La domenica del villaggio


Il singolare stratagemma per non violare il silenzio elettorale, la Quintana non assegnata e l’ultima promessa non rispettata dal sindaco, il “folle” mercato dell’Ascoli, i ministri europei che disertano il salotto della D’Urso, il reddito di cittadinanza voluto dal Pd

Ultima settimana di campagna elettorale, in vista del ballottaggio, ma anche ultimi giorni da sindaco per Castelli che, in perfetta coerenza con gli ultimi 5 anni, chiude con l’ennesima promessa non rispettata. Dopo le polemiche per gli sms che violavano il silenzio elettorale in occasione del primo turno, i fans di Fioravanti grazie ad uno straordinario stratagemma inviano nuovamente gli sms ma senza violare la legge. Salvini invita i ragazzi a non studiare, in modo da poter votare la Lega, ma deve fare i conti con l’ennesima discriminazione nei confronti dell’Italia da parte dei ministri degli altri paesi europei che disertano il salotto della D’Urso. L’altro vice premier, Luigi Di Maio, svela come le misure più sponsorizzate da parte di questo governo, reddito di cittadinanza e quota 100, in realtà sono merito del Pd.

E poi le ultime parole famose di Infantino, le singolari strategie per il mercato da parte dell’Ascoli. Que­sto e mol­to al­tro nel tra­di­zio­na­le ap­pun­ta­men­to de “La do­me­ni­ca del vil­lag­gio”.

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Sms elettorali, il singolare stratagemma per non violare il silenzio elettorale. In una campagna elettorale nel corso della quale abbiamo assistito al peggio possibile, non potevano mancare gli ultimi “guizzi” e gli ultimi furbeschi tentativi di aggirare le norme. In particolare quella che ha fatto scattare, dalla mezzanotte di venerdì 7 giugno, il silenzio elettorale. In occasione del primo turno c’erano state grandi polemiche per alcuni sms mandati tra sabato e domenica che invitavano a votare Celani. Questa volta è toccato ai fans di Marco Fioravanti inviare messaggi. “Rispettando la legge, prima del silenzio elettorale ti ricordo che domenica 9 giugno si vota per scegliere il Sindaco. Vota Marco Fioravanti per guardare al futuro” si legge in un messaggio che, nel pomeriggio di sabato 8 giugno, è arrivato in molti cellulari.

Ricordando, appunto, che in realtà il silenzio elettorale sarebbe iniziato da venerdì 7 giugno alla mezzanotte, saremmo di fronte ad una grave violazione della legge. Saremmo, se quegli sms fossero arrivati a cittadini ascolani (non lo escludiamo ma non ne abbiamo notizia). Invece sono stati inviati a diversi residenti a Folignano, quindi non interessati al voto di domenica 9 giugno. Di conseguenza alcuna violazione del silenzio elettorale. Una vera genialata…

La Quintana non assegnata e l’ultima promessa… non rispettata del sindaco. Grazie al “colpo di genio” dell’onorevole “grillina” Rachele Silvestri, nell’indecente campagna elettorale del capoluogo piceno è entrata anche la mancata assegnazione del palio della Quintana del luglio 2007. La Silvestri ha chiesto l’assegnazione a Porta Cappuccina e altri politici e amministratori locali si sono immediatamente accodati, cercando di non lasciarsi sfuggire l’occasione per “raccattare” qualche voto in più. Naturalmente non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione il sindaco Castelli che è subito intervenuto nella vicenda, promettendo “urbi et orbi” di prendere una decisione prima della fine del suo mandato.

La mancata assegnazione del palio 2007 costituisce un vulnus che ritengo giusto e opportuno sanare. È una questione di credibilità dell’intero sistema quintanaro – scriveva in un comunica stampa del 23 aprile scorso – ho chiesto al servizio quintana di sviluppare una istruttoria utile a prendere una decisione prima della fine del mandato. Vorrei evitare, infatti, di lasciare in eredità al mio successore l’onere di risolvere un “pasticcio” di cui tutti avrebbero volentieri fatto a meno”. Detto, fatto. La fine del mandato è arrivata e, ovviamente, non c’è stata alcuna decisione. Però va ammirata la coerenza del primo cittadino uscente che ha voluto lasciare in piena linea con quanto fatto in questi 5 anni, cioè senza rispettare le promesse e gli impegni presi…

L’appello di Salvini ai ragazzi: non studiate se volete votare la Lega… Nel suo incessante giro d’Italia elettorale, il ministro (a tempo perso) dell’interno Matteo Salvini ha fatto nuovamente tappa ad Ascoli dove si disputa un ballottaggio evidentemente fondamentale per le sorti del paese, visto che il vicepremier per ben due volte è venuto a supportare la candidatura di Marco Fioravanti. Questa volta, però, niente comizio in piazza del Popolo ma passeggiata al mercato, sia quello di piazza Immacolata che quello del centro, prima del pranzo nel chiostro di San Francesco.

