Ascoli dr Jekyll e mr Hyde, a Cittadella un film già visto


Come nella precedente trasferta con lo Spezia, al “Tombolato” i bianconeri dominano nel primo tempo, vanno a riposo con il doppio vantaggio ma poi rovinano tutto nella ripresa. Per la matematica il sogno playoff non è definitivamente svanito ma ora serve un’impresa

Un film già visto. E’ impossibile non aver provato una sgradevole sensazione di “deja vu” nel corso del secondo tempo della partita dell’Ascoli contro il Cittadella. Pur se con qualche variazione sul tema, sembrava davvero di rivivere l’incubo di qualche settimana prima contro lo Spezia. Rispetto alla partita del “Picco” questa volta non c’erano per i bianconeri le giustificazioni dell’inferiorità numerica e dei presunti torti arbitrali. E, a differenza di quella partita, questa volta alla fine la rimonta degli avversari si è fermata sul 2-2 e, quindi, è arrivato un pareggio. Che, però, vista la posta in palio equivale ad una sconfitta.

Per il resto davvero le similitudini sono imbarazzanti. Anche al “Tombolato”, come al “Picco”, dopo un rischio iniziale i bianconeri avevano preso il comando della partita, trovato il vantaggio e immediatamente dopo anche il raddoppio. Come allora addirittura l’Ascoli prima della fine del tempo aveva sfiorato il terzo gol che avrebbe chiuso la sfida e, comunque, era andata al riposo con la sensazione di avere in mano la partita. Che, però, improvvisamente nella ripresa è totalmente cambiata.

Più che per merito e per la mossa di Venturato (l’ingresso di Scappini per uno spento Schenetti) per la trasformazione in negativo della formazione di Vivarini. Che già nel primo quarto d’ora ha concesso due clamorose opportunità (entrambe sventate miracolosamente da Lanni) agli avversari, che poi hanno approfittato di un ennesimo errore della difesa bianconera (di Andreoni) per accorciare le distanze. Ancora una volta subito il gol dell’1-2 l’Ascoli è praticamente crollato, dopo appena 2 minuti ha subito il pareggio e solo per l’imprecisione degli avanti granata e per un pizzico di fortuna dopo altri due minuti non è arrivato il clamoroso sorpasso.

Nell’ultima parte della ripresa la furia dei padroni di casa si è poi attenuata anche se non sono mancate le occasioni per i veneti per portare a casa i tre punti. Non è arrivata la sconfitta questa volta, ma il pareggio è amarissimo lo stesso. Perché è la conferma dei limiti tecnici e mentali di una squadra che in alcuni tratti esprime un calcio di alto livello, cadendo però inspiegabilmente in improvvisi e prolungati momenti di black out.

Lo abbiamo più volte sottolineato e ormai abbiamo perso il conto, quella del Tombolato è l’ennesima rimonta subita nel corso della stagione. Siamo ormai ampiamente oltre la decina, in alcuni casi almeno alla fine è arrivato il pareggio, in altri addirittura dalla possibile vittoria si è passati ad una cocente sconfitta. Per la seconda trasferta consecutiva, però, non sono stati sufficienti due gol di vantaggio. Non serve neppure fare troppi calcoli, sarebbero state sufficienti 3-4 rimonte in meno subite ed ora l’Ascoli non sarebbe in lotta ma sarebbe già praticamente certo di giocare i playoff.

Però è del tutto evidente che se certe situazioni si ripetono con questa imbarazzante frequenza non ci si può appellare al caso, agli episodi, agli arbitri, alla sfortuna. E’ un dato di fatto incontrovertibile, questa squadra (soprattutto nel girone di ritorno) non è quasi mai stata in grado di mantenere un certo livello di gioco e di attenzione per tutta la durata della gara. Ha degli impressionanti “alti” e “bassi”, giocando porzioni di gara in maniera molto brillante, mettendo in mostra anche un bel calcio, produttivo e piacevole, abbinato ad una certa solidità, per poi improvvisamente spegnere la luce. E nei momenti di “bassi” perde completamente la bussola, sbanda in maniera paurosa, concede opportunità in serie agli avversari e commette errori da principianti.

