Il contratto di governo dimenticato


Ad un anno dall’insediamento, fast checking di “Pagella Politica” sul contratto di governo. Dal quale emerge come solamente 37 (11%) delle 317 promesse fatte sono da considerare mantenute. E in diversi casi il governo ha fatto il contrario di quello che aveva promesso…

Era il 1 giugno 2018 quando il governo Conte, quello enfaticamente chiamato “il governo del cambiamento”, da protocollo giurava nelle mani del presidente della Repubblica. Da un punto di vista simbolico e più strettamente politico, invece, il premier Conte e soprattutto i due partiti (M5S e Lega) giuravano sul famoso contratto di governo. Che, nel romanzato e propagandistico racconto messo su dai due rispettivi leaders per giustificare un’alleanza assolutamente innaturale (soprattutto e a maggior ragione viste le violente accuse che si erano scambiati fino a qualche settimana prima), era l’unica ragione che li teneva insieme e rappresentava al tempo stesso l’unico punto di riferimento, il faro del governo stesso.

Il rispetto e la realizzazione dei punti inseriti nel contratto di governo nelle dichiarazioni degli esponenti dei due partiti sono sempre stati il mastice del governo stesso e, anche nei giorni scorsi, sia Salvini che Di Maio hanno ribadito che il loro compito è quello di realizzare quanto scritto nel contratto stesso. Allora, fingendo di credere alle parole dei due vicepremier, un anno dopo è il momento di fare un primo bilancio per verificare se e in che misura effettivamente l’esecutivo sta concretamente realizzando i punti contenuti nel contratto stesso.

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Come al solito, quando si tratta di verificare le dichiarazioni o le promesse dei politici, il miglior punto di riferimento è “Pagella Politica”, l’unico sito italiano dedicato interamente proprio al fact-checking (verifica dei fatti) delle dichiarazioni dei politici. Che, non a caso, in occasione del primo anno del governo Conte ha realizzato “Traccia il Contratto”, il progetto di verifica su quanto fatto in questo anno dal governo, in particolare per verificare quanti degli impegni e dei punti inseriti nel contratto sono stati realmente realizzati.

“Pagella Politica” è partita dai 30 capitoli del contratto di governo firmato il 18 maggio 2018 e ha analizzato, per ognuno dei 30 argomenti, le complessive 317 promesse, per ciascuna delle quali una scheda spiega nel dettaglio cosa è stato fatto e cosa no, con numeri e link alle fonti ufficiali.

Sulla base di questa analisi viene assegnata a ciascuna promessa un verdetto riassuntivo che può essere di 4 tipi: “mantenuta” (le promesse per le quali il governo ha preso provvedimenti concreti e definitivi per tenere fede alla parola data), “in corso” (le promesse per le quali il governo ha iniziato un percorso ma ha ancora molto da fare), “non mantenuta” (le promesse per le quali il governo non ha fatto nulla o comunque non ha avviato neppure un percorso adeguato), “compromessa” (le promesse per le quali il governo ha fatto l’opposto di quanto è scritto nel contratto o ha preso provvedimenti che ne rendono più difficile la realizzazione).

Nel complesso il risultato che scaturisce non è certo dei più incoraggianti per il premier Conte e per i due partiti che lo sostengono. Delle 317 promesse contenute nel contratto appena 37 (l’11%) sono considerate mantenute, con 129 (40%) “in corso”, ben 143 (il 45%) catalogate come “non mantenute” e 8 (3%) addirittura compromesse. Va per altro sottolineato che a rendere meno imbarazzante il bottino contribuisce il fatto che nella sua analisi “Pagella Politica”, in maniera per certi versi singolari, attribuisce più volte il giudizio di “mantenuta” ad una stessa tematica.

