Dopo la “vergogna” di Lecce Ascoli con le spalle al muro


L’umiliante debacle in Puglia ha confermato quello si era intuito da diverse settimane. Dopo la sosta la squadra non è più stata la stessa del girone di andata e a Lecce la maggior parte dei giocatori praticamente non è sceso in campo, in una sorta di inspiegabile ammutinamento

E’ inutile negare che, comunque finirà il campionato dell’Ascoli, l’umiliante 7-0 di Lecce resterà una macchia indelebile nel campionato della formazione bianconera. Una delle peggiori sconfitte della storia dell’Ascoli, giunta al termine di una prestazione che definire vergognosa è addirittura riduttivo. Senza troppi giri di parole, non tanto per il clamoroso risultato finale ma soprattutto per l’indecente comportamento della maggior parte dei giocatori in campo appare del tutto evidente che l’imbarazzante debacle non sia frutto di una giornata storta ma nasca da qualche grave problema di spogliatoio.

Perché non è in alcun modo spiegabile che giocatori che solo una settimana prima (nella partita di Verona) erano pronti, scattanti e fisicamente in grandissima forma all’improvviso, nello spazio di appena 7 giorni, si sono trasformati in inguardabili zombie che si trascinavano sul campo e che correvano (si fa per dire) con una tale lentezza e pesantezza da sembrare zavorrati da quintali di peso. Nel disastro generale ci sono le prestazioni indecenti di alcuni giocatori ad alimentare il sospetto che all’origine ci sia qualcosa che non va.

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Troiano e Cavion, ad esempio, hanno vagato per il campo completamente disinteressati di quanto stava accadendo intorno, come se la partita non li riguardasse (e in due se hanno toccato un paio di palloni è tanto). Padella, uno dei migliori e dei più pronti a Verona, ha disputato una partita che sarebbe stata inguardabile persino in una sfida tra “scapoli e ammogliati”, con alcune azioni che, se ancora ci fosse, entrerebbero di diritto nella galleria degli orrori di “Mai dire gol”.

Incredibile, ad esempio, come, subito dopo il repentino vantaggio iniziale del Lecce, il capitano bianconero ha completamente sbagliato tempo e traiettoria tentando un anticipo a centrocampo, con la palla passata a diversi metri da lui. Neppure un ubriaco o un cieco sarebbe riuscito a fare tanto. Non meno imbarazzante l’immagine del sesto gol, con Tabanelli (che non ci risulta che sia Usain Bolt) che in 20 metri ha dato 10 metri a Padella, con una corsa così appesantita e lenta che sarebbe sospetta pure in un ottantenne obeso.

Per non parlare di Brosco che neppure nella disarmante prima uscita al Del Duca (in coppa Italia contro la Viterbese) aveva così sfigurato. Imbarazzante vederlo vagare senza senso dentro l’area, mentre La Mantia spadroneggiava, disarmante il modo in cui è franato, come se colto da improvviso malore, addosso all’attaccante pugliese in occasione del rigore del 5-0.

Discorso a parte merita, poi, Ciciretti che a Verona aveva dato qualche timido segnale di vita. A Lecce dopo oltre un’ora si è pensato di rivolgersi a “Chi l’ha visto” per avere sue notizie. Poi, finalmente, è comparso sulla scena della partita, con una palla al limite dell’area e un sinistro a giro così lento e prevedibile che, nell’attesa che la palla arrivasse da quelle parti, il portiere Vigorito avrebbe potuto tranquillamente bere un caffè e fumarsi una sigaretta, prima di bloccare quella che non si può neppure definire una conclusione in porta. Se queste sono le reali condizioni fisiche del fantasista romano bisogna immediatamente fermarlo e sottoporlo ad un serio e profondo check up medico per capire per quali ragioni è in questo stato penoso.

