Bilancio positivo e qualche rimpianto per l’Ascoli


Centrato l’obiettivo di inizio stagione, una tranquilla salvezza, promossi Vivarini e la nuova società. Ma lo stesso patron Pulcinelli ammette: “Mi sarebbe piaciuto arrivare nei playoff ma la squadra non ha fatto il salto di qualità”. E nel girone di ritorno ha avuto un calo di rendimento

Con la stagione ormai conclusa (resta l’ininfluente partita di Crotone), per l’Ascoli è già tempo di stilare un primo bilancio della stagione. Che, come ha giustamente sottolineato il patron Pulcinelli nel dopo Palermo, non può che essere soddisfacente, pur se con qualche rimpianto. “Il bilancio è positivo anche se io sono ambizioso e mi sarebbe piaciuto arrivare ai playoff ma la squadra non ha fatto il salto di qualità” ha dichiarato Pulcinelli e sostanzialmente non si può non essere d’accordo con lui.

D’altra parte l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione (anche se poi lo stesso Pulcinelli, sempre  nel post Palermo ha ammesso che “il mio obiettivo erano i playoff poi mi sono dovuto ridimensionare”) era quello di centrare una salvezza il più possibile tranquilla.

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Missione compiuta, applausi a società e allenatore

Missione compiuta sotto ogni punto di vista, non solo perché la matematica certezza è arrivata con 3 turni di anticipo ma anche per il fatto che, nel momento di massima difficoltà, comunque la zona playout è sempre rimasta ad almeno 3-4 punti di distanza. Non è poco, considerato da dove si è partiti, con la nuova società che ha dovuto operare in fretta e furia nel mercato estivo, con anche l’eredità di una rosa inutilmente numerosa. Non era facile programmare in quelle condizioni, non era semplice fare sempre le scelte giuste e sicuramente qualcosa è stato sbagliato o si poteva fare meglio.

Ma francamente nel complesso il lavoro svolto dalla società è stato comunque encomiabile, così come è stato più che positivo il lavoro svolto da Vivarini. Che, in poco tempo e con condizioni iniziali non semplicissime, è riuscito a dare un’identità e (a tratti) anche un gioco convincente ad una squadra completamente nuova. E’ giusto ricordare sempre da dove si è partiti, da quel terrificante 0-4 all’esordio casalingo (in Coppa Italia) con la Viterbese il 4 agosto. E, 20 giorni dopo, da quello in campionato (1-1) con il Cosenza.

In entrambi i casi, l’undici sceso in campo non era neppure lontano parente di quella che poi sarà l’ossatura base dell’Ascoli, soprattutto a centrocampo. Guidato da Buzzegoli, nel primo caso, e da Zebli nel secondo. E se scorriamo le formazioni (con anche le sostituzioni) di quelle due partite, troviamo tanti giocatori che poi se ne sono andati o che, al massimo, hanno avuto nella stagione un ruolo del tutto marginale. Questo per ricordare che Vivarini solo a campionato iniziato ha avuto la rosa al completo, dovendo inserire in squadra giocatori poi rivelatisi determinanti come Valentini, Laverone, Troiano, Frattesi, Ninkovic, lo stesso Ardemagni (che, appena arrivato, era comunque in campo già all’esordio con il Cosenza).

E’ stato bravissimo l’allenatore bianconero a fare tutto in tempi relativamente brevi e, ancor più, ha dimostrato la giusta umiltà e la necessaria ragionevolezza nel momento in cui, valutando i giocatori che aveva a disposizione, ha deciso di abbandonare il suo fedele 3-5-2 per passare ad un più congeniale (per il gruppo) 4-3-1-2.

Ottimo girone di andata, troppi gol subiti e poca personalità nel ritorno

Con simili presupposti, il girone di andata dell’Ascoli è stato un piccolo capolavoro, un mezzo miracolo, considerato che i bianconeri hanno terminato la prima fase al decimo posto con 24 punti, ad appena 2 punti dalla zona playoff (i 26 punti di Spezia, Perugia e Cittadella) e a ben 7 punti dalla zona playout. Questo significa anche che, pur ribadendo il giudizio nel complesso positivo, la stagione andrebbe divisa in due parti: un girone di andata eccellente, un girone di ritorno un po’ al di sotto delle aspettative e delle speranze.

D’altra parte i numeri parlano chiaro: 24 punti con 21 gol fatti e 22 subiti nell’andata, 19 punti con 19 gol fatti e 31 subiti (quando manca una partita) nel ritorno. Ovviamente i dati non sono tutto ma ci dicono chiaramente che il calo di rendimento è stato determinato principalmente dall’improvvisa fragilità difensiva. Certo pesano i 7 gol subiti a Lecce ma ciò non toglie che nella seconda parte della stagione si è persa quella solidità difensiva che era stato uno dei capisaldi del girone di andata. Anche perché, senza voler infierire, sui 22 gol subiti all’andata pesano sensibilmente i clamorosi errori commessi da Perucchini (almeno 3-4 da “Mai dire gol”), mentre, soprattutto nelle ultime partite, senza i “miracoli” di Lanni i gol al passivo potevano essere molti di più.

