Facciamo finta che tutto va ben…


Dai problemi con la viabilità ai ritardi per alcuni interventi pubblici, dalle polemiche, con ricorso al Tar, sul bando per la piscina ai tanti problemi provocati dal terremoto è stata un’estate movimentata e difficile in città, nonostante le rassicurazioni di sindaco e assessori

Lo stadio? E’ a posto, è sicuro, ma la partita è rimandata. Le nostre scuole? Sono sicure, però la San Domenico resta chiusa e serviranno 700/800 mila euro per metterle in sicurezza. Il bando per la piscina comunale?  E quanto di meglio si poteva fare, però c’è solo un partecipante e c’è anche un ricorso al Tar. Il comportamento dell’amministrazione comunale in questi mesi estivi e, soprattutto, il contenuto di alcuni comunicati stampa dell’amministrazione stessa non possono non far tornare alla mente (almeno a chi all’epoca c’era) la canzone di Ombretta Colli “Facciamo finta che tutto va ben”, divenuta famosa nel 1975 come la sigla della seguitissima serie tv “Giandomenico Fracchia”.

In un estate davvero scoppiettante, durante la quale è accaduto di tutto nel capoluogo piceno, dai problemi con la viabilità ai ritardi in importanti interventi pubblici, dalle polemiche e le proteste per i bandi per gli impianti sportivi fino al terremoto del 24 agosto (che qualche “piccola” conseguenza l’ha provocata anche nella nostra città…), il refrain del sindaco e della sua giunta è sempre stato lo stesso: “Va tutto bene, non ci sono problemi”. E in quelle rarissime situazioni in cui, probabilmente sotto tortura, si è costretti ad ammettere che qualche piccolo problemino in realtà ci può essere ecco che il tutto viene accompagnato con messaggi (sui social) rassicuranti alla Rambo: “non molliamo di un millimetro”, “risorgeremo tutti uniti”. “Avanti tutta, nulla ci fermerà”.

Per carità, ben venga l’ottimismo sfrenato, alla Tonino Guerra (quello che in uno noto spot ripeteva che “l’ottimismo è il profumo della vita”), del sindaco Castelli, soprattutto in un momento così cupo, nel quale i postumi del terremoto hanno creato un clima di agitazione e ansia. Ed è sicuramente rassicurante, per i cittadini ascolani, sapere di poter contare su una giunta comunale composta da tanti simil-Rambo pronti ad affrontare e superare ogni ostacolo. Però i cittadini stessi, che non sono bambini dell’asilo che non devono essere spaventati, qualche volta avrebbero anche il desiderio di sapere concretamente come stanno le cose, che tipo di problemi ci sono, in che modo si cerca di superarli, quali sono le eventuali difficoltà che possono complicare o ritardare la soluzione del problema stesso. In altre parole avrebbero bisogno di chiarezza e di risposte dai propri amministratori che, invece, sono sempre molto riluttanti nel rispondere e nello spiegare nel dettaglio ciò che accade.

Tra l’altro questa smania e questa fretta di dimostrare a tutti i costi che tutto va bene, che tutto è sotto controllo, che non ci sono problemi particolari, rischia di esporre l’amministrazione comunale a brutte figure. Come quella fatta dal sindaco Castelli che domenica 28 agosto,  poco dopo l’ennesima scossa (di magnitudo 4.4), dagli schermi di Arengo Tv annunciava con soddisfazione: “L’ultima scossa del pomeriggio ad Ascoli ha generato ansia e inquietudine ma non ha prodotto effetti significativi sul sistema cittadino, la città ha risposto molto bene”. Palazzo dei Capitani (sede anche del Consiglio comunale) chiuso e parte di piazza del Popolo transennata per il rischio crolli, gli uffici di palazzo Colucci inagibili e trasferiti, stessa sorte per la palazzina comunale in piazza Arringo sede del servizio Tributi, un grattacielo Erap da evacuare per sicurezza, la chiesa della Scopa a piazza Roma chiusa  così come  la casa del Clero e anche la chiesa del Carmine. Chiuse anche un paio di scuole e problemi in altri istituti, partita dell’Ascoli rinviata per verificare la sicurezza dello stadio, problemi anche alla cittadella dello sport dove in qualche stabile sono comparse preoccupanti crepe (e quindi si è resa necessaria la chiusura di alcune federazioni), per non parlare della situazione di degli edifici privati, con  già diversi palazzi dichiarati inagibili al centro e in altre zone cittadine e ancora circa 500 sopralluoghi da effettuare. E se il sisma avesse prodotto “effetti significativi” cosa sarebbe accaduto?

