Esame fallito ma niente drammi per l’Ascoli


Seconda sconfitta per i bianconeri che precriminano per la clamorosa occasione fallita da Rosseti ma devono riflettere su una prestazione deludente. Con una squadra scesa in campo senza la necessaria determinazione e cattiveria agonistica

Non è il caso di drammatizzare ma è fondamentale non dimenticare la lezione. La meritata sconfitta di Cremona costa il primato all’Ascoli e spegne un po’ gli entusiasmi già alle stelle dell’ambiente bianconero, cosa che tutto sommato non è poi così negativa. Lo avevamo detto dopo le vittorie a Castellammare di Stabia e in casa con la Spezia che bisognava rimanere con i piedi per terra, che, al di là della comprensibile soddisfazione per un primato che mancava da decenni, era comunque importante non sottovalutare le criticità emerse anche in quelle partite vinte con punteggi così eclatanti.

Allo stesso modo, però, ora non è certo il caso di lasciarsi prendere dal pessimismo e dallo sconforto per una sconfitta che, anzi, potrebbe alla fine risultare anche utile nel percorso di crescita della squadra. La formazione di Zanetti aveva già perso a Frosinone ma, in quel caso, al di là di un pizzico di rammarico per un atteggiamento un po’ troppo remissivo nella ripresa, il risultato era stato pesantemente condizionato da una clamorosa svista della terna arbitrale.

Quella subita nel posticipo di lunedì a Cremona è, invece, una sconfitta completamente differente, giunta al termine di una prestazione negativa in tutto, sia da un punto di vista caratteriale che tecnico. Certo, poi come accade spesso nel calcio anche in una partita così negativa gli episodi possono influire e, magari, cambiare l’andamento della gara. Ci riferiamo in particolare alla clamorosa opportunità gettata al vento ad inizio ripresa da Rosseti, nell’unica disattenzione dei padroni di casa che, pur in vantaggio, si erano fatti trovare clamorosamente scoperti su una veloce ripartenza (l’unica di tutta la gara) dell’Ascoli.

E’ chiaro che mettere a segno il gol del pareggio ad inizio ripresa avrebbe sicuramente cambiato l’andamento della partita, con la Cremonese che aveva speso tantissimo nel primo tempo che, a quel punto, non avrebbe potuto impostare un secondo tempo di semplice contenimento come invece ha poi fatto. Per onestà è giusto ricordare che, di contro, l’1-0 con il quale si era chiuso il primo tempo era un risultato sin troppo magnanimo per i bianconeri, con i padroni di casa che, dopo il gol di Soddimo, avevano più volte sfiorato il raddoppio.

E, riconosciuti i giusti meriti a Leali (autore di 4 interventi determinanti), non bisogna dimenticare un paio di errori gravi sotto porta dei grigiorossi, in particolare quello stop facilissimo mancato da Valzania (sul finire del primo tempo) quando era solo a due passi dal portiere bianconero. Al di là degli episodi, quindi, è giusto analizzare attentamente la partita deficitaria dell’Ascoli che, soprattutto nella seconda parte del primo tempo, ha sinistramente ricordato l’osceno primo tempo di Castellammare di Stabia.

In particolare i 10 minuti successivi al gol di Soddimo sono stati davvero imbarazzanti e inaccettabili per una squadra che nutre determinati ambizioni. In quei momenti, con la formazione di Rastelli che pressava in maniera asfissiante, i bianconeri sono letteralmente andati “in bambola”. Non riuscivano mai a ripartire, hanno regalato un paio di palloni agli avversari al limite dell’area che potevano costare carissimo, non riuscivano mai a chiudere sulle avanzate della Cremonese. I tre prodigiosi e determinanti interventi di Leali nello spazio di appena 2 minuti sono l’emblema dello stato confusionale dei bianconeri in quella fase ma, addirittura, fotografano solo parzialmente quanto accaduto in quei minuti.

Perché la Cremonese, due volte con Ceravolo e una con Soddimo, è andata indisturbata alla conclusione da ottima posizione per altre tre volte nello spazio di un altro paio di minuti, risultando, fortunatamente per l’Ascoli, piuttosto imprecisa. In quel frangente alla formazione di Zanetti è mancata la necessaria personalità e il carisma della grande squadra, capace di assorbire il colpo, far passare senza correre rischi il momento difficile e poi ripartire, senza compromettere definitivamente la partita. Naturalmente non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando di una squadra nuova che, quindi, è comprensibile che abbia bisogno di un po’ di tempo per acquisire sicurezze e personalità da “grande”.

E’, però, giusto sottolineare che, al di là della clamorosa sbandata dopo il gol di Soddimo, i bianconeri non erano comunque partiti con il piede giusto sin dall’inizio di gara. Si è visto subito che la formazione di Rastelli è scesa in campo con una determinazione e una cattiveria agonistica decisamente superiore. I grigiorossi arrivavano prima su ogni palla, pressavano in ogni zona del campo, erano aggressivi sui portatori di palla bianconeri e non lasciavano spazio alle punte. Addirittura Bianchetti e Caracciolo seguivano le punte fin oltre il centrocampo quando Ardemagni e Da Cruz provavano ad arretrare per aiutare a far salire la squadra.

