Aggrappati a Sant’Emidio…


Mentre un documento della Protezione civile ipotizza uno scenario apocalittico ad Ascoli, per il piano di protezione civile del Comune sarebbero circa 18 mila gli ascolani coinvolti in caso di terremoto violento. Alcune importanti indicazioni per “sopravvivere”

L’ottimismo è il profumo della vita” sosteneva Tonino Guerra in un noto spot pubblicitario. Che, di certo, deve aver ispirato il sindaco Castelli che neppure nelle situazioni più complicate e complesse smette di professare il suo smisurato ottimismo. Basta leggere, ad esempio, qualcuno dei comunicati stampa di questi giorni inerenti la situazione post terremoto in città per rendersene conto. Si chiudono uffici, si sgombera d’urgenza un popolatissimo grattacielo, ci sono problemi in chiese, scuole e persino allo stadio ma il primo cittadino continua a manifestare tranquillità ed ottimismo e a sminuire l’entità delle cose.

Per carità ben venga un simile “pensiero positivo” soprattutto in un momento così cupo, triste e difficile come questo. Però è indiscutibile che il susseguirsi di notizie delle ultime ore qualche preoccupazione in più finisce inevitabilmente per procurarla. Si è iniziato con la chiusura, ovviamente a titolo precauzionale, degli uffici di palazzo Colucci fino a data da destinarsi. Poi è stata la volta degli uffici della palazzina comunale sita in piazza Arringo, dichiarati inagibili, sede del servizio Tributi. La chiesa della Scopa a piazza Roma è stata subito chiusa per precauzione a seguito di alcuni crolli, stessa sorte ad altri edifici di culto cittadini. Dopo le due violente scosse della notte del 24 agosto vistose crepe sono apparse sul grattacielo Erap in Largo dei Fiordalisi già pericolante. Così si è deciso che lo sgombero delle 56 famiglie presenti, in realtà atteso da tempo, ormai non era più procrastinabile a causa del “peggioramento delle condizioni dell’immobile”.

E mentre si è in attesa del risultato delle relazioni tecniche sulle scuole cittadine (con un paio che presentano ad occhio nudo situazioni poco edificanti), ieri è poi arrivata la decisione (per nulla inattesa) del rinvio della partita Ascoli – Cesena per valutare meglio la situazione dello stadio Del Duca. Per carità, nulla di preoccupante, almeno secondo il sindaco Castelli. “La commissione non ha espresso alcuna valutazione negativa circa la statica della curva sud (il settore considerato più a rischio) ma ha ritenuto di dover disporre delle prove tecniche” ha affermato con il solito tono rassicurante il primo cittadino. Resta, però, il fatto che da tempo si parla della situazione della curva sud e che per molti sarebbe stato meglio intervenire prima proprio sulla curva, piuttosto che sulla tribuna est.

Questa città scopre di avere strutture vetuste e non a norma antisismica – scrive un cittadino sul profilo facebook del Comune – il fatto, poi, che si ritenga necessario evacuare (ma con calma) anche uno dei grattacieli di Monticelli, suona quasi come un’assurdità, dato che lo stesso, costruito solo 40 anni orsono e con materiali all’avanguardia, ad occhio (almeno all’occhio di noi profani), sembrerebbe in condizioni migliori dello stadio Del Duca”.

Ci saranno tempo e modo di tornare sulla vicenda, davvero imbarazzante, dello stadio e su quella, non meno inquietante, del grattacielo di Monticelli. Ora ci preme soffermarci sul rischio sismico, aggiungendo, a quanto già scritto, che sono quasi 500 le richieste fino ad ora pervenute agli uffici tecnici del Comune per effettuare sopralluoghi in edifici privati che risulterebbero lesionati dal sisma.

Certo, la psicosi che si è creata in questi giorni  sicuramente influisce e magari tra quelle 500 richieste diverse saranno prive di fondamento. Ma il vero punto della situazione è un altro, come già avvenuto in occasione di quello a L’Aquila, anche in questo caso un terremoto, sia pure forte (non fortissimo, siamo comunque a 6.0 di magnitudo), con epicentro abbastanza distante ha comunque provocato non pochi problemi al capoluogo piceno. E, allora, è inevitabile chiedersi cosa mai potrebbe accadere se si verificasse un terremoto così forte proprio nella nostra zona. E, l’inevitabile domanda successiva, se Ascoli sarebbe pronta per affrontare una simile tragica (e ovviamente non auspicabile) evenienza.