Situazione per certi versi simile si è verificata, poi, per quanto riguarda lo stato delle scuole cittadine. Giovedì 1 settembre, intorno alle 17:30, alle redazioni dei giornali e dei quotidiani locali arrivava un comunicato stampa del Comune dal titolo molto rassicurante: “Castelli, nostre scuole sono sicure”.  “Le prime verifiche sono state condotte sulle scuole Ceci e D’Azeglio che sono risultate agibili e funzionanti – si leggeva nel comunicato – domani e nei prossimi giorni le verifiche continueranno anche presso le altre scuole che comunque sono già da considerarsi idonee staticamente per l’inizio dell’anno scolastico… Il Comune utilizzerà una somma di circa 250 mila euro per sistemare alcuni elementi non strutturali degli edifici scolastici in modo da renderli più armoniosi e adeguati”. Tre ore dopo, però, sui post pubblicati su facebook dal sindaco stesso e da alcuni assessori si riscontravano delle piccole ma importanti variazioni. Le scuole Ceci e D’Azeglio, ad esempio, risultavano agibili e funzionanti ma “con alcune prescrizioni che saranno immediatamente soddisfatte” e  la somma che il Comune intendeva utilizzare per gli interventi nelle scuole passava da 250 a 350 mila (e 2 giorni dopo salirà a 700/800 mila euro, segno evidente che gli interventi da effettuare sono tanti e non così secondari, anche considerando il fatto che poco prima del terremoto erano già stati stanziati 500 mila euro per interventi sulle scuole).

Insomma un po’ di confusione che spingeva qualche giornalista e alcuni cittadini a chiedere, sempre sulle pagine di facebook, spiegazioni e informazioni più precise a sindaco e assessori (l’agibilità è legata alle prescrizioni? di che tipo di prescrizioni si tratta? che significa ulteriore controllo da parte di tecnici validati? chi ha condotto i primi controlli? non potete pubblicare l’elenco dei risultati?). Richieste giuste e comprensibili che, però, come al solito non hanno ricevuto alcuna risposta. E nel silenzio assordante dell’amministrazione comunale restano i dubbi circa la situazione reale delle scuole cittadine, come dimostra anche il fatto che la dirigente dell’istituto comprensivo “Borgo Solestà – Cantalamessa”, Silvia Giorgi, ha paventato la possibilità di far iniziare l’anno scolastico con qualche giorno di ritardo.

Nei suoi plessi, ad esempio, ci sono segni sui divisori e problemi agli intonaci alla scuola media “Ceci”, all’elementare “San Serafino” e nei plessi di Venagrande e Mozzano. La scuola San Domenico, poi, resterà chiusa, la D’Azeglio (come la Ceci) ha bisogno di alcuni interventi. E’ sicuramente positivo, come ci riferisce sempre il sindaco,  che “la situazione è molto soddisfacente per quanto riguarda la sicurezza statica”  e che, quindi, le scuole non sono a rischio crollo. Ma questo non è sufficiente per assicurare la sicurezza e garantire un avvio di anno scolastico sereno. L’eventuale  distacco degli intonaci, il possibile crollo di qualche calcinaccio o di qualche lampadario o quant’altro è presente in un istituto scolastico  non sono certo rischi meno gravi.  E, poi, vista la situazione e le drammatiche esperienze vissute in altre città, forse sarebbe il caso di fare verifiche ancora più minuziose e capillari, andando a tirar fuori le carte catastali, verificando se corrispondono alla realtà, esaminando quando e in che modo sono stati fatti i vari lavori di manutenzione e miglioramento.

