Occasione persa ma a Verona si è rivisto il “vero” Ascoli


Il pareggio ottenuto contro il Verona lascia qualche rimpianto per una partita che i bianconeri meritavano di vincere e che è stata condizionata anche da un grave errore arbitrale. Ma la squadra è apparsa in grande crescita e persino Ciciretti ha dato segnale di vita

Quella di sabato scorso al Bentogodi è la classica partita che lascia sensazioni assolutamente contrastanti. Da un lato è innegabile che un punto fuori casa contro il Verona, con una prestazione di quel livello, non è certo da disprezzare. Dall’altro, però, proprio per la prestazione e per tante altre considerazioni è inevitabile che resti l’amaro in bocca per l’occasione persa. Senza troppi giri di parole, se c’era una squadra che meritava i tre punti quella era indiscutibilmente l’Ascoli che si è dovuto accontentare del pareggio per qualche errore proprio ma anche per qualche episodio non troppo fortunato.

Il principale ha visto come protagonisti Rosseti, autentico mattatore di inizio gara, e l’arbitro Pillitteri. Che ha inequivocabilmente condizionato la partita non espellendo Marrone alla mezzora del primo tempo per il folle intervento su Rosseti a centrocampo. C’è poco da dire in proposito, non poteva che esserci il rosso per un simile “fallaccio”. E’ persino difficile capire cosa abbia potuto pensare, a cosa si possa essere appigliato l’arbitro siciliano per limitarsi a mostrare il giallo. Un errore gravissimo che ha pesato doppiamente sulla gara.

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Ovviamente perché con il Verona in inferiorità numerica per l’Ascoli, già in vantaggio e in quel momento padrone del campo, la partita sarebbe stata ulteriormente in discesa. Poi nel calcio ne abbiamo viste di tutte i colori, nulla è scontato e il poter giocare per un’ora in superiorità non assicura certo il risultato finale. Però è un dato di fatto che la formazione di Grosso doveva restare in 10 e invece è stata graziata. Ma a rendere ulteriormente grave l’errore di Pillitteri, che poi ha completamente perso la bussola e commesso altri evidenti errori, è il fatto che il folle intervento di Marrone ha tolto dal campo il giocatore che in quel momento non solo stava decidendo la partita, ma stava anche creando non poche apprensioni alla difesa veneta.

Se, per onestà, era giusto sottolineare nella precedente trasferta di Carpi che i bianconeri erano stati salvati da un evidente e grave errore della terna arbitrale, è altrettanto corretto evidenziare l’evidente penalizzazione subita questa volta dall’Ascoli. E’ un dato di fatto indiscutibile, così come ci sono poche discussioni sul fatto che quell’errore ha condizionato la partita. Ma proprio il precedente di Carpi dovrebbe consigliare la società e l’ambiente bianconero di non esasperare i toni, di non reagire in maniera scomposta ed eccessiva.

Ha poco senso prendersela con Morganti (anche se ora è lecito attendersi dai vertici arbitrali del campionato cadetto, di fronte ad un simile grave errore, uno stop per l’arbitro siciliano), così come è perfettamente inutile e controproducente da parte della società reagire con post e interventi polemici sui social e sui giornali. Se la società bianconera ritiene di essere in qualche modo stata più volte danneggiata dagli arbitri allora faccia i propri passi ufficiali, evitando però di alimentare in determinato che rischia di produrre effetti deleteri e di innervosire ulteriormente una squadra che già più volte, Verona compresa, ha rischiato di compromettere alcune partite proprio per l’eccessivo nervosismo.

E’ innegabile che sabato scorso, dopo l’episodio di Rosseti, non era facile per i giocatori bianconeri restare calmi. Ma di fatto la reazione nervosa della squadra non solo ha rischiato di far girare definitivamente una partita fino a quel momento dominata ma è costata anche le due pesanti ammonizioni ad Addae e Ninkovic (che ci saranno nel recupero di sabato prossimo a Lecce ma poi salteranno per squalifica la partita casalinga contro il Benevento). In effetti, riavvolgendo il film della partita del Bentegodi, il quarto d’ora finale del primo tempo è stato l’unico momento della gara nel quale l’Ascoli è andato in difficoltà.

