Disastro rifiuti, il Comune scarica le colpe sui cittadini


Nel 2002 la differenziata ad Ascoli si attestava al 25% rispetto alla media regionale del 15%. 14 anni dopo, però, la situazione è capovolta con il capoluogo piceno fermo al 44% rispetto al 65% del resto della Regione. Intanto vola la tassa rifiuti, cresciuta del 21% solo negli ultimi due anni

Due mondi paralleli che mai si incontreranno. E’ questo il rapporto che sembra esistere tra la raccolta differenziata e il capoluogo piceno. La colpa? Sicuramente dei cittadini ascolani, a giudicare dagli ultimi provvedimenti messi in cantiere dal sindaco e dalla sua amministrazione comunale. Che, probabilmente non sapendo più che pesci pigliare, hanno pensato che l’ultima possibilità rimasta per provare ad innalzare una percentuale di differenziata a dir poco ridicola (sotto il 50%) sia quella di mettere sotto osservazione i cittadini ed incastrare chi non effettua correttamente la raccolta stessa. Come? Con l’applicazione di un bollino adesivo sui sacchetti che verrà apposto dagli operatori ecologici che, al momento del ritiro, verificheranno che il conferimento non è conforme. Prima di far scattare la sanzione l’utente potrà correggere l’errore e conferire in modo adeguato nel turno di raccolta successivo.

Detto che le multe partiranno una volta entrato a regime il nuovo sistema in tutti i quartieri (inizialmente doveva avvenire nel corso di questo anno, poi visto i ritardi che si sono verificati è stato spostato ad inizio del nuovo anno, sperando che il riferimento è al 2017…), ci sono non pochi dubbi su questo presunto “giro di vite”. Perché se è vero che sarà semplice risalire agli utenti attraverso i codici personali stampati sui sacchetti, è chiaro che per poter far funzionare un simile sistema è innanzitutto necessario un lavoro imponente da parte degli operatori ecologici che, in teoria, dovrebbero ogni volta controllare sacchetto per sacchetto per verificare il corretto conferimento.

Possibile? Difficile crederlo, anche perché in tal modo si dilaterebbero a dismisura i tempi di raccolta dei rifiuti stessi. Lo stesso sistema di comminazione della multa appare, poi, abbastanza complicato. Infatti l’operatore dovrebbero segnalare la conformità al responsabile del servizio che, a sua volta, girerà la segnalazione all’amministrazione comunale che, poi, verificherà se l’utente “incriminato” è recidivo e, in tal caso, provvederà ad avviare i relativi controlli, al termine dei quali scatteranno le eventuali sanzioni. Una procedura più semplice e lineare no? D’altra parte, però, è la stessa Ascoli servizi comunali (la società comunale che si occupa della raccolta) ad avere qualche perplessità, visto che nel piano in fase di approvazione ha sottolineato come sia indispensabile  “una stretta collaborazione delle autorità competenti per quanto concerne i controlli e le eventuali relative sanzioni”,  perchè in caso contrario “ non sarà possibile gestire in modo credibile le non conformità e garantire i risultati attesi”.

Che già, rispetto ad inizio 2016, si sono notevolmente ridimensionati. Allora il sindaco, annunciando con il solito squillo di trombe l’allargamento del “porta a porta” spinto a tutta la città (e a voce decisamente più soffusa l’ennesimo aumento della tassa rifiuti) aveva parlato di obiettivo 65% di differenziazione del rifiuto. Ora, invece, molto più realisticamente e umilmente si parla di superare quota 50%. I prossimi mesi ci diranno se almeno l’obiettivo minimo verrà raggiunto, di certo, però, quello che lascia perplessi è che da parte dell’amministrazione comunale non c’è neppure un minimo di autocritica, non ci si interroga sulle ragioni del fallimento della politica sui rifiuti negli ultimi 15 anni.

