Ascoli con il freno a mano, crescono preoccupazioni e perplessità


La squadra di Vivarini non sa più vincere al Del Duca e per la terza partita consecutiva si fa raggiungere dopo essere stata in vantaggio. Troppe disattenzioni in difesa (10 gol subiti nelle ultime 4 gare casalinghe), centrocampo in affanno e squadra nervosa

Il terzo pareggio consecutivo non cambia di molto la situazione in classifica dell’Ascoli ma aumenta le perplessità e le preoccupazioni intorno alla squadra bianconera. Che, in attesa di posticipo serale del Venezia contro il Palermo, resta a 5 punti dalla zona playout ma vede avvicinarsi la “rinata” Cremonese che ha superato in extremis il Benevento e risalire il Crotone (corsaro a Salerno). Al di là della classifica (non tranquillizzante ma neppure così allarmante, almeno al momento) e del calendario non propriamente semplice, le perplessità nascono dal fatto che la squadra brillante e determinata ammirata per gran parte del girone di andata sembra essersi definitivamente persa.

L’involuzione della formazione di Vivarini, che nel 2019 ha vinto l’unica partita a Cremona e ancora non è riuscita ad espugnare il Del Duca, appare evidente. Per gran parte del girone di andata abbiamo ammirato una squadra che magari non costruiva moltissimo in fase offensiva, ma che concedeva ancora meno alle avversarie. E, soprattutto, che se trovava il vantaggio riusciva quasi sempre a portare a casa la vittoria.

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L’Ascoli ammirato nelle ultime uscite paradossalmente costruisce anche di più ma concretizza poco. Soprattutto, però, concede troppo alle avversarie e non riesce mai a mantenere il vantaggio e la porta inviolata. Già con la Salernitana, dopo il repentino vantaggio, i bianconeri non solo si erano fatto recuperare ma, addirittura, avevano chiuso il primo tempo sotto 1-3 (poi diventato 2-4 a fine partita). Con il Foggia per ben due volte, la seconda nel recupero, gli ospiti erano riusciti a recuperare il vantaggio dell’Ascoli.

A Carpi, poi, chiuso il primo tempo in vantaggio, la formazione di Vivarini si era fatta raggiungere ad inizio ripresa, rischiando nel finale di subire addirittura la beffa, dopo aver gettato al vento un paio di opportunità per tornare in vantaggio. Domenica contro il Livorno, dopo aver rischiato grosso in avvio, Beretta aveva trovato il vantaggio che è durato meno di 10 minuti.

Ennesima “dormita”, ennesima grave distrazione di una difesa che nelle 4 partite giocate al Del Duca nel 2019 ha incassato 10 reti. Un dato che non ha bisogno di ulteriori commenti e che evidenzia quale sia il principale limite dei bianconeri in questa fase. Di sicuro le assenze (di Padella prima e di Valentini poi) hanno influito, ma altrettanto sicuramente c’è stato un evidente calo di forma di alcuni uomini chiave della retroguardia. In difficoltà anche il centrocampo bianconero, con Troiano che, tra problemi fisici e scarsa forma, non è per nulla brillante.

Un problema non da poco perché, di fatto, un sostituto adeguato non c’è. Casarini ogni volta che è stato chiamato in causa non ha mai convinto, mentre su Iniguez (schierato a sorpresa contro la Salernitana) è meglio tacere… Fortunatamente il centrocampo bianconero può contare su un Addae che continua ad assicurare un grande contributo, anche se da solo fatica a reggere il peso della mediana bianconera. Frattesi, che sta disputando un’ottima stagione, in questa fase alterna cose buone (soprattutto in fase offensiva) a qualche errore di troppo, mentre Cavion nelle ultime partite è finito spesso in panchina e quando è entrato non è sembrato in gran spolvero.