Per esempio il “codice etico per i membri del governo” è menzionato per 4 volte tra le promesse mantenute mentre il “reddito di cittadinanza” per 3 volte, così come la revisione delle “competenze del Coni”. Oltre quelle citate, tra le promesse considerate mantenute da segnalare anche “quota 100”, la “verifica delle attività relative all’accoglienza”, la “trasparenza dei fondi destinati all’accoglienza”, la “reintroduzione dei voucher”, la “pace fiscale”, la “legislazione anticorruzione”, il “taglio delle pensioni d’oro”, il “daspo per i corrotti”. Molto significative sono alcune delle promesse che “Pagella Politica” considera compromesse.

A partire dalla famosa e più volte citata “eliminazione delle accise sulla benzina”, promessa da Salvini (con tanto di video di spiegazione), voluta e inserita nel contratto di governo proprio dal leader leghista. Come sottolinea la scheda di “Pagella Politica” non solo il governo non ha preso alcun provvedimento neppure per abbassarle ma, addirittura, nella “legge di bilancio 2019 ha incrementato l’aumento delle accise su benzina e gasolio a partire dal 2020 da 350 milioni a 400 milioni di euro”.

Stesso destino per la “riduzione della pressione fiscale”. “Secondo i dati della Banca d’Italia – si legge nella scheda di “Pagella Politica” – negli ultimi 6 anni si è assistito ad una costante diminuzione della pressione fiscale nel nostro Paese, passata dal 43,6% del 2012 al 42,1% del 2018 (senza considerare nel calcolo il bonus degli 80 euro). A gennaio 2019 è stato lo stesso ministero dell’economia a certificare l’aumento della pressione fiscale per quest’anno. Nell’Aggiornamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica il governo ha stimato una crescita dal 41,9 al 42,3%. Nell’aprile 2019 il Def ha poi rivisto ulteriormente questa stima, pur prevedendo per il 2019 una lieve riduzione dello 0,1% rispetto all’anno precedente, il governo stima che la pressione fiscale aumenterà fino al 42,7% nel 2020 e nel 2021, per poi riscendere nel 2022 al 42,5%. Un valore comunque più alto di quello del 2018”.

Tra le promesse “compromesse” troviamo anche “evitare l’aumento dell’iva”, la “revisione delle pene per minorenni” e “più soldi alle Regioni”. Molto interessante e sicuramente altrettanto indicativa è l’analisi di quanto fatto in ognuno dei 30 campi del contratto di governo. Quello che ha visto, in percentuale, il maggior numero di promesse realizzate è il “funzionamento del governo e dei gruppi parlamentari” (4 promesse mantenute su 7), seguito dalla “lotta alla corruzione”, settore nel quale sono state mantenute fino ad ora il 50% delle promesse contenute nel contratto (4 su 8).

A sorpresa, almeno rispetto alla narrazione propagandistica del ministro Salvini, risultato meno positivo per quanto riguarda l’immigrazione, con appena 3 delle 18 promesse mantenute, male anche “lavoro” (1 su 10), “fisco” (5 su 21), “sicurezza e legalità” (2 su 21) e “sport” (3 su 14). Ancora peggio, però, il fatto che in alcuni campi, tra cui qualcuno di particolare importanza, dopo un anno siamo ancora a zero promesse mantenute (in altre parole il governo fino ad ora non ha fatto nulla in quei settori…).

Parliamo innanzitutto di “ambiente e green economia” (0 su 22), “politiche per le famiglie” (0 su 4), “sanità” (0 su 13), “scuola” (0 su 7) e “università” (0 su 17). Addirittura in quest’ultimo settore delle 17 promesse contenute nel contratto ben 14 sono considerate non mantenute. Tra queste, per altro, ce ne erano alcune di particolare importanza e molto attese, come “più studenti pagheranno meno”, “rivedere il numero chiuso”, “più soldi per l’università e la ricerca”, “lotta contro la precarietà”.

Chissà perché, però, il fatto che il governo abbia del tutto trascurato e, fino ad ora, non abbia fatto praticamente nulla per scuola e università non ci sorprende per niente…

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