Artigiani e commercianti dal 4 agosto liberi dalle tasse


Secondo i dati della Cna artigiani, commercianti e piccoli imprenditori del Piceno fino al 3 agosto hanno lavorato solo per pagare le tasse

Mentre il resto d’Italia è in ferie. artigiani e commercianti dal 4 agosto hanno finalmente iniziato a lavorare per loro. E’ quanto emerge dai dati sulla pressione fiscale (nazionale e locale) nella provincia di Ascoli elaborati dall’Osservatorio nazionale Cna. Secondo quei dati artigiani, commercianti e piccoli imprenditori del Piceno per 216 giorno devono lavorare per pagare il fisco, mentre nei restanti 149 giorni lavorano per loro e per la propria famiglia. In pratica in questo 2016 fino allo scorso 3 agosto hanno lavorato solo per pagare le tasse.  Ma nel 2015 e nel 2014 era andata anche peggio.

Il miglioramento, piccolo e graduale, ma comunque costante, sta nel fatto che nel 2014 – sempre in base ai dati elaborati dalla Cna nazionale – il lavoro per il fisco finiva il 14 agosto. Mentre nel 2015 la tax free day si era fermata al 5 giorni. Altri due giorni, quindi, rosicchiati dalle nostre imprese ai tentacoli della pressione fiscale. Il leggero miglioramento della situazione è testimoniato anche dal fatto che nel 2014 il Piceno era collocato al 69mo posto per il carico fiscale su 124 comuni italiani (capoluoghi o comunque di grandi dimensioni presi in considerazione), l’anno scorso era andato all’84mo posto e quest’anno al 91mo. E questa classifica va letta al contrario perché ai primi posti ci sono ovviamente i più tartassati dal fisco. I dati elaborati dalla Cna fanno riferimento a un’impresa “tipo” che si ipotizza utilizzi un laboratorio artigiano di 350 metri quadrati e che abbia anche un negozio destinato alla vendita di 175 metri quadrati. L’azienda “modello” dispone, inoltre, di macchinari, attrezzature, macchine d’ufficio e di un automezzo per il trasporto conto proprio. Con questi parametri, ad Ascoli Piceno, l’impresa nel 2014 ha pagato 3.330 Euro di Imu più Tasi e 2.104 Euro di Tari. Nel 2016 dovrà invece pagare la stessa cifra per entrambe le voci. Nel 2014 ha però dovuto pagare 6.835 Euro di Tari, mentre nel 2016 l’imposizione scenderà a 2.933 Euro. In leggera crescita l’Ivs (da 10.587 a 10.797 Euro) e in leggero calo l’Iroef dovuta (da 10.036 a 9.968 Euro). Pressoché invariate fra il 2015 e il 2016 le addizionali Irpef regionale e comunale.

Sommando e sottraendo tutto, nel 2015 l’impresa analizzata si è trovata con un reddito disponibile di 20.169 Euro. Nel 2016 questo – anche se di poco – salirà, ovvero 20.532 Euro. Questo vuol dire che in due anni il totale della tax rate è scesa dal 62,2 per cento al 58,9 per cento. “Il dato è incoraggiante – conclude il direttore Balloni – ma non cambia di molto il fatto che sono quasi il doppio i giorni dell’anno che l’impresa lavora per le tasse piuttosto che per fare reddito che la marginalità, in crescita statisticamente di poche centinaia di Euro, continua a lasciare pochissimi spazi di manovra per i fondamentali investimenti su ricerca e innovazione. Meno che mai per un discorso di nuova occupazione”.

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