Un paio di dati dovrebbero far riflettere più di ogni altra considerazione. Nel 2002 , dopo il primo disastroso tentativo di raccolta differenziata “porta a porta” avviato dall’allora assessore Rozzi (guarda il caso oggi consigliere dell’Ascoli servizi comunali…)  la percentuale di raccolta differenziata si attestava al 25%. Già all’epoca,  per la verità, le cose non andavano certo per il meglio, tanto che si era addirittura creato un comitato cittadino che contestava il sistema avviato nel 2000 e che, in 24 mesi, aveva prodotto un incremento di differenziata di appena il 3%. In quel periodo, però, il capoluogo piceno era in buona compagnia perché gli altri capoluoghi di provincia delle Marche nella migliore delle ipotesi raggiungevano il 30%, mentre la media regionale di differenziata si attestava al 15%. Dopo 14 anni la situazione, però, è radicalmente cambiata. La media regionale è salita al 65%, mentre tra gli altri capoluoghi di provincia il primato lo detiene Macerata con il 79%, seguita da Pesaro con il 71%, Ancona 63% e Fermo 60%.

Ben altra realtà vive Ascoli che in 14 anni ha avuto un incremento ridicolo della differenziata che, a fine 2015, si attestava ancora al 44%. Ma come è possibile che, in questi 14 anni, nel resto della regione si è verificato un incremento di differenziata tra il 45 e il 50%, mentre nel capoluogo piceno non si è raggiunto neppure un 20% in più? Il segreto (di Pulcinella) è racchiuso in poche magiche parole: programmazione, investimenti, informazione. Le altre amministrazioni hanno studiato e verificato come poter ottenere i migliori risultati, hanno poi programmato i vari passi da effettuare per arrivare nel minor tempo possibile a regime, hanno investito risorse e uomini e, infine, hanno effettuato una capillare e costante campagna di informazione presso i cittadini.

Ad Ascoli, invece, in questi 14 anni si è assistito (almeno in questo settore) al festival dell’improvvisazione. Da allora si sono succeduti diversi assessori (Rozzi, Galosi, Travanti, Antonini, Tega), più volte è stato cambiato il sistema di raccolta, ogni volta il sindaco Castelli (gran maestro di cerimonia…) ha annunciato “urbi et orbi” la prossima rivoluzione che avrebbe prodotto risultati stupefacenti ma, dopo 14 anni, i risultati dicono che la percentuale di differenziata è aumentata appena del 19%. E dopo tutta questa confusione, appare ridicolo che il Comune non trovi di meglio da fare che individuare nei cittadini i responsabili di questo disastro.

Molto più onesto e corretto sarebbe fare una profonda autocritica, ammettere i tanti (troppi) errori commessi e, se proprio non si riesce a trovare una soluzione, fare un bel bagno di umiltà e farsi aiutare da chi ha ottenuto risultati soddisfacenti (ad esempio il Comune di Folignano che, in poco tempo, ha superato la percentuale dell’80% di differenziata).

Tra  l’altro se è tutta da verificare la responsabilità dei cittadini ascolani, quel che è invece indiscutibile e inconfutabile è che sono proprio loro le prime vittime di questo disastro. Infatti proprio l’imbarazzante percentuale di differenziata è alla base dei ripetuti aumenti della tassa rifiuti (tari) , oltre il 20% in appena due anni (8% nel 2015, 13% nel 2016).  D’altra parte è inevitabile, se la differenziata cresce in maniera impercettibile, la conseguenza è che la tassa aumenta vertiginosamente. Infatti prendendo in esame lo stesso arco di tempo che abbiamo analizzato per la differenziata (14 anni) si scopre che la tassa rifiuti ad Ascoli è cresciuta tra l’80 (abitazioni civili) e l’85% (attività commerciali). Quattro volte di più di quanto sia cresciuta la differenziata. In pratica, per i cittadini ascolani,  vale il famoso detto napoletano “corniuti e mazziati”

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.