Ingenuità, decisioni arbitrali e “follie”: occasione persa per l’Ascoli


I bianconeri stavano dominando e avevano in mano la partita. Poi le controverse decisioni di Volpi ma anche l’ennesima follia di Ninkovic hanno compromesso tutto. Sfuma definitivamente il sogno playoff ma resta la possibilità di festeggiare con largo anticipo la salvezza

Per l’ennesima volta quella al “Picco” con lo Spezia è diventata una di quelle partite che resteranno negli annali. Era stato così nel 2013 quando i bianconeri subirono una clamorosa rimonta (da 0-3 a 4-3), mentre tre anni dopo lo 0-0 strappato con i denti valse la salvezza dopo una stagione a dir poco tribolata. Domenica scorsa, poi., è andata in scena una partita molto simile a quella del 2013, con la differenza che stavolta il vantaggio era “solamente” di 2 gol.

Ma per certi versi la sensazione di dominio e la convinzione che la formazione di Vivarini avesse il controllo totale della gara erano se possibili anche maggiori. Poi l’episodio che cambia radicalmente il volto alla sfida, la contestatissima espulsione di Ninkovic e l’arrembante inizio di secondo tempo dei padroni di casa, capaci in pochi minuti di riportare il risultato sul 2-2 (con anche due clamorose traverse), per completare poi l’impresa nel finale con il gol del definitivo 3-2 di Galabinov.

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Una sconfitta amarissima che lascia tantissimi rimpianti e che ha scatenato una scia di polemiche per l’arbitraggio di Volpi. Naturalmente molto si è discusso e molto si continua a discutere sulla decisione dell’arbitro umbro e, più in generale, sul suo arbitraggio. Su cui c’è molto da dire, sotto diversi punti di vista. Ma, a prescindere dal giudizio sull’operato di Volpi, a nostro avviso Ninkovic è indifendibile ed ha enormi responsabilità su quanto accaduto. Comunque si giudichi il suo intervento su Da Cruz, anche chi pensa che quel fallo non meritasse il giallo, la sua reazione è assolutamente ingiustificabile.

Troppo plateale quel gesto nei confronti dell’arbitro, così come il suo atteggiamento indisponente e quasi di sfida nei confronti del fischietto umbro. Non lo sarebbero in assoluto, lo sono ancora meno nel momento in cui la formazione bianconera stava vincendo e dominando la partita, con lo stesso Ninkovic grande protagonista e autore di due assist. Non si può dimenticare che il fantasista serbo è recidivo e troppo spesso “perde le staffe” (non solo nei confronti degli arbitri).

Abbiamo rivisto attentamente più volte le immagini e sinceramente a termini di regolamento ci stanno sia il primo che il secondo giallo. Però, poi, ci sono altre considerazioni da fare, bisogna considerare il metro arbitrale e l’atteggiamento avuto da Volpi fino a quel momento e in quella specifica situazione. Come detto riguardando bene le immagini in effetti l’intervento di Ninkovic su Da Cruz a termini di regolamento può essere sanzionato con il giallo (il fantasista serbo arriva di corsa, non riesce a fermarsi e tocca da dietro il giocatore dello Spezia senza avere alcuna possibilità di prendere il pallone).

E’ altrettanto vero, però, che fino a quel momento Volpi aveva usato un metro arbitrale molto permissivo, non sanzionando con il giallo alcuni interventi anche più evidentemente da ammonizione rispetto a quello di Ninkovic. Parliamo di quello di Addae, durissimo e incomprensibile, dopo pochissimi minuti ma poi anche un paio di interventi di Capradossi su Ardemagni e di Vignali sullo stesso Ninkovic.

A nostro avviso, però, l’errore più grave di Volpi è quello di non aver estratto immediatamente il secondo giallo dopo il gesto sin troppo plateale del giocatore serbo. Lo ha fatto dopo le proteste e l’intervento di Mora, scatenando così i sospetti sul fatto che si sia lasciato condizionare. Sospetti legittimi, visto quanto accaduto, che però in alcun modo cancellano la follia di Ninkovic.

Ad aumentare le polemiche e le recriminazioni è, poi, arrivato il rigore ad inizio secondo tempo, molto contestato dai bianconeri. Anche in questo caso i dubbi rimangono, è sempre difficile comprendere l’entità della spinta di Laverone e c’è più di un sospetto che Mora (sempre lui) abbia accentuato il contatto. Siamo al limite, è uno di quei rigori che non è scandaloso dare ma che non convincono a pieno.

