Beffa busta paga pesante, ultimo appello al presidente Conte


A pochi giorni dalla scadenza, il Coordinamento Comitati Terremoto Centro Italia chiede al governo di “eliminare la follia del versamento in unica rata dei mesi giugno-ottobre; fissare un inizio della restituzione ancorandolo a precisi parametri di ripresa economica”

Non sono bastati 5 mesi per mettere una “pezza” all’incredibile pasticcio della restituzione della cosiddetta “busta paga pesante”. Tra pochi giorni (esattamente dal 15 ottobre) diversi terremotati dovranno iniziare la restituzione, versando le 5 rate sospese da giugno da ottobre in un’unica soluzione. Una vera e propria beffa frutto dell’incapacità del precedente governo ma anche del disinteresse, sempre del precedente esecutivo, nei confronti delle esigenze delle popolazioni colpite dal terremoto e della conseguente superficialità con la quale vengono poi affrontate questioni importanti per chi si trova in quella condizione.

Come forse si ricorderà, la restituzione della busta paga pesante doveva partire dal 1 giugno 2019. Nei mesi precedenti quella scadenza comitati e associazioni del “cratere” avevano più volte chiesto e sollecitato il governo di prorogare ulteriormente l’avvio della restituzione, ottenendo in proposito le rassicurazioni da parte del commissario straordinario Farabollini e del sottosegretario Crimi. Tutto a posto, quindi? Neanche per sogno, la promessa proroga, che doveva essere una semplice formalità, non è stata mai approvato fino a che, proprio a ridosso della scadenza, l’allora governo ha deciso di inserirla all’interno del decreto “Sblocca cantieri”.

Che, però, con le solite estenuanti liti all’interno maggioranza il 1 giugno ancora non aveva ottenuto il via libera di Camera e Senato. Con la conseguenza che, nonostante le ulteriori rassicurazioni di Farabollini e Crimi, c’è stato chi è stato costretto ad iniziare la restituzione (vedi articolo “Busta paga pesante, pasticcio senza fine”). Alla fine, comunque, il 12 giugno lo “Sblocca cantieri” era stato approvato e, quindi, ci si era illusi che il problema della proroga ad ottobre fosse stato risolto.

Un’illusione, appunto, perché ad un’attenta lettura dell’emendamento approvato dalle Camere ed inserito nel decreto è emerso come, in realtà, invece di un provvedimento a favore eravamo di fronte all’ennesima clamorosa beffa a danno dei terremotati. Perché quei “geni” del precedente governo in realtà invece della promessa proroga hanno previsto una semplice sospensione. Con la conseguenza che in effetti la restituzione della busta inizierà ad ottobre ma non versando una semplice rata bensì una maxi rata per versare in unica soluzione 5 mensilità (in pratica da giugno ad ottobre).

Una vera e propria inaccettabile “fregatura”, una pesante mazzata soprattutto per i redditi minimi (secondo calcoli effettuati dalla Cisl Marche, ad esempio, chi ha stipendi di 1000 euro rischia di ritrovarsi a pagare ad ottobre 350-400 euro). Associazioni e comitati del cratere insieme ai sindacati si erano subito mobilitati per chiedere la governo di cancellare questa atroce beffa. Prima della crisi aperta ad agosto da Salvini ci sarebbe stato tutto il tempo per porvi rimedio ma nulla è stato fatto. Si sperava un immediato intervento in proposito da parte del nuovo governo che al momento non c’è stato.

Così, a pochi giorni dalla scadenza per l’inizio della restituzione, torna a far sentire la propria voce il Coordinamento Comitati Terremoto Centro Italia con una lunga nota.

Il 15 di ottobre – si legge nel comunicato stampa – molti terremotati si troveranno nella condizione di dover iniziare la restituzione della cosiddetta “busta paga pesante” con la follia di dover versare le 5 rate sospese da giugno ad ottobre in un’unica soluzione. A maggio le forze politiche che sostenevano il precedente governo hanno generato questo pasticcio nel provvedimento chiamato “Sblocca Cantieri”. Contestualmente il presidente Conte si impegnava nell’incontro con i comitati a Norcia a discutere una decurtazione della restituzione dell’ordine del 40%. Ricordiamo che “busta paga pesante” significa aver usufruito di 12 mesi di sospensione Irpef e contributi previdenziali da restituire successivamente. La ratio della sospensione era consentire di posticipare il pagamento delle tasse alla ripresa del tessuto economico delle zone colpite dal sisma spalmandolo con una rateizzazione decennale. E’ a tutti evidente che nel cratere non vi è né ricostruzione né ripresa economica”.

Partendo da questo presupposto, il Coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia chiede innanzitutto un intervento risolutivo da parte del presidente del Consiglio Conte. “Viste le tante difficoltà che nel vissuto quotidiano ci troviamo a dover affrontare dopo tre anni dal sisma – si legge ancora nella nota –  richiede al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte un tavolo risolutivo sulla problematica della restituzione della busta paga pesante e confidando che sia l’ ultima volta che le scadenze e il tema vengano trattati sempre in urgenza a ridosso dei termini auspichiamo di poter affrontare anche la problematica relativa alla restituzione dei versamenti per la moratoria sisma”.

Il Coordinamento avanza, poi, delle specifiche richieste, naturalmente a partire dall’eliminazione della maxi rata di giugno-ottobre. “Abbiamo interloquito con i più illustri Commercialisti locali in merito ai vari aspetti tecnici della questione – prosegue la nota –  Abbiamo seguito con interesse le dichiarazioni delle parti sociali sullo stesso tema sia i sindacati CGIL CISL E UIL nazionali che territoriali. Sperando che la somma delle voci porti ad una risoluzione rapida e certa della questione. Vivere di proroghe in costante incertezza normativa è un danno morale pesante da sopportare quanto quello materiale ed economico. Si chiede di: eliminare la follia del versamento in unica rata dei mesi giugno-ottobre; fissare un inizio della restituzione ancorandolo a precisi parametri di ripresa economica; mantenere l’impegno ad una decurtazione delle somme da restituire in analogia con quanto avvenuto in occasione di altri terremoti”.

In conclusione il Coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia chiede più in generale la creazione di una vera zona franca per il rilancio dell’economia. “Non è questa la sede per ribadire l’insieme delle proposte che articoliamo ormai da oltre 2 anni essendo scesi in piazza più e più volte manifestando la nostra rabbia – conclude il comunicato stampa – pensiamo però che solo provvedimenti strutturali importanti e duraturi possano essere efficaci. Abbiamo perciò già sottoposto al Governo precise richieste in merito alla creazione di una vera Zona franca che utilizzi lo strumento fiscale per il rilancio dell’economia e che contemporaneamente si attivi uno strumento di sostegno al reddito che abbiamo chiamato Reddito di cratere. Evitare lo spopolamento e la morte dei nostri territori si può, ma lo si vuole veramente?”.

Domanda alla quale si attende una risposta con i fatti e non, come avviene da 3 anni, con proclami e promesse puntualmente poi non rispettate.

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