La Costituzione tradita: sospeso l’articolo 21!


Innocui striscioni rimossi dalle forze dell’ordine, fermati, identificati, schedati e, in qualche caso, addirittura arrestati chi osa contestare in forma civile e pacifica il leader della Lega. Se fosse ancora in vigore l’art. 21 della Costituzione tutto ciò non potrebbe mai accadere…

Probabilmente ci siamo distratti e non ce ne siamo accorti, ma il governo del cambiamento deve aver abolito o modificato qualche articolo della Costituzione. In particolare l’articolo 21 che recita (o forse recitava) testualmente “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Perché, è del tutto evidente, se fosse ancora in vigore quell’articolo non potrebbe mai accadere quello che accade ormai quotidianamente, con le forze dell’ordine impegnate a reprimere e tacitare, con ogni mezzo, qualsiasi forma di contestazione e di dissenso espresso (in maniera civile e pacata) nei confronti del ministro dell’interno Matteo Salvini. Non c’è giorno che la cronaca non racconti simili episodi. Sabato a Settimo Torinese, domenica a Milano, lunedì la surreale vicenda di Brembate, infine la vergogna di Carpi.

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Chi si “azzarda” a contestare il leader della Lega nella migliore delle ipotesi viene identificato, in qualche caso addirittura anche “maltrattato” dalle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi la mamma di un ragazzo che era in piazza a Settimo Torinese a contestare Salvini, nel giorno del suo comizio, ha postato su facebook un video nel quale si vede in che modo la polizia ha prelevato il figlio e la fidanzata. Particolare non secondario e di assoluta rilevanza, stiamo parlando del comizio durante il quale il leader della Lega ha perso visibilmente le staffe (c’è un video emblematico) scagliandosi prima contro i contestatori in fondo alla piazza (nella maggioranza studenti e insegnanti), poi prendendosela con gli uomini della polizia vicino alle impalcature, invocando un loro intervento

Ma le pare normale una cosa del genere? E che cazzo!” ha esclamato nervosissimo il leader leghista nei confronti delle forze dell’ordine. Subito dopo, guarda il caso, il “fattaccio” documentato da quel video su facebook, con tanto di racconto da parte della donna. “Erano in piazza a contestare pacificamente e democraticamente – racconta – quando sono stati prima malmenati, poi portati via con la forza da poliziotti in borghese. Davide chiuso in una camionetta, fotosegnalato, messo sotto interrogatorio. E’ tornato a casa con addosso segni evidenti. Venite adesso a dirmi che siamo in democrazia”.

I racconti e le testimonianze di episodi simili si moltiplicano, ormai da settimane sembra non esserci giorno senza comizio di Salvini (che a tempo perso dovrebbe fare anche il ministro dell’interno…) e non c’è giorno che non avvengano fatti simili, tra persone schedate, allontanate con modi bruschi, cellulari sequestrati, striscioni rimossi. Anche solamente un solo singolo episodio del genere dovrebbe far scattare l’allarme, figuriamoci se avvengono tutti insieme e ripetutamente. Il video di quanto avvenuto a Milano, con quella ragazza che manifestava in maniera assolutamente civile (e che certo non rappresentava il benchè minimo problema per l’ordine pubblico), per certi versi è ancora più inquietante.

Per quale “maledetta” ragione deve essere fermata, schedata e segnalata? Il modo civile e pacato con cui quella ragazza, pur contestandone le ragioni, consegna i documenti si scontra in maniera palese con l’arroganza e l’intolleranza del potere rappresentata da quegli agenti che, senza alcuna ragione, compiono un grave e inaccettabile sopruso. In qualche caso, poi, si oltrepassa il limite del ridicolo, in qualche altro purtroppo quello dell’indecenza e della vergogna.

Quello che è accaduto a Brembate, ad esempio, è sconfortante e al tempo stesso umiliante per le forze dell’ordine. Era in programma uno dei tanti comizi di Salvini e, sulle finestre dell’ultimo piano di una palazzina, era stato esposto uno striscione con scritto “Non sei il benvenuto”. Tanto è bastato per far scattare un’operazione surreale, neanche fossimo in presenza di qualche pericoloso terrorista. Secondo quanto raccontato direttamente dai residenti, in mattinata sul posto sono intervenuti una ventina di agenti tra Carabinieri e Polizia Locale che, però, non sono riusciti a rintracciare nessuno all’interno dell’abitazione.

