Crisi di gioco e di risultati, Ascoli sull’orlo di una crisi di nervi


La desolante prestazione di Crotone è il punto più basso toccato da inizio stagione dall’Ascoli. Che paga il momento di scarsa lucidità di mister Zanetti che, dopo aver gestito nel peggiore dei modi l’episodio del rigore conteso con il Venezia, in Calabria non ne azzeccata una…

E’ difficile capire se c’è da preoccuparsi di più per l’imbarazzante prestazione dell’Ascoli a Crotone o per le dichiarazioni di mister Zanetti nel dopo partita. Molto più semplicemente le due cose dimostrano in maniera inequivocabile lo stato confusionale in cui  si trova l’allenatore bianconero e, inevitabilmente, insieme a lui anche tutta la squadra. Che Zanetti avesse perso il controllo della situazione si era già ampiamente visto in occasione del brutto episodio del rigore conteso nella partita con il Venezia.

Al netto dei comportamenti ingiustificabili dei diretti interessati (Ninkovic e Da Cruz), l’allenatore nella circostanza non ha avuto la personalità necessaria per gestire al meglio la situazione (doveva decidere lui chi doveva calciare il rigore) e ha peggiorato le cose nel post partita (in alcun modo aiutato dalla società). Ma a Crotone prima, durante e dopo la partita il suo momento di scarsa lucidità è emerso con imbarazzante chiarezza. Senza troppi giri di parola, il tecnico bianconero venerdì scorso a Crotone non ne ha imbroccata una.

Ha schierato in campo una squadra che non aveva “né capo né coda”, ha improvvisato un modulo che evidentemente i giocatori non digeriscono e non riescono ad interpretare in maniera almeno sufficiente e che, come conseguenza, ha prodotto un primo tempo a dir poco inguardabile. Che, però, anche con una buona dose di fortuna, l’Ascoli ha concluso solamente sotto 2-1, quindi assolutamente in partita. Non bisogna certo aver frequentato chissà quale corso a Coverciano per capire che la prima cosa da fare nella ripresa era di ritornare al modulo utilizzato dai bianconeri da inizio campionato, magari cambiando qualche giocatore che a centrocampo era in palese difficoltà (Troiano).

Invece il tecnico bianconero non ha cambiato nulla, ha rimandato in campo gli stessi uomini, schierandoli allo stesso infausto modo del primo tempo (con un improbabile 3-5-2 che faceva acqua da tutte le parti). Solo dopo un quarto d’ora di imbarazzante dominio dei padroni di casa (che hanno creato e sprecato 4 grandi opportunità da gol in 15 minuti) Zanetti ha operato i primi cambi, inserendo Ardemagni per lo spento Scamacca e D’Elia per Gerbo che, pur costretto ad interpretare il ruolo di esterno che non è certo così congeniale alle sue caratteristiche, era probabilmente stato tra i meno peggio.

Il problema fisico di Gravillon a metà ripresa ha poi privato l’allenatore bianconero della possibilità di effettuare un cambio diverso nel finale di partita, magari inserendo quel Chajia che nelle prime partite di campionato ed ogni volta che è stato chiamato in causa ha sempre risposto bene ma che, improvvisamente, è finito ai margini. In maniera assolutamente incomprensibile, a maggior ragione in considerazione del fatto che ha già dimostrato di poter sostituire più che decentemente Ninkovic.

Nel complesso un vero e proprio disastro, una confusione incredibile che, unita al fatto che i bianconeri sono scesi in campo molli e poco determinati, ha prodotto quella che indiscutibilmente è stata la peggiore prestazione di questa prima parte di campionato. Per tutti ma, evidentemente, non per Zanetti che, dopo aver sottolineato gli errori dei suoi, ha sostenuto che l’Ascoli “comunque ha tenuto bene il campo”. L’Ezio Scida effettivamente è un campo stretto e ai limiti del regolamento e, magari, dalla panchina non si ha una buona visuale.

Solo così, infatti, si può giustificare una simile affermazione, solamente chi non ha avuto una visuale sufficiente del campo può non essersi accorto delle voragini che si aprivano in continuazione (soprattutto nel primo tempo) nello schieramento bianconero in mezzo al campo, degli spazi che comunque si aprivano con facilità anche sulle fasce. Chiunque ha visto con un pizzico di attenzione la partita ha osservato una squadra messa orrendamente in campo, con giocatori che vagavano in maniera sconfortante, sfilacciata e per nulla coesa al punto che sembrava che gli undici bianconeri in campo giocavano insieme per la prima volta.

I numeri nel calcio non sempre hanno un particolare significato ma in questo caso fotografano in maniera esaustiva quello che si è visto sul campo. Il Crotone ha terminato la partita con addirittura 25 tiri verso la porta (8 dei quali nello specchio) e, secondo i dati della Lega, ha creato 10 occasioni da gol. L’Ascoli ha concluso verso la porta 6 volte e ha creato 3 opportunità.

