“Nemici” al governo, chi è senza peccato…


Di fronte alla possibile nascita del governo giallorosso (M5S e Pd) Salvini e i leghisti gridano al “ribaltone” e parlano di “inciucio”. In realtà era più sensato utilizzare quegli epiteti per il governo gialloverde, nato grazie al “voltafaccia” della Lega nei confronti del centrodestra…

Per noi c’è solo il centrodestra, non si possono svelare quelli ufficiali ma i sondaggi della gente ci dicono che tra una settimana ci sarà un governo di centrodestra e il Di 

Maio sarà solo un brutto ricordo, un incubo dal quale abbiamo salvato gli italiani” dichiarava ad una settimana dalle elezioni politiche del marzo 2018 Matteo Salvini. Che, un paio di giorni dopo, rincarava la dose: “presentando il reddito di cittadinanza in Toscana il Movimento 5 Stelle ha gettato la maschera, il reddito di cittadinanza si è dimostrato una bufala, così come lo stesso M5S è una colossale bufala. D’altra parte cosa altro potrebbe essere un Movimento guidato da un soggetto come Luigi Di Maio”.

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Qualche settimana dopo, quando c’era l’impasse provocato dall’esito del voto, il leader della Lega in una delle sue ormai famose dirette video sui social non lasciava spazio a dubbi ed interpretazioni. “Non potremo mai fare nulla con quelli là – sosteneva Salvini – per me chi cambia idea ogni quarto d’ora ha le idee confuse ed è completamente inaffidabile e Di Maio ha cambiato più volte idea su tutto. Come ci si può fidare di un tipo del genere, non permetterò mai che il mio paese sia governato da uno così inaffidabile”.

Certamente non più tenero era stato allora nei confronti di Salvini il leader del M5S. “La Lega nord che gridava Roma ladrona deve decine di milioni agli italiani, sono impresentabili, dovrebbero avere la decenza di restituire i soldi prima di parlare” dichiarava pochi giorni prima delle elezioni politiche di marzo 2018 Di Maio. Che, poi, nel corso della chiusura della campagna elettorale attaccava duramente proprio il leader della Lega: “Salvini vota e ha votato qualsiasi schifezza, anche una legge elettorale che fa tornare al governo Renzi, Berlusconi, Alfano e Verdini. Ma tanto a quello basta che gli assicurano una poltrona e fa di tutto…”.

E dopo le elezioni il clima da parte dello stesso Movimento 5 Stelle nei confronti del Carroccio non era certo migliorato (e viceversa). Basterebbe, ad esempio ricordare, il famoso video con il quale Di Battista illustrava (ovviamente dal suo punto di vista) chi era la Lega e tutte le “malefatte” dei “lumbard”, spiegando per quali ragioni il M5S non avrebbe mai potuto fare un’alleanza o un accordo di governo con loro. Eppure, come se nulla fosse, poche settimane dopo Di Maio e Salvini, d’amore e d’accordo come due vecchi amici, si sono alleati e hanno dato vita al governo presieduto da Conte.

Nulla di sorprendente o di nuovo, la storia della nostra repubblica è piena di situazioni simili, di politici e partiti che se ne sono dette di “tutti i colori” per mesi (e anche per anni) e poi hanno fatto il governo insieme ne abbiamo visti infiniti in tempi passati e in tempi più recenti (l’unica differenza è che una volta non c’erano i social ad esacerbare ulteriormente gli animi e ad amplificare il tutto). Tutto pienamente e, soprattutto, costituzionalmente legittimo, la nostra è una repubblica parlamentare e la maggioranza di governo si forma in Parlamento, come hanno fatto quasi un anno e mezzo fa Lega e M5S.

E’ giusto e opportuno ricordarlo perché, non è certo una novità, una delle peculiarità di questo paese è la scarsa memoria di tanti (o, come sostiene qualcuno, la cosiddetta memoria selettiva…). Che viene fuori anche e soprattutto in situazioni come quella attuale che vede M5S e Pd, dopo la crisi di governo voluta e aperta da Salvini, provare (non senza diverse difficoltà) a formare un nuovo governo. Provocando la reazione stizzita e verbalmente piuttosto violenta dei fans del Carroccio e degli stessi esponenti di spicco della Lega (Salvini in testa) che gridano allo scandalo, che parlano di ribaltone, di inciucio.

Un altro dei (tanti) gravi problemi che affliggono il nostro paese è l’assoluta mancanza di coerenza (non solo da parte dei nostri politici, anche dei loro fans) che in questa situazione si manifesta in maniera addirittura imbarazzante. Perché le circostanze che potrebbero portare alla nascita del cosiddetto governo giallorossso (M5S e Pd) sono perfettamente identiche a quelle che hanno portato al governo gialloverde (M5S e Lega), anzi come vedremo a voler essere pignoli in quel caso c’era qualche aspetto contrastante in più.