Allora sono intervenuti i vigili del fuoco che, con il supporto delle scale, hanno recuperato e tolto lo striscione senza avvisare il proprietario della casa. Vibrante e comprensibile la protesta dei sindacati dei vigili del fuoco. “Abbiamo ricevuto una chiamata dalla questura – ha spiegato poi il comandante dei vigili del fuoco di Bergamo Turturici – in cui ci veniva chiesto un supporto tecnico ad una decisione presa dal dirigente del servizio di ordine e sicurezza pubblica predisposto dalla questura”. Un ordine dall’altro, quindi, per una pagina umiliante per i vigili del fuoco e per le forze dell’ordine in generale (20 agenti per uno striscione…).

Martedì sera a Carpi, poi, si è toccato il fondo e si è oltrepassato ogni limite. Ennesimo comizio di Salvini, con il solito imponente schieramento di polizia, con un pensionato settantenne militante del Centro di Documentazione Iskra che dal tetto dell’abitazione di alcuni parenti srotola uno striscione per contestare il vicepremier. Solita scena, con l’irruzione degli agenti di polizia per rimuovere lo striscione, ma questa volta con l’aggiunta che l’uomo è stato ammanettato e trasferito in Questura, per essere rilasciato 3 ore dopo con una ridicola denuncia per grida e manifestazioni sediziose. In manette per aver osato contestare Salvini, credevamo che scene simili potessero accadere solo nei paesi con regimi autoritari.

Sono salito sopra il tetto e ho srotolato lo striscione – racconta il pensionato 70enne – poi con il megafono ho iniziato ad urlare slogan contro il razzismo e la xenofobia. Sono arrivati due agenti della Questura che mi hanno ammanettato in modo brutale e mi hanno portato in Questura. MI hanno sequestrato tutto, volantini e striscione, e sono stato denunciato, Arrestare una persona che manifesta liberamente il dissenso è incredibile”.

Più che incredibile è inaccettabile ed è difficile capire se sia meglio sperare che si tratti di un’inaccettabile iniziativa autonoma di quegli agenti o di una precisa direttiva che arriva dall’alto. Certo è che il ripetersi di certi episodi fa propendere più per la seconda ipotesi… Con l’inevitabile conseguenza che, allora, è necessario immediatamente sapere da chi parte l’eventuale direttiva liberticida, se è espressione diretta del ministro o dei vertici delle forze dell’ordine.

La settimana scorsa, dopo alcuni episodi simili, era intervenuto il capo della Polizia Franco Gabrielli per cercare di fugare ogni dubbio, sostenendo che “non siamo la polizia di Salvini o una polizia privata al servizio di questo o quel ministro”. In realtà le altre affermazioni di Gabrielli erano state piuttosto inquietanti, in particolare la difesa dell’inopportuno e inaccettabile tweet politico della Polizia di Stato in risposta a Saviano. Ma, al di là di tutto, è il momento che Gabrielli e i vertici delle forze dell’ordine dimostrino in concreto che è davvero così. E il più possibile celermente, perché ad ogni episodio in realtà cresce la sensazione contraria.

Nei giorni scorsi sulla vicenda è intervenuto, in maniera piuttosto blanda per la verità, anche l’altro vicepremier Di Maio. A cui, in un articolo da sottoscrivere dalla prima all’ultima parola, ha risposto Antonello Caporale. “E’ opportuno che Di Maio prima di scandalizzarsi si chiarisca le idee – scrive Caporale su “Il Fatto Quotidiano” – se Salvini si mostra così prepotente e insofferente a ogni critica, se invece di cambiare restaura, se mette i suoi ovunque e toglie coloro che gli sono antipatici, l’unica scelta è formalizzare la crisi. Dire: sei troppo sporco per noi. Se ci resta insieme al governo è meglio che stia zitto”.

Più che condivisibile, anche perché sono in ballo dei principi fondamentali, la libertà di espressione e la difesa della Costituzione, per i quali negli anni passati, quando era all’opposizione, il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto con veemenza. Ora che ha la possibilità, il M5S deve dimostrare con i fatti che quelle battaglie erano reali e non strumentali, per “accattare” qualche voto in più…

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