Ironia a parte, è del tutto evidente e chi segue il calcio da un po’ di tempo non può non averlo notato che qualcosa c’è, che non siamo per nulla di fronte ad una giornata storta. Per questo, considerando che c’è ancora una salvezza da conquistare, al di là della vergogna che resta e resterà purtroppo indelebile, ora è fondamentale capire le ragioni di questa bruttissima pagina e, soprattutto, trovare il modo di salvare il salvabile, facendo poi le necessarie considerazioni a fine stagione. In tal senso sinceramente la risposta immediata della società lascia più di una perplessità.

Va benissimo, era praticamente inevitabile, mandare la squadra in ritiro in vista della delicata partita di sabato prossimo contro il Benevento. Ma il silenzio stampa nel dopo partita è, a nostro avviso, un grave errore. Come fanno le società serie e di un certo livello, i vertici bianconeri avrebbero dovuto imporre al capitano della formazione scesa in campo a Lecce e all’allenatore di presentarsi davanti ai microfoni innanzitutto per chiedere scusa e poi per assumersi le proprie responsabilità. In altre parole avrebbero dovuto metterci la faccia. Naturalmente, come è inevitabile che avvenga in queste situazioni, si parla molto della possibilità di esonerare Vivarini per salvare il salvabile.

Abbiamo in altre circostanze criticato alcune scelte discutibili dell’allenatore bianconero che, però, in diverse altre circostanze ha avuto ragione con alcune mosse che sembravano azzardate. E’ chiaro e indiscutibile che Vivarini abbia delle responsabilità per la figuraccia di Lecce. Ma a nostro avviso sono di gran lunga minori rispetto a quelle dei giocatori che sono scesi in campo con quel vergognoso atteggiamento. Anche perché la formazione mandata in campo dall’allenatore bianconero era praticamente simile a quella di Verona, con Cavion al posto di Frattesi indisponibile e Andreoni per lo squalificato Laverone.

Scelte logiche e poco discutibili, ripetiamo il problema della sfida di sabato scorso è l’atteggiamento inaccettabile con il quale gran parte della squadra è scesa in campo. Poi, naturalmente, se la società ha la certezza che dietro a tutto ciò c’è una spaccatura tra la squadra e l’allenatore allora dovrebbe immediatamente intervenire (e non potendo cambiare tutta la rosa la scelta sarebbe obbligata). In ogni caso, allenatore a parte, ci saremmo aspettati un intervento ben più deciso e determinato da parte della società, con anche qualche provvedimento punitivo.

Invece ci si è limitati ad un generico e vuoto comunicato da parte di patron Pulcinelli che sinceramente lascia a dir poco perplessi. Nel quale, per altro, si ribadisce l’ovvio, ciò che è sotto gli occhi di tutti, cioè il fatto che nel girone di ritorno, dopo la pausa invernale, qualcosa si è rotto (8 punti in 9 partite). Sarebbe importante che la società capisse le ragioni di questa crisi, facendo anche un serio esame di coscienza chiedendosi se non hanno influito anche le scelte discutibili del mercato di gennaio.

Al di là di ogni altra considerazione ora è necessario cercare di arrestare di fermare la frana per evitare di trasformare il finale di stagione in un lungo e penoso calvario. L’unico aspetto positivo del vergognoso sabato pugliese è che, con il campionato fermo, le squadre che sono dietro non hanno potuto recuperare punti. Ora, però, sabato al Del Duca arriva una sfida che non si può sbagliare. Non sarà facile perché il Benevento è in lotta per le posizioni alte della classifica ed è un’ottima squadra, anche se viene da un paio di sconfitte.

E sarà ancora più difficile perché l’Ascoli l’affronterà senza due giocatori determinanti, Addae e Ninkovic. Però i bianconeri sono obbligati a fare risultato, possibilmente pieno. Poi, nel turno infrasettimanale, ci sarà la delicata trasferta contro un Padova con l’acqua alla gola, prima del derby di domenica 7 aprile contro il Pescara. Tre sfide per cercare se non di chiudere quanto meno di ipotecare la salvezza, ovviamente da affrontare con ben altro piglio.

Con la consapevolezza che, nel malaugurato caso che non dovessero andare come si spera, poi la situazione si complicherebbe di molto, anche in considerazione del terribile calendario finale dei bianconeri.

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