Il 3-1 finale è sin troppo generoso per i bianconeri che, per il gioco espresso dalle due squadre e per le opportunità create, potevano tornare a casa con un passivo ben più ampio sul groppone. Poi, come a volte succede nel calcio, dopo che i padroni di casa hanno sprecato l’inimmaginabile (e hanno regalato l’autogol del 2-1), se a poco meno di 10 minuti dalla fine il tiro cross di Da Cruz (che ha sorpreso Cordaz), invece di prendere il palo, fosse finito in fondo al sacco, i bianconeri magari sarebbero incredibilmente riusciti a pareggiare la partita. E ovviamente sarebbe stato un punto d’oro, da prendere con entusiasmo, ma che, di certo, non avrebbe comunque cambiato di una virgola il giudizio sulla disastrosa prestazione dell’Ascoli.

Di una squadra che, è del tutto evidente, sta attraversando un preoccupante momento di crisi. Certificato dai numeri, impietosi e inequivocabili. Che dicono che la formazione di Zanetti nelle prime 6 giornate di campionato ha totalizzato 12 punti, frutto di 4 vittorie e 2 sconfitte, con 14 gol realizzati e solo 5 subiti. Nelle successive 6 partite i bianconeri hanno ottenuto appena 5 punti, frutto di una vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte, con 6 gol realizzati e 11 subiti. Non solo, alla quinta giornata l’Ascoli era addirittura al primo posto, ora è scivolato fuori dalla zona playoff.

Non è un problema di classifica, la graduatoria è cortissima tanto che a 4 punti c’è il secondo posto e a 5 la zona playout. Ma è evidente che, dopo un ottimo avvio, la squadra sta pericolosamente deragliando. Ed è fondamentale innanzitutto prenderne coscienza e intervenire immediatamente, invece di continuare ad andare avanti a slogan che non portano da nessuna parte (o, peggio ancora, prendendosela più o meno velatamente con i tifosi che metterebbero troppo pressione).

Per uscire fuori da questa brutta situazione bisogna prendere piena coscienza dei problemi che pesano e che condizionano il rendimento di questa squadra, a partire da quello caratteriale sin troppo evidente. A voler estremizzare il discorso, si potrebbe dire che questa squadra (almeno alcuni giocatori) il carattere lo tirano fuori quando c’è da bisticciare tra loro. Il rigore conteso con tutto quello che ne è seguito è solo l’ultimo e il più eclatante di una serie di episodi che, inevitabilmente, pian piano rischiano per minare la serenità di un gruppo. Soprattutto se sono gestiti in maniera pessima, da allenatore e società, come è stato gestito il caso della partita con il Venezia.

Sarà anche una banalità, ma la squadra che si è vista a Crotone, oltre che essere messa in campo in maniera a dir poco discutibile, è scesa in campo scarica, senza la necessaria determinazione, come se la settimana di discussioni l’avesse in qualche modo consumata a livello nervoso. Le palle perse in maniera banale ma anche e soprattutto il fatto che, in particolare nel primo tempo, la formazione di Zanetti praticamente non ha vinto un contrasto, stanno lì a dimostrare che non c’era quell’indispensabile cattiveria agonistica.

Da un punto di vista tecnico-tattico, invece, appare sin troppo evidente che questa squadra al momento non ha una sua precisa identità. Anzi, sembra aver perso anche i pochi punti di riferimento che aveva. Che una squadra profondamente cambiata e rinnovata come l’Ascoli avesse bisogno di tempo per trovare una propria fisionomia, una sua identità, è assolutamente normale. Lo è meno, invece, che dopo 12 giornate siamo ancora come se fossimo all’inizio.

Anzi, per certi versi anche peggio. Perché almeno nei primi turni, consapevole che bisognava aspettare per avere un gioco definito e la cosiddetta quadratura del cerchio, la squadra in un certo senso dei riferimenti li aveva. Cercava di tenere dal punto di vista difensivo e poi si affidava alle qualità dei suoi giocatori offensivi, Ninkovic, Da Cruz, Scamacca e Ardemagni (ma anche Chajia). Ora anche quei punti di riferimento, tra problemi disciplinari, scarsa forma (Scamacca) e qualche acciacco (Ardemagni), sono quasi svaniti. Ma, di contro, la squadra non ha ancora una sua precisa identità.

Perché Zanetti in queste settimane ha ruotato in maniera compulsiva i giocatori (soprattutto a centrocampo e sulle fasce) e ora, addirittura, a Crotone ha variato (con risultati desolanti) anche il modulo. La sosta, almeno si spera, dovrà servire soprattutto per chiarire le idee proprio all’allenatore bianconero, chiamato a fare delle scelte precise. Sulle fasce e a centrocampo, ma anche in avanti. Dove, a nostro avviso, questa squadra non può rinunciare ad un trequartista dietro le due punte (o a due trequartisti dietro una punta centrale). Serve serenità e chiarezza per ripartire, dopo la sosta, e affrontare le 8 partite (compresa quella di Coppa Italia a Genova) che attendono i bianconeri fino alla fine dell’anno.

Un calendario molto impegnativo che, con la squadra vista in queste ultime settimane, rischierebbe di diventare per la formazione di Zanetti (e per i suoi tifosi) un preoccupante calvario…

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