Nel corso della sua passeggiata nel mercato di piazza Immacolata, Salvini si è fermato a parlare con alcuni suoi sostenitori. Tra cui uno studente, al quale il leader leghista si è rivolto chiedendogli “Non sei andato a scuola?”. E alla sua ovvia e scontata risposta (se era al mercato ovviamente non era andato a scuola…) il ministro ha replicato complimentandosi con lui. “Hai fatto bene” ha affermato Salvini, attirandosi le critiche di chi ha sottolineato come un ministro non dovrebbe certo applaudire e incoraggiare un ragazzo che ha “marinato” la scuola. Verissimo, però in fondo c’è da capirlo Salvini. Se i ragazzi vanno a scuola e studiano rischiano di “aprire” la mente e, quindi, di non votare più la Lega…

Il “folle” mercato bianconero e l’obiettivo dell’Ascoli per la nuova stagione. L’ufficializzazione del cambio sulla panchina dell’Ascoli, con l’inatteso arrivo di Paolo Zanetti al posto di Vivarini, inevitabilmente cambia anche le strategie di mercato dei bianconeri. Così da giorni i quotidiani locali sono scatenati nel fare previsioni, nell’elencare i possibili partenti e chi invece la società vorrebbe tenere. Addirittura venerdì 7 giugno un quotidiano locale ha dedicato un’intera pagina all’argomento mercato, con un lungo articolo e a fianco uno schema riassuntivo su “chi parte”, “chi resta” e “chi arriva”.

E subito, ad una prima vista superficiale, i tifosi bianconeri avranno avuto un sussulto perché tra i giocatori inseriti nell’elenco di coloro che sono destinati a rimanere con l’Ascoli, oltre a Ninkovic, ci sono anche Baldini, Ganz e addirittura Ngombo. Ancora più preoccupante, però, deve essere stata la visione dell’elenco dei giocatori destinati a partire, tra cui si trovano Lanni, Ardemagni e Brosco, praticamente le colonne della squadra dell’ultima stagione. Considerando che nel sottotitolo dell’articolo viene anche evidenziato che Ninkovic, l’unico dei giocatori inseriti nella lista di “chi resta” che potrebbe davvero servire, comunque con una buona offerta può partire, ai tifosi bianconeri sarà venuto un colpo. Perché se davvero la strategia della società fosse quella di privarsi di Lanni, Ardemagni e Bosco, per tenersi Baldini, Ngombo e Ganz allora l’obiettivo per la prossima stagione sarebbe sin troppo chiaro. Dopo la tranquilla salvezza dell’anno passato, la società mira ad una tranquilla… retrocessione!

I ministri europei “discriminano” l’Italia e “disertano” il salotto della D’Urso. Venerdì 7 giugno, mentre i ministri degli interni dei 27 paesi europei si incontravano in Lussemburgo per discutere di “sciocchezze” come la politica migratoria, il ministro dell’interno del 28simo paese europeo, Matteo Salvini, era ospite nel salotto di Barbara D’Urso a “Pomeriggio Cinque”.  L’ennesima occasione per il leader della Lega di ripetere la solita litania di promesse e proclami, con tanto di ringraziamento agli elettori italiani che gli hanno dato “la forza per cambiare l’Europa” (magari se si degnasse anche di andarci qualche volta in Europa quanto meno potrebbe provarci a cambiarla…).

 Non poteva, poi, mancare uno dei must di Salvini che, anche a “Pomeriggio Cinque” ha sottolineato che “l’Europa ci lascia soli coi migranti”. E per una volta dobbiamo dargli ragione. E’ del tutto evidente, infatti, come gli altri stati europei vogliono discriminarci. Perché in caso contrario gli altri 27 ministri degli interni, invece che in Lussemburgo sarebbero venuti anche loro nel salotto della D’Urso per discutere, nel luogo istituzionalmente più appropriato, di migranti…

Quota 100 e reddito di cittadinanza, secondo Di Maio le ha volute il Pd. Come tutti sapranno l’Italia rischia seriamente di subire la procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Nei giorni scorsi è arrivata la lettera di Bruxelles che è il preludio, in caso di risposta non convincente da parte del nostro paese, all’apertura della procedura di infrazione. Come al solito anche in questa circostanza il governo dimostra la massima unità e condivisione di intenti, con il presidente del Consiglio Conte e il ministro Tria che sono fermamente intenzionati a trattare per evitare il peggio, Salvini che come al solito risponde con toni di sfida e Di Maio che rappresenta entrambe le posizioni. E non manca, ovviamente, di prendersela con il Pd. “Ora si parla tanto di questa possibili procedura di infrazione e sapete cosa riguarda? Riguarda il debito prodotto dal Partito Democratico nel 2017 e 2018” svela il vicepremier del M5S secondo il quale, quindi, non c’è alcuna responsabilità da parte dell’attuale governo.

