E le Stelle stanno a guardare…


Di fronte all’indecorosa manfrina inscenata da Salvini sul caso Savoini, smentita da foto, video e documenti, il M5S ha una sola strada per evitare di perdere definitivamente la faccia: chiedere le dimissioni del vicepremier o, nel caso ciò non avvenga, sfiduciare il governo

Potrà sembrare insensato e illogico, ma lo scandalo sui presunti finanziamenti dalla Russia alla Lega (con tutto quello che ne consegue), al di là delle eventuali conseguenze penali e di quelle politiche che avrà per Salvini e per il Carroccio, rischia davvero di diventare l’emblema della fine, definitiva e irreversibile, del Movimento 5 Stelle (almeno inteso in una certa maniera). Che se avesse anche solo mantenuto un vaghissimo ricordo di quello che era il proprio pilastro fondante, il valore principale e irrinunciabile alla base della nascita stessa del Movimento (“onestà, onestà” ricordate?) non avrebbe esitato neppure un secondo, in assenza di immediate e inevitabili dimissioni da parte del ministro Salvini, a chiudere questa avventura di governo.

Perché chi ha conservato un briciolo di memoria non può certo stupirsi della spregiudicatezza (per usare un eufemismo) della Lega e del suo leader, la storia politica del Carroccio è lì a ricordarlo. Certo, in questi mesi in cui è stato al governo il M5S (quanto meno il suo attuale gruppo dirigente) ha già ampiamente dimostrato che quando si arriva al potere cambia ogni prospettiva, cadono o quanto meno vengono rivisti principi e dogmi che sembravano intoccabili, che è così difficile rinunciare alle poltrone, al potere stesso.

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Non servirebbe neppure ricordare tutto quello che ha tollerato e ingoiato in questi mesi il M5S, dai 49 milioni di euro della Lega alla scelta della presidente del Senato più “berlusconiana” di Berlusconi (una delle principali menti delle cosiddette leggi “ad personam”), tutti i punti fermi che, uno alla volta, si è rimangiato (basterebbe ricordare il vergognoso modo con il quale hanno salvato proprio Salvini dal processo). Ora, però, siamo al punto di non ritorno perché la vicenda dei presunti finanziamenti dalla Russia e, soprattutto, del ruolo di Gianluca Savoini è così grave e imbarazzante che far finta di nulla, non trarre le dovute e necessarie conseguenze vorrebbe dire ben oltre che aver rinnegato al 100% il proprio dna.

Vista la situazione, il M5S ha una sola strada per evitare di perdere definitivamente la faccia: chiedere le immediate dimissioni di Salvini come vicepremier e come ministro dell’interno e, in caso ciò non avvenga, far cadere immediatamente il governo. Non ci sono alternative perché siamo di fronte ad una vicenda di una gravità assoluta. Il quadro è sin troppo chiaro e imbarazzante, a prescindere dall’aspetto e dagli eventuali sviluppi penali di cui si sta occupando la magistratura.

Ormai da tempo nel nostro paese non si riesce più a distinguere tra i due piani, quello giudiziario e quello politico, che non necessariamente viaggiano di pari passo, anzi. Per intenderci, un fatto, un comportamento può comunque avere una grandissima rilevanza e può determinare pesanti conseguenze politiche pur se poi non ha, invece, alcuna rilevanza penale.

Nel caso in questione, spetterà alla magistratura stabilire se sono arrivati finanziamenti (in forma illecita) dalla Russia alla Lega. Ed è lapalissiano che, nel caso emergesse che ciò è realmente accaduto, le pesanti conseguenze penali comporterebbero anche delle inevitabili conseguenze politiche. Ma è altrettanto evidente, almeno a chi non è offuscato dal tifo di parte, che senza dover attendere gli sviluppi giudiziari, questa vicenda è già così foriera di conseguenze politiche. E non solo perché vengono confermati i sospetti su determinati rapporti della Lega con la Russia di Putin (un fatto grave in assoluto, ancor più per chi ripete come un mantra “prima gli italiani”).

