Un Comune allergico alla trasparenza


In campagna elettorale Fioravanti aveva promesso che il Comune sarebbe diventato “la casa aperta a tutti i cittadini”. E, appena insediato, che sarebbe stato “il sindaco del dialogo e della trasparenza”. Invece al momento il Comune di Ascoli ricorda la Procura di Roma degli anni ‘90

Doveva diventare “la casa aperta a tutti i cittadini”. Per il momento, però, il Comune di Ascoli ricorda sinistramente la procura di Roma degli anni ’90, quella che era stata definita “il porto delle nebbie” perché troppo spesso indagini e inchieste si perdevano nel nulla, praticamente scomparivano, avvolte nel più fitto mistero. Naturalmente trattandosi di un Comune e non di una procura a restare avvolti nel mistero, a perdersi e scomparire nel nulla non sono indagini e inchieste ma atti ufficiali e procedimenti che caratterizzano e qualificano l’attività stessa dell’amministrazione comunale.

Ovviamente siamo ancora ai primi mesi e c’è tutto il tempo per migliorare, però è innegabile che fino ad ora quasi c’è da rimpiangere la passata amministrazione Castelli che, pure, di certo non brillava per trasparenza. Come, per altro, è dimostrato dal fatto che lo stesso Marco Fioravanti, nel corso della campagna elettorale, aveva promesso che “se verrò eletto sindaco, il Comune sarà la casa aperta a tutti i cittadini”. E, una volta eletto, nel giorno del primo Consiglio comunale, aveva ribadito che “voglio essere il sindaco del dialogo e della trasparenza”.

Buoni propositi che, per il momento, sono rimasti tali. Perchè fino ad ora il Comune è sempre più una casa chiusa “a doppia mandata”, dove non c’è spazio neppure per una parvenza di trasparenza. Non si tratta solo di un problema (comunque non secondario) di semplice forma ma assolutamente anche di “sostanza” perché il mistero e la nebbia avvolgono alcuni procedimenti che riguardano importanti settori dell’attività comunale (in particolare sport e scuola).

E in ogni caso il fatto che, a differenza di quanto accade in tutti gli altri Comuni italiani, sul sito internet del Comune di Ascoli sono di fatto “censurati” e nascosti i nomi di consulenti e collaboratori, è al tempo stesso un problema sia di forma (perché esistono dei precisi obblighi per gli enti pubblici) sia di sostanza perché in tal modo non si consente di effettuare i doverosi e necessari controlli sull’attività amministrativa. Va, per altro, sottolineato come per gli enti pubblici la pubblicazione (sui propri siti istituzionali) dei titolari di incarichi di collaborazione e consulenza è un obbligo sancito dal decreto legislativo 33/2013.

Ed è paradossale che sul sito del Comune di Ascoli, nella pagina “Amministrazione trasparente”, sotto la voce “Titolari di incarichi di collaborazione o consulenza” si fa esplicito riferimento a quel decreto legislativo, in particolare all’art. 15 comma 1 (che specifica le informazioni relative ai titolari di incarichi che devono essere pubblicate e aggiornate) e il comma 2, secondo cui la pubblicazione stessa è condizione necessaria “per l’acquisizione dell’efficacia dell’atto e per la liquidazione dei relativi compensi”.

Le amministrazioni – prosegue il comma 2 dell’art 15 – pubblicano e mantengono aggiornati sui rispettivi siti istituzionali gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il compenso dell’incarico. Il Dipartimento della funzione pubblica consente la consultazione, anche per nominativo, dei dati di cui al presente comma”. L’amministrazione comunale, quindi, dimostra di conoscere alla perfezione quali sono i propri obblighi in materia. Peccato, però, che poi non li rispetti per nulla, visto che l’obbligatorio elenco dei titolari di incarichi di collaborazione e consulenza si ferma alla fine del 2016.

Sono, quindi “top secret” collaboratori e consulenti dal gennaio 2017 ad oggi, sia quelli della precedente amministrazione Castelli, sia i primi dell’amministrazione Fioravanti.

In caso di omessa pubblicazione di quanto previsto al comma 2 – sancisce poi il comma 3 dell’art. 15 – il pagamento del corrispettivo determina la responsabilità del dirigente che l’ha disposto, accertata all’esito del procedimento disciplinare, e comporta il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo il risarcimento del danno del destinatario ove ricorrano le condizioni di cui all’articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104” “Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati cui ai commi 1 e 2 entro tre mesi dal conferimento dell’incarico e per i tre anni successivi alla cessazione dell’incarico” conclude, infine, il comma 4 dell’art. 15.

Situazione solo di pochissimo migliore per quanto riguarda la pubblicità dei più importanti atti amministrativi (delibere, determine, ordinanze, ecc.). Fino al maggio scorso si potevano tranquillamente consultare sull’albo pretorio on line del Comune tutti gli atti comunali a partire dal 2000. Poi, improvvisamente, è stato cambiato tutto il sistema ed ora sono consultabili solo gli atti delle ultime settimane. Sul sito internet del Comune si legge che “l’amministrazione non rende disponibile in modalità online il motore di ricerca per la consultazione libera degli atti adottati prima del 6 maggio 2019”.