In un caso e nell’altro siamo di fronte a due forze politiche (M5S e Pd ora, M5S e Lega allora) che negli anni, nei mesi e anche nei giorni precedenti si sono “vomitate” contro di tutto, si sono scambiate accuse anche molto pesanti, con annessi i tipici proclami sull’impossibilità anche solo di pensare ad una qualche forma di collaborazione ed alleanza, ma che poi all’improvviso, per ragioni piò o meno “nobili”, hanno deciso di mettersi insieme (o di provare a mettersi insieme) per governare. Ribadito che costituzionalmente è pienamente legittimo (ed è ridicolo che ci sia sui social chi pensi addirittura di poter dare lezioni costituzionali al presidente della Repubblica Mattarella…), è pienamente legittimo contestare politicamente una simile scelta. Ma o si protesta in entrambi i casi o allora è molto più decoroso tacere.

Invece, come al solito, nel nostro paese vide questa sorta di doppia morale e quelli (soprattutto fans leghisti) che un anno e mezzo fa non hanno aperto bocca di fronte all’accordo “innaturale” tra Lega e M5S , oggi sbraitano e accusano. Ben capitanati dal re degli incoerenti, Matteo Salvini, che continua ad usare termini dispregiativi come “inciucio” e “ribaltone” che, allora, dovevano essere utilizzati anche per commentare il suo accordo con il M5S. Anzi, a voler essere pignoli, per quell’accordo davvero si poteva legittimamente usare il termine “ribaltone” nel suo senso più dispregiativo.

Perché, è bene ricordarlo, alle elezioni politiche del 2018 la Lega faceva parte della coalizione di centrodestra, con Forza Italia e Fratelli d’Italia, e il numero di parlamentari che ha avuto in dote (58 senatori e 125 deputati) li ha ottenuti anche e soprattutto grazie all’alleanza con gli altri partiti. Soprattutto nei collegi uninominali, senza l’apporto e l’alleanza con FI e FdI non avrebbe ottenuto quei numeri. In altre parole, per essere più chiari, se la Lega si fosse presentata da sola (come ha fatto il M5S) avrebbe ottenuto almeno una quindicina di senatori e una ventina di deputati in meno.

Un fatto non di poco conto perché soprattutto in Senato il governo Lega e M5S vantava una maggioranza risicatissima (165 senatori, la maggioranza è di 161). E non bisogna certo essere un genio della matematica per capire che, con una quindicina di senatori in meno per la Lega, al Senato il governo gialloverde non avrebbe avuto la maggioranza (quindi non sarebbe nato). Salvini e i leghisti, quindi, sono davvero gli ultimi che possono parlare di “ribaltoni”, “inciucio” e volontà popolare.

A proposito della quale è anche bene ricordare che, fermo restando che la nostra è una repubblica parlamentare, non si capisce per quale dannata ragione veniva rispettata quando a governare erano due partiti (fino al giorno prima acerrimi nemici) che, sulla base dei risultati delle elezioni politiche del marzo 2018, insieme arrivano a mala pena al 50% dei consensi (per l’esattezza il 50,03% alla Camera e il 49,83% al Senato), mentre non verrebbe rispettata ora che il possibile governo giallorosso (sempre con partiti acerrimi nemici fino a giorno prima) rappresenterebbe (sempre sulla base delle elezioni 2018) oltre il 55% dei consensi (per l’esattezza il 55,44% alla Camera e il 55,06% al Senato, senza considerare +Europa).

Certo, ci sono i sondaggi che ora fotografano una situazione mutata rispetto ad allora. Ma, al di là della discutibile affidabilità dei sondaggi stessi, quel genere rilevazioni lasciano il tempo che trovano e sono sin troppo mutevoli. Basterebbe pensare, ad esempio, che secondo il sondaggio (Ipsos) pubblicato mercoledì 28 agosto sul Corriere della Sera il 43% degli intervistati è favorevole alla nascita di un nuovo esecutivo, mentre il 33% è contrario (il 24% non sa o non risponde). Eppure solo una settimana fa i contrari alla nascita del nuovo governo, sempre secondo i sondaggi, erano intorno al 50%.

E’ del tutto evidente, quindi, che non si può certo stare dietro ai sondaggi e che l’unico serio e logico riferimento non può che essere l’esito delle ultime elezioni politiche. Che, è opportuno ricordarlo, secondo la Costituzione si svolgono ogni 5 anni e non certo in base ai capricci di questo o quell’esponente politico. A meno che il presidente della Repubblica non sia costretto a sciogliere le Camere di fronte alla conclamata impossibilità del Parlamento di esprimere una maggioranza di governo, quale essa sia.

Il resto sono inutili chiacchiere, soprattutto quelle di esponenti politici (come Salvini) che sono stati per anni al governo e non hanno fatto nulla (ad esempio proponendo e cambiando la legge elettorale) per rendere più difficili eventuali “ribaltoni” in Parlamento. Poi, naturalmente, è più che legittimo nutrire dubbi sulla reale praticabilità e efficienza di un governo che nasce dall’alleanza “innaturale” tra due forze “nemiche”. E’ sempre difficile mettere insieme “le mele e le pere” e l’esempio ce lo fornisce proprio il governo gialloverde, risultato un vero e proprio fallimento. Ed è logico pensare che non possa andar meglio per l’eventuale governo giallorosso. Sempre ammesso che riesca a vedere la luce…

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