L’altro preoccupante limite evidenziato dall’Ascoli in questo periodo è il costante e incomprensibile brusco calo di rendimento nella ripresa. Con il Foggia, dopo un buon primo tempo (chiuso sul 2-1), nel quale più volte i bianconeri avevano messo in difficoltà l’incerta retroguardia pugliese, nella ripresa la formazione di Vivarini non aveva mai concluso in porta, limitandosi a controllare gli sterili attacchi rossoneri. A Carpi, dopo un paio di occasione gettate al vento, nel finale i padroni di casa avevano più volte sfiorato la vittoria (che sarebbe arrivata senza l’errore del collaboratore dell’arbitro che ha annullato, per un fuorigioco inesistente, il 2-1 di Arrighini). Stessa musica domenica con il Livorno.

Buon primo tempo, con un paio di buone opportunità per tornare in vantaggio nei primi 45 minuti. Poi nella ripresa zero assoluto, qualche rischio iniziale su un paio di incursioni pericolose degli amaranto e neppure uno straccio di un’azione o di qualcosa di simile. Nelle ultime settimane, poi, la squadra è sembrata anche troppo nervosa e poco tranquilla. Tra espulsioni, reazioni plateali e proteste eccessive (contro il Livorno nel primo tempo più volte diversi giocatori bianconeri si sono fermati a reclamare contro l’arbitro per fuorigioco che, in realtà, non c’erano) l’impressione che si ricava di una squadra troppo tesa.

Dovrebbe riflettere su questo anche mister Vivarini che, con i suoi atteggiamenti a bordo campo e le dichiarazioni sempre polemiche a fine partita, non contribuisce certo a rasserenare l’ambiente. Ironia della sorte il reparto che in questo momento sembra più convincente è quello avanzato che può avvalersi su un Beretta in grande spolvero (splendidi i suoi primi 45 minuti contro il Livorno) e su Rosseti che, tra gol e assist, si sta facendo valere. Ninkovic, pur se non brillantissimo, non si discute e persino Ngombo a Carpi ha ampiamente fatto la sua parte (segnando pure).

Certo con Ardemagni probabilmente sarebbe un’altra cosa. E, poi, in un contesto generale positivo per il reparto ci sono i due casi spinosi, Ganz e Ciciretti, che non si possono ignorare. Però è innegabile che nelle ultime partite in avanti l’Ascoli è sembrato più pericoloso, anche se non troppo cinico. Per quanto concerne i due casi spinosi c’è poco da aggiungere, per Ganz parlano le tre espulsioni nelle ultime uscite, mentre Ciciretti francamente è riduttivo persino definirla la più grande delusione della stagione.

Ad accentuare le preoccupazioni per il periodo non certo brillante ci si mette anche il calendario che definire “terribile” è un eufemismo. I bianconeri sabato prossimo dovranno far visita a quel Verona che, dopo il periodo difficile, ora sembra aver ingranato e, dopo la vittoria a Perugia, ha agguantato il Palermo al secondo posto ed è tornato a sperare nella promozione diretta. Il sabato successivo la formazione di Vivarini è attesa dal recupero di Lecce, altra squadra in lotta per il secondo posto e la promozione.

La settimana successiva finalmente si torna al Del Duca ma per affrontare un’altra delle candidate alla promozione, quel Benevento che ha perso le ultime due gare (a Livorno e Cremona) ma che resta pienamente in corsa per la promozione diretta. Tre sfide difficilissime dalle quali, però, i bianconeri dovranno uscire con un po’ di punti. Perché in caso contrario è assai probabile che le formazioni che sono dietro possano avvicinarsi ulteriormente, rendendo il finale di campionato molto complicato e per nulla tranquillo.

Ricordando sempre che, a causa di un calendario folle, nelle ultime 4 partite l’Ascoli è atteso da tre trasferte terribili (a Cittadella e Brescia, per poi chiudere a Crotone) e dall’unica partita in casa contro il Palermo che in quella fase potrebbe giocarsi il secondo posto. E’ chiaro che arrivare a quel punto senza aver già conquistato con certezza la salvezza significherebbe dover ancora una volta vivere un finale di stagione con il batticuore per i tifosi bianconeri.

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