Legalize it


Riprende a settembre la discussione in Parlamento sulla legalizzazione delle droghe leggere tra polemiche e scontri tra le due parti. Qualche dato e qualche informazione in più per riflettere su un tema così delicato

Prima le unioni civili, ora forse anche la legalizzazione della droga leggera, ma siamo proprio sicuri che tutto ciò accade in Italia? Dopo la storica (e tribolatissima) approvazione della legge sulle unioni civili del maggio scorso, il prossimo autunno potrebbe esservi un’altra storica e clamorosa novità: la legalizzazione delle droghe leggere. A settembre, infatti, dovrebbe riprendere in Parlamento la discussione sulla legalizzazione avviata a luglio e rimandata a dopo l’estate. E se già è significativo che un simile argomento sia in discussione nel Parlamento italiano, sarebbe per certi versi sensazionale se la legge venisse approvata. Ipotesi non certa ma assai probabile visto che gli schieramenti che si delineano (ovviamente e giustamente, visto l’argomento in discussione, al di fuori dello schema maggioranza-opposizione) fanno ipotizzare che alla fine la nuova norma possa avere il via libera.

Quasi superfluo sottolineare che di fronte a questa non troppa remota possibilità si siano scatenate polemiche e feroci contrapposizioni tra chi è favorevole e chi è contrario alla legalizzazione. Prima di addentrarci nella discussione, però, è opportuno in sintesi spiegare cosa prevede il disegno di legge in discussione al Parlamento.

Il ddl prevede innanzitutto la libertà (naturalmente per i maggiorenni)  di coltivazione fino a 5 piantine e la possibilità di detenere fino a 5 grammi di cannabis, mentre fino a 15 grammi potranno essere conservati in casa. Ovviamente lo spaccio resterà un reato ma sarà consentita la commercializzazione all’interno di un regime di monopolio statale per la coltivazione delle piante, preparazione e vendita al dettaglio. In altre parole lo Stato potrà autorizzare soggetti privati, che si possono riunire in associazioni, a coltivare la marijuana e a venderla in locali appositamente dedicati all’uso, in pratica sul modello di quanto avviene nei cofffee shops europei. Resta, invece, il divieto di fumare prodotti derivati dalla cannabis in luoghi  pubblici o aperti al pubblico, nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Spetterà al ministero delle politiche agricole disciplinare le modalità e i criteri di individuazione delle superfici agricole utilizzabili per la coltivazione della cannabis soggetta al monopolio di Stato. I proventi ricavati dall’attuazione delle nuove norme saranno destinati al Fondo nazionale di intervento. Via libera anche all’uso curativo della cannabis, previa prescrizione medica.

Su questi basi si è aperto un dibattito e uno scontro intenso non solo in Parlamento ma anche sui media tra chi vuole che la legge passi e chi, invece, ritiene che debba essere respinta. Da un lato si sottolinea come una legalizzazione “intelligente” possa evitare danni maggiori e, addirittura, possa ottenere l’effetto di far diminuire il consumo, senza sottovalutare l’impatto che un tale provvedimento avrebbe nei confronti delle mafie e del terrorismo internazionale. Dall’altro, invece, si sottolinea che non si può accettare il male minore, che se si vogliono debellare le droghe non si può renderle legali e, comunque, si tratta sempre di sostanze che, anche se assunte occasionalmente, comportano gravi rischi per la salute.

Nel dibattito sono scesi in campo, da una parte e dall’altra, anche personaggi noti e magistrati. Roberto Saviano, ad esempio, è tra i più convinti sostenitori della legalizzazione. “La repressione ha fallito – afferma Saviano – è tempo che il Parlamento e i politici italiani prendano posizione a favore di questa legge e lo facciano con fermezza. Basta con le questioni di principio, è con i dati alla mano che bisogna lavorare per indebolire le mafie. Perché legalizzare le droghe indebolirà sottraendo loro capitali e, allo stesso tempo, ridimensionerà il mercato illegale. Chi vorrà fumare uno spinello preferirà di certo sostanze controllate che si possono acquistare regolarmente, senza incorrere in sanzioni, e non andrà a cercare un pusher in strada, non chiamerà lo spacciatore inventando parole in codice al telefono per capire se è un momento buono per andare a prenderlo o no”.

Un po’ a sorpresa a favore della legalizzazione si schiera anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. “Prima ero assolutamente contrario alla legalizzazione – spiega – ma adesso ho cambiato posizione, credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità Questo mi porta ad essere più laico, sarei contrario ad una legalizzazione totale”.

Di tutt’altro parere il magistrato antimafia Nicola Gratteri secondo cui “uno Stato democratico non può permettersi il lusso di legalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini”, mentre il farmacologo Silvio Garattini sottolinea come “la cannabis produce effetti collaterali importanti soprattutto per gli adolescenti, come apatia, difficoltà di apprendimento, e nel tempo anche malattie psichiatriche“.

E’ chiaro che siamo di fronte ad un tema delicato che ha diverse sfaccettature, quindi non è semplice parlarne e prendere una posizione decisa e certa. Credo, però, che sia ormai arrivato il momento di fare  questo importante passo, pur con le dovute cautele e attenzioni. Personalmente, tra l’altro, sono contrario per principio ai divieti soprattutto quando si tratta di determinati aspetti della vita di ogni singolo cittadino e mi piace spesso ricordare il motto lanciato anni fa da una serata organizzata all’interno del programma di Maurizio Costanzo, “Vietato vietare”.  Sono altresì convinto che l’educazione e l’informazione, che permettano di avere gli strumenti necessari per fare le scelte migliori, siano sempre da preferire all’imposizione.

