Apprendisti stregoni, le bufali “mortali” sulla cura del cancro


Le tragiche vicende di Eleonora e Alessandra, morte per aver preferito le cure alternative a quelle tradizionali per il cancro, hanno spinto l’ordine dei medici ad attivare un sito internet anti bufale. Dal bicarbonato al metodo Hamer, dal Vidatox agli estratti di cartilagine di squalo, tutte le false cure promosse in rete

Eleonora aveva 18 anni ed era una studentessa dell’istituto agrario. All’inizio del 2016 aveva scoperto di avere la leucemia ed i medici le avevano consigliato di sottoporsi a cicli di chemioterapia. Ma lei, sostenuta dalla sua famiglia, aveva rifiutato. I suoi genitori avevano anche firmato le dimissioni dall’ospedale della figlia, all’epoca ancora minorenne. Per questo il caso era finito all’attenzione del Tribunale dei minori che aveva decretato la decadenza della patria potestà, affidando la tutela della ragazza ad un medico. La famiglia si era opposta alla decisione dei giudici e aveva proseguito sulla strada della cura alternativa, a base di cortisone e vitamina C.

La stessa Eleonora aveva scritto una lettera al Tribunale sostenendo che “sono più i morti dopo la chemioterapia rispetto a quanti al giorno d’oggi sono ancora in vita“. Gli amici della famiglia della ragazza avevano raccolto e portato in Tribunale oltre 200 firme per chiedere che la 18enne potesse curarsi come credeva, seguendo il discusso “metodo Hamer”. Pochi giorni fa, purtroppo, Eleonora non ce l’ha fatta, è deceduta a causa di quella leucemia che, secondo i medici, poteva essere curata se solo la ragazza e la sua famiglia non avessero seguito la strada della cura alternativa.

Qualche giorno dopo è stata la volta di Alessandra, 34enne madre di due figli, nel 2012 operata per un cancro al seno presso l’ospedale di Santarcangelo. Per una completa guarigione i i medici le avevano consigliato di seguire un ciclo di chemioterapia ma la donna ha rifiutato, preferendo affidarsi alla medicina alternativa e, in particolare, al solito “metodo Hamer”, curandosi con ricotta e ortiche (anche se in una lettera successiva alla sua morte un’amica ha sostenuto che seguiva il metodo Di Bella).

Le loro drammatiche storie hanno definitivamente convinto la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri (Fncomceo) ad attivare un sito internet anti bufale (si chiamerà “Attenti alle bufale”) proprio per informare i cittadini contro le false cure, “mettendo in guardia da ciarlatani ed informazioni non controllate veicolate dalla Rete”. “Il web è diventato un luogo dove cercare cure e terapie – afferma la presidente Fnomceo Roberta Chersevani – ma si corre il rischio di rimanere impigliati in informazioni false, poiché non vi è alcun controllo a garanzia della validità scientifica dell’enorme mole di informazioni veicolate”.

E’ infatti in preoccupante crescita in Italia il numero di pazienti che, disperati, finiscono nella rete dei “santoni” della medicina che promettono cure miracolose contro il cancro.  Secondo il dott. Salvo Di Grazia, che ha aperto il sito “Medbunker, le scomode verità” dove, con documenti e testimonianze, vengono smontate le cure alternative, sono migliaia gli italiani che si sono avvicinati a questi rimedi prescritti da finti o ex medicimì, radiati e senza scrupoli che fanno del denaro il loro unico credo. Secondo il direttore del Centro per la medicina integrativa dell’azienda ospedaliera Cariggi di Firenze, Fabio Firenzuoli, addirittura il 20-25% dei malati italiani di cancro fa ricorso a questo genere di rimedi, che spopolano e si diffondono grazie all’uso strategico e spregiudicato della rete.

In principio, prima dell’avvento della rete, fu il famoso metodo Di Bella (MDB), anche se sarebbe ingeneroso, nonostante la conclamata inefficacia, paragonare quella cura a quanto accade ora in rete. Era l’estate del 1997 quando, nel corso di un incontro presso l’hotel Excelsior di Roma, il professor Luigi Di Bella parlò di un metodo che avrebbe rivoluzionato e cambiato per sempre l’oncologia e fatto finire in soffitta la chemioterapia. Bastò quell’annuncio per scatenare i media, giornali e tv. In meno di un anno i principali giornali italiani gli dedicarono 305 articoli, per non parlare della tv nella quale Di Bella, di programma in programma, spiegava la sua cura a base di un mix di farmaci, vitamine e somatostatina, un ormone che inibisce i fattori di crescita delle cellule tumorali, che secondo le sue affermazioni avrebbe curato definitivamente oltre 10 mila malati di cancro. Come se non bastasse Di Bella dichiarava di essere ad un passo dal trovare la cura per Alzheimer e Sla.

