Luci e ombre del nuovo decreto sisma


Prorogato a tutto il 2020 lo stato di emergenza, la restituzione della busta paga pesante slitta al 15 gennaio 2020, con uno sconto del 60%. Poi misure antispopolamento e anticipi ai profesisonisti. Per Zingaretti è la svolta, per Ceriscioli bene ” ma mancano ancora aspetti importanti”

Stato di emergenza prorogato al 31 dicembre 2020, sconto del 60% e inizio della restituzione prorogata al 15 gennaio 2020 per la busta paga pesante, misure antispopolamento, anticipazione diretta del 50% degli onorari ai professionisti, proroga di alcune agevolazioni per i Comuni. Sono queste le principali misure inserite nel “decreto Sisma “ liquidato dal Consiglio dei ministri lunedì 21 ottobre. Ad oltre 3 anni dal terremoto e dopo decine di decreti, nella maggior parte dei casi inutili se non addirittura dannosi, sarebbe ridicolo e offensivo esprimere giudizi eccessivamente positivi o parlare di svolta.

Anche perché poi sarà fondamentale vedere come il decreto uscirà dalla successiva conversione in Parlamento. Ma indiscutibilmente qualche piccolo passo avanti c’è, anche se ancora sono tanti (troppi) i campi su cui è necessario intervenire.

Con questo provvedimento accogliamo molte delle richieste attese dalle popolazioni e provenienti dai territori, a seguito di una fase di ascolto sia sul piano tecnico sia politico, che va avanti da tempo – commenta il presidente del Consiglio Conte nel presentare il decreto – la sinergia tra tutti gli attori istituzionali è infatti la chiave di successo per questa sfida che dobbiamo assolutamente vincere. Un passaggio importante quello di ieri, il Parlamento adesso avrà modo di migliorare ulteriormente il decreto. Il Governo continuerà a essere presente e a intervenire per accelerare e semplificare la fase di ricostruzione pubblica e privata”.

Scendendo nel dettaglio delle misure previste, un riassunto molto esaustivo viene dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio. “Tra le principali disposizioni previste – si legge nel comunicato – il testo dispone la proroga fino al 31 dicembre 2020 dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza del sisma che ha colpito i territori delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Inoltre, accogliendo le richieste manifestate dai territori interessati, il decreto prevede la riduzione del 60% degli importi da restituire in relazione alla cosiddetta “busta paga pesante”, ovvero il taglio degli oneri fiscali, previdenziali e assistenziali che erano stati sospesi dall’agosto del 2016 a tutto il 2017 e che non dovranno più essere restituiti in misura integrale ma limitata al 40%”.

Già la settimana precedente era stata bloccata la restituzione che in teoria doveva partire dal 15 ottobre 2019, con l’incredibile “pasticcio” commesso dal governo precedente che aveva previsto il versamento in unica rata dei mesi giugno-ottobre (la super rata). Ora la decisione, sicuramente molto positiva, di tagliare sensibilmente gli importi da restituire.

Per la ricostruzione privata – prosegue il comunicato – una procedura accelerata per l’avvio dei lavori basata sulla certificazione redatta dai professionisti. Il controllo non verrà realizzato più a monte sul 100 % dei richiedenti, come avviene oggi, ma solo a campione sul 20 %. Restano fermi i controlli a campione a valle già oggi previsti dalla legge. Previste misure per agevolare l’approvazione dei progetti per la ricostruzione, regolando le modalità e le procedure per la copertura delle anticipazioni ai tecnici e ai professionisti del 50% dei loro onorari alla presentazione del progetto, con la previsione che per tali anticipazioni non possa essere richiesta alcuna garanzia”.

Importanti novità sono, inoltre previste per quanto riguarda la rimozione delle macerie e la ricostruzione degli edifici scolastici. “Per la ricostruzione degli edifici pubblici – si legge ancora nel comunicato – prevista l’attribuzione della priorità agli edifici scolastici che, se siti nel centro storico, dovranno essere ricostruiti nel luogo nel quale si trovavano, salvo impedimenti oggettivi; in ogni caso, la destinazione d’uso dell’area in cui sorgevano non potrà essere modificata. Per favorire lo smaltimento delle macerie, l’obbligo di aggiornamento da parte delle Regioni del piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti, da effettuarsi entro il 31 dicembre 2019, al fine di individuare nuovi siti di stoccaggio temporaneo; in caso di inadempienza, l’aggiornamento sarà realizzato dal Commissario straordinario”.

Sono infine previste – conclude il comunicato – misure anti-spopolamento volte a incentivare gli imprenditori a non abbandonare i territori, come l’estensione al territorio dei Comuni del Cratere della misura prevista a favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, denominata “Resto al Sud” e interventi finanziari a favore delle imprese agricole del territorio”.

E’ una svolta, un decreto che affronta la semplificazione e può fare molto per la ricostruzione sia privata che pubblica” commenta il segretario del Pd Zingaretti che poi chiede che “tutto il cratere del terremoto diventi zona economicamente speciale, in modo che chi verrà ad investire in queste terre lo potrà fare in maniera più conveniente”.

Più cauto il presidente della Regione Marche Ceriscioli secondo cui “mancano ancora aspetti importanti. Il giudizio vero lo potremo dare solo con la riconversione del decreto ma c’è qualche novità positiva (busta paga pesante, anticipo ai professionisti, incentivi per le nuove imprese). Non risolti con decreto sisma, invece, le questioni che investono la ricostruzione pubblica. con le semplificazioni che renderebbero molto più rapida la procedura in tantissimi casi. Fuori ancora dal decreto, punto molto importanti, anche la questione del personale che già lavora alla ricostruzione nei Comuni. Dal Governo abbiamo avuto rassicurazioni che la riconversione amplierà la portata del provvedimento. Questa per noi sarà una questione di fondamentale importanza”.

In attesa di vedere se e in che misura verrà ampliata la portata del provvedimento nella riconversione, si può intanto dire che siamo di fronte ad un primo piccolo passo avanti (detto dopo 3 anni è comunque desolante…). Troppo poco e troppo presto, però, per avere la certezza che sia finalmente l’inizio di una nuova fase.

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