Sbatti il mostro (extracomunitario) in prima pagina


Titoli “cubitali” per un presunto stupro di gruppo ma l’avvocato della vittima afferma che “gli atti di violenza non sono stati commessi da ragazzi nordafricani”. Intano, però, la stampa locale ignora le novità che emergono sul delitto di Fermo

Drogata, picchiata e violentata sulla spiaggia per tutta la notte da tre nordafricani. Nel pieno di un’estate già funestata dai drammatici fatti di Fermo (l’uccisione del profugo nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi), la tremenda notizia di un orribile stupro di gruppo proprio nel territorio fermano e, per giunta, ad opera di tre extracomunitari, ha avuto un effetto devastante. In un territorio ancora scosso dall’omicidio del 5 luglio scorso e dove le tensioni sono ben lungi dall’essere sopite, una simile notizia non poteva che far ripartire lo scontro e le polemiche.

In particolare sui social è ripartita la grancassa di chi, per carità, non è razzista o xenofobo (sono loro che sono extracomunitari…) ma non aspettava altro per tirare fuori le solite storie su quanto sono brutti, sporchi e cattivi gli extracomunitari e di come, di fronte a simili episodi, non si può più essere “buonisti” (termine orrendo ripetuto come un mantra in queste situazioni) . Inevitabilmente hanno ripreso fiato anche i tanti “avvocati difensori” di Mancini , tutti coloro che, a prescindere da quello che dicono gli atti dell’indagine che sta portando avanti la procura, sono sicuri che Emmanuel se l’è cercata e che l’ultras fermano si è solo difeso ed, in fondo, è solo una vittima ( e poi sarà mica tanto grave chiamare un extracomunitario o la sua donna scimmia…).

Tutto abbastanza triste e squallido, tutto ampiamente previsto. Certo la stampa locale non poteva mica, per evitare questo rigurgito di xenofobia, tenere nascosta una simile notizia. Però, poi, ecco che all’improvviso il quadro della vicenda cambia, assume contorni più indefiniti e tutto torna in discussione. E’ l’avvocato della ragazza a cambiare le carte in tavola. “Con riferimento alle notizie apparse recentemente nella cronaca locale – scrive –  corre l’obbligo di precisare quanto segue: la notizia è stata riportata in maniera distorta e non corrispondente al vero, ed in particolare il riferimento  ad una “violenza sessuale ad opera di tre nordafricani”,  non trova alcun riscontro nella realtà di quanto avvenuto la sera del 7 agosto. Gli atti di violenza non sono stati perpetrati secondo le modalità descritte nei numerosi articoli giornalistici pubblicati in questi giorni né, tanto meno, sono stati commessi da ragazzi nord africani”.

E allora, se secondo l’avvocato della ragazza (che dovrebbe conoscere meglio di tanti altri la situazione) la violenza sessuale non è stata commessa da ragazzi nordafricani, cambia tutto, anche il giudizio sugli organi di stampa che, senza pensarci due volte, hanno sbattuto il “mostro”, ovviamente extracomunitario, in prima pagina. Non è la prima volta che accade, la storia degli ultimi anni racconta che in più di una circostanza dopo gravi omicidi e episodi di cronaca stampa e tv (e qualche volta anche per gli stessi inquirenti) hanno subito individuato in un extracomunitario l’autore del grave delitto, salvo poi dover fare marcia indietro. E poi, bando alle ipocrisie, se l’autore dello stupro è un extracomunitario (ancora di più un gruppo di extracomunitari) fa molto più notizia rispetto ad un italiano.

Anni fa, mentre sull’onda delle notizie riportate da tv e giornali ci accingevamo a preparare un’inchiesta giornalistica sulle violenze sulle donne, puntando in particolare sul boom delle violenze da parte degli extracomunitari, raccogliendo i dati ufficiali insieme al direttore del giornale scoprimmo che, in realtà, la percentuale di stupri commessi da extracomunitari era assolutamente marginale, con la stragrande maggioranza delle violenze (oltre l’85%) commesse da italiani (spesso parenti, amici o ex fidanzati). Gli stupri ad opera di italiani, ancora di più quelli dentro le mura domestiche o ad opera di conoscenti o amici, fanno meno notizia.

