delle verifiche stesse, sarebbe stata premura dell’amministrazione comunale rendere noto in maniera esaustiva le risultanze. E così è stato, con il lungo comunicato stampa di ieri (martedì 6 settembre) nel quale viene fatto il punto sulla situazione di tutte le 23 scuole cittadine (compresi gli asili nido), con addirittura l’indicazione del genere di lavori che andranno effettuati scuola per scuola.

Assai improbabile, invece, che una concreta presa di posizione per il posticipo possa arrivare dal sindaco di Ascoli Castelli che, dopo aver dispensato ottimismo a piene mani, dichiarando “urbi et orbi” che le scuole cittadine sono sicure e che non ci sono problemi, difficilmente potrà fare una simile richiesta, anche se proprio nel capoluogo piceno la situazione è assai complicata e complessa. Nel corso della seduta della Commissione ambiente e governo del territorio delle Marche, che si è riunita ieri per fare il punto sulla situazione del dopo sisma, il presidente Biancani ha ammesso che la Regione sta vagliando l’ipotesi di chiedere al ministero di posticipare l’inizio dell’anno scolastico ma anche sottolineato che “la riapertura delle scuole resta fondamentale, perché, insieme agli uffici comunali, è un servizio strategico per ricreare lo spirito della comunità”. Concetto in parte condivisibile, soprattutto per quei comuni, per quelle zone che hanno subito i danni più devastanti in termini di vite umane e strutture crollate.

Ma non meno importante, anzi direi decisamente fondamentale e decisivo, è chiedersi innanzitutto se il territorio può ritenersi pronto ad affrontare la riapertura delle scuole, poi se si ha il quadro definitivo della situazione delle scuole stesse e di tutti gli interventi da effettuare (compresi i tempi per la loro realizzazione), infine se le famiglie, gli studenti, gli insegnanti e tutto il personale scolastico possono avere la certezza di riprendere l’attività in edifici e ambienti assolutamente sicuri. E, in tutta sincerità, appare abbastanza scontato che per tutti e tre i casi la risposa è assolutamente negativa.

Partiamo dalla situazione del territorio colpito dal sisma, già i dati forniti ieri dall’assessore regionale alla protezione civile Sciapichetti farebbero propendere per il no. Infatti attualmente nelle Marche sono 5.292 gli sfollati, un numero purtroppo destinato a crescere, visto che ancora ci sono tantissimi controlli da effettuare. I campi allestiti nel territorio regionale complessivamente stanno impiegando 294 tende per 3.338 posti letto di cui 2.076 effettivamente occupati. Una situazione, quindi, complessa tra chi ha deciso di allontanarsi dal proprio territorio e chi rischia, nei prossimi giorni, di ritrovarsi costretto ad abbandonare la propria casa. Inoltre in diversi comuni la situazione pian piano si sta rilevando più critica di quella che si pensava, continuano i sopralluoghi in edifici privati ma anche in strutture pubbliche che sembravano non a rischio, si susseguono chiusure e transennamenti. Insomma una situazione che definire caotica è addirittura riduttivo.

Come se non bastasse c’è il problema relativo alla situazione di diverse strade interne, alcune lesionate e in condizioni non certo rassicuranti, altre a rischio frane ad ogni scossa un po’ più sostenuta (emblematico, ad esempio, quanto accaduto ieri sera sulla Salaria tra Acquasanta e Quintodecimo). Sono centinaia, forse anche qualche migliaio, i ragazzi che, con l’avvio della scuola, quotidianamente si dovranno muovere con autobus o mezzi privati per spostarsi dal proprio comune di residenza per raggiungere la scuola. Siamo certi che sia proprio il caso di metterli in strada senza aver prima verificato in maniera capillare e certa la situazione di tutte le principali arterie stradali?

Passando, invece, alla situazione delle scuole il presidente della Regione Ceriscioli e l’assessore Sciapichetti proprio ieri hanno reso noto che complessivamente sono 27 quelle che sono state dichiarate inagibili. Per 23 di queste sono già stati individuati gli edifici alternativi dove svolgere l’attività didattica, mentre per le altre 4 (a Gualdo, Corridonia, Caldarola, Camerino) probabilmente sarà necessario ricorrere all’invio e all’utilizzo di moduli. Senza dubbio un numero davvero elevato di edifici scolastici inagibili, ma il vero problema sono le tante strutture che sono state dichiarate agibili ma necessitano di interventi, più o meno consistenti, di messa in sicurezza. E si trovano in questa condizione, decine e decine di scuole delle tre province (Ascoli, Fermo e Macerata). Ad oggi, ad esempio, in provincia di Macerata devono ancora essere visionate 13 scuole, mentre ad Ascoli fino a ieri (martedì 6 settembre) ancora una quindicina di istituti doveva ancora essere visionato. Ad essere ottimisti è presumibile che ci vorranno almeno altri 2-3 giorni prima di completare le verifiche in tutte le scuole del territorio.

Quanto ai lavori è una corsa contro il tempo per completarli entro il 15 settembre, anche se già in alcuni casi le rispettive amministrazioni comunali hanno fatto sapere che non si riuscirà a completarli per quella data. Il Comune di Macerata, ad esempio, fa sapere che per due aule nella scuola “De Amicis” e per due nella scuola “Alighieri” saranno necessari lavori di risanamento che si protrarranno per alcune settimane.

Detto che interventi di messa in sicurezza importanti sono necessari anche in alcune scuole del fermano e a San Benedetto (da sistemare il controsoffitto dell’ala vecchia del “Capriotti”), situazione particolarmente critica è quella che si vive ad Ascoli dove, pure, inizialmente il sindaco Castelli aveva rassicurato tutti sullo stato delle scuole (e non solo…).

