Quell’Olimpiade non s’ha da fare…


Il sogno olimpico di Roma 2024 legato alle decisioni del sindaco Raggi che, in campagna elettorale, si era dichiarata contraria. Ma, pur comprendendo le ragioni del no, sarebbe un delitto lasciarsi sfuggire una simile opportunità di crescita

Le prossime settimane saranno decisive per la candidatura olimpica di Roma per i giochi del 2024. Ad ottobre bisognerà confermare la candidatura  al Comitato olimpico internazionale (Cio) che, poi, il 17 settembre 2017 sceglierà la sede dei giochi. Los Angeles, Budapest e Parigi le concorrenti della capitale italiana, sempre se verrà confermata la candidatura. Come ha ribadito proprio nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Renzi non ci sono candidature alternative dell’ultimo momento in caso di no da parte di Roma (eventualmente se ne parlerà per il 2028).

Tutto è nelle mani del sindaco della capitale Virginia Raggi, per altro alle prese con una vera e propria bufera scatenata prima dalle dimissioni a catena (tra assessori e dirigenti di società partecipate), poi dal caso Muraro e le “bugie” sulla sua iscrizione nel registro degli indagati. E proprio questa serie di “grane” potrebbero spingere il primo cittadino,  che pure nelle settimane passate qualche segno di apertura l’aveva lanciato (“I romani sognano l’Olimpiade del 2024? I sogni sono importantissimi. Ricordiamoci tra l’altro che le olimpiadi sono una importante occasione di sport ma olimpici non si diventa, si cresce” aveva dichiarato ad agosto alla Gazzetta dello Sport), a chiudere ogni discorso, anche per cercare di riconquistare un po’ di quella credibilità tra i suoi sostenitori, persa dopo le ultime vicende.

D’altra parte la Raggi in campagna elettorale era stata chiara e intransigente, “Se vinco niente Olimpiadi, prima va risistemata Roma” ed una decisione differente potrebbe essere vista, tra gli ultras grillini, come l’ennesima dimostrazione di incoerenza. “Roma 2024 sogna di regalare ai bambini di oggi la più grande festa dello sport e la speranza di poter vincere, correre, partecipare domani alle Olimpiadi di casa propria – si legge nell’introduzione al documento del Comitato promotore della candidatura di Roma –  Roma ha un grande sogno: regalare al proprio Paese e al mondo lo spettacolo di un’Olimpiade e u Paralimpiade unica e straordinaria, Roma 2024 sogna un progetto Olimpiadi che metta al centro la propensione della città alla sostenibilità e che alla tutela dell’ambiente accompagni l’accessibilità, all’insegna della sobrietà di un piano che garantisca anche l’assoluta trasparenza e la legalità di ogni atto”.

Sogni che, se la Raggi confermerà la sua posizione, saranno destinati a rimanere tali. Ma come è possibile che simili accattivanti propositi non ottengano un unanime consenso? Perché secondo i sostenitori del no sono chiaramente sogni destinati a rimanere tali in caso di assegnazione a Roma delle Olimpiadi, si potrebbe rispondere semplificando. Scendendo nel dettaglio i fautori del no fondano la propria convinzione su tre forti motivazioni: un simile giro di affari provocherebbe un’ondata irrefrenabile di corruzione e di illegalità, Roma è in una situazione di degrado che non può certo permettersi di affrontare una simile incombenza, le esperienze del passato in Italia raccontano di clamorosi flop.

Che i tanti appalti e le opere per centinaia di milioni di euro necessarie per le Olimpiadi possano produrre corruzione, mazzette e illegalità diffuse lo insegna, purtroppo, la storia degli ultimi decenni del nostro paese. E per i sostenitori del no già solo questo sarebbe sufficiente per mettere da parte ogni ambizione olimpica. D’altra parte si evidenzia che Roma non è Milano e se il capoluogo lombardo è stato rivitalizzato ed è risorto grazie ad Expo (per la verità alcuni mettono anche in discussione questo assunto) non c’è alcuna simmetria che possa far pensare che lo stesso accadrà a Roma. Lo stesso presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, sembra avallare questa tesi: “Milano con l’Expo si è riappropriata del ruolo di capitale morale del Paese – afferma – mentre Roma sta dimostrando di non avere quegli anticorpi di cui ha bisogno e che tutti auspichiamo possa avere”.