E’ emblematico, tra l’altro, il fatto che spesso gli errori più gravi e i cali più imbarazzanti di prestazione arrivino dai giocatori che invece dovrebbero avere maggiore esperienza. Con il Cittadella, ad esempio, al di là dell’errore clamoroso di Andreoni in occasione dell’1-2, dopo un ottimo primo tempo nella ripresa capitan Troiano è praticamente scomparso (e forse andava sostituito prima), Brosco sembrava un difensore alle prime armi e persino Rubin, nelle ultime gare sempre tra i migliori e i più affidabili, ha commesso un paio di gravi ingenuità (una è costata il gol del pareggio di Moncini).

E’ sin troppo facile sottolineare come a questa squadra manchi il cosiddetto “killer instinct”, la capacità di chiudere le partite che si stanno dominando e, al tempo stesso, la capacità almeno di addormentarle. Va detto che qualcosa del suo ci mette anche Vivarini. A cui va dato l’indiscusso merito di aver saputo costruire (non era scontato, le squadre non si costruiscono semplicemente con le figurine) una squadra e un gruppo in grado di lottare e giocarsela con chiunque. Che, però, troppe volte non riesce ad incidere con i cambi, anzi, spesso non è particolarmente fortunato nelle sostituzioni e non sempre sembra in grado di leggere tempestivamente il momento della partita.

Sarà anche sfortuna, il caso o chissà altro, però è un dato di fatto che nel corso di questa stagione più volte i cambi in corsa non hanno certo portato fortuna. Anche al “Tombolato” è avvenuto. La sostituzione di Ardemagni, se non c’erano motivazioni di carattere fisico, francamente appare incomprensibile.

In un momento in cui i bianconeri iniziavano a palesare qualche difficoltà un “guerriero” come lui, per altro capace di lottare e tenere palla in avanti, era assolutamente indispensabile. E, non a caso, uscito Ardemagni l’Ascoli non ha di fatto costruito più nulla in avanti, fino allo spunto nel recupero di Ninkovic. Piuttosto Troiano era apparso in evidente difficoltà sin dall’inizio della ripresa e forse Casarini poteva entrare molto prima.

Naturalmente tutte queste considerazioni e il rammarico che resta per l’ennesima rimonta subita non deve cancellare comunque i meriti di un gruppo e di un allenatore che, dopo quella di fatto, ora può festeggiare la matematica salvezza, cioè l’obiettivo di inizio stagione. Certo per come si è sviluppato il campionato e per come si erano messe le cose a Cittadella un po’ di rimpianti per le possibilità playoff restano. Per altro va detto che in teoria i bianconeri ancora qualche possibilità ce l’hanno. A 3 giornate dalla fine l’ottavo posto è a 3 punti (Cittadella e Perugia), mentre il settimo posto della Spezia è solo un punto più avanti. Però oggettivamente servirebbe un’impresa e non è detto che sia sufficiente.

Mercoledì 1 maggio i bianconeri faranno visita al Brescia che, dopo la sconfitta di Lecce, cercherà di conquistare i 3 punti che avvicinerebbero ulteriormente la serie A. Poi il sabato successivo ospiteranno il Palermo che è ancora in lotta per il secondo posto (e quindi la promozione diretta). Servirebbero 2 vittorie, non serve neppure sottolineare che sarà difficilissimo. Però la formazione di Vivarini non ha nulla da perdere e ha comunque il dovere di provarci e di giocare al massimo queste ultime gare. Tra l’altro anche le altre squadre in lotta per i playoff (Perugia, Cittadella e Spezia) non hanno certo un calendario facile, con le prime due che mercoledì si incontreranno al “Curi”.

Quindi, dimenticando rimpianti e rammarichi, l’unica cosa da fare per i bianconeri è quella di concentrarsi al massimo per la sfida difficilissima ma assolutamente stimolante di mercoledì sera a Brescia. Sarebbe comunque bello, a prescindere da quello che poi accadrà in termini di classifica, disputare una grande partita. Magari senza i soliti improvvisi “black out”…

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *