Vinca il meno peggio…


Marco Fioravanti parte dal vantaggio del 16% ottenuto nel primo turno nei confronti di Piero Celani e si presenta all’appuntamento decisivo dopo una faraonica campagna elettorale. Eppure l’esito del ballottaggio non appare per nulla scontato…

E’ stata una campagna elettorale lunghissima e difficile da digerire ma, per fortuna, ancora poche ore e finalmente terminerà (anche se sappiamo bene che tanto il silenzio elettorale non lo rispetterà nessuno…). Poi se ne riparlerà tra 5 anni. Nelle prime ore di lunedì 10 giugno Ascoli avrà il nuovo sindaco, uno tra Marco Fioravanti e Piero Celani, entrambi dell’area del centrodestra, entrambi espressione delle forze che guidano da 20 anni la città.

Che, per ammissione di entrambi gli schieramenti (d’altra parte sarebbe impossibile sostenere il contrario di fronte all’evidenza dei fatti…), è sprofondata in basso ed è ridotta così male al punto che tutti e due i candidati sindaci sono concordi nel sostenere che l’obiettivo primario è quello di far rialzare Ascoli. Compito che, vinca l’uno o vinca l’altro, spetterà comunque a chi l’ha ridotta in questo stato! In un simile contesto è proprio il caso di dire vinca… il meno peggio!

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In apparenza l’esito del ballottaggio dovrebbe essere scontato. Fioravanti, che nel primo turno di domenica 26 maggio ha ottenuto circa il 16% in più rispetto al rivale, è sostenuto da una coalizione che, se ci basiamo sui risultati delle europee di quella stessa domenica, sfiora quasi il 50% (solo Lega e Fratelli d’Italia insieme hanno raggiunto il 44%).

Dopo il primo turno la sua già faraonica campagna elettorale (sarebbe interessante conoscere, come per altro previsto dalla legge, le spese elettorali sostenute e chi ha finanziato la campagna elettorale, ovviamente di entrambi i candidati…) si è trasformata in qualcosa di mai visto prima, almeno in questi termini, nel capoluogo piceno, uno spettacolo (si fa per dire) che ha ricordato i tempi d’oro, i primi anni dell’era berlusconiana, le prime campagne elettorali (ovviamente su scala nazionale) di Forza Italia e Berlusconi. In questi giorni sembrava quasi che di Marco Fioravanti ce ne fossero almeno un paio, l’esponente di FdI praticamente si trovava ovunque (a parte dove avrebbe dovuto essere, cioè in piazza o sugli schermi televisivi per il confronto pubblico con Celani), tra incontri, comizi, feste, aperitivi e chi più ne ha più ne metta.

Per non parlare dei suoi manifesti e della sua immagine che ha invaso non solo i social e tutta la città ma, addirittura, anche gli autobus del trasporto pubblico e persino alcuni siti legati al Comune di Ascoli, come quello de “l’Altra Italia” (il fatto che tale comportamento non è propriamente il massimo della correttezza è un particolare assolutamente irrilevante in questo contesto…).

Non solo, per spingerlo alla vittoria addirittura in settimana è nuovamente tornato in città Matteo Salvini e nelle prossime ore, per chiudere la campagna elettorale, torna anche Giorgia Meloni (chissà se i suoi seguaci ascolani l’avranno pregata questa volta di non fare previsioni, visto che in questo campo solitamente è peggio del personaggio del vecchio Carosello “Cimabue”…).

Senza dimenticare l’attivismo a dir poco sospetto del sindaco uscente Castelli (secondo le malelingue così interessato perché la vittoria di Fioravanti significherebbe molto per lui, in termini di carriera politica futura) e l’indiscutibile appoggio o, comunque, trattamento di clamoroso favore  che gli organi di informazione locale hanno riservato al candidato sindaco di FdI.

Con simili presupposti il risultato dovrebbe essere assolutamente scontato. Invece, pur se Fioravanti resta comunque il favorito, la sfida è molto più aperta e incerta di quello che potrebbe sembrare. E, al di là del fatto che non ci piace fare previsioni, non scommetteremmo su alcun risultato, certi che dalle urne potrebbe arrivare qualsiasi responso, da una vittoria netta di Fioravanti (in linea con i dati del primo turno) ad un “testa a testa” che alla fine potrebbe premiare sia l’uno che l’altro (saremmo stupiti solo in caso di vittoria netta da parte di Celani).

Questo perché come sempre al ballottaggio si riparte praticamente da zero e la storia di questi anni ci ha insegnato che accade molto spesso che alla fine la spunti, a volte anche in maniera netta, chi nel primo turno era molto indietro. E questo per diversi fattori. Innanzitutto perché, come è ovvio, al secondo turno l’elettorato può essere decisamente diverso rispetto al primo, non solo in termini numerici.

Poi perché questa considerazione, che ovviamente riguarda qualsiasi ballottaggio, assume maggior valore nel capoluogo piceno, visto che i due candidati sono sostenuti da un gran numero di liste (10 Fioravanti, 6 Celani). Questo significa da una parte quasi 350 e dall’altra circa 200 candidati consiglieri, due “eserciti” che inevitabilmente al primo turno si sono mobilitati e impegnati (anche per interessi personali) per portare voti alla propria coalizione.

