La riscossa del “vecchio” Ascoli


Dopo la sconcertante prova con la Salernitana, Vivarini torna al passato e a Cremona manda in campo una squadra più logica, senza gli ultimi arrivati e con Addae e Troiano in campo. E, d’incanto, i bianconeri ritrovano solidità, compattezza e centrano la prima vittoria del 2019

Lo abbiamo più volte sottolineato, non possiamo che ripeterlo dopo la partita di Cremona: il calcio spesso è molto più semplice di quel che sembra. All’Ascoli è bastato che mister Vivarini la smettesse con gli esperimenti e con le scelte di formazione “fantasiose”, mandando in campo una squadra logica e con tutte le pedine fondamentali al posto giusto, per ritrovare quella compattezza e quello spirito di squadra che nel nuovo anno era sempre mancato. Conseguenza quasi naturale, è arrivato il risultato positivo, una vittoria quanto mai fondamentale per evitare che la situazione in classifica potesse diventare delicata.

Quei 3 punti hanno infatti permesso ai bianconeri di rimettersi alle spalle la stessa Cremonese (in evidente crisi) e il Venezia, mentre la zona play out è tornata a distanza di sicurezza, 5 punti (e una partita in meno) dal Livorno, 6 (con 2 partite in meno) dal Foggia che scenderà al Del Duca in un turno infrasettimanale che, in chiave salvezza, potrebbe essere fondamentale. E’ chiaro che una vittoria martedì sera vorrebbe dire aver quasi archiviato la pratica salvezza, con la possibilità poi di giocare con maggiore serenità il finale di campionato, vedendo se poi si può addirittura ambire a qualcosa di più di una semplice salvezza tranquilla (che, è bene chiarirlo subito, sarebbe comunque un traguardo non disprezzabile).

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D’altra parte, anche se al momento è meglio che i bianconeri guardino più dietro che davanti, la zona playoff non è certo così lontana (l’ottavo posto del Cittadella, che ha 2 partite in più, è a 5 punti, il nono del Perugia, che ha una partita in più, a 4). Però in questa fase, con una squadra che dopo il successo di Cremona è sicuramente in ripresa ma ancora convalescente, è meglio rimanere con i piedi per terra. Anche perché il calendario nelle prossime tre giornate metterà di fronte all’Ascoli proprio tre squadre in lotta per la salvezza (Foggia, Carpi e Livorno in successione) che, però, dal mercato di gennaio sono uscite rafforzate e nelle ultime giornate hanno dimostrato di essere in crescita.

Solo dopo quel trittico di partite, se le cose dovessero andare come si spera, allora si potranno fare i conti ed eventualmente pensare a qualcosa in più. Tornando alla partita di Cremona praticamente è scesa in campo la formazione più affidabile, quella che aveva affrontato gran parte del girone di andata (ad eccezione di Milinkovic Savic in porta e senza Ardemagni infortunato) con risultati comunque positivi. E’ questa la formazione che al momento (sempre in attesa del recupero dell’attaccante bianconero la cui assenza incredibilmente si sta prolungando di settimana in settimana) fornisce maggiori garanzie di compattezza e solidità.

Certo è innegabile che allo Zini non si è certo assistito ad uno spettacolo indimenticabile, così come che la formazione grigiorossa  è in evidente e profonda crisi. Però, dopo due pesanti sconfitte casalinghe e dopo la disarmante prestazione con la Salernitana (in particolare quello sconcertante primo tempo “favorito” anche dalle scelte cervellotiche di Vivarini), all’Ascoli si chiedeva di ritrovare compattezza e solidità, ovviamente portando a casa il risultato.

Decisivi in tal senso i rientri a centrocampo di Addae e Troiano, pur se quest’ultimo non è certo ancora al meglio. D’altra parte che la presenza in mezzo al campo di Addae faccia tutta la differenza di questo mondo si era ampiamente compreso (se ancora ci fossero stati dei dubbi) proprio nella partita con la Salernitana. Quando il semplice ingresso del ghanese ad inizio ripresa aveva cambiato volto alla squadra e alla partita.

