Cemento in spiaggia, batteri in acqua: attacco al litorale marchigiano


Cementificati 120 dei 180 km di costa delle Marche, fortemente inquinati il 75% dei punti monitorati da Goletta Verde

Il cemento che pian piano divora la costa, l’inquinamento che cresce con cariche batteriche elevate in diversi punti del mare. E’ davvero allarmante per il litorale marchigiano il quadro che emerge dalle tradizionali indagini e campagne condotte da Legambiente. Il primo e, per certi versi inquietante, elemento che emerge è che il cemento sta pian piano divorando la costa marchigiana. Secondo il  “Rapporto Ambiente Italia 2016” di Legambiente, presentato nei giorni scorsi a Civitanova, dei 180 km di costa che si estendono da Pesaro e San Benedetto del Tronto ben 119,8 sono definitivamente spariti sotto il cemento tra complessi turistici, case, porti, infrastrutture.

Quel che è peggio è che la situazione è in progressivo peggiorato, visto che due anni fa, sempre secondo il rapporto di Legambiente, erano 98 i km di costa “cementificati”. Questo significa che negli ultimi 24 mesi il cemento ha mangiato altri 22 (21,8 per l’esattezza) km di costa, nel disinteresse della Regione e dei vari Comuni. In pratica ormai nelle Marche completamente libere da cemento sono solo le aree protette formate dal Parco regionale del Monte Conero  e dal Parco regionale del Monte San Bartolo, grazie anche alla loro particolare morfologia montuosa. Nel dettaglio le opere infrastrutturali e le industrie occupano rispettivamente 17 e 19 km di costa, 51 sono i km di costa occupati da paesaggio urbano molto denso mentre 33 km di litorale sono occupati da insediamenti abitati con bassa densità.

Ma se la costa e la spiaggia sono in pericolo di estinzione, non certo migliore è la situazione delle acque marchigiane, nonostante i proclami sempre trionfalistici degli amministratori locali, troppo preoccupati di non creare problemi e disturbare gli operatori turistici per preoccuparsi della salute degli altri cittadini.  Infatti i risultati del tradizionale monitoraggio effettuato da Goletta Verde sulle acque marchigiane è particolarmente inquietante. Su 12 punti monitorati  dall’equipe tecnica di Goletta Verde ben 9 (il 75%) presentano cariche batteriche elevate, ben al di sopra dei limiti imposti dalla legge, con giudizio di “fortemente inquinati”.

Ancora una volta è la minaccia della mancata depurazione a pesare come un macigno sulle acque marchigiane, con foci di fumi, fossi e torrenti che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. Particolarmente grave, poi, il fatto che in 5 dei 9 punti considerati fortemente inquinati sono potenzialmente luoghi ad alta frequenza di bagnanti. E, per giunta, non sono presenti in quei 5 luoghi cartelli con divieto di balneazione. Ciò significa che la carica batterica che arriva in mare rappresenta non soltanto un problema di natura ambientale ma anche un serio rischio per la salute umana.

Nel dettaglio a risultare “fortemente inquinati” sono entrambi i punti di campionamento della provincia di Ascoli (foce del torrente Albula a San Benedetto e foce del torrente Tesino a Grottammare), della provincia di Macerata (foce del fosso Asola tra Civitanova e Potenza Picena e foce del fiume Musone tra Porto Recanati e Numana) e di quella di Pesaro (foce del torrente Arzilla a Fano e foce del fiume Foglia a Pesaro), due dei tre punti di campionamento della provincia di Ancona (foce del canale presso la Stazione Torrette di Ancona e foce del fiume Esino a Falconara Marittima) e uno dei tre punti di campionamento della provincia di Fermo (foce del torrente Vallescura a Lido di Fermo).

Impossibile, quindi, non condividere e rilanciare l’appello lanciato da Legambiente per spingere Regione e Comuni marchigiani, della costa ma anche dell’entroterra, ad attivarsi immediatamente per risolvere queste gravi inefficienze che rischiano di compromettere una delle principali risorse del territorio marchigiano

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