Immediata e furiosa la reazione della comunità scientifica che definì la terapia MDB “priva di alcun fondamento scientifico”, ma il sostegno dell’opinione pubblica spinse addirittura alcune regioni (Puglia e Lombardia) a somministrare gratuitamente la terapia e l’allora ministro della salute Rosy Bindi, nonostante la forte contrarietà della comunità scientifica, decise nel 1998 di avviare la sperimentazione. Scontati i risultati, in 1.155 casi osservati non si registra alcuna miracolosa guarigione, solo in 3 pazienti si riscontra una parziale riduzione del tumore, con 2 di loro che comunque muoiono e il terzo che lentamente peggiora. Per la comunità scientifica non ci sono più dubbi (in realtà la commissione non ne ha mai avuti) ma i sostenitori di Di Bella urlano al complotto.

Un anno dopo altri ricercatori hanno accesso alle cartelle cliniche dei pazienti di Di Bella dal 1970 e possono così analizzare oltre 3 mila casi, con risultati non differenti, anzi, se possibile ancora più eloquenti. Infatti nel 50% dei casi l’indicazione nella cartella clinica non è tumore, nel 30% dei casi non si hanno più notizie dei pazienti (quindi non si sa se sono ancora vivi e, nel caso, in che condizioni sono), nel restante 20% dei casi gli unici 4 pazienti che non hanno contemporaneamente fatto ricorso ad altre terapie, come la chemio, sono morti nell’arco di 3 anni. E’ la parola fine, almeno per quanto riguarda la scienza, per il MDB.

Di Bella morirà nel 2003 e il suo metodo è stato bocciato senza possibilità di replica da tutte le commissioni incaricate di verificarlo. Eppure ancora oggi c’è qualcuno che vi ricorre ed ogni tanto anche sugli organi di informazione spunta qualche articolo a sostegno del MDb (un articolo a favore per qualche tempo era presente anche sul blog di Grillo che, poi, evidentemente consigliato da qualcuno l’ha fatto scomparire).

Come detto all’epoca non c’era la rete e la cassa di risonanza per quel metodo furono tv e giornali. Oggi, con la diffusione di internet, il fenomeno delle cure alternative per il cancro è letteralmente esploso. “Sul web esistono siti dove vengono pubblicizzati questi rimedi anticancro miracolosi e forum dove centinaia di persone, quasi come fosse una setta, ne esaltano l’efficacia” afferma il dott. Di Grazia. Numerose e, per certi versi pittoresche, le varie cure “miracolose” che vengono veicolate attraverso internet e i social.

Una di quelle che negli ultimi mesi ha avuto tantissimi seguaci è quella a base di bicarbonato proposta da Tullio Simoncini, radiato dall’Ordine dei medici e accusato di omicidio per la morte di un giovane che si era sottoposto al trattamento con la speranza di guarire da un timore cerebrale. Il presupposto della terapia, che ovviamente non ha avuto alcuna conferma scientifica, è che il cancro sia originato da funghi. Una teoria che nasce dalla constatazione, per la verità non molto attenta, che il cancro “è sempre bianco”. Basta, però, chiedere a qualsiasi patologo o chirurgo oncologo per sentirsi ribadire che le cellule tumorali non hanno chiaramente un’origine fungina, così come il cancro non è sempre bianco, alcuni tumori lo sono ma altri no. Al di là di tutto, però, va anche sottolineato come il bicarbonato non è certo il trattamento usato per contrastare le infezioni fungine vere e proprie, anzi ci sono forti evidenze che alte dosi di quella sostanza possono portare a gravi conseguenze, anche letali. Figuriamoci, quindi, se può essere una soluzione efficace iniettare bicarbonato nel tumore.

Molto seguito, a quanto pare anche dalle due vittime dei giorni scorsi, anche il metodo Hamer , dal nome del suo fondatore (il medico internista che ha elaborato la sua teoria dopo la morte del figlio Dirk, ucciso nel 1978 in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia dopo una lite), anche noto come “nuova medicina germanica”  (in alternativa a quella ufficiale che, secondo Hamer, farebbe parte di una cospirazione ebraica per decimare i non ebrei) o, nella sua variante, della “biologia totale”. Superfluo sottolineare come le teorie sui cui si basa non sono mai state sottoposte a una sperimentazione seria della validità per la cura dei tumori né di altre malattie. Il presupposto è che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico e la teoria si basa su 5 affermazioni principali, definite “leggi della biologia”:  ogni malattia è causata da un conflitto che coglie l’individuo alla sprovvista; se c’è una risoluzione del conflitto, ogni malattia procede in due fasi, una con conflitto attivo e una di guarigione; esiste una correlazione tra psiche, cervello e organo malato dal punto di vista evoluzionistico; i microbi hanno un ruolo nell’evoluzione e sono in relazione con i tre foglietti embrionali da cui hanno origine gli organi; ogni malattia deve essere intesa come “programma biologico speciale della natura dotato di significato”, creato per risolvere un conflitto biologico inatteso.

