C’era una volta la libertà di stampa…


Secondo la relazione annuale redatta da una piattaforma di 12 enti per il Consiglio d’Europa in Italia “la libertà di stampa è chiaramente deteriorata”. E il nostro, insieme a Turchia, Russia e Ungheria, è il paese in cui la situazione è maggiormente peggiorata negli ultimi 12 mesi

Qualche tempo fa la notizia avrebbe fatto scalpore e provocato discussioni infinite, politiche e sui social.  Ora, invece, è stata praticamente ignorata, le tv non ne hanno praticamente parlato (figuriamoci se la Rai “militarizzata” potevano farne cenno…) e i pochi giornali che hanno riportato la notizia l’hanno comunque relegata dove è quasi impossibile vederla. Probabilmente interesserà a pochi, comunque nei giorni scorsi è stata resa nota la relazione annuale del Consiglio d’Europa sulla libertà di stampa. Secondo cui l’Italia è tra i Paesi peggiori, tra i 4 (insieme a Russia, Turchia e Ungheria) in cui la situazione nell’ultimo anno è decisamente peggiorata al punto che viene evidenziato come “la libertà di stampa è chiaramente deteriorata”.

Prima di approfondire e vedere nel dettaglio ciò che dice il rapporto riguarda l’Italia è bene specificare, onde evitare i soliti commenti che già immaginiamo, che il Consiglio d’Europa non ha nulla a che fare e non è un organo dell’Unione Europea. E’un’istituzione molto più antica, nata nel 1949 per promuovere la democrazia e i diritti umani, quella che nel 1950 ha prodotto la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, il trattato europeo più importante per il riconoscimento dei diritti umani.

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E il rapporto annuale sulla libertà di stampa è redatto da una piattaforma del Consiglio d’Europa di cui fanno parte i seguenti enti: Federazione europea dei giornalisti, Federazione internazionale dei giornalisti, Associazione dei giornalisti europei, Article 19, Reporter senza frontiere, Comitato per la protezione dei giornalisti, Index on Censorship, Internationale Press Institute, International News Safety Institute, Rory Peck Trust, Unione europea di radiodiffusione e Pen International. Nel complesso il rapporto delinea una situazione in allarmante peggioramento.

La crescente violenza contro i cronisti è particolarmente preoccupante” si legge nella relazione che evidenzia anche come “la libertà di stampa sul continente non è mai stata così fragile dalla fine della guerra fredda”. In un simile contesto l’Italia è, con Russia, Turchia e Ungheria, il paese dove la situazione nell’ultimo anno è peggiorata in maniera più evidente, con “il brusco aumento di segnalazioni di violazioni alla libertà di stampa, triplicate rispetto all’anno precedente”.

In particolare il rapporto sottolinea come l’Italia “è lo stato membro dell’UE con il più alto numero di minacce attive sulla piattaforma” e come “il grosso delle segnalazioni è giunto dopo l’insediamento del nuovo governo, il primo giugno” e dopo che “i due vicepremier, Di Maio e Salvini esprimono regolarmente una retorica particolarmente ostile a media e giornalisti sui social”. Nel capitolo che la relazione dedica al nostro paese (in fondo all’articolo il capitolo completo) viene anche citata la vicenda di Salviano, con la minaccia del ministro Salvini di togliergli la scorta “nonostante le note minacce alla sua vita da parte di organizzazioni criminali”.

In un paese ormai inebetito e imbevuto di propaganda, dove non esistono più principi condivisi, anche la peggiore deriva diventa normale, anzi viene approvata dai sempre più ciechi ultras di questa o quella parte. Fortunatamente nel mondo civile c’è ancora qualcuno che, invece, ci ricorda quanto vergognoso sia anche solo minacciare di togliere la scorta a chi ha messo a rischio la propria vita, solo perché non allineato e quindi fortemente critico con le politiche del governo.

Nel complesso, quindi, un quadro davvero poco edificante che, però, non stupisce e non è neppure una particolare novità. Già negli anni passati le annuali classifiche di Reporters sans frontiers sulla libertà di stampa non erano certo particolarmente edificanti per il nostro paese. Solo che allora c’era chi dava particolare risalto a quei risultati, indegni per un paese civile, con infuocati post sui social, lanciando accuse di fuoco. Erano soprattutto i siti e tutto il mondo del web che ruota intorno al M5S che sottolineavano con enfasi le risultanze del rapporto di Reporters sans frontiers.

