Doppia occasione sciupata per l’Ascoli


Con il Foggia e a Carpi gettate al vento due vittorie a portata di mano. E in Emilia, addirittura, nel finale la beffa è stata evitata solo grazie agli errori della terna arbitrale e di Arrighini. Intanto il presunto colpo di mercato, Ciciretti, rischia di trasformarsi in un boomerang

Per certi versi la partita di Carpi può essere considerata una sorta di emblema della stagione dell’Ascoli. Al Cabassi la formazione bianconera per lunghi tratti ha dato la netta sensazione di essere di gran lunga superiore e di poter fare propria la partita agevolmente. Dopo aver controllato, rischiando pochissimo, le sfuriate iniziali dei padroni di casa, al primo affondo la squadra di Vivarini ha trovato il vantaggio. Poi ecco la solita disattenzione a complicare la partita e a regalare il pareggio al Carpi.

Poco male, perché i bianconeri hanno ripreso a comandare la partita e sembrava che da un momento all’altro dovessero passare di nuovo. Poi l’ennesima sciocchezza (l’espulsione di Ganz), un calo di concentrazione ed ecco che una partita che si poteva vincere improvvisamente è diventata a rischio. Tanto che, alla fine, l’Ascoli deve addirittura ringraziare uno dei collaboratori del pessimo Rapuano (che ha annullato il gol validissimo dei padroni di casa a 10 minuti dalla fine) e Arrighini (che ha clamorosamente fallito due facili occasioni per il 2-1 nel recupero) per aver evitato la sconfitta.

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E’ un po’ la sintesi della stagione dei bianconeri fino ad ora, ci sono i presupposti per fare bene, meglio di quello che dice la classifica. Poi, però, puntualmente c’è sempre qualcosa (anche un pizzico di sfortuna sotto forma di infortuni) che frena il possibile volo della formazione di Vivarini. Che, di conseguenza, addirittura deve fare attenzione a non complicare ulteriormente le cose nell’ultima parte del campionato. E’ del tutto evidente che le due partite con il Foggia al Del Duca e a Carpi lasciano molto amaro in bocca.

Senza troppi giri di parole, in 180 minuti i bianconeri con un paio di sciocchezze hanno gettato al vento 4 punti. E basta dare uno sguardo alla classifica per capire la grande occasione fallita. Sicuramente con quei 4 punti che, con un minimo di attenzione e di cattiveria in più, sarebbero arrivati, di fatto la formazione di Vivarini avrebbe quasi chiuso il discorso salvezza. Ma, soprattutto, si sarebbe portata a ridosso della zona playoff (a 3 punti dallo Spezia ottavo), con la possibilità nell’ultima parte di stagione di provare, senza troppi assilli, il “colpaccio”.

Invece dopo i due pareggi la situazione resta praticamente immutata, con i bianconeri che devono continuare a guardarsi più alle spalle, visto che la zona playout è a 4 punti (anche se l’Ascoli ha due partite in meno del Foggia quint’ultimo). Se con il Foggia il successo che sembrava ormai conquistato è sfuggito per una disattenzione collettiva al 95°, a Carpi i bianconeri hanno pagato l’inizio di ripresa distratto, con il gol di Poli dopo punizione dalla sinistra che ancora grida vendetta.

Ma in entrambe le partite, distrazione a parte, ai bianconeri è mancata la cattiveria necessaria, la determinazione per chiudere due partite con avversari che per larghi tratti sono stati in difficoltà. Contro il Foggia, ad esempio, per tutto il secondo tempo l’Ascoli si è limitato a difendersi e a controllare le sempre più sterili offensive dei pugliesi. Che, in effetti, nella ripresa hanno scoccato il primo tiro verso la porta di Milinkovic Savic al 95° (purtroppo quello decisivo di Kragl).

Ma è altrettanto innegabile che, contro una formazione che nel primo tempo aveva palesato evidenti problemi nella fase difensiva, la formazione di Vivarini non ha neppure provato ad andare a cercare quel terzo gol che avrebbe chiuso la partita, neanche quando (negli ultimi 15 minuti) il Foggia era tutto avanti e lasciava ampie praterie alle possibili ripartenze dell’Ascoli. Con il Carpi, invece, dopo il pareggio ad inizio ripresa i bianconeri hanno dato la netta sensazione di poter affondare con una certa facilità nella non impeccabile retroguardia emiliana.

