Litigi, “sceneggiate” e autogol: fine settimana da dimenticare per l’Ascoli


Grave la reazione di Ninkovic, impossibile da giustificare. Ma il serbo non è certo l’unico da censurare perché anche Da Cruz e mister Zanetti hanno grosse responsabilità su quanto accaduto. E il ds Tesoro non ha certo gestito nel modo migliore la vicenda

Non è facile capire se è più grande l’amarezza per la vittoria sfuggita nel finale di partita o per la bruttissima vicenda del litigio per il calcio di rigore. Di certo per l’Ascoli è stato un brutto fine settimana, dopo il buon turno infrasettimanale a Perugia, che lascia degli strascichi sia in classifica sia, soprattutto, sul morale e sulla tranquillità della squadra. Naturalmente non possiamo che partire dall’episodio che, in un senso o nell’altro, potrebbe comunque incidere in maniera determinante sul futuro della stagione dei bianconeri. E, ovviamente, il presupposto indiscutibile è che Ninkovic ha sbagliato e non può in alcun modo essere giustificato. Quindi è inevitabile che la società in qualche modo lo punisca.

Ma il serbo non è certo l’unico da censurare perché anche Da Cruz e mister Zanetti hanno grosse responsabilità sull’accaduto, con la società (in particolare il ds Tesoro) che non ha certo gestito nel modo migliore la vicenda. Non è, infatti, in alcun modo accettabile e non si può certo passare sopra al gesto arrogante e prepotente di Da Cruz che, nell’occasione, ha preso il pallone e ha deciso che quel rigore doveva tirarlo lui. Ed è del tutto evidente che in quel frangente doveva intervenire tempestivamente mister Zanetti per decidere chi dovesse assumersi l’onere e l’onore di calciare il penalty.

L’allenatore, soprattutto in una simile situazione, ha il dovere, oseremo dire l’obbligo, di assumersi la responsabilità della scelta e non può tirarsi indietro e lasciare fare ai suoi giocatori. Zanetti non è certo uno sprovveduto e non è da pochi giorni che calca i campi di calcio. Però non può neppure credere che ha di fronte dei “pivellini” che credono a Babbo Natale. La storiella, raccontata anche dal ds Tesoro nel post partita, che il rigorista designato è Ardemagni e, in sua assenza, Ninkovic, Da Cruz, Pucino e Scamacca devono decidere chi se la sente e chi, di conseguenza, deve tirare il rigore, non regge in alcun modo.

Già per il semplice fatto che in questo caso evidentemente non c’è stato alcun accordo tra i giocatori e, quindi, doveva assolutamente intervenire l’allenatore e assumersi la responsabilità. Perché se così non fosse allora da ora in avanti vale sempre, non solo per i rigori anche per le punizioni dal limite, la regola che il primo che prende la palla ha diritto di calciare. Non scherziamo, l’anarchia o la legge del più prepotente non sono certi pilastri su cui si può fondare una squadra che vuole vivere una stagione da protagonista. Zanetti e Tesoro, tra l’altro, forse hanno qualche problema di memoria perché il campo nelle giornate precedenti ha raccontato tutta altra storia.

Quello contro il Venezia, infatti, è il terzo rigore ottenuto dall’Ascoli. A Castellammare di Stabia, con i bianconeri avanti 3-1 e Ardemagni, Ninkovic e Da Cruz in campo, inizialmente l’incarico di calciare il penalty sembrava spettare a Ninkovic che, poi, aveva ceduto il pallone ad Ardemagni ancora a secco in campionato. Invece contro lo Spezia, ancora con tutti e tre gli attaccanti in campo, senza esitazioni il rigorista designato era stato ancora Ninkovic. C’è, poi, da aggiungere che la società in queste circostanze deve essere decisa e irremovibile nei fatti, non serve e non è certo utile calcare la mano a parole. In altri termini, che si decida per una forte multa o per uno stop di qualche giornata saremmo comunque di fronte ad una decisione legittima.

Al contrario abbiamo trovato assolutamente fuori luogo le affermazioni di Tesoro (e in parte dello stesso Zanetti) che ha calcato la mano contro il fantasista serbo, sottolineando il suo rendimento non positivo fino ad ora. Qualunque sarà la decisione della società e, di conseguenza, sul suo futuro, non bisogna comunque dimenticare che Ninkovic è e resta patrimonio importante dell’Ascoli, sia in chiave di una sua permanenza sia se invece si deciderà di metterlo sul mercato.

