Ascoli: una sconfitta che brucia, non solo per colpa dell’arbitro


Sull’esito della partita pesa l’ingiusto rigore assegnato al Frosinone a 10 minuti dalla fine. Ma i bianconeri pagano anche un atteggiamento troppo timido e rinunciatario, in particolare nel secondo tempo, e gli errori al 90°, di squadra e del singolo, che hanno determinato il 2-1

A 10 minuti dalla fine della partita l’Ascoli stava accarezzando l’idea di presentarsi alla prima sosta con il bottino pieno, due vittorie su due partite giocate. E con quella che si stava profilando allo Stirpe di assoluto prestigio, visto che l’avversario che i bianconeri si trovavano di fronte è uno di quelli indicati tra i favoriti del campionato. Poi un contestatissimo rigore (dubbio il contatto, certo il fuorigioco di Ariaudo in partenza) ha cambiato la storia della partita e l’errore difensivo finale ha disegnato la più assurda delle beffe per la formazione di Zanetti.

Non siamo soliti attaccarci agli errori arbitrali che, fino a che non verrà introdotto anche in serie B il Var, devono essere accettati e considerati parte del gioco. Però è indiscutibile che quel rigore che non doveva essere assegnato (almeno per il fuorigioco di Ariaudo) ha cambiato tutto e ha decisamente segnato l’esito finale della partita. Ovviamente non c’è la controprova e, magari, in una mischia il Frosinone avrebbe trovato ugualmente il pareggio.

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In realtà però in quel momento della partita si avvertita forte la sensazione che ai padroni di casa sarebbe servito un colpo di fortuna per trovare il gol dell’1-1. Fortuna che si è materializzata nella decisione sbagliata di Di Martino, aiutato a sbagliare dal suo collaboratore. E’ comprensibile e più che giustificabile che nel post partita tecnico e dirigenti si siano fermati a lungo a sottolineare quell’episodio e quell’errore arbitrale che ha sicuramente cambiato il corso della partita. Ma sarebbe un grave sbaglio se l’amara sconfitta di Frosinone venisse archiviata e spiegata solo sulla base della decisione di Di Martino.

Ci sono delle responsabilità e degli errori commessi dalla squadra e dall’allenatore, l’Ascoli ha palesato alcune lacune che non possono e non devono essere sottovalutate e ignorate. Partendo dal fatto che comunque l’errore arbitrale ha spento i sogni di vittoria ma, a quel punto, si doveva tornare a casa con un pareggio, comunque assolutamente da non disprezzare. Invece un errore collettivo, unito all’errore individuale di Pucino, ha addirittura determinato la sconfitta finale. Sull’errore dell’esterno difensivo schierato ieri a sinistra (al posto di D’Elia) c’è poco da aggiungere, una disattenzione fatale arrivata al termine di una partita fino a quel momento sufficiente, quasi esclusivamente in fase difensiva.

Ma già prima del colpo di testa vincente di Paganini c’era stato l’errore di reparto del centrocampo, fuori posizione nel momento della ripartenza del Frosinone (al 90° bisognerebbe triplicare l’attenzione…), ma anche l’atteggiamento passivo di Andreoni, che ha lasciato a Beghetto tutto il tempo di guardare e crossare in area, e il posizionamento non perfetto dei due centrali difensivi. E’ un peccato perché, dopo le perplessità suscitate sia in Coppa che all’esordio in campionato, il reparto arretrato domenica sera fino all’80° si era comportato più che bene, concedendo pochissimo alla formazione di Nesta e dando sempre la sensazione di non soffrire le offensive gialloblu.

Sicuramente facilitato dall’atteggiamento molto prudente tenuto dalla squadra per gran parte della partita, con il centrocampo molto schiacciato vicino alla difesa e la conseguente difficoltà di trovare spazi da parte del Frosinone, costretto spesso a buttare palla in area dove i due centrali bianconeri, in particolare Brosco, hanno dominato. Ma se in fase difensiva l’atteggiamento così prudente ha dato i suoi frutti, almeno fino al convulso finale, a risentirne è stata la fase offensiva.