Se possibile addirittura peggiore è la situazione in cui versa la città. Roma è al collasso e il problema rifiuti, una crisi mai risolta dopo la chiusura di Malagrotta (la più grande discarica d’Europa),  né è solamente la più imbarazzante ed evidente dimostrazione. Disastroso è, poi, lo stato della viabilità (buche, cantieri permanenti), per non parlare della situazione del trasporto pubblico locale, aggravata dagli scandali e dalla sofferenza finanziaria della municipalizzata Atac. Per il trasporto pubblico ma anche per tanti altri parametri Roma non è certo all’altezza delle altre capitali europee. E come può una città in così grave sofferenza pensare di poter affrontare un’Olimpiade?

Come se non bastasse i precedenti storici del nostro paese, sempre secondo i sostenitori del no, non depongono certo a favore. I mondiali di calcio del 1990 sono costati molto più delle edizioni che si sono svolte in altri paesi (oltre 7 mila miliardi di vecchie lire), hanno avuto un incremento dei costi, rispetto al progetto iniziale, dell’84% e hanno prodotti impianti sportivi che, in alcuni casi, sono diventati delle vere “cattedrali nel deserto”. Per non parlare dei mondiali di nuoto del 2009 con tutti gli scandali che hanno prodotto e con il record di opere pubbliche incompiute (ben 683 secondo il censimento del ministero delle infrastrutture e dell’Ance). Mancano le considerazioni sulle Olimpiadi invernali Torino 2006 ma in questo caso, come vedremo, il discorso è decisamente differente.

Ci sarebbero, poi, da considerare i costi sproporzionati ed eccessivi, di gran lunga superiori rispetto alle previsioni iniziali, prodotti da alcune delle ultime edizioni delle Olimpiadi (Albertville, Montreal, Sochi, Pechino). “Nessuno vuole portare Roma a livelli non competitivi con le altre città – chiosa la Raggi – ci mancherebbe altro. Ma in questo momento nel quale abbiamo un debito di 13 miliardi di euro solo sulla gestione straordinaria, credo che richiedere ai cittadini romani di indebitarsi per almeno altri 20,30, 40 anni”.

Preoccupazione giusta e più che condivisibile se non fosse per il fatto che la Raggi colpevolmente (perché un sindaco che parla di un argomento così importante ha il dovere di informarsi adeguatamente prima di fare determinate affermazioni) ignora che le Olimpiadi sarebbero a costo zero per il Campidoglio, come vedremo meglio in seguito, e, quindi, non ci sarebbe per i cittadini romani nessun  ulteriore indebitamento.

Quanto al paragone con le edizioni olimpiche del passato non è più consono perché  il Cio, proprio sulla base di quelle esperienze, ha varato un nuovo regolamento per l’organizzazione delle Olimpiadi, la cosiddetta Agenda 2020, che impone ai Paesi organizzatori un modello virtuoso e senza sprechi, che obbliga un progetto trasparente e a basso impatto economico. E la prima Olimpiadi che sfrutterà le nuove regole sarà proprio quella del 2024.

Restano in piedi le altre obiezioni, sicuramente meritevoli di considerazioni e per certi versi fondate  ma che, a mio avviso, non sono sufficienti per dire no a quella che, come vedremo, potrebbe comunque essere un’opportunità importante per il nostro paese. Tra l’altro rinunciare ad una possibile e così importante occasione solo per il marcio, che indubbiamente esiste, che condiziona il nostro paese, solo per paura della corruzione e delle illegalità che potrebbero derivarne, vuole dire arrendersi definitivamente all’idea che questo sia un Paese incurabile e senza speranza. Allora tanto vale farci definitivamente commissariare, dall’Europa o da qualche altra istituzione internazionale, ammettendo che non siamo in grado da soli di fare nulla senza cadere nei nostri soliti vizi.

