Un esorcista per il ministro dell’istruzione Bussetti


Mentre da nord e sud si moltiplicano proteste, manifestazioni ed iniziative di studenti e docenti contro il nuovo imbarazzante esame di maturità “modello Mike Buongiorno”, il ministro offende gli insegnanti del sud e “spara2 numeri a caso sulle norme antincendio

Ha suscitato molto scalpore la notizia relativa al corso sull’esorcismo inserito dal Miur (ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) tra le iniziative formative riservate ai docenti. Comprensibile l’ironia e il sarcasmo che immediatamente si è scatenato sui social ma, questa volta, andiamo contro corrente e non abbiamo dubbi sul fatto che il corso sull’esorcismo è la prima cosa buona fatta dal Miur da quando si è insediato il ministro leghista Marco Bussetti.

Perché un buon esorcista è davvero quello che più di ogni altra cosa serve in questo momento al ministero dell’istruzione, possibilmente uno davvero esperto e bravo che di fronte a Bussetti pronunci la fatidica frase, che abbiamo imparato a conoscere da diversi film (seri e meno seri) sul tema, “esci da questo corpo Satana” in modo da liberare l’attuale ministro dall’entità maligna che, appunto, si è impossessata del suo corpo.

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Perché non ci sono dubbi che il ministro sia “posseduto” da qualche entità malefica e anche un po’ burlona (sul genere di Giuditta nel film “Il piccolo diavolo” con Benigni). Altrimenti non si spiegherebbero la maggior parte delle sue scelte e la serie infinita di dichiarazioni che definire folli è un eufemismo. Se non fosse “viva e vegeta”, sarebbe inevitabile pensare che ad impossessarsi del corpo dell’attuale ministro dell’istruzione sia stato il ministro precedente, Valeria Fedeli, per completare degnamente il lavoro (si fa per dire…) iniziato nella passata legislatura.

Ironia a parte, di una cosa eravamo assolutamente certi al momento dell’insediamento del nuovo governo giallo-verde: chiunque fosse stato nominato ministro dell’istruzione non avrebbe potuto fare peggio ed essere più inadeguato del suo predecessore. Nove mesi dopo siamo costretti a ricrederci. Marco Bussetti  sta realizzando quella che sembrava una “mission impossible”, di questo passo riuscirà a fare peggio dell’impresentabile Valeria Fedeli.

Deve avere una sorta di dote naturale il ministro leghista che riesce a “toppare” clamorosamente in qualunque decisione prende ma anche in qualsiasi dichiarazione rilascia. Soprattutto sia a parole che (purtroppo) con i fatti dimostra in continuazione di essere una sorta di marziano catapultato in una realtà (quella del mondo dell’istruzione) che non conosce, di cui non ha neppure la minima idea di come funziona e, soprattutto, di cosa avrebbe bisogno.

La conseguenza, inevitabile, è sotto gli occhi di tutti, un disastro senza precedenti (eppure prima di lui non è che il ministero dell’istruzione ha avuto la fortuna di essere guidato da veri geni del settore…), reso ancora più inquietante dalla serie di dichiarazioni imbarazzanti. In tal senso la giornata di giovedì 14 febbraio può essere considerata una sorta di emblema di quello che è diventato il Miur in questi 9 mesi (ricordando sempre che prima, quando c’era la Fedeli, non che la situazione fosse molto migliore).

E, allo stesso modo, non può certo essere considerato un caso che erano anni che non si registrava una simile mobilitazione di protesta da parte di studenti ma anche di docenti contro il ministro e le sue sconfortanti decisioni. Al di là delle due grandi manifestazioni del mondo studentesco dell’autunno scorso, in questi giorni si moltiplicano le iniziative di studenti e docenti per protestare contro il nuovo e indecente esame di maturità che partirà dal prossimo giugno.

Nel tradizionale e vergognoso silenzio dei media (sempre pronti a non infastidire troppo i potenti di turno), da settimane da nord a sud si moltiplicano le manifestazioni e le iniziative di protesta contro il nuovo esame di stato.

Nei giorni scorsi si sono mobilitati gli studenti siciliani, campani, pugliesi, manifestazioni di protesta si sono svolte a Bologna, Napoli, Firenze. Il 18 gennaio scorso la Rete degli Studenti Medi delle Marche ha effettuato un sit in di protesta ad Ancona, a fine gennaio a Torino si è svolta l’assemblea generale degli studenti per programmare le iniziative da portare avanti, seguita in streaming da oltre 10 mila studenti. Lunedì prossimo 18 febbraio a scendere in piazza, a Genova, saranno gli studenti liguri, mentre venerdì 22 febbraio sarà la volta a Torino di quelli piemontesi. Mobilitazione in atto e manifestazioni nei prossimi giorni sono in programma anche a Verona, Pisa, Roma.