Forse tutto ciò richiederebbe qualche giorno in più e ci sarebbe il rischio di dover far slittare di qualche giorno la riapertura delle scuole ma credo che sarebbe un ritardo più che giustificato, visto che in ballo c’è la sicurezza dei nostri figli. Tra l’altro la situazione è abbastanza complessa anche per quanto riguarda alcune scuole superiori (la cui gestione spetta alla Provincia) con il Liceo Linguistico quasi certamente inagibile, mentre il Liceo Artistico, che presenta preoccupanti crepe e danneggiamenti, è stato per il momento chiuso per decisione della dirigente scolastica.

Situazione per certi versi simile, ma con maggiori responsabilità da parte dell’amministrazione comunale, per quanto riguarda lo stadio Del Duca. Anche in questo caso dal sindaco sono arrivate solo rassicurazioni, nonostante dalla curva sud soprattutto, ma anche da altri settori, fossero caduti calcinacci. Poi la decisione, in realtà ampiamente prevista, di rinviare la partita con il Cesena che si doveva giocare domenica 4 settembre, annunciata dal primo cittadino in maniera a dir poco singolare. “La commissione non ha espresso alcuna valutazione negativa circa la statica della curva stessa ma ha ritenuto di dover disporre delle prove tecniche per far si che possa essere confermata la piena congruità del nostro impianto sportivo”. Un po’ come il famoso detto “L’operazione è riuscita ma il paziente è morto”.

Stavolta il paziente non è ancora morto (e si spera che non muoia mai) ma la situazione non è delle più rosee. Anche perché per lo stadio vale lo stesso discorso fatto per le scuole, bene che non ci sia il rischio crollo ma se anche “piovono” calcinacci è un problema non di poco conto. Chiaro che in questo caso sindaco e assessori siano portati a sminuire anche perché a marzo, quando, dopo infiniti rinvii, finalmente partirono i lavori per la nuova tribuna est, il sindaco assicurò che la curva sud (che pure ad occhio nudo non sembra godere di ottima salute) era sicura. Ci sarebbe, poi, da disquisire sulla bontà della scelta operata 3 anni fa, quando si decise di intervenire per fare la nuova tribuna est invece di fare interventi sulla curva e in altre zone dello stadio. Ma questo è un altro discorso.

Va detto, comunque, che il mantra del “va tutto bene” non è spuntato fuori solo ora in occasione del terremoto, da sempre è patrimonio di questa amministrazione e in questa “tribolata estate” è stato riproposto in continuazione, anche prima delle vicende legate al terremoto. Per i problemi alla viabilità, ad esempio, provocati dalla lentezza (e in anche dalla discutibile contemporaneità) di alcuni lavori. Via Ricci, ad esempio, molto importante per il traffico cittadino è da tempo chiusa per lavori di rifacimento dell’asfalto. Già a fine luglio l’amministrazione comunale rassicurava tutti sul fatto che la chiusura non sarebbe durata a lungo e, tra il 27 e il 29 luglio, con una serie di comunicati stampa descriveva come si sarebbero svolti i lavori (un paio di giorni per la prima fase, altrettanto per la seconda), per poi annunciare, in un successivo comunicato stampa dal titolo significativo (“Ultimazione lavori rifacimento manto stradale via Ricci – via Mazzoni”), che “nella giornata di lunedì 1° agosto 2016 inizierà la seconda fase dei lavori di riqualificazione del manto stradale del tratto di via Ricci – Via Pacifici Mazzoni… tali lavori avranno durata stimata di due giorni”. Oggi è il 5 settembre ma via Ricci è ancora chiusa, anche in questo caso senza ulteriori spiegazioni del Comune.