Ma anche e soprattutto per l’indecorosa e imbarazzante manfrina inscenata da Salvini soprattutto ma anche dalla Lega per provare a confondere le acque, per negare l’evidenza (cioè lo stretto rapporto con Savoini, l’uomo che nell’audio pubblicato da BuzzFeed conduce la trattativa per conto della Lega nell’incontro con gli emissari di Putin). “Non conosco Savoini e non l’ho mai incontrato personalmente” aveva subito puntualizzato, nelle ore successive alla pubblicazione di quell’audio, Salvini.

Costretto, poi, a rettificare il tiro ha provato a far passare la presenza di Savoini nei vari incontri istituzionali con la Russa come una sorta di “turista per caso”, di un imbucato lì presente non si sa per quale ragione. La realtà è così clamorosamente evidente (e del tutto differente dalle favolette raccontate dal vicepremier) che non ci sarebbe neppure bisogno di aggiungere altro. Per altro sarebbe a dir poco sconcertante, e per certi versi anche non molto meno grave, se davvero nel vertice dello scorso luglio tra ministri dell’interno a Mosca Savoini fosse stato nella delegazione di Salvini per caso, non invitato da nessuno.

Ma è chiaro che non è così, c’è una serie impressionante di foto e di video che smentiscono clamorosamente il ministro dell’interno. Che, è testimoniato appunto da foto e video, dal 2014 ad oggi ogni volta che è andato in Russia (9 occasioni) era accompagnato proprio da Savoini, a volte con delegazione composta da 3 sole persone: il leader della Lega, Savoini e D’Amico. Ci sono incontri e immagini di tavoli di trattative, con emissari di Putin (ma anche con il leader dell’estrema destra Irina Osipova), con Salvini e Savoini solamente o, al massimo, con un’altra persona della Lega (spesso proprio D’Amico).

Neanche in quei casi Salvini sapeva chi fosse o non aveva invitato lui Savoini? C’è, poi, un’intervista pubblicata sul sito International Affairs nel 2014 in occasione del primo viaggio russo dell’allora segretario della Lega nel quale Salvini definisce Savoini e D’Amico “suoi rappresentanti ufficiali”. Ancora, da quando la Lega è al governo Savoini. Ancora, il cosiddetto “braccio mediatico” di Putin, “Sputnik News”, lo definisce da sempre “il responsabile dei rapporto con la Russia per la Lega Nord”.

Non solo, lo stesso presidente dell’associazione Lombardia-Russia si definisce da sempre pubblicamente come collaboratore di Salvini, tanto da riportarlo anche in una mail inviata il 17 luglio 2018 in occasione del vertice tra i ministri dell’interno italiano e russo (“sono parte della delegazione di Salvini in veste di membro dello staff”). Pochi giorni, al ritorno in Italia, in un post ringraziava il ministro dell’interno per averlo portato con se in Russia. Se è un millantatore, come cerca pateticamente ora di far credere la Lega, perché in questi anni nessuno ha preso le distanze o non l’ha sbugiardato pubblicamente? Una domanda retorica, anche alla luce dell’inequivocabile video della conferenza stampa di Salvini in quel luglio 2018, dopo il vertice con il ministro russo, aperta dai ringraziamenti della giornalista proprio a Savoini per aver reso possibile l’incontro.

La “mazzata” definitiva al vicepremier è, infine arrivata, dalla nota di Palazzo Chigi che smentisce clamorosamente Salvini, a proposito della cena in onore di Putin a Villa Madama (il 4 luglio scorso), sottolineando che è stato lo staff del vicepremier (nella persona di D’Amico) ad invitare Savoini alla cena stessa. C’è poco da aggiungere, se non che in qualsiasi altro paese civile non ci sarebbe neppure bisogno di tante discussioni, le dimissioni di Salvini sarebbero già arrivate da un pezzo. Nel paese in cui la “poltrona” è per i politici “sacra” (un po’ come il posto fisso nel film di Checco Zalone…) le dimissioni sono un istituto praticamente sconosciuto.

Ma chi, come il M5S, negli anni passati ha giustamente fatto “fuoco e fiamme” anche per molto meno, ora non può certo fare finta di nulla. Perché in caso contrario vorrebbe dire che è definitivamente morto e sepolto quel soggetto politico che aveva messo al primo posto onestà e trasparenza, sostituito da uno dei tradizionali partiti dello schieramento politico italiano che hanno come unica ragione di esistere l’esercizio del potere fine a se stesso.

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