Teatro Filarmonici, farsa senza fine


Riaperto 6 mesi fa, dopo 18 anni di attesa, ha già bisogno di un  intervento per la messa in sicurezza da 400 mila euro. E mentre il sindaco cambia idea sulla gestione e non decide, “saltano” possibili importanti eventi culturali ma si effettuerà il veglione di Carnevale

Quella per la riapertura è durata 18 anni. Ma se qualcuno pensava che, una volta restituito alla città, la telenovela sul teatro Filarmonici potesse considerarsi finalmente conclusa, si sbagliava di grosso. Perché la sempre più surreale vicenda del teatro ascolano in questo mesi si è arricchita e continua ad arricchirsi di nuove e sorprendenti puntate che pian piano stanno facendo assumere a questa interminabile storia i contorni della farsa.

Prima, ad inizio 2019, la clamorosa scoperta che, a meno di 6 mesi dal termine degli interminabili lavori e dalla riapertura, il Filarmonici ha già bisogno di un nuovo intervento per la messa in sicurezza di ben 400 mila euro che è stato inserito nel piano delle opere pubbliche 2019 (approvato con delibera n. 3 dell’8 gennaio 2019). Poi, proprio in questi giorni, l’adozione di una nuova delibera che solleva non pochi dubbi sulla gestione del teatro, amplificati dall’incredibile paradosso che in un così importante contenitore culturale si possono organizzare senza problemi veglioni di Carnevale ma non eventi culturali di un certo livello.

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Non è una novità e l’abbiamo sottolineato più volte, ma siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di assoluta e totale incapacità di programmazione da parte dell’amministrazione comunale che, in ogni settore, procede a caso, senza un progetto, senza un programma concreto a lungo termine, tutto all’insegna dell’improvvisazione. Che, inevitabilmente, determina poi situazioni a dir poco imbarazzanti come quelle che si sta vivendo con il teatro Filarmonici.

In questo caso, poi, l’impreparazione e la mancanza di programmazione dell’amministrazione comunale non ha scusanti, non può essere in alcun modo giustificata. Perché, considerando i 18 anni di attesa, sindaco e assessori hanno avuto tutto il tempo che volevano per pensare e programmare come e da chi far gestire il teatro, come utilizzarlo e valorizzarlo al meglio. Invece siamo nella più totale e sconcertante incertezza, l’approssimazione e la confusione regnano sovrane e il destino del teatro è più che mai incerto.

Detto che il sindaco Castelli dovrebbe quanto meno avere la decenza di spiegare come è possibile che, dopo 18 anni di lavori, sia già necessario un intervento così costoso per la messa in sicurezza, la delibera n. 13 del 24 gennaio scorso (“Attività del teatro Filarmonici”) lascia davvero senza parole. Perché con quell’atto l’amministrazione comunale da un lato approva il programma degli eventi (stagione teatrale, rassegna Ascoli Musiche, più altri eventi culturali proposte dal Comune stesso o da altri, per un costo di 85 mila euro) ma dall’altro solleva dubbi sulla futura gestione del teatro stesso.

E lo fa, come al solito, senza la necessaria trasparenza, con argomentazioni paradossali, quasi surreali, che inevitabilmente lasciano pensare che dietro ci sia dell’altro. Per provare a capire cosa sta accadendo occorre fare un salto indietro e tornare a ai primi mesi del 2018 quando si attendeva da un momento all’altro la riapertura del teatro e si discuteva sull’utilizzo e la gestione dello stesso.

Nonostante i ripetuti appelli provenienti del territorio, con la richiesta di coinvolgere nella gestione una delle varie realtà culturali della città, sindaco e amministrazione senza indugi avevano deciso di affidarsi all’Amat. Tanto da metterlo “nero su bianco” sul Documento Unico di Programmazione 2018-2020 (Dup) approvato dal Consiglio comunale il 24 aprile 2018 e da ribadirlo nella delibera n. 102 del 18 maggio 2018 (“Atto di indirizzo per la programmata riapertura del teatro Filarmonici”).

Nel triennio 2018-2020 – si legge nella delibera – il Teatro Filarmonici verrà cogestito da Comune ed Amat sulla base di un accordo-quadro da stipularsi ai sensi dell’art. 15 L.241/90 e art.5, comma 6, del D.Lgs.vo 50/2016. A tal fine, in attuazione delle linee di indirizzo già espresse nel DUP 2018-20, viene dato mandato all’Ufficio Attività Culturali, con il supporto dell’Avvocatura e del Segretario comunale, di predisporre gli atti amministrativi di riferimento al fine di pervenire alla stipula di una convenzione che regolamenti il rapporto di partenariato pubblico-pubblico (o cooperazione istituzionale orizzontale) tra Comune e Amat”.