Che, invece, ad inizio marzo, ancora una volta rassicurò tutti sui lavori al parco di viale De Gasperi. Un intervento di riqualificazione, con la contestuale chiusura del parco molto frequentato da bambini e famiglie, che doveva partire a settembre 2015 (secondo quanto era stato riportato nei cartelli nei pressi del parco stesso l’avvio dei lavori era prevista per il 14 settembre 2015). Gli operai, però, nel parco si videro solo per un paio di giorni, più che altro per la preparazione del cantiere, poi se ne erano perse le tracce. A fine febbraio, dopo alcune segnalazioni su facebook corredate da foto che mostravano come i lavori non erano neppure iniziati, un articolo su un quotidiano locale fece accendere l’attenzione sulla vicenda. Pochi giorni ed ecco arrivare il solito comunicato stampa dell’amministrazione comunale che spiegava come il lungo fermo dei lavori era stato provocato da un intoppo burocratico (legato ad un accesso privato nell’area) finalmente risolto. Si annunciava, quindi, il nuovo avvio dei lavori che sarebbero presto giunti a conclusione e, in effetti, dopo un paio di giorni nel parco tornarono gli operai.

Ma è arrivata l’estate e il parco è rimasto ancora chiuso, con qualche intervento che effettivamente è stato realizzato ma con la sensazione che si fosse ancora in alto mare. Un nuovo articolo ha riportato l’attenzione sulla vicenda ma questa volta dal Comune non sono arrivate risposte e spiegazioni sui motivi di un simile lungo ritardo. Intanto siamo arrivati al 5 settembre ed il parco ha celebrato, ovviamente senza festa, il primo anno… di chiusura.

Stesso ottimismo, stesse rassicurazioni, solito refrain e conclusione pressoché analoga anche per quanto riguarda alcuni bandi per la gestione degli impianti sportivi, in particolare quello della piscina comunale (per una durata di 15 anni). Presentato dal Comune come una “rivoluzione virtuosa”, in realtà ha subito suscitato non poche perplessità anche e soprattutto per l’entità dei costi a carico del futuro gestore. Dall’amministrazione comunale sono sempre arrivate rassicurazioni, con la certezza che un simile bando avrebbe visto una larga partecipazione.

Poi è giunto il 25 luglio, giorno di scadenza del bando, e di offerta ne è arrivata una sola. E sul bando è calato, da parte del Comune, un imbarazzante silenzio nonostante un paio di articoli che invitavano l’amministrazione comunale a fornire spiegazioni anche sulla “singolare” nomina della commissione di aggiudicazione della gara, in particolare su quella del componente esterno (gli altri 2 membri sono stati scelti all’interno del Comune stesso). Che, secondo la determina n. 1081 del 17 agosto, avrebbe dovuto essere “un esperto tecnico dello specifico settore a cui afferisce l’oggetto della gara”, con la scelta caduta, poi,  su un ingegnere meccanico  energy manager, abilitato certificatore dell’efficienza energetica degli edifici presso Enea, esperto in progettazione e realizzazione impianti tecnologici per il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Requisiti sicuramente da apprezzare che, però, non si capisce bene cosa c’entrino con la gestione di un impianto sportivo.

Così, nel silenzio più assoluto da parte del Comune, sono ormai passati oltre 40 giorni dalla scadenza del bando ma ancora non c’è stata l’aggiudicazione, nonostante l’unico partecipante. In compenso, però, è arrivato anche un ricorso al Tar, presentato dalla società “Gente di nuoto” che, in particolare, sottolinea come “in un bando che dovrebbe necessariamente avere come scopo principale lo sviluppo sportivo natatorio dei cittadini non sono stati probabilmente presi in considerazione: le società sportive di nuoto, i tecnici e gli operatori, le varie attività natatorie, le squadre agonistiche e tutti i progetti educativi e sociali finora perseguiti per il bene e lo sviluppo di una cultura dell’acqua nella città”.

Tanta carne al fuoco, quindi, per un’estate nella quale gli eventi che si sono susseguiti avrebbero meritato un diverso atteggiamento e una maggiore riflessione da parte dei nostri amministratori. Che, invece, come nella  strofa di una bella canzone (“Disinteressati e indifferenti”) del gruppo alternative-rock “Il teatro degli orrori”, continuano imperterriti a ripetere che “sono accadute tante cose ma non è successo niente

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