Ovviamente ora tutto quel mondo, che all’epoca faceva della libertà di stampa una delle proprie bandiere, resta rigorosamente in silenzio di fronte alla relazione del Consiglio d’Europa, a testimonianza inequivocabile che quella era semplicemente una battaglia strumentale, di comodo. Allo stesso modo non c’è molto da stupirsi che “Il Fatto Quotidiano”, che negli anni passati ha dedicato titoloni in prima pagina al rapporto di “Reporters sans frontiers”, questa volta neppure cita in prima pagina (ma relega la notizia all’interno del giornale) la denuncia che riguarda l’Italia. Tutto ampiamente previsto, purtroppo.

D’altra parte a chi ha occhi per vedere e non si è ancora fatto completamente “imbambolare” dall’incessante propaganda (quasi una sorta di lavaggio del cervello) non serviva certo la relazione annuale del Consiglio d’Europa per rendersi conto di quale fosse la situazione. Senza andare troppo indietro nel tempo, basterebbe pensare agli ultimi inquietanti episodi. A partire da quello relativo alla scorta tolta (poi frettolosamente riassegnata) a Sandro Ruotolo (“casualmente” subito dopo la messa in onda della sua inchiesta giornalistica su come l’apparato mediatico della Lega controlla internet). Per non parlare della vergognosa condanna di Davide Falcioni, il giornalista di “Fanpage” a cui sono stati inflitti 4 mesi di reclusione per aver svolto il proprio mestiere (cioè raccontare i fatti).

Di episodi simili accaduti negli ultimi mesi ne potremmo citare diversi. Ma il punto centrale è che, senza nascondere le gravi colpe che in proposito ha anche la stessa categoria di giornalisti italiani (sempre così pronti a mettersi al servizio del potente di turno senza neppure che gli venga richiesto…), in concreto nel nostro paese della libertà di stampa non interessa a quasi nessuno. Chi si lamenta e protesta (ieri come oggi) lo fa non per quel principio, non perché vorrebbe davvero una stampa libera e indipendente.

Ma, molto più semplicemente, perché la vorrebbe asservita e prona nei confronti della propria parte politica. In altre parole, se la situazione attuale (per come è descritta dal rapporto del Consiglio d’Europa) è allarmante, non c’è neppure da sperare che possa migliorare i prossimi anni. A prescindere da chi sarà al governo e chi all’opposizione.

Da “Democrazia a rischio: minacce e attacchi contro la libertà dei media in Europa”- Cap. Italia

L’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di segnalazioni pubblicate sulla Piattaforma nel 2018. Tredici allarmi focalizzati sull’Italia, lo stesso numero della Federazione Russa. Questa cifra mostra come la libertà di stampa si sia chiaramente deteriorata in Italia nel 2018: il numero di violazioni in Italia riportate alla Piattaforma è più che triplicato rispetto al 2017. L’Italia è lo stato membro dell’UE con il più alto numero di minacce attive sulla piattaforma.

L’Italia è anche lo stato membro dell’UE con il maggior numero di minacce attive sulla piattaforma, per un totale di 19. Da giugno 2017, le autorità italiane non hanno risposto a nessuno degli avvisi pubblicati sulla piattaforma. La crescente violenza contro i giornalisti in Italia è particolarmente preoccupante. La mafia e il crimine organizzato rimangono una delle maggiori minacce dei giornalisti. Nel 2018, la Piattaforma ha registrato tre casi di giornalisti con minacce di morte e include una serie di avvisi attivi su attacchi e violenze sui giornalisti.

Ventuno giornalisti italiani minacciati dalla mafia vivono sotto la protezione permanente della polizia. Inoltre, diversi giornalisti sono stati intimiditi e attaccati da membri di gruppi neofascisti80. La maggior parte degli allarmi registrati nel 2018 sono stati presentati dopo l’installazione ufficiale del nuovo governo di coalizione il 1 ° giugno. I due vice ministri del governo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, esprimono regolarmente attraverso la retorica dei social media particolarmente ostili ai media e ai giornalisti.

Tra l’altro, il vice primo ministro Salvini ha minacciato di rimuovere la protezione della polizia per il giornalista investigativo Roberto Saviano, nonostante le note minacce alla sua vita da parte di organizzazioni criminali. Il vice primo ministro Di Maio ha insultato i giornalisti e avviato una politica di abolizione delle sovvenzioni pubbliche alla stampa82. Secondo la Federazione italiana dei sindacati dei giornalisti, i professionisti dei media ora affrontano una nuova minaccia nel paese: un rischio costante di violenza alimentato dalla retorica ostile dei membri del governo e dei partiti di coalizione al potere”.

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