Non solo gli studenti, a mobilitarsi sono anche i docenti. Ad inizio settimana è stata lanciata una petizione contro la seconda prova scritta dell’esame che in 48 ore è stata firmata da circa 10 mila docenti. Due giorni fa, poi, alcuni insegnanti hanno lanciato sul web la proposta di boicottare le simulazioni della seconda prova, ottenendo in pochissime ore centinaia di adesioni. Proteste sacrosante e più che legittime perché, come abbiamo ampiamente evidenziato (vedi articoli “Esame di maturità come un telequiz di Mike Buongiorno” e “Esame di immaturità”), il nuovo esame di maturità è una schifezza senza precedenti, un’assurdità partorita da chi evidentemente non ha molta dimestichezza in materia.

E se è giusto ricordare che la riforma è stata partorita dalla Fedeli, le “nefandezze” della seconda prova scritta e delle buste modello quiz di Mike Buongiorno per l’orale sono frutto del nuovo ministro. Che, poi, si è superato quando ha pubblicato sul proprio sito i problemi di matematica e fisica che avrebbero dovuto rappresentare un esempio della seconda prova scritta alla maturità. Che, grazie ad alcuni docenti, si è poi scoperto che erano stati copiati da un vecchio manuale russo tradotto in inglese ad uso dei corsi avanzati di Fisica dell’Università.

D’altra parte, però, sin dai primi giorni dopo la nomina di Bussetti si era ampiamente capito che aria tirava. Non a caso il primo provvedimento da ministro è stata la rimozione da presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana di Roberto Battiston, fisico di fama internazionale e promotore di diversi progetti in collaborazione con il premio Nobel Samuel C.C. Ting. Seguita, pochi giorni dopo, dalla nomina a Capo dipartimento per l’Università di Giuseppe Valditara, ex deputato di Alleanza nazionale e contestatissimo collaboratore della Gelmini (e relatore della sua riforma).

Sorvolando (per carità di patria) sulla sua assoluta inadeguatezza e impreparazione per quanto riguarda i temi inerenti la sicurezza delle scuole, Bussetti è probabilmente il primo ministro dell’istruzione nella storia della repubblica che è convinto che non bisogna investire troppi fondi per scuola e università (emblematiche a tal proposito le sue dichiarazioni in occasione dell’approvazione della manovra di bilancio). Nelle ultime settimane, poi, sembra aver completamente “perso la brocca”.

Prima, unico caso al mondo, la sua difesa a “spada tratta” dei cellulari a scuola (“sono fondamentali per la didattica”) di fronte alla proposta di legge targata Forza Italia e Lega che, appunto, vuole vietare l’utilizzo dei cellulari a scuola. Poi, nel fine settimana scorso, il vergognoso attacco nei confronti degli insegnanti del sud. “Non servono più fondi per ridurre il gap tra nord e sud, vi dovete impegnare di più, servono lavoro, sacrificio, impegno” ha affermato rivolgendosi agli insegnanti meridionali nel corso della sua visita in Sicilia, provocando un’inevitabile e comprensibile reazione indignata (persino il suo collega di governo Di Maio non ha potuto fare a meno di definire quella dichiarazione “una fesseria”).

Poi giovedì 14 febbraio, proprio mentre sui social emergeva la vicenda del corso sull’esorcismo, ecco l’ennesima imbarazzante “sparata” di Bussetti, questa volta riferita alla normativa antincendio. “Scuola, in arrivo 114 milioni di euro per l’adeguamento alla normativa antincendio di oltre 2 mila scuole” scrive il ministro sul proprio sito. “Con queste risorse avviamo per la prima volta uno specifico piano per l’anticendio, dando alle comunità scolastiche risposte attese da anni” ha poi aggiunto.

Peccato, però, che un simile piano triennale (2016-2018), ma con investimenti tre volte superiori (circa 300 milioni di euro) era già stato avviato e portato avanti dal Miur nel 2016 (e a fine 2017 erano già stati avviati o addirittura completati interventi per circa 150 milioni di euro), solo per limitarci all’ultimo (in ordine cronologico) piano per l’antincendio. Senza contare che un serio intervento di adeguamento alla normativa antincendio in un edificio scolastico comporta una spesa di circa 200-300 mila euro. La Provincia di Ascoli, ad esempio, per gli ultimi interventi realizzati ad Ascoli (Umberto I) e San Benedetto (Guastaferro) ha speso poco meno di 200 mila euro (ma se guardiamo in regioni come Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte per interventi simili il costo è non inferiore ai 300 mila euro). Questo significa che, pur considerando la cifra più bassa, con 114 milioni di euro nella migliore delle ipotesi si possono realizzare interventi appena in un quarto delle scuole indicate dal ministro.

Va bene la propaganda, ma un ministro dell’istruzione dovrebbe quanto meno avere un minimo di rispetto per la matematica… E allora, di fronte ad un simile “scempio”, davvero non resta che sperare nell’esorcista…

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