Da quanto visto fino ad ora  ma anche da alcuni dati in possesso della Protezione civile e del Comune stesso è forte la sensazione che la nostra città non sia per nulla preparata e che le conseguenze di un eventuale forte sisma sarebbero molto pesanti. Come evidenziato nell’articolo di ieri “Natura nemica, Marche regione a rischio” c’è un documento della Protezione civile che ipotizza cosa potrebbe accadere nel territorio marchigiano, ed in ogni singola provincia, in caso di forte sisma . E, per quanto riguarda Ascoli, il quadro che emerge è quasi apocalittico, con una previsione di circa 1.300 morti (quasi 4 volte di più rispetto al dramma di L’Aquila…) e poco meno di 10 mila sfollati. Certo, si tratta di una previsione basata si su tutta una serie di dati e schede ma pur sempre ipotetica. Però è un’indicazione ben precisa di come la situazione non è certo rassicurante, anzi.

Altre indicazioni significative arrivano anche dal piano comunale di Protezione civile, approvato a fine 2014. Per quanto concerne tutta la parte dedicata al rischio sismico, molto interessante è la parte dedicata all’analisi della vulnerabilità del patrimonio edilizio comunale. Sulla base degli studi e delle metodologie applicate dalla Regione Marche, gli edifici sono stati raggruppati in tre classi di vulnerabilità: classe A, costruzioni in pietrame non lavorato, costruzioni rurali, case in adobe (mattoni crudi, malta di argilla), case in terra; classe B, costruzioni in muratura comune, anche con travature in legno a visto, costruzioni in grossi blocchi di pietra squadrata e prefabbricati, edifici costruiti con pietre lavorate; classe C, costruzioni armate o rinforzate, strutture in legno molto ben costruite. Collegata a questa analisi c’è quella della quantificazione del danno che tali strutture possono subire con una scala che va da 0 (nessun danno) a 5 (danno totale, collasso dell’edificio).

Il piano evidenzia, poi, come degli oltre 50 mila residenti nel territorio comunale 8.353 sono in edifici di classe A (la classe più a rischio), 4.912 in edifici di classe B e 39.902 in edifici di classe C. E sulla base di tali dati il piano propone una serie di simulazioni di possibili danni in caso di sisma che va dal VII al X grado della scala Mercalli. Particolarmente interessante è l’analisi che prende in considerazione la percentuale di edifici che subirebbe danni superiori a 2 (quindi danno forte, distruzione e danno totale). Per quanto concerne gli edifici di classe A si va dal 36% in caso di VII grado fino al 100% del X grado, mentre in classe B si oscilla tra 14% e 98% e in classe C si va dal 4% al 76%. Per valutare, infine, la stima della popolazione potenzialmente coinvolta in un evento sismico sono state applicate cautelativamente le percentuali indicate in tutte e due le metodologie ma si è fatto riferimento ad i risultati ottenuti con le percentuali di danno previste dalla Regione Marche.

Considerando il massimo grado di intensità sismica prevista per il territorio comunale di Ascoli Piceno pari all’VIII della scala Mercalli, sono state applicate le relative percentuali di danno agli abitanti previsti in ognuna delle classi di vulnerabilità degli edifici. E complessivamente sarebbero più di 18 mila le persone coinvolte, un dato che però è leggermente sovrastimato perché riferito alla popolazione residente nel 1990 (e da allora i residenti sono diminuiti). Interessante anche verificare come le zone più a rischio, cioè quelle con maggior numero di edifici di classe A e B, siano le frazioni, in particolare Mozzano, Lisciano, Rosara, Casteltrosino, Venagrande, Piagge, oltre ad una parte del centro storico. Da tutta questa serie di dati e da quanto visto prima emerge chiara la sensazione che la cosa migliore, per scongiurare un’eventuale catastrofe, è quella di affidarsi a Sant’Emidio…

