Autogol del governo, Olimpiadi di Tokyo a rischio per l’Italia


Secondo il Comitato olimpico internazionale (Cio) i provvedimenti del governo e la nuova legge approvata in Senato mettono a rischio l’autonomia dello sport e violano i principi della Carta Olimpica. Senza sostanziali modifiche l’Italia potrebbe essere esclusa da Tokyo 2020

Abbiamo ancora negli occhi le schiacciate di Paola Egonu, i salvataggi di Moki De Gennaro, gli insuperabili muri di Raphaela Folie e Cristina Chirichella che hanno permesso alla nazionale italiana di pallavolo femminile di “schiantare” l’Olanda e conquistare la qualificazione alle olimpiadi di Tokyo 2020. Qualche giorno prima identico traguardo, arricchito dalla medaglia oro ai campionati mondiali, lo avevano centrato i ragazzi del “Settebello e, prima di loro, era stata la volta delle sei squadre di scherma (fioretto, sciabola e spada sia maschile che femminile) a guadagnare il pass per le prossime Olimpiadi.

Il coronamento di un sogno per decine di atleti azzurri, per i loro allenatori e per i vari staff tecnici, che, però, incredibilmente rischia di essere vanificato dall’ennesima “nefandezza” del governo gialloverde. Che ha deciso di portare sotto il proprio controllo il mondo dello sport, un po’ come accadeva nei paesi comunisti dell’est negli anni 60’ e 70’. Un’operazione iniziata con la riforma di Coni Servizi ed il passaggio della gestione dei contributi alle Federazioni sportive al nuovo ente “Sport e salute Spa”, sotto lo stretto controllo del ministro Giorgetti. E proseguita con la legge sullo sport, approvata in Senato che mette ulteriormente a repentaglio l’autonomia del Coni e, di conseguenza, dello sport italiano.

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Così, come ampiamente previsto e facilmente prevedibile, lunedì 5 agosto il presidente del Coni Malagò ha ricevuto la durissima lettera di 4 pagine con la quale il Cio (Comitato olimpico internazionale) esprime “seria preoccupazione” e minaccia di adottare duri provvedimenti nei confronti dello sport italiano, come la sospensione o il ritiro del riconoscimento del comitato olimpico. Che, in parole povere, vorrebbe dire niente Olimpiadi di Tokyo per l’Italia, con i nostri atleti che potrebbero partecipare solo come “Ioa” (Indipendent olympic athlets), quindi senza bandiera tricolore, senza inno di Mameli e senza il supporto delle rispettive federazioni. Soprattutto, però, niente sport di squadra, quindi le nazionali italiane che si sono già qualificate (scherma, pallanuoto e volley) dovrebbero mestamente rimanere a casa.

Naturalmente sarebbero a rischio anche le Olimpiadi invernali del 2026 (Milano-Cortina). Una durissima presa di posizione da parte del Cio che, però, sorprende solo chi non conosce minimamente il mondo dello sport internazionale. Il guaio è che tra questi c’è il ministro dello sport Giorgetti…

Non bisogna essere dei geni per capire cosa significherebbe per lo sport italiano e per le Federazioni sportive perdere la propria autonomia, finire sotto lo stretto controllo della politica – scrivevamo qualche mese fa (vedi articolo “Dopo la Rai assalto allo sport, governo pigliatutto”) alla presentazione di “Sport e salute Spa” – Al di là di questo aspetto, che non è certo irrilevante, una simile ingerenza del governo potrebbe determinare delle pesantissime conseguenze per il nostro sport nel panorama internazionale. Infatti chiunque abbia mai letto la Carta olimpica (presumiamo che Giorgetti, Salvini, Di Maio e il presidente del Consiglio facente funzioni ignorino la sua esistenza…) sa perfettamente che il Cio non potrà mai accettare in silenzio una simile ingerenza della politica nel mondo dello sport.

C’è quindi il rischio concreto, se il governo va avanti su questa strada, che il Cio stesso possa prendere provvedimenti drastici e clamorosi nei confronti dell’Italia, addirittura anche l’esclusione dalle prossime Olimpiadi di Tokyo (2020), senza considerare l’assegnazione a Milano-Cortina dei giochi invernali del 2026 che inevitabilmente sarebbe in discussione”.