Non a caso proprio da un anticipo a centrocampo di Bianchetti è nata l’azione del gol, poi risultato decisivo. Che è anche sintomatico del differente atteggiamento inziale delle due formazioni. Da una parte Bianchetti che pressa fin oltre il centrocampo e non fa ripartire l’Ascoli, dall’altra una squadra che permette a Soddimo di involarsi indisturbato da metà campo e di concludere dal limite altrettanto indisturbato. Era il 20° e già qualcosa di simile si era visto in un paio di occasioni, nel primo caso con la conclusione finale di Valzania fortunatamente troppo centrale, nel secondo con il recupero in extremis al limite dell’area di Padoin.

Più di ogni altra considerazione sulla mancata personalità e sui problemi tecnici è questo che deve far riflettere e che bisogna assolutamente correggere, non si può scendere in campo senza la giusta cattiveria agonistica e la massima determinazione, a prescindere da chi sia l’avversario (e in questo caso la Cremonese non era certo un ostacolo semplice).

Era già accaduto a Castellammare di Stabia (dove poi la scintillante ripresa aveva in parte cancellato quell’orribile primo tempo), si è ripetuto lunedì allo Zini. Dove, però, l’Ascoli nel secondo tempo non è riuscito a venir fuori nonostante i padroni di casa, che nel primo tempo avevano tenuto un ritmo insostenibile, inevitabilmente hanno rallentato e si sono preoccupati solamente di controllare la replica dei bianconeri. Che, al di là della citata occasione di Rosseti, non hanno prodotto nulla, nessun’altra occasione, nessun tiro in porta, solo qualche cross poco convinto.

In una giornata nel complesso negativa per tutta la squadra, il reparto che ha destato le maggiori perplessità è inevitabilmente il centrocampo, confuso ed incapace di arginare le folate offensive degli avversari nel primo tempo, lento, slegato e per nulla propositivo nella ripresa. Va detto che in realtà il centrocampo bianconero non ha quasi mai pienamente convinto, probabilmente la partita in cui si è espresso al meglio è stata quella con lo Spezia quando Zanetti schierò in mezzo al campo Piccinocchi, Gerbo, Padoin.

L’allenatore bianconero nelle prime 6 partite non ha mai schierato per due partite gli stessi uomini, ha ruotato quasi tutti i centrocampisti a disposizione (tranne Brlek entrato solo per qualche spezzone), affermando di scegliere sulla base della partita e degli avversari. In tal senso probabilmente di fronte ad un centrocampo coì fisico e dinamico come quello composto da Arini, Castagnetti e Valzania forse sarebbero serviti giocatori di pari fisicità e dinamicità come, ad esempio, Gerbo e Troiano. Anche se sinceramente ci resta il dubbio sulla concreta utilità di questa continua rotazione di uomini, forse quello che è considerato il reparto fulcro di ogni squadra avrebbe bisogno di un pizzico di continuità in più, di assumere una fisionomia più delineata.

Come in un certo senso Zanetti sta facendo per la difesa dove la coppia centrale è ormai fissa, Brosco e Gravillon, e pian piano sempre più affiatata. Anche a Cremona, nonostante il poco filtro del centrocampo, pur soffrendo i due centrali non hanno demeritato, anzi nella ripresa Gravillon è molto cresciuto (peccato l’ennesima amonizione che lo porta già in diffida). Qualche perplessità in più sulle fasce dove Pucino e D’Elia tutto sommato hanno tenuto, con qualche affanno (soprattutto il primo) in fase difensiva ma praticamente non si sono visti in fase di spinta. Emblematico il fatto che Laverone a destra, nel quarto d’ora in cui è stato in campo, ha prodotto molti più cross dello stesso Pucino.

Questa volta, poi, in soccorso della squadra non è arrivato neppure il reparto offensivo che ha vissuto una giornata molta grigia. Da Cruz si è acceso di rado (comunque sono opera sua le uniche due opportunità dei bianconeri), Ardemagni non stava bene (e poi è uscito), Rosseti ha fallito un gol fatto e poi si è eclissato, Ninkovic ha latitato nel primo tempo e sbagliato ogni palla giocata nel secondo (con annessa scenata di nervosismo al momento del cambio). Nulla di preoccupante, può capitare una giornata negativa, soprattutto quando il resto della squadra non supporta praticamente per niente il reparto offensivo.

Molto più preoccupante il fatto che, come annunciato da Zanetti nel post partita, il fastidio fisico di Ardemagni potrebbe essere serio e tenere il centravanti bianconero fuori per qualche settimana. Con Scamacca che solo ora si sta riprendendo (e non è certo il caso di rischiare), contro il Pescara l’allenatore bianconero potrebbe non avere tante possibilità di scelta. Il trio Da Cruz, Ninkovic e Chajia contro lo Juve Stabia ha fatto faville ma quella di domenica sera al Del Duca è una partita diversa e forse ci sarebbe bisogno di un po’ di peso in più in avanti.

Di sicuro servirà un atteggiamento differente, una squadra che scenda in campo con il piglio giusto. Il primo e fondamentale tassello per riprendere il cammino e archiviare la partita di Cremona come un incidente di percorso utile per crescere e migliorare.

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