Morti sul lavoro, la tragedia dimenticata


Un’ecatombe nel 2018, secondo i dati dell’Inail sono stati ben 1.133 i morti sul lavoro,  104 in più (10%) rispetto all’anno precedente. Boom anche degli incidenti , con l’incredibile media di 1756 al giorno. Intanto a Matelica arriva il primo morto nella ricostruzione post sisma

Se è vero, come sostiene il presidente delle Acli Roberto Rossini, che “le morti sul lavoro sono segno di sottosviluppo e inciviltà”, non c’è purtroppo da stupirsi più di tanto che in un paese che ormai da anni sta sempre più rotolando verso il basso si continui a morire di lavoro. Una “piaga” inaccettabile per un paese civile che continua ad essere sottovalutata, quasi ignorata.

E’ di queste ore la notizia del primo morto nella ricostruzione post sisma, Khalid Khalid operaio 50enne del Kuwait ma da tempo in Italia, caduto da un’impalcatura a Matelica. Una dramma a cui è stato dato pochissimo risalto, come se invece non fosse una notizia di assoluta importanza. Ma un’ulteriore ed ennesima dimostrazione era arrivata nei giorni scorsi, quando l’Inail ha diffuso i dati, impressionanti e sconcertanti, sulle morti e sugli incidenti sul lavoro dell’ultimo anno (il 2018). Come detto si tratta di dati sconcertanti che ci dicono che ogni giorno nel nostro paese ci sono ben 3 morti e addirittura 1756 incidenti sul lavoro.

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Un’ecatombe, complessivamente ben 1.133 morti e 641.261 incidenti, con un clamoroso aumento del 10% dei decessi (104 in più) ed un più contenuto 0,9% in più per gli infortuni. Una vera e propria strage che, pure, è passata praticamente sotto silenzio, ignorata non solo dall’informazione ma anche e soprattutto dal mondo politico italiano.

Perché si tratta di un argomento delicato che di certo non porta voti, non fa aumentare il consenso elettorale perché ha bisogno di interventi strutturali, di politiche serie e programmate scrupolosamente nel tempo. In altre parole ha bisogno di un’attenzione costante per poter produrre frutti che, inevitabilmente, eventualmente si potrebbero valutare e verificare solo a lunga scadenza. E in un sistema politico ormai impazzito, in cui l’adozione di qualsiasi provvedimento è determinata non dall’interesse comune ma dal ritorno in termini elettorali, è chiaro che un’emergenza così complessa venga di fatto ignorata.

Non è un caso che nel contratto di governo di Lega e Movimento 5 Stelle non viene dedicata neppure una riga a questa delicata questione, nelle due pagine dedicate al lavoro si trattano diversi argomenti ma alla sicurezza non viene riservata neppure una frase, una parola. Non che i governi passati abbiano fatto qualcosa di più o qualcosa di meglio, anzi. Però un segnale concreto e tangibile di quel cambiamento tanto proclamato sarebbe stato, ad esempio, un impegno serio ed efficace per quella che è una vera tragedia nazionale.

In tal senso il commento di qualche mese fa del presidente delle Acli, a cui abbiamo fatto riferimento inizialmente, appare l’esatta e la più imbarazzante fotografia della situazione di un paese che in Europa non ha purtroppo eguali, visto che con simili dati è quasi certo che abbiamo superato anche la Francia che fino allo scorso anno era l’unico paese che aveva una situazione peggiore.

Le morti sul lavoro sono segno di sottosviluppo e inciviltà – sostiene Roberto Rossini – e spesso sono la conseguenza di lavoro nero, mancanza di tutele dei lavoratori e scarsi controlli. Il lavoro in regola non può essere considerato un regalo del dato di lavoro al lavoratore ma un diritto”. Va detto, ad onor del vero, che sul clamoroso incremento dei morti sul lavoro ha inciso in qualche misura anche la tragedia del ponte Morandi di Genova con ben 15 morti sul lavoro sulle 43 vittime totali.

Ma, anche senza quella tragedia, l’aumento rispetto al 2017 sarebbe stato comunque molto consistente e non meno clamoroso, pari a quasi il 6% in più. Spulciando un po’ più nel dettaglio i dati si scopre che agosto è stato il mese più nefasto con ben 132 decessi (il 70% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), mentre sono notevolmente cresciuti anche gli incidenti plurimi, ben 24 (con 82 morti) rispetto ai 15 (con 42 morti) dell’anno precedente.

Come detto più contenuto l’aumento degli incidenti sul lavoro, complessivamente 5.828 in più (641.261 rispetto ai 635.433 del 2017), pari allo 0,9% in più. Una crescita che riguarda sia i casi avvenuti sul lavoro (542.743 rispetto ai 539.129 del 2017, +0,6%) sia quelli avvenuti nel tragitto tra casa e posto di lavoro (98.518 rispetto ai 95.849 del 2017, +2,8%). Crescono anche le denunce di patologie di origine professionale, dai 58.129 casi del 2017 ai 59.585 del 2018, pari al 2,5% in più.

La crescita del numero di incidenti sul lavoro riguarda tutti i comparti, ad eccezione del mondo dell’agricoltura dove si registra un calo dell’1,8% (da 33.820 incidenti nel 2017 ai 33.207 del 2018). Per quanto riguarda l’analisi del territorio gli infortuni sono in crescita al nord (+ 1,1% nel nord-ovest, +2,2% nel nord-est) e al sud (+0,8%), mentre sono in diminuzione al centro (-0,8%) e nelle isole (-1%). I maggiori aumenti si riscontrano a Bolzano, in Friuli e in Molise, mentre si registra un incoraggiante calo in Valle d’Aosta e Abruzzo.

I freddi dati sono sin troppo emblematici, ma c’è di più. Sembra incredibile ma la situazione in Italia sta peggiorando di anno in anno, in maniera incredibilmente eclatante. Nel 2010 erano stati 622 i morti sul lavoro, nel 2013 erano scesi addirittura a 463. Cinque anni dopo sono praticamente triplicati.

Sono dati terribili – commenta il presidente dell’Anmil (Associazione nazionale lavoratori invalidi e mutilati dal lavoro) Franco Bettoni – non possiamo continuare a piangere vittime, dobbiamo decidere cosa fare. Quello a cui stiamo assistendo è un trend inaccettabile. Bisogna riunire tutte le forze sociali e fare qualcosa, serve immaginare un nuovo modo di sensibilizzare sulla questione, comunicare che la sicurezza sul lavoro colpisce tutti e trovare il modo di far diminuire questi numeri. Penso al rispetto delle norme, alla formazione, all’informazione, a pene certi. Ma è qualcosa che dobbiamo fare tutti insieme”.

Al di là di tutto, appare evidente che dietro questo clamoroso aumento delle morti ci siano delle responsabilità precise, in gran parte culturali. E’ stata abbassata la guardia, è necessario nell’immediato riprendere ad investire sulla prevenzione, moltiplicare i momenti di assemblea e di formazione. Esattamente l’opposto di quello che è accaduto in questi ultimi anni durante i quali si è assistito ad una progressiva diminuzione dei fondi per il controllo e la prevenzione.

Il tema della salute e della sicurezza sul lavoro costituisce un ambito privilegiato di competenza istituzionale ed è oggetto di costante impegno per la piena tutela della salute, dell’integrità e della dignità della persona in ogni ambiente di lavoro” si legge nel sito del ministero del lavoro. Belle e condivisibili parole, purtroppo da anni non supportate da fatti concreti.

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