Ne eravamo pienamente consapevoli allora, così come lo era chiunque conosca anche solamente un po’ cos’è e come si muove il Comitato olimpico internazionale. E’ gravissimo che non lo fosse il ministro dello sport o, peggio ancora, che Giorgetti e il governo, pur di poter mettere le mani sullo sport italiano abbiano esposto il nostro movimento sportivo ad un simile rischio.

E che in effetti il rischio sia terribilmente concreto è dimostrato dal fatto che nella lettera il Cio solleva ben 61 obiezioni e sottolinea come la legge sullo sport licenziata dal Senato “intacca chiaramente l’autonomia del Coni”, chiarendo che se non avverranno dei sostanziali cambiamenti è pronto “ad adottare per la protezione del Movimento di un paese la sospensione o ritiro del riconoscimento del comitato olimpico”.

Nella lettera si fa riferimento ai principi fondamentali dell’Olimpismo, contenuti nella Carta Olimpica. In particolare al punto 5 dove è scritto che “riconoscendo che lo sport si pratica nell’ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico devono essere politicamente neutrali. Hanno il diritto e l’obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport; la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il godimento del diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabile di assicurare che i principi della governance siano applicati“.

E’ del tutto evidente che i provvedimenti del governo hanno messo fortemente a rischio l’autonomia dello sport e in questi casi, come sottolineato sempre nel punto 5, il Cio può sospendere i Comitati olimpici nazionali. Lo ha già fatto in passato nei confronti di Kuwait e India, sarebbe la prima volta (dopo le due ultime revisioni della Carta Olimpica, 1978 e 2013) nei confronti di una nazione europea. Nella lettera del Cio (che suggerisce anche le modifiche necessarie per evitare provvedimenti) si fa anche riferimento, sempre in merito alla Carta Olimpica, alla missione e ai ruoli dei Noc (National olympic committee, i comitati nazionali olimpici) e in particolare all’art. 27 (promozione dello sport di alta prestazione e dello sport per tutti), messo seriamente a rischio dalla legge del governo.

Come è ormai prassi di questo governo, la prima risposta alla lettera del Cio è nel segno della propaganda, nel tentativo di far credere (come al solito…) chissà quale complotto ci sia dietro. “Sorprende tutto questo interesse, la lettera è stata scritta in maniera frettolosa, forse da funzionari del Cio” replica Giorgetti che prova a far balenare l’ipotesi che dietro all’intervento del Cio ci sia lo stesso Malagò. Che, nella sua audizione in Senato, aveva anticipato quali potevano essere le conseguenze delle decisioni del governo che, per giunta, secondo il presidente del Coni sono in contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale del 25 giugno scorso e la relazione della Corte dei Conti dell’aprile scorso.

Purtroppo, però, a chi è abituato a farne carta straccia, può sembrare strano che ci sia chi invece sia intransigente quando si tratta di rispettare norme e principi. In realtà lo stesso Giorgetti sapeva perfettamente i rischi a cui sta esponendo il nostro movimento, tanto che negli ultimi giorni ha più volte tentato di contattare il presidente del Cio Bach. Che, però, secondo la prassi (e in coerenza con i principi della Carta Olimpica) ha rapporti solo con i Noc e mai con i membri del governo, se non in occasioni ufficiali. E proprio in una di queste, il 24 giugno scorso in occasione dell’assegnazione dei giochi olimpici invernali, proprio Bach aveva avvisato il presidente del Consiglio Conte sui rischi che correva l’Italia con l’approvazione, senza variazioni, della legge in questione.

Proclami a parte Giorgetti ha poi manifestato la disponibilità a rivedere in alcuni punti la legge. Conoscendo la giusta rigidità in proposito del Cio probabilmente non basterà qualche semplice ritocco per evitare il peggio. Nulla, però, potrà cancellare la vergogna per aver messo in discussione (e nei fatti limitato) l’autonomia dello sport…

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