Perché è innegabile che l’Ascoli allo Stirpe ha prodotto pochissimo, quasi nulla, al punto che gli unici due veri pericoli per la porta di Bardi (il gol di Troiano e il colpo di testa di Brosco, salvato miracolosamente dal portiere gialloblu) sono arrivati da calci piazzati. Quel che è peggio, però, è che nel secondo tempo i bianconeri praticamente hanno rinunciato a giocare, ad ogni velleità offensiva (almeno fino al rigore dell’1-1), limitandosi a controllare la sterile offensiva dei padroni di casa. Tutto sommato nel primo tempo l’atteggiamento della formazione di Zanetti era stato quello giusto, massima attenzione nel prevedibile inizio all’attacco del Frosinone (che, in effetti, ha prodotto solo una mezza opportunità con Trotta), per poi piano piano uscire dal guscio e iniziare a farsi vedere in avanti.

Non che si fossero viste chissà quali trame offensive ficcanti, però i bianconeri avevano preso un po’ di campo e, con un paio di buone giocate individuale, avevano conquistato le due punizioni dalla tre quarti da cui sono nate l’occasione di Brosco e il gol di Troiano. Poi nel finale di primo tempo l’Ascoli aveva contenuto senza troppe sofferenze (una pericolosa mischia, una deviazione in angolo non difficilissima di Lanni su punizione di Ciano gli unici due sussulti) la reazione della squadra di Nesta.

Sono mancati il coraggio, la determinazione, la voglia di provare a chiudere la partita nel secondo tempo quando i padroni di casa erano in palese in difficoltà. Invece la formazione di Zanetti si è limitata a controllare, per altro ancora senza affanni, le sempre più sterili offensivi gialloblu, senza però proporre nulla in fase offensiva, senza neppure abbozzare un qualche tentativo di ripartenza. E’ vero che il Frosinone non sembrava in grado di far male ma è altrettanto vero che, con il risultato ancora in bilico, un episodio negativo, un errore o un colpo di sfortuna può sempre accadere. Come purtroppo, poi, è accaduto.

Al di là dell’atteggiamento troppo rinunciatario e delle difficoltà di costruzione di un centrocampo che ha pagato la giornata non felicissima, soprattutto in fase di impostazione del gioco, di Petrucci, ai bianconeri allo Stirpe è praticamente mancato quasi completamente quello che è indiscutibilmente l’uomo di punta, il giocatore che dovrebbe illuminare l’attacco: Ninkovic. Non era stato brillante neanche contro il Trapani il serbo che, però, domenica sera praticamente non si è visto. Abulico, fuori dal gioco e anche fisicamente non al massimo, ha latitato per tutta la partita.

Non ha brillato (ma è comprensibile, è giovane e ci si deve aspettare qualche pausa nel rendimento) neppure Scamacca, mentre non ha certo fatto mancare il suo grande contributo Ardemagni, per un’ora il solito trascinatore. Poi, a sorpresa perché tutti si attendevano l’uscita di Scamacca, è stato sostituito da Rosseti. Naturalmente l’allenatore è l’unico che conosce le reali condizioni dei suoi giocatori, ma è innegabile che la sostituzione di Ardemagni ha suscitato non poche perplessità.

Così come quella, poco dopo, di Cavion che, soprattutto nel primo tempo, era stato il più propositivo in avanti e stava comunque disputando una buonissima partita sia sul piano del dinamismo che in fase di ripiegamento. Anche in questo caso ci si attendeva piuttosto il cambio di Petrucci, che di certo non stava brillando. Nel complesso, quindi, anche le scelte a partita in corso di Zanetti hanno suscitato qualche perplessità. Naturalmente, però, alla fine inevitabilmente si ritorna al punto di partenza. Certi difetti (per altro comprensibilissimi, siamo appena all’inizio) sarebbero stati comunque evidenziati e segnalati ma, senza l’errore arbitrale, lo avremmo fatto probabilmente con la forza e la soddisfazione del punteggio pieno in classifica.

Un peccato ma non è certo un dramma. Ora arriva la sosta e, soprattutto, lunedì sera finalmente chiude il lunghissimo mercato. E’ già arrivato un rinforzo importante per il centrocampo (Padoin), potrebbe arrivarne uno anche in difesa. Zanetti, intanto, avrà 15 giorni di tempo per lavorare su certi errori e, magari, far ritrovare la condizione a chi in queste 2 partite iniziali non ha certamente brillato. Per ripartire al meglio al Del Duca contro il Livorno.

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