Ascoli autolesionista, si complica il finale di stagione


Dopo la “figuraccia” di Lecce, contro il Benevento sembrava l’ora del riscatto. Invece, in vantaggio 2-0, nel secondo tempo è scesa in campo la solita squadra timorosa e confusa vista nel ritorno al Del Duca che ha regalato il pareggio alla formazione di Bucchi in inferiorità numerica

Se c’era un modo per rendere il più negativo possibile un risultato di pareggio che, tutto sommato, contro una squadra in lotta per la promozione diretta e dopo la debacle di Lecce, ci poteva comunque stare, bisogna purtroppo ammettere che l’Ascoli ha l’ha trovato in pieno. Per la terza volta consecutiva i bianconeri al Del Duca hanno gettato al vento nel finale una vittoria che sembrava a portata di mano, in questo caso dopo aver avuto, fino a meno di mezzora dalla fine, un vantaggio di due gol. E, per giunta, contro una squadra che comunque sembrava in disarmo.

Dopo la brutta batosta subita in Salento ovviamente era impossibile attendersi una prestazione brillante, non c’erano i presupposti e contavano solo il risultato finale e vedere nuovamente una squadra determinata e agonisticamente cattiva. Cosa che nel primo tempo in effetti è avvenuto. Pur senza giocare al calcio in maniera eccelsa, in una partita molto nervosa, spezzettata e caratterizzata da tanti errori e troppi falli, la formazione di Vivarini non aveva concesso nulla ad un inguardabile Benevento, riuscendo a trovare due gol negli unici due tiri in porta di un bruttissimo (qualitativamente parlando) primo tempo, per giunta in entrambi i casi su calcio da fermo.

Si era, però, rivisto un po’ di pressing alto che non consentiva ai giallorossi di far partire l’azione con rapidità, chiusure e raddoppi sistematici sulle fasce e sulla tre quarti e difesa attentissima, anche grazie al rientro da titolare di Valentini. Era quanto si chiedeva, senza fronzoli e senza troppi voli pindarici. Nel secondo tempo, però, è andato in scena il solito copione delle ultime uscite al Del Duca.

Squadra che, pur senza che gli avversari facessero nulla di trascendentale, si tira almeno 20 metri indietro, niente più pressing e raddoppi asfissianti, ma un gran numero di giocatori impegnati a presidiare l’area o al massimo la trequarti. Rispetto alle precedenti ultime uscite casalinghe questa volta bisognava difendere 2 gol di vantaggio, impresa che nonostante tutto non sembrava impossibile di fronte ad un simile Benevento. Che, però, a differenza dell’Ascoli di sabato scorso e di molte altre squadre di serie B ha la fortuna di avere in panchina tanti, troppi giocatori di qualità, in grado di cambiare l’andamento della gara.

Cosa che puntualmente è avvenuta, Ricci e Armenteros, con l’evidente complicità della formazione bianconera, hanno dato il supporto che non aveva avuto nel primo tempo a Coda. Viola a centrocampo è cresciuto notevolmente (anche per l’insussistenza del centrocampo bianconero) e la partita improvvisamente è cambiata. Poi le solite disattenzioni e i soliti errori difensivi ed ecco puntuale prima il 2-1 poi, quando già il Benevento era in 10 (poi chiuderà addirittura in 9), il pareggio intorno al 90°.

Un risultato che, proprio per come è giunto, fa malissimo e, non a caso, è stato accolto quasi come una nuova sconfitta dai tifosi bianconeri. La classifica, in realtà, non è cambiata di molto, la zona playout resta a 3 punti. Ma è innegabile che la situazione resta preoccupante perché la condizione generale della squadra non può certo lasciare tranquilli. Appena 9 punti in 10 gare, un solo successo (a Cremona), nessuna vittoria al Del Duca, ben 12 reti subite tra le mura amiche.

I numeri sono sin troppo eloquenti e sono lì a dimostrare che, dopo la sosta e dopo il mercato di gennaio, qualcosa non ha funzionato, forse addirittura qualcosa si è rotto. La squadra che nel girone di andata per certi versi aveva stupito e aveva convinto per solidità, al punto da far ipotizzare un possibile inserimento nella lotta playoff con qualche mossa di mercato azzeccata, ha lasciato spazio ad una formazione insicura, spesso poco determinata e mai in grado di conservare il vantaggio. Incapace, salvo rare eccezioni (Verona), di giocare un calcio piacevole ed efficace, troppo nervosa e senza più certezze.

