Disastro illuminazione pubblica, “la scoperta dell’acqua calda”…


“Era meglio la gestione del Comune, spesi 800 mila euro in più” afferma il presidente della Commissione consiliare “Servizi comunali” . La cui indagine sulla pubblica illuminazione arriva con 3 anni di ritardo e certifica ora ciò che gli atti comunali dimostravano già nel 2016

Non è facile capire se è maggiore la soddisfazione o lo sconforto nel leggere la dichiarazione del presidente della Commissione consiliare “Servizi comunali”, Simone Matteucci, sulla gestione dell’illuminazione pubblica, secondo quanto riportato da un quotidiano locale. “Era meglio la gestione del Comune, spesi 800 mila euro in più” ha affermato Matteucci dopo aver ascoltato in commissione il dirigente comunale Weldon e aver fatto il punto della situazione sul servizio gestito ora dall’Opera Light di Cartoceto.

La soddisfazione nasce dal fatto che ora c’è anche il rappresentante di una delle principali istituzioni comunale a confermare quello che sosteniamo e abbiamo scritto da tempo. Lo sconforto deriva, invece, dal constatare amaramente come le istituzioni comunali solo ora si rendano conto di questa vergogna che, pure, era sotto gli occhi di tutti e si poteva tranquillamente verificare e constatare già 3 anni fa. Cioè quando ci sarebbe stato tutto il tempo e la possibilità di intervenire immediatamente e, magari, evitare questa indecenza.

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Interi quartieri in penombra, luce spettrale in molte vie cittadine, oscurate anche le torri e le piazze del centro, nessun controllo sugli orari di accensione e spegnimento. E il risparmio promesso si è trasformato in un aumento di spesa di 350 mila euro” scrivevamo il 19 settembre 2016 nell’articolo “Disastro illuminazione: aumenta la spesa, diminuisce la luce in città”. Nel quale, per altro, venivano riportati atti comunali (determine e delibere) che dimostravano in maniera inequivocabile come, invece del risparmio promesso dal sindaco Castelli e dall’assessore Tega, in realtà la nuova gestione del servizio comportava per il Comune un consistente aumento della spesa.

Una situazione francamente inaccettabile, denunciata nuovamente tre mesi dopo (il 5 dicembre 2016) con l’articolo “Scandalo illuminazione: costi alle stelle, città senza luce” nel quale si faceva riferimento (sempre sulla base di atti ufficiali del Comune) ad un ulteriore aumento della spesa a carico del Comune, sollevando per altro anche non poche perplessità sul numero effettivo dei punti luce.

Al di là di determinati dettagli, comunque non certo irrilevanti, al di là dell’evidente e imbarazzante peggioramento del servizio, il dato di fatto inequivocabile e incontrovertibile è che già quasi 3 anni fa la situazione era assolutamente chiara. E non sulla base di ipotesi, di congetture, di previsioni o di supposizioni. Gli atti ufficiali del Comune già nell’estate e, poi, nell’autunno 2016 certificavano senza incertezze che il nuovo servizio produceva non il risparmio promesso ma un clamoroso aumento della spesa per il Comune stesso.

Da allora fino ad oggi naturalmente le cose non sono certo cambiate o migliorate, anzi. E a certificare in maniera inequivocabile l’incredibile situazione ci sono sempre stati gli atti pubblici, le determine e le delibere del Comune. Ad inizio 2018 (vedi articolo “Illuminazione pubblica: cronaca di un disastro annunciato”), ad esempio, la determina n. 269 del 30 gennaio evidenziava come “il canone annuale del servizio di gestione dell’illuminazione pubblica ammonta a 1.450.600 euro”, cioè mezzo milione di euro in più rispetto a 2 anni prima (cioè quando ancora era il Comune a gestire il servizio).

Alcuni mesi dopo, esattamente ad agosto 2018, un’ulteriore determina comunale, la n. 2427 del 27 agosto, dimostrava come, a 2 anni dall’accordo transattivo, l’ampliamento della rete di illuminazione pubblica segnava incomprensibilmente il passo tanto che erano stati installati appena 162 dei 333 nuovi punti luce promessi (vedi articolo “Illuminazione pubblica, farsa senza fine”).

Quegli atti comunali, così come quelli dell’estate e dell’autunno 2016, erano sotto gli occhi di tutti, in particolare di consiglieri comunali, compresi coloro che fanno parte della commissione consiliare. Bisognava intervenire allora, l’indagine che ora si prefigge di svolgere la commissione stessa andava fatta 3 anni fa, gli elementi per farla c’erano tutti. Invece in questi anni nessuno se ne è interessato concretamente, salvo farlo ora che il mandato di questa amministrazione è arrivato al termine. In pratica per l’illuminazione pubblica si sta ripetendo quello che avviene per i parcheggi.

Il risveglio improvviso quando non c’è più tempo e quando, guarda il caso, all’orizzonte incombono le elezioni comunali. Abbiamo sottolineato nelle settimane scorse che, comunque, è sicuramente positivo che finalmente un’istituzione comunale (la Commissione consiliare) si sia finalmente decisa ad affrontare con serietà il problema parcheggi. E, ovviamente, stesso discorso vale per l’illuminazione pubblica.

Ma, non ce ne voglia il presidente Matteucci, questo tardivo risveglio è quanto meno sospetto. “Abbiamo richiesto i documenti per vedere quali benefici sono stati ottenuti con questa operazione anche in ambito economico. Comunque stiamo monitorando la situazione, zona per zona, alla luce anche delle lamentele dei cittadini” ha spiegato Matteucci ad un quotidiano locale.

Perché solo ora, quando quei dati (e quegli atti) erano già a disposizione 3 anni fa? E, allo stesso modo, perché si decide di monitorare adesso la situazione, alla luce delle lamentele dei cittadini che, in realtà, erano ben più accentuate e insistenti 3 anni fa? Non vogliamo assolutamente mettere in dubbio la buona fede del presidente Matteucci (che, per altro, eletto con la lista “Ascoli con Castelli”, fa a tutti gli effetti parte di quella maggioranza di centrodestra che è pienamente e totalmente responsabile del disastro illuminazione, così come della vicenda parcheggi).

Ma che intorno a queste vicende ci sia anche la volontà politica di cercare di confondere le acque, di far credere che a preoccuparsi (con estremo e ingiustificato ritardo) di risolvere la situazione sia proprio chi in realtà è il responsabile del disastro stesso, è del tutto evidente. Ed è confermato dal fatto che lunedì 11 febbraio, il giorno prima del previsto confronto tra Comune e Saba, i capigruppo di Lega e Forza Italia hanno chiesto un vertice di maggioranza per discutere dei parcheggi. Non lo hanno fatto in 5 anni, non lo hanno fatto quando c’era il tempo e lo spazio per avviare un serio confronto con la società concessionaria della sosta.

Guarda il caso lo fanno ora che, con l’attuale amministrazione comunale al termine, è difficile pensare di ottenere qualcosa di concreto, se non un qualche ritorno elettorale. Confidando nel fatto che, quanti seguono con superficialità le vicende comunali, saranno pronti a cadere nel tranello…

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