Chiedo asilo


Il ministro dell’interno Salvini, senza aver alcun titolo per farlo, con un semplice comunicato stampa ha tagliato oltre 500 milioni dai fondi destinati ai Comuni per alcuni servizi pubblici essenziali (come i nido). Ricorso di una sessantina di Comuni, accolto dal Tar

Nel silenzio quasi più assoluto dei media, troppo impegnati a raccontare la campagna elettorale e i presunti “screzi” tra i due alleati di governo (che litigano e sono in disaccordo su tutto ma, potere delle poltrone, restano inspiegabilmente insieme), il Tar del Lazio il 24 maggio scorso ha momentaneamente bloccato un provvedimento vergognoso adottato dal governo. O meglio, dal suo padrone unico ed incontrastato, Matteo Salvini, che senza averne alcun titolo ha deciso di tagliare in maniera cospicua i fondi ai Comuni per alcuni servizi pubblici essenziali (asili nido, trasporti, assistenza sociale).

Per altro con un semplice comunicato stampa del suo ministero (sempre meglio che un semplice tweet verrebbe da pensare…). In realtà la legge, per quanto conta in questo paese, attribuisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri il compito di ripartire annualmente tra gli oltre 8 mila Comuni le risorse necessarie per l’erogazione dei servizi pubblici essenziali, come appunto asili nido, assistenza sociale, trasporti locali. La ripartizione in genere viene effettuata sulla base del fabbisogno verificato per ciascun Comune in via preventiva di anno in anno.

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Questo almeno è quello che è accaduto da sempre, sulla base di quanto previsto dalle norme. Che evidentemente, però, per il governo del cambiamento non sono così importanti. O, più probabilmente, tutto è accaduto in uno di quei giorni in cui Salvini dimentica che esisterebbe un presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, anche solo di facciata.

Così, con un semplice comunicato stampa (in genere avviene attraverso un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) il ministro dell’interno e leader della Lega ha comunicato che il fondo per i Comuni viene decurtato di oltre 500 milioni di euro, con una ripartizione che ovviamente non corrisponde neppure lontanamente al fabbisogno dei vari Comuni. E che, in particolare, penalizza pesantemente soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni che in pratica non hanno fondi a sufficienza per garantire servizi che sono invece essenziali.

Emblematico, a tal proposito, il caso del comune di Riccia (Campobasso) che ha 96 bambini in età compresa tra i 0 – 2 anni ma che, secondo il comunicato stampa del padre-padrone del governo, ha un fabbisogno pari a zero e quindi non ha alcuna risorsa per l’istituzione degli asili nido. A questo punto bisognerebbe chiedere a Salvini come il Comune di Riccia possa garantire quel servizio o, in alternativa, per quale motivo i bambini e le famiglie di quel territorio non debbano avere il diritto di avere a disposizione un servizio così importante.

Vanno, per altro, sottolineati due ulteriori particolari di notevole rilevanza. Il primo, abbastanza inquietante, riguarda il fatto che nel suo comunicato il ministro dell’interno non spiega dove finiscono e a cosa sono destinati gli oltre 500 milioni tagliati. Il secondo, invece, è che la suddivisione effettuata con quel comunicato non corrisponde in alcun modo con quanto avevano stabilito a novembre il governo e la Commissione Tecnica dei Fabbisogno Standard.

In altre parole Salvini, sconfessando clamorosamente quanto stabilito collegialmente dall’esecutivo, di sua iniziativa ha deciso di tagliare i fondi (oltre 500 milioni di euro in meno). Grave e imbarazzante il silenzio su questa vicenda del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che più volte ci ha tenuto, con orgoglio, a ribadire che il premier è lui e che non è in alcun modo succube dei due vicepremier. Peccato, però, che quando ha l’opportunità concreta di dimostrarlo, come in questo caso (sarebbe bastato poco per bloccare l’indebita ingerenza di Salvini), puntualmente non trovi il coraggio di farlo.

Non meno grave il fatto che nessuno tra i ministri “grillini” sia sentito in dovere di bloccare il leader leghista o, quanto meno, di esprimere la propria indignazione. Poi, tra i sempre più disorientati fans del Movimento, ci si interroga sulle ragioni della debacle elettorale…

Per fortuna, però, quello che non hanno avuto il coraggio di fare il (presunto) premier Conte e i ministri “grillini” l’hanno fatto 60 Comuni italiani che, assistiti dall’avvocato Salvatore Di Pardo, si sono rivolti al Tar. Che ha accolto il ricorso chiedendo al ministro “di fornire entro i prossimi trenta giorni una “documentata relazione sui fatti di causa nella quale siano indicati gli eventuali atti presupposti sulla base dei quali il Ministero dell’Interno ha adottato la nota impugnata con il ricorso in epigrafe”.

Naturalmente la forma (e il rispetto delle regole) è fondamentale. Ma il vero nodo, la sostanza del problema è ben altro. E riguarda il fatto che, a causa di quel taglio, alcuni Comuni sono in evidente difficoltà. “Sono decine i Comuni che, pur avendo tantissimi bambini a cui dover garantire il servizio nido, secondo la singolare interpretazione del ministro, si sono visti attribuire un fabbisogno zero a cui corrispondono zero risorse assegnate – afferma l’avvocato Di Pardo – vorrei chiedere al ministro stesso di spiegare come questi Comuni potranno garantire l’erogazione del servizio ai piccoli concittadini”.

Domande che restano sospese nel vuoto, visto che né Salvini né, tanto meno, il presunto presidente del Consiglio hanno proferito parola in proposito. Così, in attesa, dell’udienza del prossimo 2 ottobre davanti al Tar (i soliti tempi rapidi della giustizia italiana, a qualsiasi livello), ci sono decine di Comuni che non sanno se il prossimo anno saranno in grado di fornire alcuni fondamentali servizi.

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