Al secondo turno, con la maggior parte di quei candidati consiglieri di fatto fuori gioco (cioè senza alcuna possibilità di entrare in Consiglio comunale), inevitabilmente la mobilitazione sarà minore, bisognerà vedere in che misura, da una parte e dall’altra. Non solo, senza star dietro alle voci di queste settimane, da parte di Fioravanti bisognerà vedere quanto sarà ancora motivato l’elettorato leghista (che non era proprio entusiasta e avrebbe voluto un proprio candidato sindaco) che sicuramente al primo turno lo era per la contemporaneità con le europee.

In tal senso il ritorno di Salvini ad Ascoli potrebbe in qualche modo contribuire ma non è detto che sia così determinante. Anche perché, anomalia tutta ascolana, a sfidare Fioravanti non c’è un candidato del centrosinistra o del M5S che sicuramente avrebbe facilitato la mobilitazione e aumentato le motivazioni. In altre parole non c’è quella “guerra di religione” che, purtroppo, nel nostro paese è spesso la motivazione più forte che orienta le scelte elettorali.

Determinante, poi, sarà cosa faranno gli elettori che al primo turno hanno votato per uno dei candidati del centrosinistra e per il M5S. Ufficialmente i vertici di quegli schieramenti non hanno dato indicazioni in favore di uno o dell’altro, lasciando libertà di voto. Ciò non toglie che, pur non gradendo nessuno dei due candidati, una parte di quell’elettorato potrebbe alla fine optare per una scelta che sia, ovviamente dal loro punto di vista, all’insegna del meno peggio.

E, ironia della sorte, in tal senso il ritorno di Salvini ad Ascoli potrebbe addirittura trasformarsi in un boomerang, visto che per il popolo della sinistra in questo momento il leader della Lega rappresenta sicuramente quello che per anni ha rappresentato Berlusconi. Insomma sono tanti i fattori che potrebbero incidere, quindi dire che comunque l’esito non è per nulla scontato è inevitabile.

Certo è che se non dovesse vincere, anche e soprattutto alla luce della mobilitazione di cui abbiamo parlato, per Fioravanti sarebbe un gravissimo smacco (così come per gli esponenti delle varie liste che lo hanno sostenuto).

Guardando un po’ più avanti, sicuramente chiunque vincerà avrà un compito piuttosto complicato e difficile, con tantissime problematiche da affrontare subito e, possibilmente, con idee chiare. Abbiamo sottolineato come il nuovo sindaco si troverà a guidare una città che è in condizioni pessime, quasi disperate, e non sarà semplice rilanciarla. Partendo dal fatto che anche da un punto di vista economico il Comune non se la passa benissimo.

Negli ultimi anni, per far quadrare i conti, l’amministrazione ha venduto tutto quello che poteva vendere. Nel post terremoto il blocco dei mutui ha sicuramente permesso di respirare. Ma se a fine anno non ci sarà la proroga, e quindi bisognerà ricominciare a pagare i mutui stessi, la situazione anche da questo punto di vista potrebbe precipitare. Al di là dell’aspetto economico, il nuovo sindaco dovrà comunque affrontare problemi storici della città che non sono stati risolti (anzi, in alcuni casi sono peggiorati) dalla precedente amministrazione.

A partire dai parcheggi e, ovviamente, dal centro storico agonizzante passando per il turismo in profonda crisi dopo il terremoto, senza dimenticare la stessa ricostruzione ferma al palo (non solo per responsabilità del Comune). Uno dei grandi nodi da affrontare con urgenza sarà, poi, quello delle scuole, sarà necessario fare immediatamente delle scelte coraggiose per garantire almeno quel minimo di sicurezza che attualmente non è garantita.

Interventi urgenti saranno necessari anche nel mondo dello sport cittadino, sprofondato da anni in una crisi irreversibile sia a livello di società e associazioni sportive (si è praticamente dimezzato il loro numero negli 5 anni), sia soprattutto a livello di impianti sportivi. Naturalmente ci sarà da affrontare, si spera una volta passate le elezioni e finita la necessità di fare su questo tema campagna elettorale, il nodo sanità, a partire (ma non solo) dall’ospedale e dal suo futuro. E poi ci sono tante opere pubbliche importanti, attese e promesse da anni, ferme al palo.

Tante cose da fare e tante emergenze da affrontare, la speranza è che chiunque uscirà vittorioso dal ballottaggio di domenica prossima abbia la forza di cambiare passo per provare a risollevare il capoluogo piceno.

L’altra speranza è che, al di là di come si comporterà la nuova (vecchia) maggioranza, finalmente ci sia anche un’opposizione seria e determinata, che sia in grado di farsi sentire e di fare da perenne stimolo alla maggioranza stessa. Senza troppi giri di parole, negli anni passati non c’è stata e il risultato del primo turno delle elezioni ne è la più evidente conferma. Anzi, sarebbe il caso di dire che sono praticamente 20 anni che di fatto non esiste una seria e determinata opposizione, che possa anche solo far pensare ad una possibile alternativa a chi da 20 anni governa (non sempre benissimo, per usare un eufemismo) la città.

Ma che, con una simile opposizione, può dormire sonni tranquilli per altri 20 anni…

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