E’ così da tempo, ma in questo caso la tendenza è accentuata da quanto accaduto a luglio a Fermo, con l’omicidio del giovane nigeriano. L’aver definito quella tragedia un omicidio a sfondo razzista (lo sostiene, prima tra tutti, la procura di Fermo…) ha provocato una sorta di reazione, tutti coloro che hanno una certa diffidenza nei confronti degli extracomunitari ma non accettano di sentirsi definire “razzisti” si sono sentiti in qualche modo tirati in ballo. E una buona parte della stampa locale ha dato voce a questo sentimento diffuso, sposando aprioristicamente la versione più “buonista” (chi di spada ferisce…) sull’accaduto, senza minimamente tenere in considerazione la realtà dei fatti come è raccontata, almeno fino ad ora, dagli atti dell’indagine. Che, al momento, sanciscono due cose certe: si è trattato di un omicidio con l’aggravante delle motivazioni razziste e non si è trattata di legittima difesa.

Tutto il resto sono chiacchiere, posizioni ideologiche e di parte buone solo per alimentare gli ultras di una parte o dell’altra. E questo, naturalmente, vale anche per chi sin dall’inizio, solo sull’onda emotiva della vicenda, ha preso per assolutamente veritiera, senza la necessaria precauzione che si dovrebbe usare in queste circostanze, la ricostruzione più “colpevolista” nei confronti di Mancini. Ma dopo un paio di giorni la situazione si è decisamente capovolta e, soprattutto la stampa locale, ha sposato la tesi più favorevole all’ultras fermano, anche in questo caso senza minimamente tenere in considerazioni i fatti così come sono raccontati dagli atti dell’inchiesta giudiziaria. Anzi, cercando addirittura di tenere nascoste o, quanto meno, minimizzare eventuali notizie che vanno nella direzione opposta.

Come è accaduto nei giorni scorsi quando sono passati quasi sotto silenzio due fatti rilevanti ma di certo non favorevoli per la tesi difensiva. Infatti il Gip di Fermo prima e il Tribunale del riesame poi hanno respinto due istanze degli avvocati difensori di Mancini, la prima per la concessione degli arresti domiciliari, la seconda per la richiesta di scarcerazione. Significative, in particolare, sono le motivazioni con le quali il Gip Caporale ha negato la concessione degli arresti domiciliari. Secondo il giudice, infatti, “permangono i gravi indizi di colpevolezza” e, soprattutto, “non può sussistere, allo stato dei fatti in mano alla procura, la giustificazione della legittima difesa“.  E se è significativo e abbastanza grave che alcuni quotidiani locali abbiano preferito ignorare queste due notizie, che tolgono credibilità alle motivazioni di chi vuole sminuire la vicenda, è sconcertante che, nonostante quanto sancito dal Gip, ci sia ancora qualche quotidiano locale che continui a parlare senza neppure l’uso del condizionale di “legittima difesa”.

Certo quando si conosceranno gli esiti di altri importanti esami (su tutti l’autopsia sul corpo di Emmanuel) la situazione potrebbe cambiare e, magari, la posizione di Mancini anche alleggerirsi (ma anche peggiorare). Però al momento gli atti raccontano un’altra storia, così come lo stesso avvocato della ragazza fermana vittima dello stupro racconta una storia completamente differente da quella narrata da alcuni quotidiani. Poi, magari, tra qualche giorno i nuovi approfondimenti ribalteranno di nuovo la situazione e dimostreranno che si, è proprio vero che gli extracomunitari sono brutti, cattivi e pericolosi. Ma fino ad allora sarebbe opportuno che almeno gli organi di informazione si sforzassero di raccontare la realtà per quella che è e non per come vorrebbero che fosse.

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