Francamente è difficile comprendere le ragioni per cui, da inizio stagione, l’allenatore non consideri Addae un punto fermo e irrinunciabile dello scacchiere bianconero. Così come è difficile comprendere le ragioni per cui la società ancora non ha provveduto a rinnovargli il contratto, in scadenza a fine stagione. Lo abbiamo detto e ripetuto più volte, da un punto di vista della forza fisica e del dinamismo in serie B non ci sono tanti centrocampisti di uguale livello e non sarebbe un bel segnale se la società bianconera  lo perdesse perché svincolato.

Fondamentale per ridare compattezza alla squadra anche l’accantonamento di Ciciretti, al momento non nella condizione migliore, con il ritorno dal primo minuto sia di Beretta che di Rosseti (al posto di Ganz). E, con tutta la stima e il rispetto che merita Padella (che, però, con la Salernitana ha commesso una follia e al posto della società non avremmo presentato il ricorso contro la squalifica di tre giornate), anche il ritorno al centro della difesa di Valentini, a fianco di Brosco, ha ridato sicurezza alla retroguardia bianconera che, contro Perugia e Salernitana al Del Duca, aveva lasciato a dir poco a desiderare.

E’ del tutto evidente, però, che se la squadra più affidabile è quella composta da giocatori che già c’erano nel girone di andata, qualcosa non ha funzionato nel mercato di gennaio. Che di sicuro non ha rafforzato come si sperava una rosa comunque già competitiva e che avrebbe avuto bisogno di inserimenti mirati per fare un ulteriore salto di qualità. Servivano delle alternative valide sugli esterni bassi ed in effetti sono arrivati Rubin (a sinistra) e Andreoni (a destra) che sulla carta sembrano affidabili.

Servivano anche un altro centrocampista affidabile e un attaccante di livello che, invece, non sono arrivati. A centrocampo è stato preso Iniguez che al momento è francamente impresentabile e ancora è difficile capire come un allenatore esperto come Vivarini possa averlo mandato in campo nel disastroso primo tempo contro la Salernitana.

In avanti è arrivato Ciciretti che sulla carta è sicuramente un giocatore di livello (quando è in condizione) ma di certo non è quello che serviva all’Ascoli. Che, come detto, aveva urgente bisogno (viste anche le misteriose condizioni fisiche di Ardemagni) di una punta centrale di livello, non certo di un altro trequartista, di un doppione di Ninkovic, che difficilmente può convivere con il serbo. Se mai ci fossero stati dubbi, il campo lo ha confermato con imbarazzante evidenza. E al momento il fantasista romano non può che essere un’alternativa a Ninkovic o una carta da giocare nel finale di gara, magari per trovare il colpo per risolvere la partita.

Non propriamente quello che serviva a Vivarini che, con Ardemagni che non si sa quando potrà tornare in campo, può utilizzare Rosseti o Ganz che certo non rappresentano il massimo (anche se l’ex Siena sabato ha realizzato il gol vittoria). Discorso a parte va fatto per il portiere. Dopo il “pasticcio” Fulignati è arrivato Milinkovic Savic che nelle prime due uscite non ha certo rassicurato. Con la Salernitana non è  stato impeccabile, mettendoci del suo in almeno 2 dei 4 gol subiti. Ma anche a Cremona proprio da un paio di sue “follie” sono arrivati gli unici veri pericoli portati dalla Cremonese fino al 90°. Magari ha solo bisogno di ritrovare il giusto ritmo partita, ma di certo al momento non lascia dormire sonni tranquilli.

A maggior ragione, in un simile contesto, è ora fondamentale pensare esclusivamente alle prossime partite, senza guardare molto oltre. A partire da quella sicuramente complicata contro il Foggia (martedì 26 febbraio alle 21 al Del Duca) nella quale i bianconeri dovranno confermare la ritrovata solidità di squadra, di fronte ad una formazione che sicuramente ha ben altro potenziale offensivo rispetto alla Cremonese.

Ma anche proporre qualcosa di più sul piano del gioco se davvero si vuole provare a conquistare una vittoria che avvicinerebbe, e non di poco, la formazione di Vivarini ad un primo importante traguardo

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