Gli errori del mercato di gennaio

Al termine del girone di andata, nel corso della pausa di gennaio, si sottolineava come con i colpi giusti questa squadra avrebbe potuto lottare per i playoff. Serviva un portiere, almeno un esterno destro, un centrocampista di livello e un attaccante per sostituire o affiancare Ardemagni.

Purtroppo, però, dal mercato non sono arrivati i giocatori che servivano per fare il salto di qualità, in particolare il centrocampista e l’attaccante. E’ arrivato, è vero, un giocatore del calibro di Ciciretti ma il suo inserimento (Vivarini lo ha subito buttato nella mischia per accelerare il suo adattamento) inizialmente ha provocato più problemi che vantaggi, sia per la sua condizione non ottimale, sia per la difficoltà di trovare l’assetto giusto (e farlo convivere con Ninkovic). Non bastasse ci ha messo lo zampino anche la sfortuna, in particolare con l’infortunio di Ardemagni. Che è stato comunque sostituito egregiamente da Rosseti ma sicuramente l’ex Avellino è un’altra cosa, è un vero trascinatore e (quando c’è) è la vera anima di questa squadra.

I numeri del girone di ritorno dimostrano che, anche nella seconda parte della stagione, l’Ascoli ha avuto gli stessi problemi di produzione offensiva dell’andata. A cui, però, si è aggiunta l’improvvisa e inattesa fragilità difensiva. Nonostante tutto,  anche a causa del rallentamento delle avversarie (basti pensare che potrebbero essere sufficienti 50 punti per accedere ai playoff), con un po’ più di attenzione nelle ultime giornate il “sogno” playoff sarebbe stato comunque possibile.

Senza andare troppo indietro e parlare ancora delle tante rimonte subite, sarebbe stato sufficiente portare a casa le vittorie contro Spezia e Cittadella (dominate a lungo e con 2 gol di vantaggio) e probabilmente ora staremmo parlando dell’impresa compiuta dai bianconeri. Che, però, al di là dei limiti nella fase difensiva, hanno denotato una mancanza di convinzione e di mentalità.

Si riparte da Vivarini, rebus centrocampo

Qualche rimpianto, quindi, resta ma ormai è inutile guardare indietro ed è meglio pensare già al futuro, alla prossima stagione che sarà il vero banco di prova per la società. Che non dovrà certo ripartire da zero e che avrà tutto il tempo per programmare al meglio. Inutile nascondere che ci si attende un salto di qualità, qualcosa di più di una semplice ma tranquilla salvezza. Pulcinelli ha già confermato che al 100% si ripartirà da Vivarini,

Scelta logica e condivisibile, abbiamo detto dei meriti che devono essere riconosciuti all’allenatore, anche se è giusto sottolineare che non sempre le sue scelte, soprattutto a gara in corso, hanno convinto. Ma, se si giudica positiva la stagione, è conseguenza inevitabile proseguire con l’allenatore. Poi, partendo comunque da una buona base, bisognerà comunque cercare di migliorare qualitativamente (sia da un punto di vista tecnico che caratteriale) la rosa.

Iniziando dal reparto che, a nostro avviso, avrà bisogno dei maggiori interventi: il centrocampo. Ancor più se Addae non firmerà il rinnovo del contratto. Frattesi, molto positiva la sua stagione, dovrebbe andarsene, mentre per Troiano, Casarini e Cavion il discorso è un po’ più complesso. Il primo ha avuto un evidente calo e, ormai prossimo ai 35 anni, ha dei limiti di tenuta e di continuità. L’ex Novara ha avuto qualche sprazzo ma nel complesso ha disputato una stagione sotto tono, mentre Cavion è andato a corrente alterna. Serviranno almeno 2-3 innesti di livello.

Qualcosa bisognerà fare anche per ridare solidità alla difesa. Brosco e Valentini sono abbastanza affidabili ma hanno bisogno di ricambi all’altezza, Padella ha confermato i suoi limiti, mentre sulle fasce a sinistra Rubin e D’Elia danno ottime garanzie, mentre a destra ci sono più incertezze. Laverone ha iniziato alla grande poi nell’ultima parte della stagione è calato vistosamente, Andreoni sinceramente non convince molto.

Guardando all’attacco, se è vero, come ha fatto capire Pulcinelli, che Ninkovic può restare in bianconero, ripartire da lui e da Ardemagni sarebbe comunque già un ottimo avvio. Sicuramente ci sarà spazio anche per Chajia, che ha lasciato intravedere buone potenzialità, poi bisognerà comunque completare il reparto con attaccanti e rincalzi di qualità. Naturalmente molto dipenderà anche dal destino dei vari Rosseti, Beretta, Ganz, Ngombo, qualcuno di loro potrebbe restare come discreto rincalzo (pensiamo soprattutto a Beretta e Rosseti) ma ovviamente anche in avanti almeno un paio di innesti di livello servono.

Al di là di tutto, però, bisognerà anche capire le intenzioni di Vivarini. Se l’allenatore volesse provare di nuovo a virare sul 3-5-2, allora in sede di mercato si dovrebbero fare delle scelte differenti, soprattutto per quanto riguarda gli esterni. Ma ci sarà tempo e modo per riflettere su questi aspetti.

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