La domenica del villaggio


Dopo il “prima gli italiani” della Lega arriva anche il “prima l’italiano” del Blocco Studentesco, le promesse da debuttanti di chi governa Ascoli da anni, la matematica indigesta per il sindaco Castelli, le “giravolte” di Di Maio e il governo nelle mani di Formigli, l’affidabilità di Salvini

Si avvicinano le elezioni comunali e nel capoluogo piceno si infiamma la campagna elettorale. Di fatto aperta già dal costosissimo rendiconto di fine mandato di Castelli da cui emerge come per il sindaco tra “tutto quello che conta” di sicuro non c’è la matematica. Naturalmente la campagna elettorale è il momento delle promesse, anche di quelle paradossali e roboanti da parte di chi, come il partito di Fioravanti e la lista di Brugni, governa da anni e non ha mai fatto, pur avendone tutto il tempo e la possibilità, di fare tutto quello che ora promette.

Passando alla situazione in campo nazionale il Def dimostra che, come ha più volte ripetuto il premier Conte, c’erano tutte le premesse per far diventare il 2019 un anno bellissimo. Peccato, però, che poi i fatti concreti sono andati esattamente nel senso opposto. Così, anche a causa delle continue “giravolte” di Di Maio, i destini del governo sono nelle mani di… Formigli. L’altro vice premier Salvini ci spiega, invece, che la sua affidabilità è pari a quella della Libia. Ma la settimana che si conclude è stata soprattutto caratterizzata dagli scoop da premio Pulitzer de “Il Fatto Quotidiano” sulle mestruazione di Dakota Johnson e sul boa di Cicciolina…

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Que­sto e mol­to al­tro nel tra­di­zio­na­le ap­pun­ta­men­to de “La do­me­ni­ca del vil­lag­gio”

Per la Lega “prima gli italiani”, per Blocco Studentesco “prima l’italiano”. La polemica sui manifesti di Blocco Studentesco per celebrare il centenario della costituzione dei Fasci italiani del combattimento è arrivata anche nel capoluogo piceno, con la richiesta dei giovani dem (poi accolta dal sindaco Castelli) di far rimuovere i manifesti stessi. Così nel capoluogo piceno si sono potuti ammirare solo per poco i manifesti, con la frase del Duce scelta dal Blocco Studentesco per l’occasione: “La più audace, la più originaria, la più mediterranea e la più europea delle idee”.

Peccato che, oltre a tutto il discorso sull’incostituzionalità (un particolare irrilevante in un paese nel quale la legalità è un optional…), quei manifesti sono stati scritti e stampati con palese e clamoroso errore di ortografia, con una enne in più per mediterranea (che nel manifesto diventa “mediterrannea”). Chissà, se alla Lega ha portato così giovamento lo slogan “prima gli italiani”, magari al Blocco Studentesco e a Casapound potrebbe portare identica sorte il conseguente e inevitabile slogan “prima l’italiano”.

Le promesse da debuttanti di chi governa la città da anni… Ci si avvicina a grandi passi verso le elezioni comunali del 26 maggio e la campagna elettorale si fa via via più incandescente e serrata. E, come al solito, è il momento delle promesse di ogni tipo, incredibilmente soprattutto da parte di chi governa la città da ormai 20 anni e, invece, a giudicare dagli slogan sembra essere per la prima volta sulla scena politica. Molto attivo in questa opera di rimozione del passato è Fratelli d’Italia, il partito che esprime uno dei due candidati sindaci del centro destra, Marco Fioravanti. Che con una serie di manifesti promette di abbassare i prezzi dei parcheggi, scuole più sicure e altre cose del genere, senza spiegare però perché non ha fatto tutte queste cose negli ultimi 10 anni.

Il top del paradosso e dell’assurdo, però, arriva dalla lista civica “Noi di Ascoli” che nei giorni scorsi su facebook ha presentato in grande stile uno dei suoi candidati consiglieri, presente in Consiglio comunale da due mandati e con il futuro dei giovani ascolani che è “la cosa che le sta più a cuore” al punto che “uno dei temi principali per cui lotta sono le scuole”. Tutto molto bello, perché le scuole e soprattutto la loro sicurezza è necessariamente una delle principali emergenze future, anche perché la passata amministrazione e il passato assessore di riferimento, nonostante il terremoto e i tanti problemi evidenziati, non hanno fatto mai nulla, tanto che ancora oggi non sono state effettuate neppure le verifiche di vulnerabilità sismica sulle scuole che erano obbligatorie entro il 2013 prima e entro fine 2018 poi.