Discorso un po’ diverso per quanto riguarda un eventuale post terremoto, il Comune è infatti dotato di un piano di emergenza (e non è cosa da poco, visto che non tutti i Comuni ce l’hanno). Proprio in questi giorni, poi, dopo il terremoto del 24 agosto l’amministrazione comunale ha pubblicato sul proprio profilo facebook alcuni stralci importanti del piano, a partire dai comportamenti da adottare durante una scossa fino all’elenco dei vari siti (aree di ammassamento, aree di attesa, aree di accoglienza) per un eventuale post terremoto. Sperando che non debba mai servire, ci sembra comunque cosa utile indicare di seguito proprio questo genere di siti:

Aree ammassamento (Sono centri di raccolta di uomini, mezzi e materiale necessari alle operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione colpita. Sono state selezionate 5 Aree poste in prossimità di nodi viari importanti e strategici, facilmente raggiungibili dalle unità di soccorso, anche con mezzi di grandi dimensioni, lontane dal centro abitato e ubicate nelle vicinanze di reti idriche, elettriche e fognarie). Parcheggio cimitero; Terreno privato adiacente cimitero; Terreno privato Villa di Re (Mozzano); Terreno privato Villa Sant’Antonio

Aree di Attesa.  (Sono luoghi sicuri all’aperto di primissimo ritrovo, in cui la popolazione deve dirigersi preferibilmente a piedi immediatamente dopo un evento calamitoso). Mozzano: campo sportivo, terreno privato via Romana. Rosara: piazza Chiesta SS. Benedetto e Cristina. Castel Trosino: Parcheggio pubblico. Piagge: giardino pubblico Piagge. Porta Romana: Tirassegno comunale. Borgo Solestà: parcheggio cimitero comunale, giardino pubblico. Monterocco: palazzetto dello Sport. Venagrande: parcheggio case Erap. Campo Parignano: parcheggio chiesa Ss. Pietro e Paolo. San Gaetano-Valli- Stadio: parcheggio stadio Del Duca. Centro Storico: complesso dell’Annunziata, piazza S. Tommaso, piazza GIacomini, giardino palazzo Colucci. Porta Maggiore: campo rugby (ex Carbon), campo sportivo San Filippo, giardino scuola materna via cola d’Amatrice, giardino pubblico, piazzale stazione, giardino pubblico Istituto d’arte, campo sportivo circolo Tofare. Monticelli: piazzale chiesa SS. Simone e Giuda, parcheggio pubblico scuola media, area verde Monticelli alto. Brecciarolo: giardino pubblico. Poggio di Bretta: campo sportivo. Marino – zona industriale: parcheggio Castagneti, parcheggio Oasi, campo sportivo Marino, parcheggio pubblico Pfizer, parcheggio Città delle stelle. Campolungo-Villa Sant’Antonio: parcheggio chiesa Villa Sant’Antonio. Lisciano: piazza chiesa S. Michele Arcangelo

Aree accoglienza. (Sono luoghi in cui vengono installati le strutture e i primi insediamenti alloggiativi temporanei qualora sia necessaria l’evacuazione della popolazione per periodi prolungati.
Sono state selezionate nel territorio comunale 28 aree, prediligendo luoghi muniti di reti idriche, elettriche e fognarie, con fondo asfaltato e illuminazione già predisposta). Terreno privato Caserma Clementi; Campo sportivo Monterocco, Parcheggio Porta Torricella; Parcheggio Ex seminario; Campo Squarcia, Parcheggio stadio Del Duca; campo sportivo adiacente ex Carbon; campo scuola atletica leggera; Terreno privato Mozzano; Terreno privato fraz. Vallecupa vicino villaggio S. Marta; campo sportivo Ist. Agrario; Terreno privato in via Tevere, Terreno privato in via Loreto; Terreno privato fraz. Campolungo vicino Villaggio del fanciullo; Terreno privato fraz. Monterocco; Terreno privato fraz. Vallefiorana; Terreno privato fraz.S. Gaetano, Terreno privato fraz. Piagge; Terreno privato fraz.Vallefiorana; Terreno privato fraz. Venagrande; Campo sportivo Piagge; Campo sportivo Monticelli; Campo rygby Al Battente; Terreno privato davanti ospedale Mazzoni; Centro sportivo Città di Ascoli; Pattinodromo Pennile di Sotto.

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