Una resa inaccettabile perchè, pur non potendo negare l’esistenza di certe evidenti criticità, resto convinto che questo è un Paese che le potenzialità le ha e non può arrendersi così senza neppure provare. Tra l’altro, rispetto ai mondiali di nuoto del 2009 che tanti scandali e tanta corruzione hanno generato, oggi ci sono degli strumenti di controllo molto più stringenti. C’è una nuova legge anticorruzione, è stato varato un nuovo codice degli appalti (per alcuni troppo inflessibile), inoltre il comitato organizzativo ha già varato accordi per controllare tutti gli appalti, tutti gli atti e tutti gli interventi con l’Autorità anticorruzione. E’ stato, poi, istituito un Comitato di garanti , formato dalle più alte cariche della magistratura, che avrà il compito di vigilare sul rispetto dei modelli, dei costi e delle procedure. Tutti i conti, inoltre, verranno vagliati dai giudici contabili della Corte dei Conti.

Se, poi, è indiscutibile che i mondiali di calcio del 1990 e quelli di nuoto del 2009 sono esempi assolutamente negativi, non bisogna dimenticare che ci sono anche esempi passati molto positivi, sia dal punto di vista della cosiddetta “legalità” sia dal punto di vista dell’impatto sulla città Come dimenticare, ad esempio, lo straordinario patrimonio che ha lasciato proprio alla capitale l’edizione 1960 delle Olimpiadi. L’ammodernamento dello stadio Olimpico, l’aeroporto di Fiumicino, il velodromo, il poligono di tiro, lo stadio del nuoto, il centro Tre Fontane, il centro dell’Acquacetosa, i palazzetti dello sport di Nervi, il Flaminio, la viabilità sui Lungotevere, la via Olimpica, l’apertura al traffico del Muro Torto, il Villaggio Olimpico destinato poi a zona residenziale, la prima linea metropolitana tra l’Eur e la stazione Termini e tante altre opere che hanno trasformato Roma. Perché non potrebbe essere la stessa cosa ora, perché le Olimpiadi non possono essere un’opportunità per risollevare una città indiscutibilmente in condizioni disastrose?

C’è, tra l’altro, l’esempio incredibilmente positivo di Torino 2006 (i giochi olimpici invernali), il primo grande evento che ha ottenuto numerose certificazioni ambientali, al punto che il suo piano di sostenibilità è stato portato ad esempio dalla Commissione Europea e dall’Unep (il programma delle Nazioni unite per l’ambiente). Il tutto con il pieno rispetto del budget, nonostante i patetici tentativi di Travaglio e del Fatto Quotidiano di far credere il contrario, vaneggiando addirittura su un presunto buco di 800 milioni di euro. I dati, certificati dalla Commissione bilancio della Camera  e  a disposizione di chiunque voglia verificare, sbugiardano clamorosamente (e sai la novità…)  Travaglio e evidenziano un avanzo di 112 milioni di euro . Che, sottratti i soldi messi da parte per un paio di contenziosi in corso, diventano 70 milioni messi a disposizione per la città e per l’intera regione. Senza dimenticare il clamoroso impulso dato al turismo (+43% negli anni successivi alle Olimpiadi, con un clamoroso incremento di turisti stranieri) e la grande eredità fatta di servizi efficienti e di miglioramenti infrastrutturali, tanto che Torino 2006 è stato preso a riferimento anche per Londra 2012.

Un esempio su tutti, sempre relativo a Torino, dovrebbe far riflettere. Il Villaggio Olimpico, costato 145 milioni e realizzato grazie ai fondi arrivati per le Olimpiadi,  ora è diventato sede di una serie di abitazioni di edilizia residenziale pubblica, inoltre ora ospita una residenza universitaria, l’ostello, la sede dell’Arpa e qualche palazzina per edilizia sociale. Strutture che, senza i fondi olimpici, chissà se e quando avrebbero mai visto la luce. Certo quell’esperienza ha anche lasciato in eredità alcune strutture sportive (i trampolini di Pragelato e la pista di bob) che ora sono inutilizzati e rischiano di sprofondare nel degrado. Ma questi piccoli intoppi non cancellano il grande impatto positivo, riconosciuto quasi unanimemente, ottenuto da Torino grazie alle Ollimpiadi. Che, al di là di ogni altra considerazione, non possono non essere ritenuti una grande opportunità.