In attesa della stipula della suddetta convenzione e vista l’imminente riapertura del teatro, il 12 giugno successivo, con delibera n. 121 (“Attività del teatro Filarmonici. Cogestione ad interim in collaborazione con Amat”) l’amministrazione comunale decideva di accettare la proposta dell’Amat stessa che si era resa disponibile a garantire l’apertura e l’attività del teatro (in pratica a gestirlo) in attesa della formalizzazione del rapporto.

Nella delibera si evidenziava che l’Ufficio Attività Culturali stava predisponendo la convenzione “per dare corso all’indirizzo espresso nel Dup” (cioè la gestione dell’Amat) e si sottolineava che “gli effetti della presente deliberazione cesseranno quando verrà approvato l’accordo definitivo di cogestione del teatro Filarmonici che regolerà nel dettaglio i rapporti tra Comune ed Amat”.

Sette mesi dopo, però, improvvisamente e senza alcuna apparente spiegazione concreta lo scenario cambia completamente. Tanto che nella citata delibera n. 13 del 24 gennaio non si parla più della convenzione ma si stabilisce che gli effetti di quanto stabilito nel giugno 2018 proseguiranno fino al termine del mandato dell’attuale amministrazione e, comunque, non oltre giugno 2019. Niente più cogestione e rapporto di partenariato pubblico-pubblico tra Comune e Amat. L’amministrazione comunale improvvisamente ha cambiato idea ha deciso di non decidere, lasciando la “gatta da pelare” alla successiva amministrazione comunale.

I dubbi, se possibile, aumentano leggendo il documento istruttorio allegato alla delibera n. 13. Nel quale si parla genericamente di “complessità del procedimento” (e pensare che di esempi identici solo nelle Marche ce ne sono decine, chissà come avranno fatto quelle amministrazioni a districarsi in un procedimento così complesso…) ma anche dell’esigenza di “soppesare la formula prescelta”. Cosa per la quale, ovviamente, non possono certo essere sufficienti 18 anni (o tanto meno 10, se si fa riferimento al sindaco Castelli…).

Proprio il primo cittadino, che pure era stato il principale e il più convinto sostenitore della cogestione con l’Amat, improvvisamente è stato assalito dai dubbi, al punto che, come è riportato nel documento istruttorio, ha manifestato al dirigente comunale del settore cultura “la volontà di procedere ad un’ulteriore riflessione sulla questione in esame”.  (volontà poi espressa formalmente anche nella nota sindacale prot. 3766 del 17 gennaio scorso).

E’ a dir poco paradossale il fatto che l’attuale sindaco rifletterà ma poi non sarà lui a decidere, visto che la scelta sulla gestione a questo punto spetterà alla prossima amministrazione e al prossimo sindaco. In un simile contesto di confusione e approssimazione poi non ci si può stupire più di tanto se saltino eventi culturali di enorme valenza ma, poi, non ci sono problemi per far svolgere al Filarmonici il veglione di Carnevale.

E’ grave che per avere a pagamento il teatro Filarmonici devo chiedere il permesso agli anconetani (Amat) dopo che i cittadini ascolani hanno speso circa e forse più di 20 miliardi di vecchie lire” accusa l’ex assessore Aliberti che aveva avuto l’occasione di poter avere ad Ascoli eventi culturali di enorme valenza e, quindi, aveva chiesto al Comune di poter utilizzare il teatro Ventidio Basso o, in alternativa, il teatro Filarmonici.

Una grande opportunità sfumata, però, perché il Ventidio Basso, secondo il Comune, avrebbe tutti i sabati di marzo, aprile e maggio occupati, mentre per il Filarmonici bisogna, appunto, rivolgersi all’Amat e il sindaco Castelli si è ben guardato dall’interessarsi della vicenda. In compenso, però, nei giorni scorsi ha annunciato con soddisfazione che proprio al Filarmonici si svolgerà il veglione di Carnevale, nonostante l’accorato appello di tutte le associazioni culturali locali che sono ovviamente contrarie a questo ennesimo scempio.

D’altra parte, però, almeno in questo bisogna riconoscere l’assoluta coerenza del sindaco Castelli e della sua amministrazione (a proposito, ma esiste ancora un assessore alla cultura? E se si, di cosa si occupa?). Se in Pinacoteca, tra quadri e opere d’arte, si possono imbandire tavolate con tanto di candele, non si vede per quale ragione in un altro contenitore culturale di prestigio come il Filarmonici non si possa fare il tipico trenino di Carnevale…

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