Partiamo dagli istituti delle scuole superiori, di competenza della Provincia, il cui monitoraggio è già terminato. Come già ampiamente previsto, il Liceo Psico Pedagogico “Trebbiani” è risultato inagibile, con lavori per garantire l’agibilità che si annunciano importanti e ancora da quantificare. Gli studenti, quindi, verranno trasferiti in altri plessi (ancora da definire). Danni piuttosto gravi sono stati riscontrati al Liceo Artistico “Licini”, risultato parzialmente inagibile e per il quale saranno necessari lavori di sistemazione in alcune porzioni e locali. La Provincia, però, nel suo comunicato non spiega se anche in questo caso gli studenti verranno trasferiti in altri plessi (ma ci sarebbe il problema dei laboratori) o meno.

Lavori necessari e cantieri da aprire praticamente in quasi tutte le altre scuole, al Classico, allo Scientifico e all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri per la messa in sicurezza dei solai. Lavori anche all’Ipsia e, per la messa in sicurezza della canna fumaria della centrale termica, all’Iti Fermi, mentre solo piccoli interventi di riparazione sono previsti per l’Istituto Agrario. Complessivamente la Provincia, per gli interventi di  sistemazione e adeguamento sismico, spenderà circa 300 mila euro. Situazione difficile anche per quanto riguarda le scuole di competenza del Comune (elementari e medie) dove, come detto, ancora non si sono completati i sopralluoghi.

Già al momento, però, sappiamo che la scuola primaria e dell’infanzia San Domenico è inagibile, mentre la D’Azeglio e la Ceci sono state dichiarate agibili ma con prescrizioni. Al momento sono già partiti o stanno per partire i cantieri in 12 scuole con lavori da effettuare anche importanti, naturalmente sempre in attesa di avere  il quadro definitivo al termine dei sopralluoghi. Già ora, però, il Comune ha previsto di stanziare 700/800 mila euro (che si aggiungono ai 500 mila già stanziati per la messa in sicurezza delle scuole prima del terremoto). Sarebbe logico forzare la mano e far ugualmente iniziare il prossimo 15 settembre l’anno scolastico in queste zone?

Ovviamente no, anche perché, sicuramente un po’ sull’onda della paura e dell’emozione che il terremoto ha provocato, la richiesta di sicurezza nelle scuole si alza forte in tutte le zone interessate, anche solo marginalmente dal sisma. Una richiesta che arriva dal personale scolastico e dagli insegnanti, che di fronte a crepe e situazioni comunque potenzialmente a rischio, chiedono valutazioni approfondite per poter tornare a scuola nella massima sicurezza. Ma, soprattutto, la richiesta arriva da un sempre maggior numero di genitori che vogliono, pretendono giustamente di essere certi della sicurezza delle scuole dove andranno i loro figli. E lo fanno prendendo a riferimento proprio il sindaco di Sulmona, con il suo “fino a che non c’è una situazione di ragionevole sicurezza non riaprirò le scuole”.

Basta fare un giro sui social per vedere quanto sentimento di paura e di diffidenza sia diffuso tra i genitori soprattutto del capoluogo piceno, sempre più preoccupati dalle notizie che si susseguono, dopo gli iniziali proclami rassicuranti. Al punto che le richieste non si limitano più al semplice accertamento dell’agibilità, ma vengono chieste indagini più approfondite, la verifica di tutta la documentazione, con le attestazioni antisismiche. E, soprattutto, si chiede la massima chiarezza e trasparenza, con la pubblicazione di tutti i documenti e dei risultati dei sopralluoghi, istituto per istituto. Eccessivo allarmismo? Forse, ma quando c’è di mezzo la salute e la sicurezza dei figli è giusta e comprensibile questa intransigenza, anche perché è più che ragionevole ritardare di qualche giorno l’inizio della scuola, per permettere controlli il più possibile accurati. Tra l’altro se ad Ascoli con il passare dei giorni il timore e la preoccupazione cresce, invece di scemare, la responsabilità forse è anche del primo cittadino e delle sue incaute professioni di ottimismo.

L’ultima scossa non ha prodotto effetti significativi sul sistema cittadino, la città ha risposto bene” dichiarava Castelli il 28 agosto scorso su Arengo Tv. I giorni successivi, però, ci hanno raccontato una storia completamente differente e, addirittura, oggi, a distanza di 15 giorni dal sisma più violento, si scoprono possibili conseguenze anche per altre torri, oltre quella di Palazzo dei Capitani. E, allora, è inevitabile che tra i cittadini ascolani si insinuino dubbi e timori. “Ci sono voluti 10 giorni per controllare la torre civica nella piazza principale o lo sciame sismico attuale sta producendo ancora danni notevoli? – scrive Roberta su facebook –  Nel primo caso siamo stati esposti a un rischio gravissimo, per così tanto tempo, senza che nessuno si sia preoccupato quantomeno di avvisarci; Nel secondo caso, come possiamo fidarci di quello che ci dicono, ad esempio sulla sicurezza delle scuole, se siamo ancora in piena emergenza? Io non sto tranquilla per niente. E’ inutile che si accampino scuse: voglio un serio piano di protezione e prevenzione!”.

Preoccupazione eccessiva? Assolutamente no, pienamente condivisibili il pensiero e i timori che non sono solo di Roberta ma di tanti altri genitori che tra una settimana devono rimandare a scuola i propri figli. Per questo, e per tutte le altre ragioni esposte, è auspicabile che tutti gli amministratori si adoperino per rinviare almeno di qualche giorno l’inizio della scuola, per garantire quella sicurezza (non solo nelle strutture) che, al momento, non sembra essere così ferrea

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