E, senza neppure far troppo, sono arrivate due grandi occasioni e un altro paio di situazioni pericolose. Anche in questo caso è mancata la feroce determinazione di andare ad assestare quel colpo che sarebbe sicuramente risultato decisivo. Poi, come detto, nel finale senza i clamorosi “svarioni” della terna arbitrale (e il patron Pulcinelli poteva evitare a fine partite certe dichiarazioni, anche l’Ascoli quest’anno ha subito torti arbitrali e, se per una volta è stata fortunato, si può ammettere senza problemi, invece di negare l’evidenza…) e di Arrighini addirittura sarebbe arrivata la beffa della sconfitta.

Al di là dei limiti della squadra, è doveroso sottolineare come in questo particolare periodo Vivarini non ha la possibilità di operare troppe scelte, con problemi sia in difesa che in attacco per le tante defezioni. In difesa, addirittura, dopo l’infortunio a fine primo tempo di Quaranta (con Valentini out e Padella che scontava l’ultima giornata di squalifica), il tecnico bianconero ha dovuto arretrare Addae. Che, come al solito, non ha deluso neppure in un ruolo che non è propriamente il suo.

Peccato che chi è entrato al posto suo a centrocampo (Cavion) ha approcciato la partita nel peggiore dei modi, commettendo l’inutile fallo per la punizione che ha portato al gol e, poi, perdendo di vista proprio l’autore del gol stesso (Poli). Non molto migliore la situazione in attacco con Ardemagni che continua ad essere fuori e Rosseti (due gol in due partite) nuovamente fermato per un problema muscolare accusato durante la partita con il Foggia.

Tanto che ha dovuto giocare Ngombo, a gennaio con le valigie pronte e neppure un minuto in campo nelle ultime partite, che comunque il suo l’ha fatto, segnando il gol bianconero (anche se poi ne ha fallito un altro clamorosamente). Proprio dall’attacco, però, arrivano i due casi più spinosi del momento. Ganz ha collezionato l’ennesima espulsione (la terza) e, inutile nasconderlo, ormai è diventato un caso.

L’altro riguarda, neanche a dirlo, Ciciretti il presunto “colpo di mercato” non necessario (all’Ascoli serviva una punta centrale) che sta sempre più rischiando di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Che non sia compatibile con Ninkovic era del tutto evidente da subito, anche se Vivarini ha dovuto perdere due partite (ovviamente non solo per questo) prima di convincersene definitivamente.

Ma il fatto che a Carpi, con l’attacco in condizioni precarie, abbia preferito puntare sul “desaparecido” Ngombo piuttosto che su Ciciretti è la dimostrazione che ora anche il tecnico ne è certo. Nelle ultime due partite (Foggia e Carpi) il fantasista romano ha comunque avuto l’opportunità di giocare buona parte della ripresa, entrando proprio al posto del serbo. Ma ancora una volta le sue prestazioni sono state a dir poco deludenti.

E, in aggiunta, ora c’è anche il rischio che questa situazione finisca per condizionare ed innervosire anche lo stesso Ninkovic. Che con Foggia e Carpi non è apparso particolarmente brillante (anche se con i pugliesi si è conquistato e ha realizzato alla sua maniera la punizione del 2-1). Ma anche in condizioni non straordinarie ha dimostrato che al momento è molto più utile alla squadra rispetto a Ciciretti. Tra l’altro al Cabassi Vivarini lo ha tirato fuori nel momento in cui i padroni di casa si stavano buttando scriteriatamente (o quanto meno stavano provando a farlo) in avanti, lasciando ampi spazi alle ripartenze dell’Ascoli.

In una simile situazione un Ninkovic anche non brillante, ma sempre pronto a servire di prima in verticale i compagni, sarebbe stato molto più utile e più pericoloso di un Ciciretti che, per caratteristiche, è più portato a tenere palla e a provare lo spunto personale. Che, però, al momento non gli riesce praticamente mai. Il nervosismo e la reazione del serbo al cambio (comunque non giustificabili) potrebbero essere un segnale da non sottovalutare.

Perché al momento l’Ascoli e Vivarini non possono certo pensare alle situazioni personali di questo o quel giocatore ma devono cercare di mettersi al sicuro prima possibile, per evitare brutte sorprese nel finale di stagione. In tal senso domenica prossima per i bianconeri c’è una sfida molto importante, quella al Del Duca contro il Livorno, da provare a vincere per allungare e avvicinare l’obiettivo. Anche perché poi la formazione di Vivarini è attesa da un calendario non certo facile, con la difficile trasferta a Verona (sabato 16 marzo) e la sfida casalinga al lanciatissimo (verso la promozione) Benevento sabato 30 marzo, inframezzata dal recupero a Lecce sabato 23 marzo, nella settimana in cui la serie B si ferma.

Arrivare a quelle sfide dopo aver conquistato i tre punti contro il Livorno darebbe ben altra tranquillità e renderebbe quel trittico così difficile un’opportunità per togliersi qualche ulteriore soddisfazione.

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