Entrando nello specifico credo che prima di tutto bisogna evitare l’equivoco di fare l’equazione, come proditoriamente fanno alcuni di sostenitori del no, legalizzare uguale promuovere il consumo. “Legalizzare è esattamente il contrario  della promozione al consumo – afferma Saviano – significa piuttosto portare alla luce ciò che fino ad ora è stato avvolto dall’oscurità più cupa del mercato nero”.

Altrettanto prive di fondamento mi sembrano le tesi secondo cui legalizzare le droghe leggere vorrebbe dire incrementare il mercato delle droghe più pericolose (quelle chimiche, cocaina, eroina). Innanzitutto perché i fatti dimostrano esattamente il contrario, il mercato di quelle droghe (soprattutto cocaina e droghe chimiche) è già esploso durante il periodo cosiddetto del “proibizionismo”. E poi è sin troppo evidente che chi fino a ieri fumava solo spinelli  non passerà certo ad altre droghe solo perché la cannabis è diventata legale. In ultima analisi, poi, ci sono i dati dei paesi e delle regioni in cui le droghe leggere sono state legalizzate che dimostrano esattamente il contrario.

Sicuramente molto più degna di attenzione e di considerazione mi sembra, invece, la posizione di chi sostiene che “non si può accettare il male minore” e “non si può scendere a patti con le mafie”. In questo caso credo che si tratti di una discussione di principi, tra mondo ideale e mondo reale. Tutti vorremmo vivere in un mondo ideale dove i nostri giovani non siano a rischio droga (ma anche di alcol e tabacco), la realtà però è purtroppo completamente differente. E proprio pensando al mondo ideale che immaginiamo è chiaro che diventa difficile accettare misure intermedie, che possono servire ad attenuare certi rischi. Ma la realtà ci racconta che la repressione, il voler a tutti i costi proibire anche certe sostanze ha clamorosamente fallito. Allora è giusto e opportuno provare a riformare la realtà, procedere per tentativi, ragionando con lucidità sulla complessità dei problemi reali e sulle possibili soluzioni non per debellare definitivamente un fenomeno ma, quanto meno, per attenuarne le conseguenze disastrose.

E, in quest’ottica, è fuori discussione che la legalizzazione delle droghe leggere costituirebbe un duro colpo alle organizzazioni mafiose e  terroristiche. “Le droghe leggere – afferma Saviano –sono merce di scambio tra organizzazioni criminali e organizzazioni terroristiche. Sapete come è stato finanziato l’attentato in Spagna del 2004? Con l’hashish che i gruppi vicini ad Al Qaeda hanno venduto anche alla camorra napoletana. Lazarat, in Albania, la capitale mondiale della marjiuana, è finita sotto il controllo di gruppi criminali che sostengono Daesh. L’Is controlla ormai una produzione da oltre 5 miliardi di dollari. Sì, l’erba e l’hashish sono diventati gli strumenti primi di finanziamento delle organizzazioni fondamentaliste. E legalizzare sarebbe adesso un modo per sottrarre alle organizzazioni criminali tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro l’anno”.

Ovviamente più complesso il discorso dal punto della salute, con i contrari alla legalizzazione che ricordano i danni e le conseguenze che anche le droghe leggere possono provocare. Non ho certo la competenza per discutere tali teorie (per altro non da tutti gli specialisti condivise), mi limito però a sottolineare che, allora, per coerenza prima ancora di portare avanti la battaglia contro la legalizzazione delle droghe leggere sarebbe molto più serio intraprendere quelle per proibire anche alcol e tabacco, sicuramente molto più dannosi della cannabis (che, anzi, come abbiamo visto può avere anche effetti curativi). In Italia si stima che le vittime del tabacco siano circa 80 mila all’anno, quelle dell’alcol intorno a 40 mila. Di contro non c’è una sola vittima causata direttamente dalle droghe leggere.

Tralasciando il fatto che, applicando la stessa imposta del tabacco, lo Stato incasserebbe dalle tasse tra i 6 e gli 8 miliardi, mi sembra invece importante cercare di capire come risponderebbe il mercato del consumo (e quello illegale) di fronte ad un’eventuale legalizzazione. Di sicuro, sarebbe folle pensare il contrario, il mercato illegale  non scomparirebbe completamente ma, è altrettanto certo, che subirebbe un duro colpo.

Quanto al possibile aumento o diminuzione del consumo ci sono due teorie, quella che si basa sulle proiezioni e quella che si basa sui dati concreti. Secondo un sondaggio realizzato dalla Gallup in Usa non ci sono dubbi che il consumo aumenterebbe vertiginosamente. Tra gli adulti, ad esempio, si passerebbe dal 13 al 20% di consumatori, mentre tra i ragazzi  l’aumento sarebbe superiore al 10%. Su questa base si stima che in Italia i consumatori diventerebbero quasi 10 milioni. Se poi, però, si va ad analizzare cosa è accaduto nei paesi e nelle regioni dove le droghe leggere sono state realmente legalizzate, si scopre che la realtà è completamente differente.

In Portogallo, ad esempio, la cannabis è stata depenalizzata nel 2011 e dopo 15 anni si può parlare, dati alla mano, di un discreto calo di consumatori, stessa cosa (anche se in percentuali più contenute) in Uruguay e in Colorado dove è stata legalizzata a scopo ricreativo. Naturalmente si tratta di dati così limitati che non si possono avere certezze ferree.

Resta però il fatto che forse è il momento di avere il coraggio di fare un passo così importante, magari prendendo come riferimento proprio il motto ripetuto da Saviano: “non voglio drogarmi, odio il consumo e per questo legalizzo

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