Ciò che è indiscutibile è l’ingenuità, doppia, di Laverone, un difensore esperto come lui non può farsi prendere in quel modo la posizione e, poi, non può usare così palesemente le mani, poteva e doveva sbilanciare il giocatore dello Spezia in altro modo. C’è poco da discutere, infine, sul rosso nel finale ad Addae, anche lui nervosissimo da inizio gara, un comportamento inqualificabile (brutta la gomitata rifilata al giocatore dello Spezia) e che ha ulteriormente penalizzato la sua squadra che anche in inferiorità numerica aveva la possibilità di provare a recuperare la gara (e lo ha dimostrato anche in 9).

Al di là della direzione arbitrale (e sorvolando sulle dichiarazioni di Lovato, la società se si ritiene penalizzata deve fare e avrebbe dovuto fare passi ufficiali, non limitarsi a dichiarazioni sui social, senza dimenticare però di intervenire per sanzionare Ninkovic e Addae), il rammarico per la clamorosa occasione persa è fortissimo. Ovviamente non c’è la controprova, ma siamo convinti che senza il “fattaccio” di fine primo tempo l’Ascoli avrebbe vinto “a mani basse” questa partita, regalandosi così un finale di campionato impensabile ed entusiasmante.

Con quel successo i bianconeri si sarebbero portati a 3 punti dal settimo e dall’ottavo posto (Cittadella e Perugia), giocandosi così nelle ultime giornate le possibilità di accedere ai playoff, pur con un calendario oggettivamente difficile. Purtroppo, però, la partita del “Picco” per certi versi fotografa alla perfezione quello che è questa squadra, soprattutto quello che è stata in questo girone di ritorno. Una formazione di indubbie potenzialità ma che ha perso, rispetto all’andata, solidità e sicurezza, caratterialmente fragile, al punto da perdere la lucidità al primo episodio contrario.

Si è visto chiaramente dopo l’espulsione di Ninkovic, con i bianconeri che sono sembrati quasi rassegnati all’inevitabile. E’ chiaro che giocare in 10 è un handicap grave, ma si poteva resistere meglio. L’ha fatto più volte nel girone di andata l’Ascoli, nel derby a Pescara, quando in inferiorità numerica raggiunse il pareggio e addirittura sfiorò il successo. Ma anche nella partita di andata proprio con la Spezia, vinta nonostante l’espulsione ancora una volta di Ninkovic ad inizio ripresa. Questa volta ad inizio ripresa la formazione di Vivarini si è quasi consegnata agli avversari che, soprattutto nei primi 20 minuti, hanno imperversato, come dimostrano i 2 gol segnati, le 2 traverse prese e un altro paio di occasioni create.

Un peccato perché la squadra ammirata fino all’espulsione di Ninkovic, un po’ meno brillante ma molto simile a quella vista nel secondo tempo del derby con il Pescara, avrebbe ed ha tutte le potenzialità per giocare alla pari anche con le formazioni migliori. Però, al di là delle legittime sensazioni e suggestioni, ci sono i numeri, sin troppo eloquenti, che parlano e evidenziano come da gennaio in poi sia mancato qualcosa a questa squadra per fare lo sperato salto di qualità.

Nelle 13 giornate del girone di ritorno l’Ascoli viaggia con una media quasi da playout (15 punti), soprattutto ha incassato ben 26 gol (2 a partita) rispetto ai 22  di tutto il girone di andata (18 partite). E con quella del “Picco” ha subito ben 7 rimonte (Carpi, Foggia, Livorno, Benevento, Verona, più le partite poi addirittura perse dopo essere stato in vantaggio con Salernitana e Spezia).

Al di là delle considerazioni sull’arbitraggio di Volpi, sarebbe giusto che la società si focalizzasse su questi dati sin troppo eloquenti. Aspettando la certezza matematica della salvezza (che sarebbe auspicabile arrivasse il lunedì di Pasqua al Del Duca contro il Venezia, viste le avversarie delle ultime 4 giornate) per pensare al futuro di Vivarini.

Con la consapevolezza che, pur se con un po’ di rimpianti per quello che poteva essere, l’eventuale salvezza certa con 4 turni di anticipo sarebbe comunque un risultato complessivamente positivo, in linea con i programmi di inizio stagione della società.

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