Il paradiso delle “bufale”


Ignoranza, pigrizia, scarsa credibilità dei media tradizionali e la radicalizzazione dello scontro politico alla base dell’invasione di “bufale” nella rete

Il celeberrimo senatore Cirenga, Deborah Caprioglio nei panni della fantomatica cugina del presidente del Consiglio, l’ex bomber del Milan Virdis trasformato in un egiziano clandestino divenuto giardiniere in casa Renzi, Paul Pogba nell’improbabile ruolo di un rifugiato alloggiato in lussuoso hotel a 5 stelle. Sono solo alcuni dei personaggi, reali o inventati (senatore Cirenga), utilizzati per diffondere la pioggia di “bufale” che ormai da molti mesi invade facebook e gli altri social network. Un fenomeno che non è certo frutto (quasi mai) dello spirito goliardico di qualche buontempone ma che nasce da motivazioni, strategie e obiettivi ben più profondi.

virdisPrima di provare ad analizzarli, però, è inevitabile e opportuno chiedersi come mai tantissime persone sono pronte a credere senza esitazioni a “bufale” in alcuni casi clamorosamente improbabili. E’, innanzitutto, indiscutibile che alla base di questo eccesso di creduloneria ci siano una buona dose di ignoranza, intesa come mancata conoscenza di norme e regole che disciplinano le materie in discussione, ed una discreta pigrizia di fondo che impedisce di andare a verificare alla fonte le notizie (cosa oggi abbastanza semplice e alla portata di tutti su internet). A tal proposito emblematica è la famosa “bufala” sul senatore Cirenga, ancora oggi postata, condivisa e da tanti reputata credibile,  e sul fantomatico disegno di legge sul fondo da 134 miliardi di euro per i deputati non rieletti, approvato dal Senato con 257 voti a favore e 165 contrari. Già la cifra spropositata avrebbe dovuto far sorgere qualche dubbio ma, soprattutto, il numero dei senatori votanti (422) avrebbe dovuto essere sufficiente per capire che si era di fronte ad una clamorosa “bufala”, visto che il numero totale dei senatori è di 315. E, in ogni caso, basterebbe andare sul sito internet ufficiale del Senato per scoprire che non esiste e mai è esistito alcun senatore Cirenga.

Ci sono, poi, altri due fattori non meno determinanti: la scarsa credibilità, almeno nel sentimento popolare, dei media tradizionali e la radicalizzazione dello scontro in qualsiasi genere di dibattito (politico, sportivo, sociale). A torto o a ragione una larga parte di persone ormai ritiene i media tradizionali corrotti, manipolati e incapaci di dare notizie affidabili. Di conseguenza le informazioni vengono cercate sulle cosiddette pagine di “controinformazione”, un sottobosco sempre più vasto di siti che, però, spesso non sono per nulla affidabili.

Così, come certificato anche da una ricerca sul tema effettuata dalle Università di Lucca, Lione e Northeastern (Boston), si verifica il paradosso che a credere più spesso alle “bufale” siano proprio coloro che, critici con i media tradizionali, frequentano più spesso le pagine di informazione alternativa. La radicalizzazione dello scontro in qualsiasi settore, inoltre, sta determinando il fatto che non ci si confronta più tra le parti partendo dal necessario presupposto del rispetto dell’opinione differente ma, piuttosto, si assiste ad un vero e proprio scontro tra ultras che vedono nella parte avversa tutto il male possibile e immaginabile. E in questa visione manichea diventa più facile credere che l’altra parte, l’avversario può rendersi protagonista di qualsiasi “nefandezza”, anche la più inimmaginabile. Emblematica a tal proposito la “bufala” diffusa subito dopo il disastro ferroviario in Puglia, con il presidente del Consiglio Renzi che confessava di aver sacrificato la sicurezza ferroviaria sull’altare del risparmio economico.

In un simile contesto è sin troppo facile per chi vuole consolidare il rapporto con il “proprio pubblico” (rafforzandone convinzioni e pregiudizi) ma anche cercare di raggiungere un pubblico ulteriore (instaurando un nuovo tipo di identificazione) utilizzare la menzogna più o meno ben costruita e sfruttare lo straordinario strumento rappresentato dalla rete. Che risulta un mezzo formidabile per orientare l’opinione pubblica, almeno quella connessa, e per trasformare “bufale” e ricostruzioni parziali in argomentazioni convincenti.  Nulla di nuovo, in realtà, già 80 anni fa il ministro della propaganda nazista, Joseph Goebbels, non a caso considerato il primo “spin doctor” moderno, sosteneva come fosse possibile modificare e rafforzare il pensiero della società attraverso i mezzi di comunicazione. E come in maniera semplice e scientifica una menzogna può presto trasformarsi, nel sentire comune, in una indiscutibile verità. “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una realtà” è il celebre motto di Goebbels che, 80 anni dopo, trova terreno più che fertile nella rete. Dove  le “bufale” sono virali quanto le breaking news e continuano a girare e ad essere condivise anche quando sono state ampiamente smentite.  Perché c’è sempre chi non scoprirà mai che si tratta di una menzogna o che, in ogni caso, continuerà a credere per “spirito di bandiera” che sia vera.

So bene di attirarmi le antipatie di molti, ma è innegabile che per mesi, sono stati soprattutto i sostenitori più radicali dei 5 Stelle ad utilizzare questo meccanismo perverso . Non certo i siti ufficiali (come ad esempio il blog di Grillo) quanto piuttosto siti e portali di fans che sono spuntati come funghi e che fanno della diffusione di “bufale”, proprio per aumentare l’acredine contro la “kasta”,  la propria mission principale. Presentandosi, tra l’altro, come i “paladini della verità”. “Per combattere l’ingiustizia bisogna sfruttare la conoscenza. Diffondiamo la verità e vinceremo” è la suggestiva presentazione di uno di questi siti. Il modello per confezionare la “bufala” è pressoché standard, con un titolo “tipo” subito urlato (“Vergognoso”, “Questa è l’Italia”, “Rimarrete scandalizzati”, “Non ne possiamo più”, ecc.) e una conclusione che invita alla partecipazione degli utenti (“condividi”, “fai girare”, “massima diffusione”, ecc.). Dalla tassa sul wi-fi all’abolizione del resto per acquisti sotto 500 euro fino all’improbabile iva sul canone Rai, per non parlare delle presunte e ripetute “figuracce” del presidente del Consiglio con gli altri capi di stato, tutte queste improbabili (ma ritenute poi credibili da tantissime persone) “bufale” sono state veicolate nello stesso modo. Va detto, però, che ora anche gli avversari dei 5 Stelle sembrano aver capito il meccanismo e da qualche mese iniziano a girare in rete “bufale”  dello stesso stampo sui principali esponenti del Movimento (Di Battista e Di Maio su tutti).

putin-moschee1Molto attivi in questo campo sono, poi, i sostenitori di una differente politica sull’immigrazione e l’accoglienza che molto spesso fondono proditoriamente questo tema con quello del terrorismo islamico.  Così, ad esempio, dopo ogni attentato terroristico compaiono le solite dichiarazioni (ovviamente false) di Putin contro il “buonismo” dell’Italia e dell’Europa e vengono narrate le atroci gesta di pericolosissimi terroristi che, in realtà, a vedere bene risultano essere personaggi famosi che, ovviamente, nulla hanno a che fare con il terrorismo. Stesso copione ogni volta che si verifica nel nostro paese qualche episodio di razzismo, in una sorta di contrappasso che nelle menti “deviate” di qualcuno in parte giustificherebbe certi episodi. Ad esempio dopo i tragici fatti di Fermo ecco spuntare un video nel quale si vedono alcuni extracomunitari assaltare una macchina della polizia tratto, però, da una serie televisiva. O, peggio ancora, ecco spuntare la notizia (naturalmente completamente inventata) di un gruppo di immigrati che avrebbero stuprato e ucciso una ragazzina di 16 anni. Per non parlare, poi, dei fantomatici privilegi riservati agli extracomunitari, fino ad arrivare addirittura all’elezione, in un imprecisato comune italiano, del primo sindaco clandestino.

Presto – si legge nella relazione conclusiva del Worl Economic Forum del 2013 – la disinformazione digitale di massa potrebbe diventare uno dei principali rischi per la società moderna”. A giudicare da quanto avviene nel nostro paese, quel “presto” sembra essere ormai dietro l’angolo…

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