Il mercato, inutile ribadirlo, non solo non ha portato lo sperato salto di qualità, ma sembra addirittura aver alterato gli equilibri. In porta Vivarini ha dovuto rimettere Lanni, Ciciretti dopo il nulla dei primi 2 mesi ha segnato (su punizione) contro il Benevento e tanto è bastato per ridare fiato a chi lo considera un grande acquisto. Nella realtà, però, la sua prestazione non è stata certo di particolare rilievo e nel secondo tempo praticamente non ha toccato palla. Poi che abbia “piedi educati” e su calcio da fermo possa incidere è cosa nota. Ma il suo apporto alla causa, almeno per il momento, è quasi irrisorio. Magari sarà decisivo nelle prossime partite, ma per ora è una delusione (nonostante il gol di sabato scorso).

Gli altri nuovi arrivati sono marginali se non palesemente inutili. Quello che invece è evidente è che, da dopo il mercato, la squadra è radicalmente cambiata sul piano dell’atteggiamento e della convinzione. E’ un dato di fatto innegabile, di cui la società deve prendere atto. Poi magari è solo una casualità ed i nuovi arrivi non c’entrano nulla. A rendere la situazione più preoccupante è il fatto che allenatore e società sembrano ancor più in difficoltà, incapaci di tirar fuori l’Ascoli dalle “secche” in cui la squadra si è cacciata.

Il post Lecce è stato gestito dalla società nel peggiore dei modi, con quel imbarazzato e “meschino” silenzio stampa. Una società che si rispetti avrebbe mandato allenatore e capitano davanti ai microfoni a chiedere scusa e ad assumersi le responsabilità per la figuraccia. Invece tutti in silenzio, salvo poi organizzare quello spettacolo triste della conferenza stampa a più voci (5 giocatori), un vero e proprio festival della banalità e dell’ovvio con gli intervenuti che sembravano ripetere qualcosa imparato a memoria (con qualche gaffe come quella di Padella che ha assicurato che “da ora onoreremo la maglia”, facendo sorgere il sospetto che fino ad ora non l’hanno fatto…).

Errare è umano, soprattutto per una società giovane. Ma dopo il Benevento il copione si è colpevolmente ripetuto, con l’aggiunta delle dichiarazioni ai limiti del ridicolo del presidente Tosti. Che, in una partita che i bianconeri hanno terminato con 2 uomini in più (per carità espulsioni sacrosante) e con più di un sospetto su un possibile rigore (sul 2-0) non concesso agli ospiti, ha tirato in ballo l’arbitraggio per giustificare la vittoria mancata.

Certo, restano i legittimi dubbi sul rigore del 2-2 (ma non ci sono immagini che chiariscano definitivamente e dal campo il rigore comunque sembrava potesse esserci). Ma dopo essersi fatti raggiungere in superiorità numerica e non essere stati in grado di sfruttare il doppio vantaggio di uomini per circa un quarto d’ora, è ridicolo tirare in ballo l’arbitro.

Rischiando, per altro, di creare alibi inesistenti ad una squadra che, invece, ha il dovere di assumersi le responsabilità per quanto sta succedendo. Come detto la situazione rischia di complicarsi ma ancora non è certo drammatica, anzi. Però è il momento di serrare le fila e comportarsi in ben altra maniera (a partire dalla società fino ai giocatori, passando ovviamente per l’allenatore) per non trasformare il finale di stagione in un pericoloso calvario.

Per altro alcune note positive, pur in una giornata alla fine molto negativa, ci sono. La più importante il rientro di Ardemagni che ha confermato, gol a parte, di essere determinante per questa squadra. Poi il ritorno di Valentini che, per gran parte della partita, ha ridato solidità alla difesa. Infine la capacità, insolita per questa squadra, di sfruttare al massimo le opportunità avute. Due punizioni dal limite, due gol, senza aver costruito altro. Positivo anche il fatto che Vivarini già da martedì a Padova potrà disporre di nuovo di Addae e Ninkovic, uomini comunque fondamentali per questa squadra. Purtroppo, però, mancheranno Troiano, Brosco e, soprattutto, Ardemagni (tutti squalificati) e Berretta e D’Elia infortunati.

Non il modo migliore per affrontare una partita delicata che la formazione bianconera non può fallire. Anche perché poi la domenica successiva è in programma una sfida complicatissima, il derby dell’Adriatico con il Pescara al Del Duca. Contro i bianconeri il Padova si giocherà gran parte delle speranze salvezza, i veneti hanno bisogno di una vittoria per mantenere accesa la fiammella e sarà sicuramente battaglia.

L’Ascoli non può fallire e, soprattutto, deve cercare non solo di mantenere il vantaggio ma possibilmente di allungare e ipotecare la salvezza. Perché il calendario finale è di quelli da far tremare i polsi, con 3 trasferte di fuoco e una sola partita al Del Duca (per giunta con il Palermo che potrebbe giocarsi la promozione diretta in quella sfida) nelle ultime 4 partite. Con, nell’ultima giornata, il viaggio a Crotone che potrebbe diventare un appuntamento terribile se i rossoblu dovessero giocarsi la salvezza e la formazione di Vivarini non fosse già salva.

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