Celani e Fioravanti si contendono il trono del regno di “Ugualos”


I due candidati del diviso e rissoso centrodestra cittadino approfittano dell’insussistenza delle opposizioni (centrosinistra e Movimento 5 Stelle) e della tradizionale idiosincrasia al cambiamento del capoluogo piceno e si sfideranno il 9 giugno al ballottaggio

Sono davvero tanti gli spunti che offrono i risultati delle elezioni amministrative nel capoluogo piceno. Che, come ampiamente previsto, rimandano al secondo turno la scelta di chi sarà il successore di Guido Castelli. Una sfida tutta all’interno del centrodestra tra Marco Fioravanti, che parte in vantaggio con il 37,38% dei voti, e Piero Celani, che insegue con il 21,43%. Già quei numeri ci forniscono una prima, scontata chiave di lettura. Perché sommando il dato dei due candidati che si sfideranno al ballottaggio si ottiene un 58,81% che praticamente è lo stesso risultato ottenuto da Castelli nel 2014 (58,92%).

Benvenuti ad “Ugualos”

Non è certo una novità e non lo scopriamo sicuramente oggi che Ascoli è tradizionalmente una città di centrodestra (più destra che centro) e che, ancora di più, c’è una sorta di idiosincrasia nei confronti del cambiamento, c’è storicamente la tendenza, anche e soprattutto dal punto di vista politico, di mantenere sempre e comunque le cose così come sono, a prescindere dallo stato di salute della città. Non a caso, a metà degli anni ’80, ispirandosi ad una famosa scena del film “Non ci resta che piangere” (con Benigni e Troisi), ironicamente i giovani ascolani avevano rinominato il capoluogo piceno “Ugualos”, proprio per sottolineare il fatto che ad Ascoli passavano gli anni ma tutto restava sempre uguale, così come era.

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Non che ce ne fosse particolare bisogno, ma le elezioni di domenica 26 maggio hanno confermato che, 30 anni dopo, quella definizione è ancora più che valida. E’ la storia di sempre di questa città, basterebbe ricordare, ad esempio, come nelle elezioni del 1993, nel pieno della bufera di “Mani Pulite”, mentre nel resto del paese la Dc crollava, nel capoluogo piceno sfiorava comunque il 60%. Una seconda, inevitabile, chiave di lettura che scaturisce da questo risultato è che evidentemente secondo la percezione degli ascolani la città gode di ottima salute.

Non importa che tutti i parametri evidenzino il contrario, che da anni si discute di come far uscire questa città da una crisi e da una situazione di evidente difficoltà nelle quali è sprofondata. Si continua a dare fiducia a chi da 20 anni governa il capoluogo piceno insieme e che, per becere e stucchevoli beghe interne, in questa occasione si è separato.

Assessori uscenti “bocciati”, oltre 1500 preferenze in meno

Il dato numerico, quel 58,81% dovrebbe stare a significare che la città, in generale, ha apprezzato e sta apprezzando l’operato delle varie amministrazioni di centrodestra che si sono succedute, le due a guida Celani e le ultime 2 a guida Castelli. Così almeno dovrebbe essere, almeno ad una lettura superficiale. C’è, però, un dato, che fa vacillare questa chiave lettura e fa sorgere più di un dubbio in proposito.

Della precedente giunta comunale Castelli ben 6 assessori hanno partecipato alla competizione elettorale e tutti e 6 hanno subito un vero e proprio tracollo di voti, in alcune casi addirittura dimezzando (o peggio ancora) le preferenze ricevute: Gianni Silvestri da 722 a 353 (-369), Alessandro Filiaggi da 410 a 219 (-191), Massimiliano Brugni da 547 a 309 (-238), Donatella Ferretti da 546 a 435 (-111), Luigi Lattanzi da 763 a 422 (-341), Valentino Tega da 520 a 187 (-333).

Ben 1583 preferenze in meno, a cui si può aggiungere il risultato non brillante di qualche lista (solo per fare un esempio, “Noi di Ascoli” la lista dell’assessore allo sport Brugni ha perso voti rispetto a 5 anni fa), che stanno a dimostrare un non eccessivo gradimento (anzi, quasi una sorta di bocciatura) per gli assessori della giunta uscente. In sintesi, per quanto sia sempre pericoloso trarre giudizi troppo approfonditi semplicemente dai numeri, sembrerebbe quasi che i cittadini ascolani, pur non avendo apprezzato particolarmente l’ultima amministrazione comunale, preferiscono comunque non cambiare (il trionfo di “Ugualos”), al massimo possono provare a dare più fiducia ad altri candidati dello stesso schieramento.

Ed è chiaro che una simile considerazione non può non aprire una seria riflessione sul ruolo svolto in questi anni, evidentemente insufficiente e inefficace, dalle opposizioni, sia quella di centrosinistra che del M5S.