Questo dovrebbe significare che sono consultabili tutti gli atti comunali approvati dal 7 maggio in poi. Nella realtà, però, sull’albo pretorio on line si trovano solamente tutte le delibere, le determine e le ordinanze approvate da inizio settembre, una decina di atti del periodo agosto –luglio e nulla più. In pratica sono stati oscurati anche tutti gli atti comunali di maggio, giugno e quasi tutto luglio 2019. Sempre sul sito internet vengono spiegate le ragioni di questa censura. Ma, come spesso accade, “la toppa è peggio del buco”.

Il motivo di questa decisione – si legge – è che l’amministrazione non è in grado di assicurare che i documenti in questione siano stati trattati in ottemperanza agli obblighi previsti dalla normativa sulla privacy (anche in riferimento al nuovo regolamento europeo sulla privacy entrato in vigore il 19 settembre 2018) in quanto il sistema adottato fino al 5 maggio per la registrazione degli atti non ha permesso l’oscuramento di alcuni dati”.

Ci sarebbe da sperare che si tratti di una “scusa” mal costruita perché, se davvero quella motivazione è reale, c’è da rimanere basiti e bisognerebbe aprire una seria riflessione sulle capacità degli amministratori del capoluogo. Che, innanzitutto, dovrebbero spiegare come mai un simile problema esiste solo al Comune di Ascoli, visto che in tutti gli altri enti pubblici italiani gli atti ufficiali, anche degli anni passati, sono tranquillamente visibili e consultabili.

Ma, soprattutto, dovrebbero svelare come mai gli atti comunali erano visibili quando il sistema non oscurava alcuni dati, mentre ora che con il nuovo sistema questo problema sarebbe risolto, gli atti stessi sono inspiegabilmente oscurati. Per certi versi ancora più grave è, però, la scarsa trasparenza dell’amministrazione comunale su alcuni importanti procedimenti. Parliamo, in particolare, di bandi gara e concorsi che, negli enti pubblici civili, hanno un iter molto lineare. Viene, infatti, pubblicata sul sito internet, nell’apposita sezione, prima l’indizione del bando o della gara poi il suo esito.

Nel sito del Comune di Ascoli, invece, dopo che viene pubblicata l’indizione troppo spesso su quel procedimento non si forniscono più notizie, non si sa più nulla. Il caso più clamoroso e sconcertante (anche per i risvolti e il significato che riveste) è quello degli ormai famosissimi incarichi per le verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole cittadine. A dicembre 2018 è stato pubblicato l’avviso del bando, con procedura telematica, per affidare gli incarichi per le verifiche in 13 istituti (divisi in 2 lotti).

Da allora, però, non si hanno più notizie, non si sa se la procedura è stata completata e, quindi, gli incarichi sono stati affidati (e, in tal caso, a chi), se invece la procedura si è bloccata (e in quel caso per quale motivo). Stessa situazione anche per quanto riguarda la gestione di alcuni importanti impianti sportivi cittadini. Va detto che, a parziale giustificazione per la nuova amministrazione comunale e per il nuovo assessore allo sport Stallone, chi li ha preceduti (in particolare l’assessore Brugni) ha lasciato in eredità un settore praticamente devastato, dove misteri, gialli e situazioni irrisolte sono la prassi. Però, purtroppo, i primi passi del nuovo corso sono sinistramente simili a quelli della precedente sconfortante gestione.

A metà giugno, ad esempio, è stato pubblicato l’avviso pubblico riguardante la procedura negoziata per l’affidamento in concessione della gestione del campo scuola di atletica leggera “Bracciolani”, con scadenza 12 luglio 2019. Da allora, come al solito, non si hanno più notizie. Stessa situazione per la pubblicazione della manifestazione di interesse per la gestione dei palazzetti dello sport di Monterocco e Monticelli, con in quel caso scadenza fissata per il 26 giugno.

Anche in questo caso 3 mesi dopo non si sa più nulla, mentre si rincorrono voci di ogni genere, in particolare sul fatto che, per misteriosi motivi, la gestione stessa non sarebbe stata affidata a chi ne avrebbe avuto diritto sulla base dell’esito della proceduta negoziata. Voci, che vanno quindi prese per quel che contano.

Limitandoci ad osservare la realtà, non possiamo fare a meno di sottolineare come, ad oggi, qualcuno in effetti quelle strutture le sta gestendo. Chi sia, in base a cosa abbia ottenuto la gestione stessa, però, resta ancora un mistero. Uno dei tanti di quel Comune che, con Fioravanti, sarebbe dovuto diventare “la casa aperta a tutti i cittadini”…

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