Basta analizzare i costi e i benefici previsti, numeri e dati che, sulla base dello studio realizzato da OpenEconomics (uno spin-off dell’Università della Tor Vergata) e dal Ceis dell’Università di Roma “Tor Vergata”, non lasciano spazio ad interpretazioni. Certo c’è chi contesta l’attendibilità di quello studio ma, almeno fino ad ora, chi lo ha fatto ha portato avanti motivazioni ideologiche e non numeri e dati che possano mettere in discussione l’attendibilità dello studio stesso. L’unico che ha provato a farlo in maniera concreta, il consigliere comunale del M5S Angelo Dario, presidente della Commissione sport, ha preso una clamorosa “cantonata”  sostenendo che quei conti sarebbero inattendibili perché fatti considerando che tutte le strutture sportive sono già esistenti e, invece, ce ne sono alcune da completare. Sarebbe bastato leggere il documento del comitato organizzatore, però, per scoprire che la previsione di spesa si basa sul presupposto del 70% (e non quindi la totalità) delle strutture sportive già presenti.

Tornando ai conti i costi previsti per le Olimpiadi si aggirano intorno ai 9 milioni di euro, di cui però circa 5 miliardi non a carico di istituzioni italiane (Cio, privati, diritti tv, ecc.).  Gli investimenti pubblici, quindi, si aggirerebbero intorno ai 4 miliardi di euro (4,2 per la precisione), mentre il totale dei benefici supererebbe i 7 miliardi (7,1). Per il Comune di Roma, però, sarebbero Olimpiadi a costo zero, visto che nel piano dei costi non è previsto alcuni intervento del Campidoglio.

Secondo quello studio, poi, le Olimpiadi produrrebbero importanti benefici per il reddito delle famiglie, le imprese, le istituzioni e l’occupazione. E’ stato, infatti, calcolato che si produrrebbe un aumento del Pil di almeno l’1,2% (dato che potrebbe salire visto che la previsione è stata fatta sulla base di costi di circa 8 miliardi). Lo studio ha inoltre analizzato e evidenziato anche l’effetto sui redditi e sui consumi delle famiglie, stimando un impatto netto pari 2,9 miliardi, con benefici pari 1,7 miliardi per le imprese. Considerando anche gli effetti sulle entrate fiscali a livello centrale e locale, l’impatto netto sulle istituzioni risulta pari a 867 milioni di euro. Mentre sulla produzione l’effetto netto risulta pari a circa 9 miliardi di euro, con una forte prevalenza sulle attività di servizi.

Molto importante l’impatto previsto sull’occupazione, con un picco del 30% in più previsto negli anni 2019-2021 ed una media che oscilla tra il 5 ed il 15% negli altri anni. In numeri si calcola che i 6 anni di cantiere produrranno 177 mila posti di lavoro in più, mentre un incremento occupazionale di circa 90 mila unità viene previsto nel decennio successivo alle Olimpiadi. Difficile, di fronte a questi dati, non farsi quanto meno venire qualche dubbio.

In supporto degli ultras del no, però,  arriva un passo proprio della relazione introduttiva del comitato organizzativo. “La valutazione di compatibilità economica e sociale svolta in questo documento – si legge – presuppone l’osservanza di condizioni di efficienza amministrativa in un clima di leale cooperazione istituzionale da parte di tutti i soggetti”. E visti i primi mesi dell’amministrazione Raggi, che, nel caso le Olimpiadi si facessero davvero a Roma, dovrebbe gestire la parte più importante dei lavori preparatori, appare davvero difficile sperare di avere nella capitale “condizioni di efficienza amministrativa”.

Così come in un paese lacerato dalle divisioni, dove le ragioni e gli interessi di parte hanno sempre e comunque la priorità rispetto agli interessi generali della collettività, appare davvero difficile che si possa realizzare una “leale cooperazione istituzionale da parte di tutti i soggetti

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