Non ci sono sembrate dichiarazioni opportune, al di là del fatto che poi i numeri non confermano completamente quello che ha sostenuto il direttore sportivo bianconero. Perché se è vero che a livello di prestazioni il fantasista serbo non è ancora ai livelli dello scorso anno, non si può comunque dimenticare che fino ad ora Ninkovic ha messo a segno 3 gol e ha fornito 3 assist (in pratica ha determinato un terzo dei 18 gol messi a segno dai bianconeri). Non male, ancor più se si pensa che la scorsa stagione il serbo complessivamente ha messo segno 6 gol e fornito 7 assist.

Cifre che, senza questo brutto incidente, di questo passo potevano essere uguagliate già nel girone di andata. Al di là di queste considerazioni, sarebbe comunque non sarebbe un buon segno se alla fine l’unico a pagare fosse lo stesso Ninkovic. Sarebbe serio e corretto innanzitutto che mister Zanetti si scusasse e si assumesse le proprie responsabilità, così come sarebbe opportuno che anche Da Cruz (oltre a scusarsi) venisse quanto meno multato. Vedremo cosa accadrà, è importante perché non si tratta semplicemente di una questione di principio ma, molto più concretamente, è fondamentale non sbagliare perché sono a rischio gli equilibri dello stesso spogliatoio bianconero.

In una fase del campionato, per altro, sicuramente non decisiva ma altrettanto certamente molto importante. Con la vittoria con il Venezia, l’Ascoli si sarebbe addirittura trovato al secondo posto insieme al Perugia, dietro al Benevento ufficialmente in fuga. Così, invece, i bianconeri sono scivolati al settimo posto, in compagnia di Empoli e Cittadella. Tra i 18 punti del Chievo terzo e i 12 di Cremonese (con una partita in meno) e Spezia, che sono in zona playoff, ci sono 14 squadre.

E’ fondamentale in questa fase restare il più possibile nel gruppo delle prime, con la convinzione che poi le vere gerarchie (forse Benevento escluso) si decideranno nel girone di ritorno. Il rischio, in questa delicata fase, è di perdere posizioni, soprattutto se la squadra non ritroverà la necessaria tranquillità. Oltre ovviamente ad un gioco brillante e produttivo. Che la formazione di Zanetti sembrava aver trovato a Perugia dove i bianconeri, soprattutto nel secondo tempo, si sono espressi al meglio, ad alti livelli.

Con il Venezia non è arrivata l’agognata conferma, l’Ascoli ha confermato la ritrovata determinazione ma sul piano del gioco ha compiuto un evidente passo indietro. Nonostante tutto era in vantaggio ed era ad un passo dal portare a casa la vittoria. Un errore (grave) nel finale non l’ha permesso. Ma non meno grave è stato l’atteggiamento tenuto dalla formazione di Zanetti una volta trovato il vantaggio, chiusa negli ultimi 30 metri e preoccupata solo di difendere il vantaggio. Magari avrà influito anche la brutta vicenda del rigore, ma anche i cambi di Zanetti non hanno certo aiutato.

Soprattutto nel finale di gara, senza Ardemagni (bravissimo a farsi valere sulle “palle sporche” e a far salire la squadra) sempre fondamentale in questi frangenti, non è certo stata una brillante idea togliere anche Da Cruz che, con la sua velocità e la sua tecnica, avrebbe potuto aiutare la squadra ogni tanto ad uscire e, magari, a tenere la palla lontana dall’area bianconera. E’ un difetto che l’Ascoli ha evidenziato con frequenza, anche a Perugia, dopo il gol di Scamacca, i bianconeri si sono chiusi sulla propria tre quarti senza quasi più preoccuparsi di provare a far male. Poi, una volta subito il pareggio ad inizio ripresa, la sorprendente metamorfosi, con una squadra finalmente molto aggressiva e determinata che aveva messo alle corde il Perugia ora secondo in classifica.

La speranza è quella di vedere con maggiore continuità una squadra il più possibile simile a quella ammirata in quei 45 minuti. A partire dal difficilissimo anticipo di venerdì prossimo, sul campo di un avvelenato Crotone. Sarà importante portare a casa un risultato positivo, perché in un momento come quello che sta vivendo la formazione bianconera, una sconfitta rischierebbe non solo di far scivolare l’Ascoli più indietro ma anche e soprattutto di minare ulteriormente la tranquillità e gli equilibri della squadra. Non sarà facile, perché l’avversario è molto ostico, ma la squadra vista a Perugia ha le potenzialità per fare risultato. Quella timida e rinunciataria dell’ultima parte di gara contro il Venezia, invece, probabilmente non avrebbe scampo

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