Solo per la cronaca, l’assessore di riferimento che non ha fatto nulla è proprio quel Massimiliano Brugni che è il capolista di “Noi di Ascoli”. Allegria, avrebbe detto il compianto Mike Buongiorno…

La matematica non è tra “tutto quello che conta” per il sindaco Castelli. Mentre, dopo aver letto con attenzione le 186 pagine del costosissimo rendiconto di fine mandato del sindaco Castelli, parafrasando il titolo del volume (“Tutto quello che conta”) non ci è ancora chiaro cosa in concreto “conta” per il primo cittadino, di sicuro possiamo almeno dire che non abbiamo dubbi su cosa non conti. Sarà probabilmente per la sua formazione classica (viene dal Liceo Classico), sta di fatto che il sindaco Castelli ha ampiamente dimostrato che per lui la matematica è un optional, molto più di una semplice opinione. Al punto che, per quanto riguarda l’illuminazione pubblica, nonostante i dati ufficiali del Comune dicano che, con il cambio di gestione, il costo annuale del servizio è passato da un milione ad un milione e mezzo di euro, il sindaco afferma senza remore che è riuscito ad ottenere un risparmio annuo.

Ma che per il primo cittadino la matematica non conti praticamente nulla è dimostrato in maniera inequivocabile nel capitolo “Detto.Fatto” nel quale viene pubblicato l’elenco dettagliato dei 92 obiettivi, sottolineando quelli raggiunti, quelli parzialmente raggiunti e quelli non realizzati. A fianco, a pagina 157, c’è il riassunto finale statistico che evidenzia come l’82% degli obiettivi sono stati portati a termine (facciamo finta di crederci…), il 17% sono stati parzialmente realizzati e appena l1% non è stato realizzato. Scorrendo l’elenco dettagliato, però, emerge come in totale sono 5 gli obiettivi non realizzati. Che, su 92 obiettivi totali, non corrisponde certo all’1% (per l’esattezza 5,4%)…

Le “giravolte” di Di Maio e i destini del governo legati a… Formigli. Dai gilet gialli ad Angela Merkel. Il passo non dovrebbe essere così breve per i comuni mortali. Non per il vicepremier Luidi Di Maio che poco meno di un mese in Europa mostrava le proprie simpatie per i gillet gialli (simbolo della lotta non solo contro Macron in Francia ma, più in generale, dell’attuale oligarchia europea) ed ora, con una conversione di 360 gradi, ha dichiarato amore alla Merkel che simbolicamente rappresenta meglio di ogni altro quell’oligarchia.

Stimo Angela Merkel e non ho mai attaccato la Germania – ha affermato Di Maio in un’intervista pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano tedesco “Die Welt” – ho più volte ribadito che ci avrebbero fatto bene politici come la Merkel”. Inevitabile le ironie e le polemiche che una simile presa di posizione ha scatenato. A provare a spiegare i frequenti cambi di opinione del leader del M5S ci ha pensato Maurizio Crozza nella copertina di “Che Fuori Tempo Che Fa”. “Di Maio ha visto un servizio di Formigli sui gilet gialli, ha capito che sono violenti ed eversivi e ha cambiato idea” ha spiegato il comico genovese aggiungendo, poi, come il destino del governo stesso sia legato… al conduttore di La7. “Se ora Formigli fa un servizio anche su Salvini – ha spiegato Crozza – il governo è spacciato

Il “bellissimo” 2019 di Conte: ci sono le premesse, mancano i fatti! Era il 1 febbraio 2019 quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenendo all’assemblea dell’Alleanza delle Cooperative, dichiarava con convinzione e con evidente entusiasmo: “Ci sono tutte le premesse per un anno positivo, l’Italia ha un programma di ripresa incredibile e c’è tanto entusiasmo. Non c’è motivo di essere pessimisti, l’Italia tornerà a crescere grazie alla manovra espansiva di questo governo”. Come direbbe il sindaco Castelli, detto, fatto. Lo stesso premier Conte insieme a tutti i ministri del suo governo appena 2 mesi dopo (esattamente martedì 9 aprile) ha approvato un Def che, grazie alla manovra del suo governo, cresce l’indebitamento, il tasso di disoccupazione, persino l’imposizione fiscale mentre diminuisce drasticamente (rispetto alle previsioni) la crescita del pil e anche il tasso di occupazione. E per fortuna che c’erano tutte le premesse per un anno positivo…