Evidentemente, però, Di Maio la lettera della UE non l’ha letta o, probabile, se l’ha letta non l’ha capita. Perché nella missiva la Commissione europea fa espressamente riferimento alla violazione delle regole nel 2018 e 2019 (e non era certo al governo il Pd), cita l’aumento dello spread nella seconda parte del 2018 (governo Conte) e soprattutto mette sotto accusa, sostenendo che hanno prodotto risultati negativi, due misure in particolare: il reddito di cittadinanza (non ha prodotto dei benefici per la ricchezza nazionale e la crescita economica dell’Italia” scrive la Commissione) e quota 100 (“cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine”). Che, evidentemente, secondo Di Maio devono essere due interventi pensati e voluti dal Pd…

Uno striscione al giorno toglie chi si oppone di torno… Se lo slogan “prima gli italiani” è quello che ha condotto Salvini al successo elettorale a marzo 2018 e, poi, al governo (con il M5S a fare da paggetto…), ora c’è un nuovo slogan che il leader della Lega, con l’aiuto delle forze dell’ordine, sta cavalcando per togliersi di mezzo quel residuo di opposizione che (in assenza di quella propriamente politica) resiste ancora nelle piazze: “uno striscione al giorno toglie chi si oppone di torno”. Ormai non c’è giorno che passi senza che avvenga qualche episodio di “ordinario regime”, tra striscioni di protesta sequestrati, manifestanti fermati e schedati dalle forze dell’ordine e, addirittura, in qualche caso addirittura arrestati.

Sembrano cronache dall’America meridionale degli anni ’60-’70, invece sono fatti che avvengono in Italia nell’anno domini 2019. L’ultimo episodio del genere è accaduto sabato 8 giugno a Roma nel corso della manifestazione di protesta organizzata dai sindacati. A cui, nei pressi di piazza del Popolo, la Digos ha impedito di esporre uno striscione di 108 metri con una vignetta ironica su Salvini e Di Maio. L’ennesimo grave atto di repressione della libertà di espressione che, però, la Questura romana ha provato a spiegare facendo appello alla legge. In particolare, in una nota stampa ai limiti del comico la Questura afferma che il comportamento della Digos è assolutamente corretto perché in linea con “quanto previsto dall’art. 49 del codice dei beni culturali e del paesaggio”. Peccato, però che i tre commi di quell’articolo si riferiscano inequivocabilmente non certo a striscioni o cose simili ma esclusivamente ad affissioni pubblicitarie. Non proprio come il caso in questione, a meno che la Digos e la Questura romana non considerino Di Maio e Salvini due “venditori di fumo” a cui è meglio non dare alcun genere di pubblicità (anche negativa…)

La Fifa simbolo di onestà e le ultime parole famose di Infantino. Mercoledì 5 giugno è stato un giorno importante per il calcio mondiale, con la rielezione al vertice della Fifa di Gianni Infantino. Che, nel suo discorso di insediamento, ha sottolineato con orgoglio come “oggi nessuno parla più di scandali, oggi si parla solo di calcio. Abbiamo recuperato da quella difficile situazione. Da istituzione con infiltrazioni criminali a organizzazione che sviluppa il calcio. Oggi la Fifa è simbolo di onestà, qualità, professionalità”. Tutto molto bello, se non fosse per il fatto che solamente il giorno dopo, giovedì 6 giugno, tutti i giornali italiani e internazionali hanno pubblicato la notizia dell’arresto del numero due della Fifa, Ahmed Ahmed, accusato di corruzione. Le ultime parole famose…

Chi non lavora non fa l’amore… In tema di orari di lavoro ridotti e flessibili, la proposta più rivoluzionaria e sicuramente seducente arriva dalla Svezia. Dove tale Per Erik Muskos, esponente politico della città di Overtornea ha proposto che i lavoratori finiscano di lavorare un’ora prima per andare a casa a fare sesso. “Fa bene alla salute come dimostrano diversi studi e anche alle relazioni, sia dei single che delle coppie” ha spiegato Muskos. Che ci tiene a sottolineare, però, che l’ora in meno di lavoro (al giorno) debba essere concessa solamente a chi poi effettivamente torna a casa (o ovunque voglia) per fare sesso. Sicuramente apprezzabile e condivisibile. Ci resta, però, un piccolo dubbio: come faranno, poi, i lavoratori che “staccano” un’ora prima a dimostrare che effettivamente hanno fatto sesso?

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