Subito il pareggio di Pazzini, i bianconeri nel finale di tempo hanno rischiato in un paio di occasioni di subire addirittura il 2-1, una beffa che sarebbe stata difficile da digerire. Dopo l’intervallo, ritrovato un minimo di serenità, la formazione di Vivarini ha pian piano ripreso possesso della partita. In realtà nei primi minuti della ripresa il Verona ha provato a spingere e inizialmente l’Ascoli ha dato l’impressione di abbassarsi troppo ed è sembrato di rivedere un film già visto nelle precedenti partite. Ma, dopo una decina di minuti, i bianconeri hanno rialzato il baricentro e, pur se con meno brillantezza rispetto alla prima straordinaria mezzora del primo tempo, hanno ripreso a fare la partita creando un paio di occasioni importanti (e, in un altro paio di circostanze, i presupposti per essere pericolosi) per tornare in vantaggio.

Di contro la formazione di Grosso in tutta la ripresa di fatto non ha costruito vere occasioni da gol. In pratica i pericoli per la porta di Milinkovic Savic (autore di una parata straordinaria su Pazzini poco prima del gol del pareggio dei padroni di casa) sono arrivati solo in quel fatidico quarto d’ora finale del primo tempo, prima e dopo il portiere bianconero ha trascorso un pomeriggio di quasi assoluta tranquillità. E non bisogna dimenticare che lo stesso pareggio gialloblu purtroppo è arrivato per gentile concessione dell’Ascoli. Senza voler gettare troppo la croce addosso a Frattesi, l’errore del giovane talento proveniente dal Sassuolo in occasione della rete di Pazzini è di quelli imperdonabili. Ma a parte quel clamoroso errore e quel momento di eccessivo nervosismo ai bianconeri questa volta si può rimproverare davvero molto poco.

Probabilmente grazie anche al gol trovato così velocemente, la formazione di Vivarini nella prima parte di gara stava dominando un Verona in palese difficoltà, sfiorando in due circostanze (ancora con Rosseti e con Addae) il raddoppio. Come detto anche in fase difensiva i bianconeri avevano sofferto poco o nulla. Certo, soprattutto nella seconda parte della ripresa, quando l’Ascoli ha avuto nuovamente il comando della partita, si poteva essere un po’ più incisivi in fase offensiva.

Ma oggettivamente non era facile pretendere molto di più da un attacco che, sempre senza Ardemagni, aveva perso Rosseti e schierava (per necessità) un Beretta in non perfette condizioni. Per tutta questa serie di motivi alla fine il pareggio di Verona, al di là del legittimo rammarico per la possibile vittoria di prestigio sfumata, deve comunque essere accolto con ottimismo. Perché al Bentegodi si è rivista la squadra ammirata in gran parte del girone di andata e che, in tutta onestà, in questo 2019 sembrava essersi persa.

A centrocampo Troiano è tornato su buoni livelli, in avanti Ninkovic è sembrato nuovamente brillante e la difesa ha finalmente fornito una prestazione all’altezza di quelle del girone di andata, concedendo pochissimo ad un attacco temibile e di qualità come quello gialloblu. Persino l’oggetto misterioso Ciciretti, messo in campo dal primo minuto da Vivarini per necessità (le condizioni non ottimali di Beretta) ha finalmente dato qualche timido segnale di vita. Nulla di trascendentale, da un giocatore come lui è lecito ed è giusto attendersi ben altro, in particolare che sia determinante e decisivo.

Ma è indubbio che al Bentegodi, soprattutto nel secondo tempo, si è visto un giocatore differente da quello abulico e fuori dal gioco osservato nelle precedenti uscite, molto più vivo anche in fase di ripiegamento. Al di là dei dubbi tattici che restano è fuori discussione che un’eventuale crescita di Ciciretti rappresenterebbe comunque un’arma in più per i bianconeri. Che ora dovranno provare a sfruttare il difficile recupero di Lecce per allungare ancora un po’ in una classifica che resta buona ma non rassicurante. La zona playout è ancora a 4 punti, anche se subito dietro si è avvicinato (2 punti) anche il Livorno.

La squadra vista a Verona indubbiamente induce all’ottimismo ma la strada è ancora lunga. E le prossime due partite (dopo il recupero con il Lecce arriva al Del Duca il Benevento) sono comunque molto difficili, contro squadre in lotta per la promozione. Però la formazione di Vivarini fino ad ora proprio contro le squadre accreditate ha disputato le sue migliori partite. Ed un “colpaccio” in una di queste due sfide vorrebbe dire poter quasi archiviare il discorso salvezza…

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