La Libia e Salvini identico livello di affidabilità. A prescindere dalle legittime opinioni e simpatie politiche di ognuno, è innegabile che è da ammirare la fermezza e la coerenza delle posizioni e delle convinzioni che esprime ogni volta il vice premier e leader della Lega Matteo Salvini. L’ultimo (in ordine di tempo) esempio in proposito riguarda la situazione in Libia. Il 29 marzo scorso, di fronte all’ennesima emergenza in mare, Salvini dichiarava: “La Libia è da considerare a tutti gli effetti un paese un paese affidabile e quindi può e deve soccorrere gli immigrati in mare”. Passano appena 10 giorni e, sempre a proposito del paese africano, Salvini lunedì 8 aprile afferma: “Sto seguendo la situazione minuto per minuto, la situazione in Libia è molto preoccupante, non è certo un paese affidabile in questo momento”. Per sintetizzare si potrebbe tranquillamente affermare che la Libia è affidabile tanto quanto Salvini…

Giorgia Meloni tra il mito di Capitan Harlock e l’esempio negativo di Lady Oscar. Dopo il ministro Toninelli (assolutamente fuori classifica), tra i vari esponenti politici italiani attuali con innate (e spesso involontarie) capacità comiche spicca indiscutibilmente la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Che nei giorni scorsi sui social ha svelato uno degli idoli della sua gioventù: Capitan Harlock. “Io mi batto solo per quello in cui credo. Quarant’anni fa sbarcava in Italia capitan Harlock, il pirata dello spazio. Fu il simbolo di una generazione che ha sfidato l’apatia e l’indifferenza della gente, lottando contro chi voleva privarla del futuro” ha scritto la Meloni martedì 9 aprile su instagram e twitter, scatenando un’inevitabile e travolgente ondata di ironia.

Tra le tante battute ironiche alcune davvero straordinarie. “O il Governo Unificato della Terra ci dice che non riconosce l’Arcadia, il che vuol dire che l’Arcadia è una nave pirata e quindi queste persone si fanno sbarcare, o si capitan Harlock si arresta e la nave si affonda!” scrive Marco. “Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà… Fammi volare capitan senza una meta tra i pianeti sconosciuti per rubare a chi ha di più… Nero è il suo mantello mentre il cuore bianco è… Non ci capivi un cazzo nemmeno da piccola Giorgè” scrive Claudia. Immancabile, visto le posizioni in proposito della Meloni, l’accostamento con altri cartoni di allora dal contenuto “equivoco”. “Non come quell’eversiva di Lady Oscar che invece ha minato le certezze sull’identità sessuale di una generazione” scrive Gaetano.

14Le mestruazioni di Dakota Johnson e il boa di Cicciolina: gli imperdibili scoop de “Il Fatto Quotidiano”. Non è certo un momento facile per “Il Fatto Quotidiano” tra le ripetute condanne, con i conseguenti risarcimenti, subite dal suo direttore Marco Travaglio, la serie clamorosa di “bufale” e topiche prese negli ultimi mesi, il “figliolo prediletto” (M5S) che non sta dando le soddisfazioni che si sperava e il fatto che “nemici storici” (Berlusconi e Renzi) su cui sparare a zero quando si sa cosa scrivere sono sempre più ai margini della scena politica. Per fortuna che a dare la scossa sono arrivati alcuni autentici scoop che negli ultimi giorni hanno ridato fiato al quotidiano di Travaglio. Due, in particolare, gli approfondimenti che rischiano davvero di sbaragliare la concorrenza per il premio Pulitzer. Il primo scaturisce da un’intervista con Dakota Johnson. Che ha permesso di scoprire che la bella attrice e modella americana, protagonista della trilogia “Cinquanta sfumature” odia le mestruazioni perché “mi rovinano la vita ogni mese (solo a lei, a tutte le altre donne del mondo no…), il mio seno diventa otto volte più grande”.

Il secondo, frutto di anni di duro lavoro nella direzione del più vero e più pericoloso giornalismo d’inchiesta, riguarda l’ex pornostar Ilona Staller. Sulla base di alcune testimonianze raccolte, sono emerse novità clamorose sulla morte del boa dell’ex parlamentare. “Dopo 16 anni la morte di Pito Pito– si legge a caratteri “cubitali” sulla versione on line de “Il Fatto Quotidiano” – il boa di Cicciolina non morì ucciso da un topo ma per l’uso improprio fatto dalla pornostar”. E, per decenza, non è certo il caso di approfondire di che genere di “uso improprio” si sta parlando…

 

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