Di conseguenza Hamer rinnega l’uso dei farmaci e sostiene che la guarigione di qualsiasi malattia passa attraverso la risoluzione di quel conflitto. Quasi superfluo sottolineare che, dal punto di vista scientifico, le cosiddette “leggi della biologia” sono delle mere invenzioni, così come è evidente che i principi del metodo negano tutto quello che fino ad ora è stato scientificamente dimostrato sul funzionamento dell’organismo sano e di quello malato.  Nel 1986 un tribunale tedesco ha revocato ad Hamer la licenza per praticare la medicina clinica ufficiale, decisione riconfermata con sentenza del 2003. Hamer ha anche ricevuto diverse condanne per esercizio abusivo della professione medica e frode, trascorrendo diversi mesi in carcere in Germania e Francia. Eppure, nonostante tutto, la sua teoria, grazie ad alcuni siti internet e ad alcuni gruppi nati su facebook (che contano centinaia di iscritti) si è molto diffusa in Italia.

Non meno sconcertante è, poi, il caso del Vidatox, il farmaco prodotto a Cuba, ricavato dal veleno dello scorpione azzurro. Un medicinale con proprietà antinfiammatorie, spacciato da diversi siti come un miracoloso farmaco antitumorale. Tanto che negli anni centinaia di italiani sono andati fino a l’Havana per procurarselo, mentre ora non c’è più bisogno di andare a Cuba perché il Vidatox si può trovare, a carissimo prezzo, anche San Marino e in Albania.  “In realtà è un prodotto omeopatico – spiega Di Grazia – non possiede neanche quelle proprietà antinfiammatorie tipiche dell’Escozul, il farmaco direttamente ricavato dal veleno dello scorpione“.

Grande seguito ha avuto anche una particolare cura per il cancro proposta e inventata da un medico che si presentava come grande ricercatore e rettore di un’università italiana.  “Dopo aver studiato il caso – afferma Di Grazia – ho scoperto che si trattava in realtà di un medico ma che era ‘rettore’ di una piccola università privata che rilasciava il titolo di massaggiatore capo bagnino“.  Soluzione pittoresca, ma ugualmente assolutamente inefficace, è quella a base degli estratti di cartilagine di squalo, presunta cura miracolosa che si basa sul presupposto che gli squali sarebbero immuni al cancro (cosa in realtà non vera), che ha dato vita ad un business miliardario.

Ci sono poi i rimedi a base della pianta carnivora “Dionaea muscipula” , quelli (sconfessati da decenni ma che ciclicamente ritornano) a base di laetrile e amigdalina (un estratto di semi di albicocche o altre rosacee, sperimentato dall’inizio del diciannovesimo secolo e poi abbandonato perché troppo alto il rischio di intossicazione da cianuro), quello a base di frullati di foglie di aloe (assolutamente inefficace contro il cancro ma che può essere utilizzato per prevenire le dermatiti esterne). Potremmo, purtroppo, proseguire a lungo,quel che maggiormente bisogna sottolineare è che tutte queste presunte cure “miracolose”, al di là delle possibili conseguenze che possono provocare, procurano comunque un danno gravissimo perché finiscono per allontanare il paziente dalle uniche cure scientificamente testate che possono produrre risultati concreti.

Certo è indiscutibile che la cura per il cancro, sia essa chemioterapia, radioterapia o chirurgia, è sempre durissima, non è certo una passeggiata nel parco e gli effetti collaterali spesso sono molto pesanti. Senza dimenticare che qualche volta, purtroppo, dopo aver provocato così tante sofferenze, risulta comunque inefficace. E forse anche per questo che tante persone, disperate e indebolite dalle durissime conseguenze delle cure tradizionali, si lasciano attrarre da questi apprendisti stregoni che propongono soluzioni miracolose e dalle conseguenze meno devastanti (ma, poi, assolutamente inefficaci).

Anche perché, sempre grazie alla rete, di pari passo con la convinzione che esistano cure miracolose per il cancro è stata fatta crescere l’idea, attraverso un costante martellamento sui social, che i governi, l’industria farmaceutica e le associazioni di beneficenza si sono accordate per occultare queste terapie visto che guadagnano molti soldi con i trattamenti tradizionali. In quest’ottica la logica propagandistica è sempre la stessa, la cura miracolosa che si vuole promuovere viene definita facilmente reperibile, economica e non brevettata. Per questo la classe medica la nasconde per continuare a riempire le tasche con farmaci più costosi e coperti dal brevetto, per aiutare e favorire le lobby della Big Pharma. La realtà, però, semplice e sicuramente meno intrigante,è che non esiste alcun complotto, semplicemente la terapia miracolosa non funziona.

Quello che possiamo ribadire per l’ennesima volta – afferma Firenzuoli – è che la medicina alternativa non esiste, nel senso che non esiste un’alternativa alla medicina, come invece i pazienti oncologici più gravi vanno cercando. I malati devono sapere che alcune possibilità di terapie complementari (non alternative…) esistono ma che devono essere utilizzate in modo corretto e da professionisti qualificati. Anche se poi troveranno mille “suggeritori” saputelli pronti a dispensare  soluzioni miracolose”.

Contro il dilagare del fenomeno degli stregoni – aggiunge Di Grazia – c’è una sola strada da seguire: non perdere mai la fiducia nella medicina tradizionale. E anche cercare il più possibile di stare alla larga da chi propina cure e terapie non validate dal mondo scientifico

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