A.A.A. cercasi disperatamente opposizione

Riflessione che, necessariamente, deve riguardare non solo il ruolo svolto nel corso degli ultimi 5 anni ma anche le scelte operate per questa tornata elettorale.   Senza troppi giri di parole, le opposizioni in questi anni sono state assolutamente inefficaci, poco o per nulla incisive, completamente invisibili al punto da sembrare quasi inesistenti e, soprattutto, assolutamente incapaci di far pensare agli ascolani,  anche solo per un attimo, che potesse esistere un’alternativa concreta e valida al solito vecchio blocco del centrodestra.

Nel nulla più assoluto si è un po’ distinto solamente il capogruppo del Pd Francesco Ameli (che non a caso è risultato tra i più votati), per il resto qualche timido segnale di vita da parte dei due consiglieri comunali del M5S (Manni e Tamburri). Davvero troppo poco, per pensare di proporre una seria alternativa, in qualsiasi altra città, figuriamoci nel regno di “Ugualos”.

E pensare che di spunti e opportunità per farsi sentire e farsi apprezzare in questi ultimi anni le opposizioni ne hanno avute non poche. Senza dilungarci troppo (e solo per dare concretezza a quanto affermato) basterebbe ricordare le vicende della pubblica illuminazione, l’irrisolto problema dei parcheggi, l’agonia del centro storico, il tema della sicurezza delle scuole, la vergognosa telenovela della nuova tribuna est, le tante incompiute, lo sport cittadino (e gli impianti sportivi cittadini) al collasso. In tutti queste occasioni qualche timida protesta, qualche mozione o ordine del giorno in Consiglio Comunale e poco più.

Serviva ben altra intraprendenza, serviva molto più coraggio. Un esempio su tutti fotografa al meglio la situazione: la vicenda della piscina comunale, con la grave penalizzazione nei confronti di una storica società ascolana (l’Albatros Nuoto) con decine e decine di iscritti. Da parte dell’opposizione sarebbe servito il coraggio di sposare quella sacrosanta battaglia ed incalzare senza tregua l’amministrazione comunale e l’assessore allo sport Brugni. Cosa che, purtroppo, non è accaduta.

“Tafazzi” alle elezioni comunali

Come se non bastasse, le scelte per le elezioni di domenica 26 maggio sono state a dir poco deleterie. Quasi inutile e superfluo sottolineare la solita straordinaria capacità dei partiti dell’area del centrosinistra di farsi male da soli. Presentarsi divisi, quando (occasione più unica che rara) il centrodestra si è sgretolato, è stata l’ennesima “genialata” dei vari gruppi dirigenti che, per decenza, già lunedì sera sarebbero dovuti andare a casa.

Ma questa volta a contendere la palma del “Tafazzi” dell’anno c’è anche il Movimento 5 Stelle cittadino che ha avuto la brillante idea di presentare come candidato sindaco lo stesso che aveva presentato 5 anni fa e che, con il M5S che aveva ottenuto un ottimo successo alle elezioni europee, aveva conquistato il 7%. Questa volta per certi versi è andata meglio, a livello comunale i voti ottenuti da Tamburri sono un po’ più della metà di quelli conquistati alle europee. Un “successone” di cui andar fieri.

E sorvoliamo per decenza sulle discutibili scelte fatte (e annunciate con incomprensibile enfasi) in merito a possibili ed eventuali assessori. La cosa più triste e desolante è che in queste ore, di fronte all’ennesima pesante debacle, da entrambe le parti si scaricano le responsabilità sulla particolarità di questa città (che è reale, per carità), senza però spendere neppure mezza parola per una sana e necessaria autocritica. In altre parole, con questi esponenti politici dell’opposizione, il centrodestra ascolano può dormire sonni tranquilli per almeno altri 10-20 anni (e continuare a bisticciare finchè vuole).

Marco Fioravanti, un perdente di successo…

Per quanto riguarda i due candidati che si sfideranno nel ballottaggio c’è poco da aggiungere. Al di là dei proclami stile Guido Castelli, è del tutto evidente che Fioravanti non può essere soddisfatto di un simile risultato. Aveva 10 liste che lo appoggiavano, alle europee ad Ascoli Lega e FdI insieme hanno toccato il 44%, senza contare l’ulteriore 8% di Forza Italia che, poi, alle comunali ha visto i propri rappresentanti locali schierarsi da una parte e dall’altra.

Con simili presupposti (e considerando la mastodontica e roboante campagna elettorale effettuata) c’era da aspettarsi quanto meno che sfiorasse la vittoria al primo turno. Invece si è fermato ad un deludente 37,38%, addirittura  oltre il 3% in meno dei voti raccolti dalle 10 liste. L’ex presidente del Consiglio Comunale sa perfettamente che al ballottaggio sarà tutta un’altra storia e che il vantaggio ottenuto al primo turno non conterà nulla.

Non solo, l’apporto che inevitabilmente hanno avuto le 10 liste, nel secondo turno fisiologicamente si ridurrà. In altre parole, l’esito del ballottaggio è tutt’altro che scontato. Può invece essere più che soddisfatto Celani che ha ottenuto quello che sperava, cioè arrivare a giocarsi tutto al secondo turno.

Al di là di come finirà la speranza (purtroppo sicuramente vana) che questa appendice di campagna elettorale non sia dello stesso infimo livello di quella delle settimane precedenti.

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